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Via Oratorio, 4, 90038 Prizzi PA, Italia

Tra “vaneddi” e  “muntateddi” un luogo magico che dimentica il tempo

Sarà come perdervi in un altro mondo. Un mondo ancora più a misura d’uomo, con le sue piccole abitazioni e quelle viuzze che si intrecciano con i vicoli.  Non poteva che avere luogo in questo incantato quartiere medievale il presepe vivente, che ogni anno coinvolge tutta la comunità nel periodo natalizio. Sembra davvero, nei freddi inverni, di tornare indietro nel tempo e di vedere indossati antichi abiti, come il “cappotto a firriolo” o rivivere mestieri desueti, come“l’annittafrumento”. Proseguendo lungo l’antichissima strada settentrionale, ci si imbatte nel Cortile dei Greci, luogo del primo insediamento dei bizantini scappati dalla montagna dei Cavalli. Per la posizione elevata ed innalzata, facilmente difendibile, per l’ampiezza della zona e per le ricchezze naturali che il territorio offriva, venne scelto dai fuggitivi come base per il loro accampamento.  Le case, addossate le une alle altre e quasi strette in un abbraccio, sono ancora collegate da “vaneddi”, piccole e strette scalinate, discese e le salite, o“muntateddi”. Il quartiere medievale è ancora oggi abitato: passeggiando per le stradine, non sarà difficile incontrare le donne intente a lavorare a maglia o semplicemente a chiacchierare sedute in circolo, come una volta, quando la strada era comunità.

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Piazza Comizi, 8, 90038 Prizzi PA, Italia

Il bue che si inginocchiò e lasciò l’impronta del muso

È una delle più antiche e maestose chiese di Prizzi, in cima al paese di una storica piazza: lo spiazzo Comizi. Fu costruita intorno al XVII secolo, ma ancora prima  sorgeva la chiesetta di San Biagio vescovo. Visitarla significa andare alla scoperta di una foresta di simboli, leggende e curiosità. A proposito di curiosità: sopra la porta centrale della facciata svetta un campanile alto 25 metri decorato con ciottoli di fiume. Il portone principale è arricchito con elementi architettonici floreali e ha ai lati due fiaccole a guscio di lumaca in marmo: queste rappresentano la luce della vita, mentre uno stemma regale indica la Chiesa e la potenza di Dio. Nel prospetto è incastonato un fregio architettonico di età ellenistica che raffigura un toro (si pensa che provenga dalla città greca di Hippana). Una leggenda racconta che in tempi lontani un bue, portato in dono per una festa, si inginocchiò davanti al crocifisso, lasciando per sempre l’impronta del suo muso. Tra affreschi e decorazioni e statue (alcune legate alla Settimana santa) ecco il maestoso organo a canne, in buono stato di conservazione risalente alla fine del Settecento, rifatto poi nel 1936.

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Via Conciliatore, 14, 90038 Prizzi PA, Italia

L’antico culto di San Giorgio tra leggende e antichi affreschi

Il culto di San Giorgio ha radici antichissime, a Prizzi, che risalgono al Medioevo con l’arrivo dei Normanni. Molte sono le testimonianze che legano la figura del santo alle nobili famiglie del posto. Era proprio in quest’area, infatti, che all’inizio del Trecento sorgeva un’antica chiesetta dedicata al santo patrono, fra le prime strutture religiose del borgo. Una Prizzi antica e nobile, testimoniata da quello che resta degli affreschi (presumibilmente realizzati tra il Tre e il Cinquecento) emersi in seguito ai lavori di restauro. I danni provocati dall’umidità non hanno cancellato la scena di una sontuosa investitura né l’immagine di un santo ritratto su una colonna. Così doveva essere tutta la chiesa madre, che nel Cinquecento sostituì quella di Sant’Antonio nel ruolo di edificio religioso principale. Fu il nobile Carlo Villaraut a commissionarla: resta ancora visibile lo stemma in sua memoria. I lavori, alla sua morte, furono interrotti per ben cinquant’anni anni e ripresi dal nipote. La chiesa è dedicata ancora una volta a San Giorgio, che però non è a cavallo, come vorrebbe l’iconografia tradizionale. Secondo la leggenda, volle raggiungere a piedi il borgo incantato di Prizzi.

