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Il “Colosseo nero”, il gigante di lava salvato da Sant’Agata

A Catania lo chiamano “il Colosseo nero”: la sua imponenza è tale da essere secondo soltanto all’originale romano. In questo monumento l’impronta dell’Etna si vede inequivocabilmente, visto che la lava ha una parte fondamentale nell’edificio, soltanto in parte rivestito da marmo bianco. La sua storia risale al 300 avanti Cristo, quando venne edificato, a ridosso della collina Montevergine che ospitava il nucleo storico dell’abitato. Oggi fa parte del centro storico della città (la zona un tempo era adibita a necropoli) ma soprattutto del cuore catanesi, che al loro anfiteatro sono molto legati. Poteva contenere quindicimila spettatori, aveva trentadue ordini di posti e una cavea con 14 gradoni. Era probabilmente prevista anche una copertura con grandi teli per il riparo dal forte sole o nel caso di pioggia.
E la tradizione racconta che vi si svolgessero le naumachie, vere battaglie navali, sfruttando l’antico acquedotto, riempito dalle abbondanti acque del fiume Amenano, ora sotterraneo. Una leggenda, ancora una volta legata alla lava, racconta che nel 252 una violenta eruzione dell’Etna abbia sfiorato l’anfiteatro senza raggiungerlo, perché protetto dal velo di Sant’Agata, martirizzata lì poco tempo prima: quella spaventosa eruzione passò alla storia come la colata di Sant’Agata.

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Viale Teocrito, 66, Siracusa, SR, Italia 51.12 km

Dalla preistoria alla civiltà bizantina. Il grande diario di Siracusa

Costruito su progetto dell’architetto Francesco Minissi, inaugurato nel 1988 nel parco di Villa Landolina, il Paolo Orsi non è pensato per essere un museo di contemplazione del bello quanto piuttosto come un vero e proprio laboratorio, in cui si raccoglie e si restaura, oltre che esporre. Ma, soprattutto, in cui le opere e i reperti – a qualsiasi epoca appartengano – siano chiave di lettura di un territorio a cui la struttura è profondamente legato. Un percorso lungo e articolato, che parte dalle culture preistoriche di Pantalica, Palazzolo Acreide, Noto, Calascibetta, e con i preziosi calchi di due elefanti nani ritrovati nella grotta di Spinagallo. Da non perdere la sezione dedicata alle colonie greche della Sicilia nel periodo ionico e dorico, con l’imponente kouros di Megara Hyblea, ma anche testimonianze di come a quei tempi viveva il quotidiano questo pezzo di Grecia in Sicilia: dalle ceramiche alle sculture, ai corredi funebri, fino alle sculture delle sub colonie, come la kore in trono (seconda metà del VI sec. avanti Cristo) da Grammichele. Una parte è dedicata anche alle testimonianze di età cristiana e bizantina, con un’iscrizione del culto di Santa Lucia risalente al V secolo.

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Piazza Santa Lucia, Siracusa, SR, Italia 51.67 km

L’oratorio dei Quaranta martiri e la curiosità di Paolo Orsi

Le catacombe di Santa Lucia rappresentano la testimonianza di quanto fosse attiva la comunità cristiana in città già a partire dal III secolo, ma anche un esempio di trasformazione.
È uno dei pochi luoghi in città, infatti, a essere stato trasformato in luogo di culto dopo essere stato utilizzato come cimitero. Le ragioni di questo cambiamento sono diverse e vanno dalla costruzione della basilica soprastante e della chiesa del sepolcro di Santa Lucia ad alcune modifiche e demolizioni. Cambiato l’aspetto, insomma, è cambiata anche la destinazione d’uso, ma sempre per scopi religiosi.
Tra il 1916 e il 1919, l’archeologo Paolo Orsi fece un’eccezionale scoperta: notò una strana area intonacata, e scrostandola riportò alla luce il prezioso oratorio dei Quaranta Martiri di Sebastia con il suo suggestivo ciclo pittorico.
L’affresco, di grande bellezza, riproduce una grande croce gemmata che divide la superficie in quattro parti, in cui sono raffigurati, a gruppi di dieci, i Quaranta Martiri di Sebastia. Alle estremità inferiori e laterali dei bracci della croce si trovano la Vergine orante e due angeli, all’incrocio dei bracci il busto del Cristo Pantocratore. Uno spettacolo di cui ancora oggi possiamo godere proprio grazie alla sagacia e alla curiosità intellettuale di Paolo Orsi.

