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Corso Umberto I, 86, 90010 Gratteri PA, Italia

Le Sacre Spine e il miracolo del vento

Nel Medioevo fra i gran signori andava di moda partecipare alle Crociate e anche il conte Ruggero d’Altavilla si imbarcò alla volta della Terrasanta. Quando tornò in Sicilia, con sé portava quattro spine che, a quel che si diceva, provenivano dalla corona di Cristo. Queste reliquie preziosissime furono donate alla cattedrale di Cefalù ma in seguito sottratte da Francesco Ventimiglia, signore di Gratteri, che le portò nel suo paese. Da subito furono oggetto d’appassionato culto e ancora oggi si celebrano in maggio, ricordando il miracolo del vento: due ladri, che avevano tentato di rubarle, furono immobilizzati da un vento impetuoso che impedì loro di portarle via. Le spine, racchiuse in un raffinato reliquario d’argento, sono il più prezioso tesoro della Chiesa Madre che si staglia sulla piazza principale. Il grande edificio risale all’Ottocento, quando fu costruito per venire incontro alle esigenze di una sempre più numerosa popolazione. Secondo la tradizione, per realizzarlo si utilizzarono le pietre del castello già largamente diruto. Al suo interno, via via, vennero raccolte opere d’arte, anche provenienti da altre chiese, come ad esempio l’altare in marmo che i Ventimiglia avevano fatto realizzare nel 1648 e collocare nella loro cappella privata nella Madrice Vecchia, per sistemarvi il reliquiario delle Sacre Spine. Altre chicche sono il fonte battesimale del Quattrocento, il ciborio di scuola gaginiana nella cappella del Sacaramento, il presepe settecentesco in legno e terracotta e il coro ligneo intagliato, del 1769. 

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Salita Castello, 9, 90010 Gratteri PA, Italia

La candida chiesa del castello e la cella dove il vescovo morì di fame

Con la sua semplice, candida architettura e la mossa facciata, questa piccola chiesa risale al XIV secolo, quando i baroni Ventimiglia la fecero costruire come loro cappella, in uno spazio adiacente al castello. La posizione è notevole, da qui infatti è possibile osservare da un lato la costa e il profondo strapiombo che rendeva inespugnabile il castello, dall’altro il paese e la Grotta Grattara che, verosimilmente, ha dato nome al borgo. Le tombe di due dei Ventimiglia – Maria Filangeri (moglie di Lorenzo Ventimiglia) e il nipote Gaetano Ventimiglia, principe di Belmonte – sono proprio nella chiesa, che custodisce altresì un gran numero di dipinti e sculture delle più diverse epoche, fra cui spicca la statua della Madonna del Rosario, un’opera cinquecentesca della scuola dei Gagini. Sei campane di diversa grandezza (la più antica datata 1390) si trovano nella torre campanaria, che si innalza un po’ discosta dalla chiesa, nell’area del castello. Di quest’ultimo, già inespugnabile rocca normanna, poco rimane: a partire dal 1820 fu quasi del tutto demolito. Si riconoscono le feritoie delle vecchie carceri in cui, nel Trecento, il barone Francesco Ventimiglia rinchiuse il vescovo di Cefalù Nicolò de Burrellis, lasciandolo morire di fame, e le tre porte d’accesso. 

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gratteri

Il mausoleo che racconta la storia del paese

Un monumento funebre, ma anche un importante documento storico: il mausoleo dei Ventimiglia, all’interno della Chiesa di Santa Maria di Gesù, è ornato da una targa sulla quale è riportata la successione cronologica dei baroni di Gratteri, dal 1418, quando Francesco III Ventimiglia fu investito della baronia, al 1621, anno della scomparsa di Pietro II. L’elenco dei baroni che furono signori del borgo sintetizza due secoli di storia gratterese e la sua presenza aumenta il valore di questo piccolo edificio sacro dal fascino quasi campestre che ancora conserva, nel prospetto e nel campanile che ospita tre campane, le linee arabo normanne delle origini. La sua fondazione si fa risalire infatti al XII secolo, quando la zona era ancora di campagna. Nel semplice interno, che da anni incornicia i suoni barocchi del Festival di Musica Antica, spiccano i minuziosi decori a motivi geometrici e floreali che impreziosiscono volte e pareti con i loro delicati colori. Nella chiesetta, che è una delle più antiche di Gratteri, si custodisce un dipinto settecentesco raffigurante la Madonna degli Angeli con Santa Elisabetta, opera di Luigi Borremans, figlio del più noto Guglielmo. L’annesso convento francescano ospita oggi il Municipio.

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