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Via Campanile, 40, 90038 Prizzi PA, Italia

La storia di nobili famiglie e le statue dei “vicchitti”

La sua edificazione si perde nella notte dei tempi. La chiesa di Sant’Antonio è legata a due fattori: l’arrivo a Prizzi dei cistercensi e la cristianizzazione dei Bonello, nobile famiglia normanna conosciuta soprattutto per Matteo, signore di Caccamo.
Basta osservare il campanile per cogliere uno del leitmotiv di questo borgo: la forte presenza della dominazione araba. Il campanile di Sant’Antonio era in origine (come accade spesso da queste parti) una delle tre torri di avvistamento e conserva la cupola con richiami arabi. Nella storia di questa chiesa entra un’altra nobile e antica famiglia, quella dei Villaraut che si dice donarono il gruppo marmoreo della Madonna con Gesù Bambino (per tutti l’Annunziata), di scuola gaginiana. Dobbiamo immaginare quest’opera d’arte con colori brillanti, come quello del manto e delle stelle, di cui ora rimane solo qualche traccia. Inalterato, comunque, è lo splendore. Un altro gioiello è il gruppo ligneo dell’Altare della Vergine dell’Idria, che raffigura la Madonna con il Bambino. Ai lati, i “vicchitti”, come vengono affettuosamente chiamate le statue dei due monaci basiliani, che si reggono con il bastone e hanno un profondo e antico sguardo a cui è impossibile rimanere indifferenti.

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torri avvistamento prizzi

Avamposti, carceri, campanili:il racconto di una costruzione 

Nonostante le fortificazioni abbiano garantito una resistenza iniziale, Prizzi venne comunque conquistata dai saraceni nell’830. I nuovi dominatori si affrettarono a occupare le aree in cui già sorgeva una torre, mentre altre due ne vennero innalzate: una in corrispondenza dell’attuale chiesa  Matrice, l’altra a Sant’Antonio. Sembra che fu proprio dall’immagine di queste tre torri che nacque, in seguito, lo stemma di Prizzi, con un saraceno a guardia. E furono proprio le torri di avvistamento a fare da prigione a chi le aveva innalzate: qui, infatti, vennero rinchiusi i saraceni nel 937 dai cristiani prizzesi, aiutati dai borghi di Vicari, Corleone e Bivona. I domini cristiano e saraceno si avvicendarono fino al  1073, quando il normanno Ruggero espugnò tutte le borgate e i castelli saraceni. E le torri di avvistamento? Furono trasformate in campanili e, come accade spesso, aggiunsero un nuovo tassello alle statue del bordo da raccontare.

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Via Oratorio, 4, 90038 Prizzi PA, Italia

Tra “vaneddi” e  “muntateddi” un luogo magico che dimentica il tempo

Sarà come perdervi in un altro mondo. Un mondo ancora più a misura d’uomo, con le sue piccole abitazioni e quelle viuzze che si intrecciano con i vicoli.  Non poteva che avere luogo in questo incantato quartiere medievale il presepe vivente, che ogni anno coinvolge tutta la comunità nel periodo natalizio. Sembra davvero, nei freddi inverni, di tornare indietro nel tempo e di vedere indossati antichi abiti, come il “cappotto a firriolo” o rivivere mestieri desueti, come“l’annittafrumento”. Proseguendo lungo l’antichissima strada settentrionale, ci si imbatte nel Cortile dei Greci, luogo del primo insediamento dei bizantini scappati dalla montagna dei Cavalli. Per la posizione elevata ed innalzata, facilmente difendibile, per l’ampiezza della zona e per le ricchezze naturali che il territorio offriva, venne scelto dai fuggitivi come base per il loro accampamento.  Le case, addossate le une alle altre e quasi strette in un abbraccio, sono ancora collegate da “vaneddi”, piccole e strette scalinate, discese e le salite, o“muntateddi”. Il quartiere medievale è ancora oggi abitato: passeggiando per le stradine, non sarà difficile incontrare le donne intente a lavorare a maglia o semplicemente a chiacchierare sedute in circolo, come una volta, quando la strada era comunità.

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Piazza Comizi, 8, 90038 Prizzi PA, Italia

Il bue che si inginocchiò e lasciò l’impronta del muso

È una delle più antiche e maestose chiese di Prizzi, in cima al paese di una storica piazza: lo spiazzo Comizi. Fu costruita intorno al XVII secolo, ma ancora prima  sorgeva la chiesetta di San Biagio vescovo. Visitarla significa andare alla scoperta di una foresta di simboli, leggende e curiosità. A proposito di curiosità: sopra la porta centrale della facciata svetta un campanile alto 25 metri decorato con ciottoli di fiume. Il portone principale è arricchito con elementi architettonici floreali e ha ai lati due fiaccole a guscio di lumaca in marmo: queste rappresentano la luce della vita, mentre uno stemma regale indica la Chiesa e la potenza di Dio. Nel prospetto è incastonato un fregio architettonico di età ellenistica che raffigura un toro (si pensa che provenga dalla città greca di Hippana). Una leggenda racconta che in tempi lontani un bue, portato in dono per una festa, si inginocchiò davanti al crocifisso, lasciando per sempre l’impronta del suo muso. Tra affreschi e decorazioni e statue (alcune legate alla Settimana santa) ecco il maestoso organo a canne, in buono stato di conservazione risalente alla fine del Settecento, rifatto poi nel 1936.