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Via San Pietro, Siracusa, SR, Italia 52.71 km

Il tempio paleocristiano con le tracce degli antichi affreschi

Si trova a Ortigia, nel quartiere della Graziella, ed è conosciuta anche come San Pietro dentro le mura. Questa chiesa ha un fascino particolare per le tante stratificazioni di cui è rimasta traccia, dall’epoca paleocristiana ai giorni nostri. Costruita nel IV secolo, ricavata dalla pietra viva, in stile bizantino, fu riedificata nel periodo medievale e modificata in seguito, secondo lo stile rinascimentale e poi barocco. Salva da terremoti e bombardamenti, è stata però, a lungo, abbandonata e, infine, sconsacrata. Gli interventi all’interno, a metà del secolo scorso, hanno profondamente reinterpretato gli spazi, nel tentativo di recuperare l’aspetto originario. All’esterno, da ammirare lo splendido portale a cuspide con bassorilievi floreali e una formella circolare raffigurante la “Croce”. L’interno è spoglio, ma si conservano frammenti degli affreschi bizantini che un tempo ricoprivano l’intera basilica. Particolare l’effetto di contrapposizione luci-ombre.

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Via Vincenzo Mirabella, Siracusa, SR, Italia 52.77 km

Il tempio voluto dai normanni dopo la dominazione musulmana

Edificata nel 1199, per volontà del vescovo Lorenzo, la chiesa è tra i più significativi esempi di architettura normanna a Siracusa. Testimonianza importante, nella storia della riapertura delle chiese cristiane da parte dei normanni dopo la dominazione musulmana. Navata unica, finestrelle strette e profonde che rimandano alle feritoie di castelli e fortezze medievali. L’impianto originario, scevro dalle modifiche successive, si conserva solo nella zona absidale. Salvo pure il portale della parete settentrionale. Il terremoto del 1693, anche in questa chiesa, lasciò grandi ferite. Oggi gli interni, privi delle opere d’arte trasferite altrove, sono utilizzati come oratorio della vicina parrocchia del Carmine. Da ammirare il solaio a cassettoni e gli altari. Tra le sepolture gentilizie, si trova la tomba del beato Andrea Xueres, un predicatore proveniente da Malta.

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Piazza Duomo, 1, Siracusa, SR, Italia 52.99 km

Sulle tracce del culto di Artemide

Era un tempio dedicato alla protettrice greca di Siracusa, Artemide, la bellissima divinità della caccia che scorrazzava per boschi, foreste e corsi d’acqua, personificazione della forza della natura e delle iniziazioni femminili. A lei si rivolgevano anche le donne per ricevere protezione quando venivano insidiate. Così fece pure la ninfa Aretusa, alla quale l’insistenza di Alfeo aveva tolto la pace. Artemide l’ascoltò e l’accolse, trasformandola in fonte e regalandole una nuova vita proprio a Siracusa. Sorto nel punto più alto dell’isoletta di Ortigia, il tempio risale all’epoca dei Gamoroi, o Geomori, i proprietari terrieri discendenti dai coloni corinzi che avevano fondato la città nel 733 avanti Cristo. Edificato in stile ionico, simile ai modelli dell’Asia minore, rimase probabilmente incompleto. Oggi i resti si trovano accanto al Duomo, nel seminterrato dell’antico palazzo del Senato, attuale sede del Comune.

