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Abstract


La chiesa dell’antico cimitero con il monito dei morti

La storia della Chiesa di San Francesco d’Assisi al Fopponino, terminata nel 1964 su disegno dell’architetto Gio Ponti, è strettamente legata a quella della piccola chiesa dei Santi Giovanni Battista e Carlo Borromeo, più nota con l’appellativo di “Fopponino di Porta Vercellina”. Quest’ultima nasce tra il XVI e il XVII secolo per indicare l’antico sito cimiteriale situato extra moenia nel sestiere di Porta Vercellina,  posto al di fuori delle antiche mura di Milano. Era destinato, in epoca spagnola, ad accogliere la sepoltura delle vittime delle epidemie di peste che in quei tempi sconvolgevano la città. Il termine “Fopponino” è infatti il diminutivo del termine milanese “foppa”, che deriva dall’italiano “fossa”, cioè sepoltura. Tra i personaggi illustri qui sepolti si ricorda Margherita Barezzi, prima moglie di Giuseppe Verdi, Amatore Scesa patriota milanese  e il grande architetto Luigi Canonica, autore dell’Arena civica e dell’Arco di Porta Vercellina . La costruzione della “Cappellina dei morti”, che si affaccia su via San Michele del Carso, è databile intorno al 1640. È una cappella votiva, voluta dalla pietà dei fedeli, che rispecchia la tradizione del culto dei morti: contiene, infatti, un piccolo ossario a terra, con in vista alcuni teschi dei morti di peste. All’esterno, al di sopra della grata che la chiude, campeggia una cartella barocca con un monito dei morti: “Ciò che sarete voi, noi siamo adesso, chi si scorda di noi, scorda se stesso”.

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