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Corso del Popolo, 4, 90038 Prizzi PA, Italia

L’austera pietra bianca e la vita del Poverello

Fu costruita intorno al 1600 attigua al convento dei Minori  Conventuali. E del convento restano ancora alcune celle,  diventate con il tempo abitazioni. Con la sua pietra bianca, le forme essenziali e un aspetto raccolto e antico, la chiesa di San Francesco, a Prizzi, è un piccolo gioiello, con la sua facciata a spioventi e il campanile a torre. Qui tutto parla del Poverello di Assisi, a cominciare dalle due porte di ingresso. Quella principale, in bronzo,  richiama il Cantico delle creature; sull’arco della porta laterale, un antico e rustico altorilievo che rappresenta invece un altro celebre momento della vita di Francesco: quello in cui predica agli uccelli. L’interno della chiesa è una collezione di tesori: dalla volta decorata a stucchi e ori al fonte battesimale, dalla statua di San Rocco al bellissimo crocifisso ligneo, restaurato di recente. E poi l’organo a canne e i due dipinti, antichi e suggestivi, che raffigurano la buona e la cattiva morte, temi che hanno fatto parte a lungo dell’immaginario collettivo. Da non perdere il mausoleo della famiglia nobile famiglia Villaraut, a lungo legata al borgo, costruito con marmi di diverso colore: rosso, nero e bianco.

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Corso Umberto I, 42, 90038 Prizzi PA, Italia

Sulle tracce della ricca città incastonata nel cuore della Sicani

Immaginate una città florida e immersa nella natura, nella Sicilia più interna, nel cuore dei monti Sicani, incastonata nell’alta vallata del fiume Sosio. Siamo in età ellenistica e  il nome Hippana rimanda a una prosperità ancora oggi testimoniata dai reperti. Il suo nome, che riconduce al greco hippos, cavallo, indica che la città sorgeva sulla “montagna dei Cavalli”. Sono molte le testimonianze del passato ritrovate in quest’area e raccolte nel museo archeologico che porta il nome dell’antica città. Elegante e ricca, già menzionata da Polibio nel primo libro delle sue “Storie”. Tutti da ammirare i  due frammenti di diademi in argento dorato decorati con un raffinato motivo a palmette e il “ritratto”, probabilmente dio una divinità: un volto barbato trifronte  con la fronte bendata in una laminetta in argento dorato.
Ricca la sezione numismatica ma anche quella paleontologica, che espone fossili provenienti da varie zone della Sicilia che testimoniano l’evoluzione geologica dell’isola negli ultimi 250 milioni di anni.

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Via Roma, 79, 90020 Baucina PA, Italia

L’antico collegio di Maria: aprono il giardino e il laboratorio

La chiesa di Santa Maria del Lume fu edificata nel 1745 da don Francesco Camerata, religioso di Ciminna che fondò (fra il 1728 e il 1737) anche il collegio, destinato all’educazione delle fanciulle; oggi ospita le suore collegine dell’ordine della Sacra Famiglia.  La chiesa reca incise sull’acero bianco tra le colonne, scene della vita e del martirio della santa, la facciata presenta un bel portale in arenaria. Ma la vera esperienza sarà quella di entrare nel Collegio, fra spazi comuni e celle, dove è possibile respirare la vita monastica di un tempo. Saranno straordinariamente aperti anche il giardino e il laboratorio, per scoprire le abitudini delle suore collegine (prima in semiclausura) che accoglievano le ragazze bau cinesi cresciute a preghiere e lavoro. Ecco il giardino zappato da suor Giovanna, il lavatoio dove ancora oggi suor Antonina lava i panni (e che un tempo serviva per le lenzuola delle educande); la cucina, gli strumenti curiosi di una volta, e il tavolo dove vengono ancora realizzate le conserve (tra l’altro, buonissime) e il particolarissimo forno in mattoni e ceramica della Spinnato Palermo. Alla fine del percorso, si verrà accompagnati nella sala poco distante che accoglie il simulacro di Santa Fortunata e verrà raccontata la storia della Confraternita.

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presepe meccanico baucina

Giorno e notte si alternano sui personaggi del presepe

Cinquanta personaggi si animano e raccontano la vita e i mestieri in un paesaggio rurale intorno alla Natività. Negli anni Sessanta il presepe meccanico di Baucina fu uno dei primi in Sicilia e in Italia. A volerlo fu don Giuseppe Callari, spinto dall’entusiasmo dei giovani del paese. Nella vecchia chiesetta sconsacrata dell’Immacolata posta accanto alla Chiesa Madre di  Santa Rosalia vennero costruite statue in movimento, dissolvenze elettriche, paesaggi curati nel dettaglio. Fu un grande successo da subitonon solo di pubblico ma anche di premi e riconoscimenti. Negli anni il presepe si è modificato e arricchito. Fino al 2013, anno in cui, a causa di un cedimento strutturale della piccola chiesetta, rimase chiuso e venne smontato per evitare eventuali danni. Ma l’entusiasmo dei baucinesi non si è mai fermato e nei 2014 un folto gruppo, formato dagiovani e adulti, guidati dalparroco don Giacomo Millanta e dai primi realizzatori, ha ripreso a lavorare al presepe che dopo mesi intensi è rinato nei locali parrocchiali della sala “Cardinale Salvatore Pappalardo”. Il giorno e la notte si alternano, l’alba e il tramonto illuminano storia e tradizioni popolari dell’entroterra siculo.