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Via Roma, 33, Siracusa, SR, Italia 53.03 km

L’antico luogo di preghiera delle monache di clausura

Dopo un periodo di accurati lavori, questa chiesa è tornata a essere fruibile con tutta la sua storia legata soprattutto al monastero annesso, un tempo tra i più grandi e ricchi della città. Fu edificata nel XVII secolo, su progetto di Michelangelo Bonamici. Il terremoto del 1693 danneggiò l’intero complesso religioso, causando ingenti crolli del campanile e della sacrestia. Le monache di clausura furono costrette ad andar via in tutta fretta e a trasferirsi nel Palazzo arcivescovile. Nel 1703 iniziò l’opera di ricostruzione, sotto la direzione di Pompeo Picherali che cercò di attenersi all’originario disegno di Michelangelo Bonamici. Nella seconda metà dell’Ottocento, il monastero cambiò destinazione d’uso e venne adibito a sede della Prefettura. Oggi, dopo i recenti restauri, ammiriamo la bella chiesa con il portale originario quattrocentesco. All’interno, tre tele di pregio, opera di Onofrio Gabrielli: “La Madonna della Lettera”, “Il martirio di santa Lucia”, “La strage degli Innocenti”.

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Via della Giudecca, 22, Siracusa, SR, Italia 53.04 km

Dietro le quinte tra i paladini di Francia

Il Museo Aretuseo dei Pupi è il primo museo monotematico del genere in Italia. Parola degli esperti pupari storici che lo hanno voluto realizzare, con tanta passione: i Vaccaro e Mauceri. Oggi le famiglie dei due artisti aprono il sipario sul loro mondo fantastico, popolato da cavalieri cristiani, nemici saraceni, maghi, streghe e creature mostruose. E propongono, a grandi e bambini, un affascinante viaggio, arricchito con schede didattiche che ripercorrono i punti salienti della storia dei due pupari. In via della Giudecca, a pochi passi dal teatrino, il Museo è allestito in un contesto di pregio e molto gradevole, Palazzo Midiri-Cardona, fra balconi barocchi, chiese paleocristiane, tracce di culto ebraico e vicoli fioriti. Alle armi, cavalieri!

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Piazza Duomo, Siracusa, SR, Italia 53.07 km

Un affascinante gioco di scatole cinesi nel cuore della città

Immaginate di trovarvi a camminare immersi nel bianco della luce che ha solo Siracusa, e di essere esattamente nel cuore di questa straordinaria città, a Ortigia.
E, ancora, immaginate di imbattervi, così avvolti dalla luce, in uno scrigno gigantesco, pronto ad aprirsi per svelarvi innumerevoli tesori. Non abbiate dubbi: siete arrivati proprio al Duomo, dalla splendida facciata barocca che sorprende alla sola vista. Al suo interno, però, come in un affascinante gioco di scatole cinesi, è custodito il tempio di Atena, tra i monumenti in stile dorico meglio conservati dell’isola, voluto dal tiranno Gelone per ringraziare la dea della vittoria sui Cartaginesi.
E troverete traccia della splendida chiesa bizantina che inglobò il tempio con tale armonia da fare innamorare il vescovo Zosimo, nel VII secolo, di un amore così profondo da indurlo a farvi la sede della Cattedrale, che sostituì San Giovanni alle catacombe. In questo gioco di rimandi alle diverse culture non poteva mancare la dominazione araba: probabilmente, nel XII secolo, questo edificio dalle innumerevoli vite fu anche una moschea.

Piazza Duomo, Siracusa, SR, Italia 53.07 km

Tra cave, pozzi e ricordi del passato

È un altro, importantissimo frammento della Siracusa sotterranea e di vite ne ha moltissime. Basta pensare a tutti i siracusani che, durante la Seconda Guerra mondiale si sono raccolti proprio in queste grandi stanze, in attesa che i bombardamenti finissero di invadere la città. Furono necessarie delle squadre di pirriatori (chi lavorava nelle cave) per ampliare i vani e per scavare appositamente una stanza dove custodire il simulacro di Santa Lucia. Chissà che cosa ne avrebbe pensato il vescovo Paolo Faraone, che nel Seicento fece scavare questa cisterna per rifornire il palazzo arcivescovile e tutta Ortigia. Questo posto fu anche una cava, da cui venne estratta la pietra per la costruzione della facciata della cattedrale. Percorrerlo significa fare un viaggio tra pozzi e antiche cisterne, ma soprattutto percorrere a ritroso la vita più profonda di Siracusa.

