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Piazzetta dei Bianchi

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Abstract


Cappucci e vesti candide per i confrati custodi dei condannati a morte

Torna la memoria storica della Palermo del 1500, popolata da confraternite, preghiere e devozione, ma anche torture e patiboli. Quest’oratorio, infatti, era la sede della Compagnia dei Bianchi, chiamata così perché i confrati indossavano un abito candido. A loro, il viceré Ferdinando Gonzaga, nel 1541, affidò il compito dell’estremo conforto ai condannati, tre giorni prima dell’esecuzione. Un’“assistenza al buon morire”, che in realtà si intrecciava con supplizi e confessioni estorte. Un ruolo che prosperò nell’era dell’Inquisizione. Ad accogliere i visitatori, oggi, sono le decorazioni in stucco di due altari di Giacomo Serpotta provenienti dalla chiesa del convento delle Stimmate, demolito per fare posto al Teatro Massimo. Qui si trova anche l’antica Porta lignea della Kalsa, “Bab el Fotik” da cui, nel 1071, entrò Roberto “il Guiscardo” alla testa dei Normanni.

 

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