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Via Umberto I, 88, 90020 Baucina PA, Italia

Le reliquie della Santuzza fra stucchi e affreschi

Intitolata a Santa Rosalia, ospita l’unica reliquia della Santuzza fuori dai confini di Palermo. Le sue origini risalgono al XVII secolo, voluta dal principe Mariano III Migliaccio. Quando nel 1760 il barone Francesco Calderone acquistò il paese per novantamila scudi, la chiesa fu demolita e ricostruita su progetto dell’architetto palermitano Giovanni Del Frego. La facciata è neoclassica, fra i numerosi stucchi di scuola serpottiana spiccano il drappo intorno alla nicchia dell’Immacolata, l’altorilievo che raffigura il barone Calderone e i quattro matronei su cui si trovano gli evangelisti (opera del baucinese Enzo Puleo). Al centro del catino absidale il maestoso Crocifisso ligneo della seconda metà del ‘700 è attribuito a Filippo Quattrocchi. Sono recenti, del 1972, i quattro affreschi raffiguranti Mosè con le tavole della legge, Giuditta con la testa di Oloferne, il sacrificio di Isacco da parte di Abramo, il peccato di Adamo ed Eva, fatti realizzare dalparroco Giuseppe Callari.

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Piazza dei Caduti, 4, 90012 Caccamo PA, Italia

Il fantasma della suora con il melograno fra i saloni che furono dei Chiaramonte

Leggende e realtà si intrecciano nella storia del castello di Caccamo, fra i più grandi e meglio conservati d’Italia, che domina la vallata del San Leonardo e a cui si accede da una lunga salita a gradoni. Si racconta che una suora triste si aggiri tra i suoi saloni, nelle notti di luna piena, con un melograno tra le mani. Chiunque riuscirà a mangiare il frutto senza farne cadere a terra nemmeno un chicco sarà ricco e felice. Il mito ripercorre la storia di una bella principessa e di un soldato, amore ostacolato dal padre di lei. Le prime notizie certe si riferiscono alla dominazione dei normanni, nel 1094 . Nel 1160, entro le sue mura si consumò la rivolta dei baroni siciliani, capeggiata da Matteo Bonello, contro l’imperatore Guglielmo I detto “il Malo”. Diverse dinastie si sono succedute, il periodo di massimo splendore arrivò coni Chiaramonte, fra il 1300  e il 1392. L’ultima famiglia proprietaria del castello fu quella dei De Spuches, dal 1813 al 1963quando fu ceduto alla Regione. Il piano nobile si apre su due terrazze, in passato punti di vedetta; la Sala delle Armi è dominata da tetti lignei, nelle prigioni i graffiti raccontano ancora le sofferenze dei detenuti.

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Piazza Vittorio Emanuele, 4, 90012 Caccamo PA, Italia

Stucchi serpottiani e maioliche vivaci dietro una semplice facciata

Durante il XVI secolo le monache dell’Ordine Benedettino del monastero di Santa Maria della Mensa, situato fuori dalle mura della città, erano spesso bersaglio di violenze e soprusi da parte degli Angioini. Per sottrarre le religiose al pericolo nel 1572 venne fondato, nel centro storico, il monastero con annessa chiesa. Era il convento delle fanciulle di buona famiglia:qui morì suor Felicia, al secolo Anna Enriquez de Cabrera, miracolosamente guarita da giovane da un tumore al palato dopo l’apparizione nella sua cella della Madonna. Dietro il semplice aspetto esterno si celano  stucchi di scuola Serpottiana(opera di Bartolomeo Sanseverino) che raffigurano la Castità e l’Obbedienza, a cui erano votate le benedettine. Una chiesa-salotto in cui spicca il pavimento maiolicato: oltre cinquemila mattonelledai colori vivaci che rappresentano paesaggi, animali, angeli. Tutti gli affreschi, fra cui il Trionfo di San Benedetto, sono di Antonio Petrigna, l’altare ligneo è ricoperto di lamina d’oro. La grata di stile barocco a forma di ventaglio che racchiude il matroneo era il confine fra la vita monastica e gli occhi indiscreti della laicità.

