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14 Viale Paradiso

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Il quartiere monumentale precristiano e le suggestioni di Caravaggio

Nel cuore della Siracusa moderna, s’innesta quella antica: il parco archeologico della Neapolis, riportato alla luce da pazienti scavi archeologici all’inizio del Novecento, che si estende per un’area di ben 35 ettari in cui convivono capolavori assoluti dell’arte classica e una natura lussureggiante. Un quartiere – che comprende il teatro greco di Siracusa, l’ara di Ierone II, monumento celebrativo dedicato a Zeus Eleutherios, l’anfiteatro romano e l’orecchio di Dionisio – nato nel 405 avanti Cristo così monumentale e ricco di testimonianze artistiche per volontà del tiranno Dioniso.
Porta il suo nome la più imponente opera monumentale del tempo, appunto: il celebre orecchio dal quale parte si snoda il percorso delle grandi latomie urbane.
Una grotta artificiale avvolta da una natura rigogliosa, la cui forma ricorda quella di un padiglione auricolare, con un’acustica così potente che i suoni vi vengono amplificati fino a sedici volte. Un luogo che colpì molto il pittore Caravaggio: pare sia stato lui, nel 1608, a chiamare questo luogo orecchio di Dionigi, dando vita alla leggenda secondo cui il tiranno avrebbe fatto costruire questa grotta come prigione, da cui ascoltare indisturbato le parole dei reclusi.

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Parco-della-Neapolis-e-Orecchio-di-Dioniso.jpg 10 mesi fa
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Teatro-Greco-1.jpg
Via del Teatro Greco, 96100 Siracusa SR 0 km

Spettacoli, assemblee, processi. Un “centro polifunzionale” dell’antichità

Proviamo a immaginare cosa dovesse essere il teatro greco di Siracusa ai suoi tempi. Monumentale, certo, perché monumentale e celebrativo era tutto il quartiere in cui si trovava, Neapolis. Ma anche in perfetta armonia con l’ambiente: sembra posarsi leggero sul colle Temenite sul quale è costruito, fino a essere un insieme con la natura e con il paesaggio circostante.
Non era però bellezza fine a se stessa: e se oggi vi si svolgono le rappresentazioni classiche, secoli fa era stato pensato come l’edificio per spettacoli più importante del mondo greco-occidentale, altissimo esempio di architettura civile. Il teatro era anche luogo di culto, di assemblee popolari, perfino di processi. Un centro polifunzionale, insomma, la cui fama raggiungeva persone e luoghi lontane.
Quanto a fama, il teatro greco l’ha conservata intatta, nonostante rimaneggiamenti, spoliazioni e danneggiamenti che hanno segnato la sua lunga epoca. Come i viaggiatori del Grand tour, che consideravano questa una tappa obbligata nella loro formazione, anche noi, uomini iperconnessi del terzo millennio, che ci piaccia o no, subiamo lo stesso, immutabile fascino.

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