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Piazza San Filippo, Siracusa, SR, Italia 53.08 km

I cunicoli scavati dai Greci e i bagni rituali ebraici

Nel quartiere ebraico della Giudecca, tante testimonianze stratificate e sorprese di grande interesse. L’anno di completamento della chiesa è il 1742, come si legge sulla facciata, ma l’edificio era preesistente, riportato alla luce dalla Confraternita di San Filippo dopo il terremoto del 1693. I bombardamenti della Seconda Guerra mondiale provocarono ingenti danni e, negli anni Sessanta, a causa di cedimenti strutturali e della cupola pericolante, fu necessaria la chiusura. Riaperta nel 2010, dopo massicci interventi di restauro, oggi la chiesa è da non perdere, soprattutto per la visita dei sotterranei, una rete di cunicoli scavati al tempo dei Greci. Qui sono emerse successive tracce di ipogei paleocristiani e di un luogo di culto ebraico, con presunti bagni per la purificazione. Dopo la cacciata degli ebrei, si insediò la Confraternita, sovrapponendo la chiesa. Ed ecco la cripta con le sepolture dei confrati e affreschi settecenteschi, ma pure graffiti che risalgono alla Seconda Guerra mondiale, quando i cunicoli divennero rifugi antibombe

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Via Nizza, 14, Siracusa, SR, Italia 53.11 km

Dalle piante all’antica scrittura

Tutto sul papiro: come e dove nascono le piante, come avviene la produzione, la raccolta, la lavorazione, fino all’uso storico prima dell’epoca della carta. Un interessante percorso da intraprendere con gli esperti del papiro nel Museo “Corrado Basile”, ubicato nell’ex convento di Sant’Agostino. Spesso sede di eventi culturali, di laboratori e progetti di grande richiamo internazionale, il Museo svolge anche attività di recupero di preziosi manufatti, di documentazione sull’uso tra le diverse popolazioni e di ricerca. Scopriremo, per esempio, quali tecniche siano state adottate per la salvaguardia dei papiri del fiume Ciane a Siracusa e quali nell’antichità ancora più remota.

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Via Santa Lucia alla Badia, Siracusa, SR, Italia 53.16 km

Quando Caravaggio arrivò a Siracusa

Non è certo un mistero il legame che unisce santa Lucia alla sua città. La martire era però già commemorato alla fine del IV secolo. Lo dimostra questa iscrizione, scoperta dall’archeologo Paolo Orsi nella catacomba cittadina di San Giovanni: “Euschia, irreprensibile, vissuta buona e pura per circa 25 anni, morì nella festa della mia santa Lucia, per la quale non vi è elogio come conviene. Cristiana, fedele, perfetta, riconoscente a suo marito di una viva gratitudine”. È la dedica, straziante e dolcissima, di un marito alla sua giovane moglie. Fino al secolo XV, Santa Lucia alla Badia era un monastero, raso al suolo dal terremoto del 1693 e ricostruito per volere delle suore cistercensi. Il martirio di questa giovane e risoluta donna non lasciò indifferente neanche Caravaggio, che nel 1608, durante la sua permanenza in città, dipinse “Il seppellimento di Santa Lucia”, che si trova proprio in questa chiesa. Un capolavoro, si dice, realizzato in poco più di un mese.

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Via G.B. Alagona, Siracusa, SR, Sicilia, Italia 53.17 km

Un antichissimo bagno rituale

L’insediamento della comunità ebraica a Siracusa risale al III secolo e termina nel 1492, anno della sua espulsione. Si trattava di una delle più fiorenti comunità a Siracusa, dove era in attività almeno una sinagoga. Nel quartiere ebraico erano anche i bagni rituali – miqveh – riservati alla purificazione. Per le donne, il bagno rituale era obbligatorio dopo il ciclo mestruale o dopo il parto, altrimenti non sarebbe stato possibile tornare a generare, ma anche per gli uomini esistevano delle prescrizioni che imponevano l’immersione. In generale, l’acqua del bagno rituale doveva essere di sorgente o di fiume, in ogni caso mai stagnante.

