Abstract


Quando la pietra diventa opera d’arte

Fu costruito da Guglielmo Ajutamicristo, barone di Calatafimi e Misilmeri, a fine ‘400. Venduto a fine ‘500 ai Moncada, due secoli dopo venne ceduto ai Calefati di Canalotti e ai Tasca d’Almerita. Oggi la famiglia Calefati detiene la sua parte di proprietà, mentre l’altra metà è stata acquistata dalla Regione siciliana. Nella collezione lapidea, sculture del ‘400 e ‘500, tra cui un busto di Pietro Speciale firmato da Domenico Gagini; un busto di Ignazio Marabitti, stemmi, lapidi, iscrizioni e le due “stele Mellerio”, commissionate ad Antonio Canova nel 1812 da Giacomo Mellerio per la cappella della sua villa in Brianza. Le opere, entrate nel mercato antiquario nel ‘78, furono presentate all’ufficio Esportazione della Soprintendenza con un’ attribuzione generica, per ottenere il lasciapassare per la Germania. Ma i funzionari dell’ ufficio le riconobbero e ne disposero l’ acquisizione. Oggi il Palazzo è sede istituzionale della Soprintendenza per i Beni culturali di Palermo.

 

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