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Via Conciliatore, 14, 90038 Prizzi PA, Italia

L’antico culto di San Giorgio tra leggende e antichi affreschi

Il culto di San Giorgio ha radici antichissime, a Prizzi, che risalgono al Medioevo con l’arrivo dei Normanni. Molte sono le testimonianze che legano la figura del santo alle nobili famiglie del posto. Era proprio in quest’area, infatti, che all’inizio del Trecento sorgeva un’antica chiesetta dedicata al santo patrono, fra le prime strutture religiose del borgo. Una Prizzi antica e nobile, testimoniata da quello che resta degli affreschi (presumibilmente realizzati tra il Tre e il Cinquecento) emersi in seguito ai lavori di restauro. I danni provocati dall’umidità non hanno cancellato la scena di una sontuosa investitura né l’immagine di un santo ritratto su una colonna. Così doveva essere tutta la chiesa madre, che nel Cinquecento sostituì quella di Sant’Antonio nel ruolo di edificio religioso principale. Fu il nobile Carlo Villaraut a commissionarla: resta ancora visibile lo stemma in sua memoria. I lavori, alla sua morte, furono interrotti per ben cinquant’anni anni e ripresi dal nipote. La chiesa è dedicata ancora una volta a San Giorgio, che però non è a cavallo, come vorrebbe l’iconografia tradizionale. Secondo la leggenda, volle raggiungere a piedi il borgo incantato di Prizzi.

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Corso del Popolo, 4, 90038 Prizzi PA, Italia

L’austera pietra bianca e la vita del Poverello

Fu costruita intorno al 1600 attigua al convento dei Minori  Conventuali. E del convento restano ancora alcune celle,  diventate con il tempo abitazioni. Con la sua pietra bianca, le forme essenziali e un aspetto raccolto e antico, la chiesa di San Francesco, a Prizzi, è un piccolo gioiello, con la sua facciata a spioventi e il campanile a torre. Qui tutto parla del Poverello di Assisi, a cominciare dalle due porte di ingresso. Quella principale, in bronzo,  richiama il Cantico delle creature; sull’arco della porta laterale, un antico e rustico altorilievo che rappresenta invece un altro celebre momento della vita di Francesco: quello in cui predica agli uccelli. L’interno della chiesa è una collezione di tesori: dalla volta decorata a stucchi e ori al fonte battesimale, dalla statua di San Rocco al bellissimo crocifisso ligneo, restaurato di recente. E poi l’organo a canne e i due dipinti, antichi e suggestivi, che raffigurano la buona e la cattiva morte, temi che hanno fatto parte a lungo dell’immaginario collettivo. Da non perdere il mausoleo della famiglia nobile famiglia Villaraut, a lungo legata al borgo, costruito con marmi di diverso colore: rosso, nero e bianco.

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Corso Umberto I, 42, 90038 Prizzi PA, Italia

Sulle tracce della ricca città incastonata nel cuore della Sicani

Immaginate una città florida e immersa nella natura, nella Sicilia più interna, nel cuore dei monti Sicani, incastonata nell’alta vallata del fiume Sosio. Siamo in età ellenistica e  il nome Hippana rimanda a una prosperità ancora oggi testimoniata dai reperti. Il suo nome, che riconduce al greco hippos, cavallo, indica che la città sorgeva sulla “montagna dei Cavalli”. Sono molte le testimonianze del passato ritrovate in quest’area e raccolte nel museo archeologico che porta il nome dell’antica città. Elegante e ricca, già menzionata da Polibio nel primo libro delle sue “Storie”. Tutti da ammirare i  due frammenti di diademi in argento dorato decorati con un raffinato motivo a palmette e il “ritratto”, probabilmente dio una divinità: un volto barbato trifronte  con la fronte bendata in una laminetta in argento dorato.
Ricca la sezione numismatica ma anche quella paleontologica, che espone fossili provenienti da varie zone della Sicilia che testimoniano l’evoluzione geologica dell’isola negli ultimi 250 milioni di anni.

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Corso Umberto I, 5a, 90038 Prizzi PA, Italia

Il Ballo dei Diavoli, Tra proiezioni e realtà virtuale
Nella chiesa di san Nicola, si scopre il museo 3D dedicato al famoso Ballo dei Diavoli di Prizzi, una delle più antiche (e ancora oggi praticate, visto che attira centinaia di migliaia di visitatori) feste tradizionali siciliane. Il Museo 3D riesce a raccontarla a distanza, tra foto, proiezioni e realtà aumentata. La Festa dei Diavoli si tiene nella prima domenica di Resurrezione. I diavoli indossano tute rosse, una grande maschera di cartone sul viso con una grossa lingua di stoffa a penzolare, una pelle di capra sulle spalle, una catena in mano. Con loro la morte, una maschera in cuoio dal ghigno infernale, una tuta gialla indosso e una balestra in mano. Dalla mattina importunano le persone, le acchiappano senza mollarle finché non ricevono soldi. Poi, le forze dei male tenteranno di impedire l’incontro tra la statua dei Cristo risorto e della Madonna, portate a spalla, e accompagnate da due angeli con lancia e costume. Al momento di ogni ‘Ncontru, i tre cominciano ad agitarsi, saltando e correndo tra le due statue (lu ballu di li diavoli), che solo al terzo tentativo riusciranno ad incontrarsi mentre gli angeli colpiranno i demoni, sconfiggendoti tra un coro di campane a festa. Il tutto, in un’ atmosfera che, a tratti, è decisamente profana.

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