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Via Duomo, 10, 90016 Collesano PA, Italia

La casa della Bella Signora” che salvò la figlia del duca

Un tempo andare a piedi era un esercizio abbastanza impegnativo. Così, quando si poteva, ci si faceva trasportare. È quel che facevano, nel Settecento, i parroci di Collesano: quando c’era la processione del Corpus Domini, montavano su una raffinata portantina con intarsi dorati e fini pitture, per seguire il simulacro in tutta comodità, senza sporcarsi le scarpe e l’orlo della tonaca. Una di quelle portantine oggi è custodita fra le navate cinquecentesche della basilica di San Pietro, con numerose opere di artisti locali. Un terzetto proveniva da Gangi: Gaspare Vazzano, lo Zoppo di Gangi, dipinse gli affreschi del presbiterio, tra il 1618 e il 1624, raffigurando, in vividi colori, episodi evangelici e storie dei Santi Pietro e Paolo; Giuseppe Li Volsi, abile scultore e stuccatore, realizzò le statue degli stessi due santi, e Giuseppe Salerno (anche lui spesso detto lo Zoppo di Gangi, creando non poca confusione) dipinse un ciclo di pitture dedicate all’Eucarestia nella Cappella del Crocifisso (dove c’è anche un tabernacolo attribuito a Domenico Gagini). A Collesano risiedeva Andrea Russo, l’intagliatore che, tra il 1570 e 1578, realizzò il coro ligneo, ed era di queste parti anche Giovanni Giacomo Li Varchi, che affrescò la cappella intitolata alla patrona Maria SS. dei Miracoli, effigiata in un dipinto di ignoto. È lei la “bella signora” che salvò la figlia del duca di Collesano da morte certa prendendola in braccio per attutirne la caduta dall’alto del castello. Erano ugualmente madoniti, infine, Vincenzo Pernaci e Antonello Sillaro, gli autori del Crocifisso della Provvidenza (1555), una grandiosa macchina lignea sospesa al soffitto della navata centrale.

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Via Roma, 2, 90016 Collesano PA, Italia

Tra cimeli e trofei: quando i motori rombavano sulle Madonie

La prima edizione della Targa Florio, una delle più antiche corse automobilistiche del mondo, si svolse fra le sinuose e difficilissime strade delle Madonie nel 1906, e da allora (fatta eccezione per il periodo delle guerre mondiali) si è disputata, negli stessi luoghi, per decenni. Nel 1978 venne trasformata in Rally e con questa nuova veste si corre tuttora. Questo e molto altro raccontano i cimeli, le foto, i trofei, i ritagli di giornale, i documentari, i manifesti raccolti in questo museo, simbolo del forte legame fra la corsa e la comunità di Collesano. Un legame attestato anche dalle grandi targhe in ceramica che ricordano la gara, sistemate in vari punti del borgo, e dalle scritte che inneggiano all’amatissimo pilota Nino Vaccarella, ancora presenti sui muri del paese sebbene siano passati molti anni dalla sua ultima corsa.  Il museo, creato anche su iniziativa della Ferrari, che nel 1997 raccolse a Collesano collezionisti provenienti da tutto il mondo, ha aperto nel 2004. È ospitato all’interno del Municipio di Collesano, un edificio di fondazione cinquecentesca che, fino al 1869, era adibito a convento domenicano. In occasione della ristrutturazione per la nuova destinazione venne realizzato l’attuale prospetto neogotico.

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Salita Castello, 20, 90016 Collesano PA, Italia

La chiesa della “Cerca”, si donano gli ucchialedda

Quando, all’alba del Venerdì santo, i membri incappucciati della confraternita del Crocifisso aprono la processione della Cerca, rinnovano un rito che ha ormai quattro secoli e che da sempre ha il suo cuore in questa chiesa, fondata addirittura nel 1140. Fra le sue mura quasi millenarie si custodisce la storia del borgo a cominciare dal Medioevo, attestato da un portale ad arco acuto e dal frammento di un affresco. Al Cinquecento risalgono due statue della Madonna, una in legno di Bernardo Colloca, e una in marmo di Antonello Gagini, e il fonte battesimale decorato, su cui è incisa la data: 1594. Sono del Seicento gli stucchi e gli affreschi del presbiterio, dipinti da  Giovanni Giacomo Lo Varchi, che rappresentò scene della Vita di Maria, mentre fra Otto e Novecento furono realizzati statua e fercolo di Santa Lucia, venerata a Collesano. In occasione della sua festa, al termine della celebrazione nella chiesa, i devoti che hanno ricevuto da lei una grazia donano gli “ucchialedda”, biscotti a forma di occhiali. La chiesa, che un tempo era la madrice di Collesano (titolo che nel Cinquecento passò alla Basilica di San Pietro) sorge sul “piano del castello” nel quartiere Bagherino, proprio dirimpetto alle rovine del vecchio maniero, costruito nel Medioevo e distrutto da un terremoto a fine Seicento.

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Via Polizzi, 57, 90016 Collesano PA, Italia

La chiesa benedetta dal Papa nata dalle donazioni dei notabili

Nel 1611, la prima pietra del complesso conventuale dei Frati Minori Osservanti Riformati (con la chiesa di Santa Maria di Gesù), venne portata a Roma, da Papa Paolo V. Il Pontefice benedisse la pietra (non un blocco di cemento, per la verità, bensì una lastra di marmo con intagliate le armi del papa stesso, un’aquila e un dragone), e la rimandò indietro. Quando giunse a destinazione, la lastra venne collocata con tanto di cerimonia commossa, sul prospetto del convento, a perenne ricordo del favore pontificio. Tutto questo impegno (non era proprio un viaggio breve, nel Seicento, quello fra Collesano e Roma) era giustificato perché la costruzione di un altro convento a Collesano non era visto di buon occhio dai Cappuccini. I frati, che già risiedevano nel borgo, si erano opposti all’iniziativa dei colleghi temendo che potesse influire sulla quantità di elemosine percepite. Si erano rivolti prima all’arcivescovo di Cefalù e poi, non ottenendo soddisfazione, al Papa. Evidentemente, però, non ce la fecero, il convento degli Osservanti si fece, e trovò vari benefattori, a partire dalla stessa signora di Collesano, Maria Aragona, moglie di Francesco Moncada. Per non essere da meno, i notabili collesanesi si tassarono per realizzare il chiostro (i loro stemmi e nomi sono incisi nelle colonne), mentre i devotissimi genitori del sacerdote Giuseppe Minciaccio finanziarono la realizzazione di un dipinto della Porziuncola, affindandola al pittore di Piazza Armerina Gaspare Buzzata. Nel 1625 venne sistemato sull’altare maggiore. Alla sua sinistra, in una cappella affrescata, dieci anni dopo con una solennissima cerimonia venne appeso un sofferente Crocifisso scolpito da Frate Umile da Petralia, portato in chiesa con affollata processione. L’accesa devozione dei fedeli indusse i Giurati del tempo a proclamare il SS. Crocifisso di S. Maria di Gesù compatrono della città (e ancora oggi si celebra il 14 settembre).

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