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Salita Cammarata, 4, 90024 Gangi PA, Italia

Il sontuoso palazzo dei baroni con i simboli alchemici

Il Palazzo Bongiorno, poi Li Destri, è un edificio del secolo XVIII, nel centro storico di Gangi. È una delle strutture più belle di architettura settecentesca delle Madonie: dal 1967 l’edificio è stato acquistato dal Comune di Gangi, che ne ha fatto la propria sede di rappresentanza. La costruzione della sontuosa abitazione dei Bongiorno, baroni del Cacchiamo e marchesi di Eschifaldo, venne iniziata, tra la fine degli anni Quaranta e la prima metà degli anni Cinquanta del 1700, dal barone del Cacchiamo Francesco Benedetto Bongiorno. L’edificio, ora restaurato, è composto da tre piani posti longitudinalmente su due ali, con al centro un giardino pensile. La decorazione dell’ultimo piano, il piano nobile del palazzo, venne affidata al pittore romano Gaspare Fumagalli, attivo a Palermo intorno alla metà del XVIII secolo: fu lo stesso barone Francesco Benedetto Bongiorno ad affidare i lavori al Fumagalli e a concertare con lui le icone dei sette dipinti degli affreschi delle volte, che presentano evidenti simboli giansenisti, alchemici e massonici, e anche della piccola saletta del Tabernacolo. Il palazzo è noto anche per essere stato la sede dell’Accademia giansenista degli Industriosi di Gangi, “circolo massonico che reclutava adepti tra le famiglie nobili per la propaganda del pensiero libero e degli ideali giansenisti”.

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Contrada, Via Spirito Santo, 90024 Gangi PA, Italia

Il masso che lacrimava sangue che nessuno riuscì a spostare

La sua storia è raccontata da una leggenda. Pare che qui esistesse un’edicola intitolata allo Spirito Santo, nella quale era collocato un masso nella cui incavatura era stata dipinta l’immagine dell’Eterno Padre con una colomba sul petto. Durante la lotta iconoclasta questo dipinto venne sepolto sottoterra e per molto tempo rimase ignorato: un giorno un contadino sordomuto, scavando un pozzo, rinvenne il masso, si accorse con sorpresa della figura e notò che da una lesione al sopracciglio gocciolava sangue. Stupito della scoperta, tornò verso l’abitato lasciando meravigliati i cittadini che accorsero sul luogo e, su consiglio del parroco e delle autorità, decisero di trasportare il sacro masso nel paese servendosi di buoi. Ma gli animali non riuscirono a muoverlo di un centimetro. Nacque così l’idea di erigere un tempio sul posto con l’aiuto di tutto il popolo. Fuor di leggenda, la storia indica invece che qui esisteva un’edicola con un dipinto del Cristo Pantocratore simile a quello di Cefalù, su cui venne costruita una chiesetta dedicata, in principio, a Santa Caterina d’Alessandria. Poi arrivò lo Spirito Santo…

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Via S. Giuseppe, 80, 90024 Gangi PA, Italia

Un vero sistema museale. Reperti, arte contemporanea e armi

L’ottocentesco Palazzo Sgadari ospita il Sistema museale di Gangi. Da un artistico portale in pietra intagliata si accede all’antico edificio,sede del Museo archeologico, della Pinacoteca d’arte contemporanea “Gianbecchina” e del Museo delle Armi. Nel primo sono custoditi i reperti datati tra il VII ed il VI secolo Avanti Cristo, provenienti da siti madoniti. La seconda conserva ben 96 opere – popolate da contadini, operai, donne che lavorano nei campi e riflettono i segni della povertà, della sofferenza, delle sopraffazioni e dello sfruttamento – che il pittore sambucese Gianbecchina donò al borgo, in segno di riconoscenza e d’amore. Nel terzo trova posto un’esposizione è composta da un numero considerevole di armi da fuoco, fra cui pezzi rari e antichi:fucili ad avancarica a una o due canne a pietra focaia con decorazioni, un fucile Damasco inglese, un ottocentesco fucile Chassepeau, una spingarda ad avancarica tipo Montecristo e da duello. Non mancano fucili americani Winchester, revolver Smith & Wesson, rivoltelle Colt, pistole Browing.

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C.so Giuseppe Fedele Vitale, 90024 Gangi PA, Italia

E chicche contadine nelle antiche rimesse

Il Museo etnoantropologico della Cultura contadina e delle tradizioni popolari è ospitato nell’ex autorimessa del Palazzo Sgadari, di fronte all’ingresso principale del Museo Civico. Contiene una raccolta di testimonianze del mondo rurale e domestico. Qualche esempio? La stravola, antico mezzo di trasporto, interamente in legno e senza ruote, che veniva trainato da una coppia di buoi e “u corredo da zita”, esposizione di pregiate creazioni artigianali femminili. Davvero delle chicche.

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Via Catena, 76, 90024 Gangi PA, Italia

Le due confraternite nella chiesa più antica

E’ tra le più antiche chiese di Gangi. File di pilastri, elegantemente intagliati, formano un disegno armonico con doppio cornicione, in alto, attorno al ricco portale, datato 1647, anch’esso ornato di colonne e di pilastri con bassorilievi. All’interno della chiesa di particolare rilievo sono i gruppi statuari della Madonna della Catena sull’altare maggiore, opera attribuita al Quattrocchi; la Madonna del Rosario con San Domenico, sicuramente del Quattrocchi, e una statua marmorea della Madonna della Catena del XV/XVI secolo, di presunta scuola gaginiana. La chiesa è sede della confraternita del Rosario, istituita nel 1583. Qui, nel 1621 venne fondata una seconda confraternita, intitolata alla Madonna della Catena, aggregata in seguito alla prima, ma con insegne proprie: cappa bianca e mantello nero per quella del Rosario, mozzetta violacea per quella della Catena. 

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Via Castello, 4, 90024 Gangi PA, Italia

L’ex oratorio dei Benedettini quasi del tutto distrutto

Una storia piuttosto articolata, quella di questa chiesa, in un’alternanza di fasto e decadenza che, soprattutto nel secolo scorso, ha condotto al suo completo abbandono e alla sua parziale distruzione. La chiesa della Badia è una delle più antiche di Gangi: la costruzione risale al XIV secolo, come oratorio di S. Pietro, affidato ai Benedettini di Gangi Vecchio. Nel XVI secolo alla chiesa fu affiancato un ampio monastero che divenne badia delle monache dello stesso ordine. Dei continui rimaneggiamenti subiti dalla chiesa durante i secoli, oggi si conservano solamente quelli realizzati nel corso del Settecento, che hanno caratterizzato anche artisticamente il sacro edificio. In chiesa si accede attraverso un’artistica cancellata e sull’altare maggiore una grande tela a olio raffigura i santi Pietro e Paolo. La volta è affrescata con figure allegoriche -Fede, Carità e Giustizia – di Joseph Crestadoro. L’antico monastero venne demolito nel 1934 per far posto all’attuale edificio scolastico.

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