Via Pompeo Picherali, Siracusa, SR, Italia 53.21 km

Qui rivive la storia dei Borgia e degli Impellizzeri

Costruito su un preesistente palazzo di epoca aragonese, venne edificato nel Settecento da un discendente dei Borgia e degli Impellizzeri. Dei Borgia, nobile e influentissima famiglia di origini spagnole trapiantata a Roma, si è detto e scritto di tutto. Meno nota, invece, è la famiglia Impellizzeri, legata agli aragonesi e detta “del casale” dal nome di un feudo.
Tra divorzi e matrimoni, le sorti dei due potenti casati si legarono proprio a Siracusa, in questo palazzo, per volontà di Giuseppe Maria Borgia. Un gioiello che racconta storie e vicissitudini, ma anche bellezza ed eleganza architettonica. Caratteristico, tra l’altro, per il colore rosso dell’ordine superiore e per gli elementi barocchi del grande androne interno.

Via Capodieci, 16, Siracusa, SR, Italia 53.29 km

Quell’Annunciazione che cambiò per sempre la storia

Il pezzo forte della galleria è sicuramente l’Annunciazione, il prezioso olio in cui Antonello da Messina immortalò il momento delicato e intimo del dialogo tra Maria e l’arcangelo Gabriele. Un dipinto – di cui si persero per lungo tempo le tracce e che venne ritrovato nel 1897 – in cui Antonello realizza la convivenza del Rinascimento e della pittura fiamminga. Del primo ritroviamo le geometrie e le dimensioni monumentali tipiche della scuola italiana, dei fiamminghi invece la cura per il dettaglio, come la ricca veste di damasco decorato dell’angelo, che indossa anche un diadema di perle e un rubino, segno di prestigio.
Si ha quasi l’impressione che, avvicinandosi al dipinto, si sentano le parole, inequivocabili anche se bisbigliate, dei due soggetti.
Palazzo Bellomo ospita però anche moltissime altre opere di enorme pregio, assai rappresentative della cultura della Sicilia orientale. E una chicca, sempre in tema di arte sacra: una tra le collezioni più rappresentative in Europa dei cosiddetti “madonnieri”, artisti di icone cretesi, veneziani e slavi che operarono dal XVI al XVIII secolo.

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Via Castello Maniace, Siracusa, SR, Italia 53.41 km

Quando la città era dote delle regine d’Aragona

Prende il nome del generale bizantino Giorgio Maniace, uomo che si era fatto da sé togliendo, nel 1038, Siracusa agli arabi; ma fu con Federico di Svevia, nel Duecento, che divenne uno tra i più imponenti castelli dell’epoca.
Con gli aragonesi diventò la sede della camera reginale, un istituto che faceva di Siracusa la dote della regina, a cominciare dalla moglie di Federico III, Eleonora di Napoli, la prima a ricevere questo dono di nozze.
I baroni siracusani continuavano a ribellarsi e, più di un secolo dopo, il re Alfonso il Magnanimo corse ai rimedi. Inviò a Siracusa il capitano Giovanni Ventimiglia, conte di Geraci, che organizzò un banchetto con venti degli oppositori più aggressivi. Prima che la festa fosse finita, li fece decapitare senza tanti complimenti.
E così, Siracusa andò ancora in dote alle regine fino ai primi anni del Cinquecento.

Via Dina e Clarenza, Messina, ME, Italia 86.51 km

Quando la Madonna, in soccorso di Messina, deviò con le mani le frecce dei francesi

Era il 1282 e i messinesi erano insorti contro lo strapotere e l’insolenza dei francesi. Erano i Vespri siciliani, insomma.
E la Madonna delle vittorie apparve nel luogo in cui infuriava la lotta e in cui oggi sorge il Santuario di Montalto: una dama bianca, che con le mani deviava le frecce nemiche e con le vesti copriva le mura di Messina, rendendole invisibili ai soldati francesi. La leggenda racconta ancora che, poco dopo il prodigioso evento, Maria apparve in sogno a un frate, Nicola, chiedendogli di fare sorgere proprio lì un luogo di culto a lei consacrato. Il giorno seguente, a mezzogiorno, il fraticello convocò le più alte cariche cittadine, e una colomba, con il suo volo, delimitò il terreno, che venne poi acquistato dal Senato messinese. Una leggenda così impressa nella memoria collettiva da essere ricordato nel campanile del Duomo con un quadro semovente.
Nel 1295 la chiesa fu aperta ai fedeli e si diffuse il culto della Madonna di Montalto, ma nel 1908 il terremoto distrusse l’intero complesso, poi completamente ricostruito.
Dal santuario, visibile da ogni parte della città, si gode di una vista mozzafiato, ma da ammirare è anche lo splendido crocifisso cinquecentesco miracolosamente (è il caso di scriverlo) rinvenuto dopo i crolli del terremoto.