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Piazza Duomo, 2, 90012 Caccamo PA, Italia

L’ex cappella di corte con la tela di Stomer

Al patrono di Caccamo, San Giorgio martire, è dedicato il Duomo che si affaccia sulla piazza dove un varco fra la roccia e le pareti conduce ad un percorso accidentato lungo il quale, si narra, venisse accompagnata in portantina l’ultima principessa. La prima chiesa Madre sarebbe stata quella di Sant’Anna e Santa Venera, una costruzione diroccata ai piedi del Castello. Fu intorno al 1094che sorse una piccola cappella di corte, attribuita ai Normanni, considerata la prima Madrice. Negli anni 1477 – 1480 nobili ed ecclesiastici ampliarono la costruzione e la arricchirono di opere d’arte, ma rimase di modeste dimensioni. Assecondando le rinnovate esigenze della popolazione, nel 1606 i Giurati e le nobili famiglie decisero di costruire ex novo un Duomo. Imponenti modifiche risalgono al 1614, grazie alla generosità del canonico Muscia. All’interno custodisce opere pregiate, fra cui una tela raffigurante il Miracolo di Sant’Isidoro Agricola, firmata da Matthias Stomer nel 1641, che Sgarbi volle all’Expo di Milano. Il fonte battesimale è della scuola di Gagini, in sagrestia altre tele di scuola fiamminga, arredi sacri e argenti. Possiede una piccola collezione privata di tele di scuola fiamminga attribuite a Jan Van Houbraken. Rappresentano i cinque sensi: la Vista raffigurata da una giovane donna che si trucca di fronte ad uno specchio, mentre un giovane nella penombra le porge dei profumi; l’Udito simboleggiato da una giovane suonatrice di spinetta accompagnata da un flautista; il Gusto, con un oste che mesce il vino ad un giovane cavaliere: L’Olfatto, un giovane che annusa un melone mentre il venditore, con un coltello in mano, attende il suo giudizio; e il Tatto realizzato con una scena popolare: un cieco incerto stringe nervoso un ragazzo vestito di cenci, che atterrito cerca di sfuggirgli. Una pittura su tavola di Simone de Wobreck del 1582, è ispirata allo Spasimo di Sicilia di Raffaello.

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Corso Umberto, 94, 90012 Caccamo PA, Italia

I ceri accesi lungo la scalinata per celebrare San Giuseppe

Il 19 marzo i ceri accesi illuminano i gradini che dall’altare maggiore salgono fino all’abside. È la tradizionale ‘a scalunata che nella chiesa dell’Annunziata rievoca l’offerta votiva a San Giuseppe. Edificata probabilmente tra la fine del ‘300 e l’inizio del ‘400, la chiesa fu ampliata nel 1643, la cupola ottagonale (affrescata nel 1952 da Gianbecchina)risale al 1762. Già nel 1507, secondo fonti documentali, si parlava della Compagnia dell’Annunziata, una fra le più prestigiose e attive delle tante Confraternite di Caccamo, al cui finanziamento si devono molte delle opere all’interno della chiesa e il vicino Oratorio. L’altare maggiore è arricchito da stucchi di Bartolomeo Sanseverino, il grande dipinto raffigurante l’Annunciazione è di Guglielmo Borremans. Il fonte battesimale in pietra risalente al 1562 reca lo stemma della famiglia Henriquez-Cabrera, una tela raffigurante Santa Rosalia è attribuita a Vincenzo La Barbera. Fra le opere di autori moderni i quattro medaglioni in gesso di Filippo Sgarlata.

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Via Padre Pio da Pietrelcina, 5, 90020 Castellana Sicula PA, Italia

Oggetti curiosi, animali impagliati e un ipogeo da scoprire

Un’anfora africana, una fuseruola, un anello digitale, un catino invetriato, un filtro vinario, una lucerna africana, una tigre imbalsamata: sono questi i “pezzi” più curiosi custoditi dal Museo Civico che ingloba al suo interno, unico nel suo genere, un ipogeo interamente scavato nella roccia, parte di una necropoli paleocristiana testimone di insediamenti abitativi già nel IV secolo. Sono presenti una sezione etnoantropologica con una piccola raccolta di oggetti e strumenti di lavoro, testimonianze della locale cultura contadina, unita a una singolare raccolta di animali impagliati e in formalina; e una sezione archeologica, in cui sono esposti reperti rinvenuti nell’area di Muratore e Zara di età romana e bizantina e manufatti provenienti da tutto il Mediterraneo.

