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Abstract


Il Pantheon lombardo conteso tra Chiesa e Stato

Ha status ambiguo, insieme civile e religioso, il Civico Tempio di San Sebastiano, e fin dall’inizio della sua storia è conteso tra Chiesa e Stato di Milano: il 15 ottobre 1576, infatti, il governatore di Milano, marchese di Ayamonte, chiese al vicario di provvisione Giovanni Battista Capra di promuovere un voto per chiedere la fine della peste che tormentava la città da molti mesi. L’iniziativa è, come si vede, totalmente civica, ma Carlo Borromeo fu svelto a inserirsi, invocando le recenti norme che regolavano i rapporti tra Chiesa e Stato milanese: il progetto di rinnovamento della chiesa doveva essere sottoposto all’approvazione delle autorità religiose, e anche la nomina del cappellano civico non poteva essere valida senza la ratifica vescovile. Il progetto fu affidato alle cure di Pellegrino Tibaldi, architetto di fiducia di Carlo Borromeo. Lo spazio assai ridotto e i fondi modesti di cui disponeva suggerirono a Pellegrino l’idea insolita di un edificio perfettamente cilindrico. La posa della prima pietra avvenne il 6 settembre 1577. La fabbrica sarà definitivamente compiuta nella prima metà del XVII secolo: sotto la guida di Fabio Mangone, verso il 1616-17, un nuovo presbiterio fu aggiunto alla cappella maggiore, alterando così la perfetta circolarità dell’impianto; ed entro la metà del secolo si costruì il secondo ordine ionico che copre l’estradosso della cupola. Venne così definitivamente alterato il volto del tempio che Tibaldi aveva ideato come Pantheon lombardo.

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