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Via Giuseppe Garibaldi, 111, Messina, ME, Italia 86.54 km

Il raffinato sfarzo dei mercanti catalani

Bella e suggestiva chiesa d’impianto normanno, con forti influenze bizantine e arabe. Una delle massime espressioni dell’arte siciliana medievale. Venne edificata nel XII secolo come Cappella reale e poi ebbe tante vicissitudini. Gestita dai padri teatini e in seguito dai domenicani, alla fine del 1400 fu ceduta alla Confraternita dei mercanti catalani, dalla quale prese il nome. La Sicilia faceva parte della “rotta delle isole” e i ricchi spagnoli avevano una fiorente comunità in riva allo Stretto. Da quel momento, e nei due secoli successivi, la chiesa fu abbellita e impreziosita con opere d’arte, alcune delle quali attualmente custodite nel Museo regionale della città e nel Museo di Capodimonte. Come si presenta oggi, l’edificio è a una quota più bassa rispetto al livello stradale, perché, dopo il 1908, la città nuova sorse sullo strato di macerie. All’interno, particolare attenzione all’icona della Madonna della Scala con rivestimento argenteo, al crocifisso nero del XV secolo e alla tela dell’Immacolata del 1608.

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Via Oratorio San Francesco, Messina, ME, Italia 86.55 km

Cinque secoli di storia del modo di fare la guerra

Com’è cambiato il modo di difendersi e di attaccare? Quali differenze tra l’arte della guerra in Europa e quella americana o islamica? E come si andava a caccia un tempo? Le risposte si trovano in questa interessante esposizione con centinaia di armi che fanno parte di una collezione privata, considerata una delle più ricche al mondo. Un viaggio attraverso cinque secoli di storia documentata. La rassegna è allestita nell’ambito del Museo delle armi antiche, in alcuni locali della sede della Città metropolitana, ex Provincia. A raccogliere questi cimeli, da circa cinquant’anni, è un docente animato da grande passione, Gaetano Ori Saitta.
Vedremo armi da fuoco pesanti e leggere, “bianche” da getto, da asta, a lama lunga e corta, ma anche capi d’abbigliamento militari e oggetti utili alla difesa passiva. Cannoni, fucili, pistole, archibugi, pugnali, spade, alabarde, usati come strumenti bellici o per parate militari. Antica tecnologia, ma pure, in alcuni casi, bei pezzi di accurato artigianato artistico da ammirare.

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Piazza Duomo, Messina, ME, Italia 86.56 km

Dal portale gotico ai matrimoni regali, qui rivive la città medievale

Avvicinatevi e sentirete il profumo di una storia lontanissima, che data 1197: in quell’anno, questa imponente chiesa venne consacrata, alla presenza di quell’Enrico VI figlio di Federico Barbarossa. La bellezza e l’eleganza del Duomo erano così perfette da ospitare il matrimonio tra Guglielmo II, principe normanno di origini siciliane, e la principessa Giovanna, sorella di Riccardo Cuor di Leone.
Oggi resta ben poco di quel posto tanto magico – incantava chiunque lo vedesse – quanto sfortunato: incendi, terremoti e speculazioni umane (a partire dal rogo del 1294) lo hanno fortemente danneggiato. Ma la sua bellezza resiste e vive, a partire dai portali gotici, che offrono un prezioso spaccato della vita quotidiana del tempo, fino all’altare maggiore, ornato di pietre dure, e alle cappelle e ai monumenti funerari intitolati a personaggi di spicco della Messina medievale.
Da non perdere, inoltre, il tesoro del Duomo, e soprattutto il suo pezzo più pregiato: la Manta d’Oro, realizzata in purissimo oro nel 1668 dal celebre orafo fiorentino Innocenzo Mangani.

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