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Piazza S. Francesco di Paola, 1, 90020 Castellana Sicula PA, Italia

L’ex chiesa trecentesca con una tela dello “Zoppo”

Ampliata nel 1799 su un preesistente edificio del 1300, fu ristrutturata e arricchita negli anni ‘60 da un mosaico nella parete nord e nuovamente nel 2019 per tornare al prospetto originale. La chiesa a una sola navata custodisce nel presbiterio un quadro di sant’Antonio Abate attribuito allo “Zoppo” di Gangi (XVI secolo) e un tabernacolo di legno intarsiato del 1863 mentre negli altari laterali sono collocate diverse statue lignee del XVII e XVIII secolo, tra cui quella di San Giuseppe probabilmente del famoso scultore Girolamo Bagnasco.

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Via Pergola, 12, 90020 Castellana Sicula PA, Italia

La chiesa dalla strana forma di un’ardita capanna

Di stile profondamente innovativo, il nuovo edificio completato nei primi anni ‘70 vanta la particolarità di un’ardita architettura a forma di capanna. Sotto la volta in legno risaltano otto pannelli affrescati con scene del Vangelo di Emanuele Cappello, pittore di origini ragusane.

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Unnamed Road, 90020, 90020 Castellana Sicula PA, Italia

L’antico mulino ad acqua restaurato con amore

Siamo all’interno di un vero mulino ad acqua che è stato abbandonato (come tanti altri) nella prima metà del ‘900, ma che un architetto, Lia Sunseri, ha restaurato con amore. Oggi il mulino Petrolito è la testimonianza reale di un antico sistema idraulico a ruota orizzontale e si inserisce in un progetto comunitario di recupero e salvaguardia: ne esistono pochissimi, due in Sicilia, qualcuno in Spagna e a Creta. Il sistema che sta alla base del funzionamento del mulino idraulico è molto semplice e si basa sulla “noria”, ruota verticale semimmersa nel fiume con alcuni contenitori. È proprio attraverso il sistema ruota-contenitore che si ottiene la trasformazione del moto lineare dell’acqua in quello circolare della ruota che portando in alto il contenitore faceva si che, raggiunto l’apice, l’acqua rimasta nel contenitore cadesse e fosse raccolta da un canale. Questo semplice principio  porto alla realizzazione della ruota idraulica che fu utilizzata per convertire l’energia idraulica in quella meccanica da utilizzare per scopi diversi. La visita al mulino è una vera esperienza, e si sviluppa su due livelli: quello inferiore, coperto da una volta a botte, in conci di pietra squadrata, che conteneva la ruota idraulica; e un livello superiore articolato in diversi spazi con destinazioni d’uso differenti.  All’ingresso c’era il ricovero degli animali da soma e una zona per il riposo dei contadini.

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Piazza Chiesa Madre, 8, 98030 Castelmola ME, Italia

Il duomo di San Nicola di Bari è nel cuore di Castelmola

E’ il più importante luogo di culto che è possibile ammirare nella cittadina, una splendida struttura monumentale che si trova nel cuore del centro storico. L’edificio, che è conosciuto anche col nome di Chiesa Madre di Castelmola, riesce a mescolarsi perfettamente nello stile architettonico del luogo, presentando diversi tratti dell’architettura medievale sebbene l’attuale costruzione sia decisamente più recente. Architettonicamente è una vera e propria commistione di stili differenti: dal romanico al gotico, dall’arabo al normanno, al barocco dei rivestimenti degli altari e delle sculture. Soltanto nel dopoguerra è stato restaurato e presenta una facciata moderna. Celebrazione liturgica domenica 5 settembre alle 18.30

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Piazza Lanuvio, Centuripe, EN, Italia

Le pitture rupestri in dialogo con i maestri del ‘900

Un’occasione unica per visitare il sito archeologico di Riparo Cassataro, unico nel suo genere nella Sicilia sud-orientale, e mai stato aperto al pubblico perché di proprietà privata. Ma durante i Borghi dei Tesori sarà finalmente visitabile, come l’area archeologica, e sarà restituito al museo un importante reperto come la Testa di Augusto. Ad inizio luglio è stato anche inaugurato un nuovo spazio espositivo, nel chiostro di un ex-convento agostiniano: l’Antiquarium ospita la mostra “Segni” a cura di Simona Bartolena, dedicata alle tecniche di incisione e grafica attraverso una selezione di 85 opere a cavallo tra Ottocento e Novecento. Da Cézanne a Picasso, da Kandinskij a Miró, da Vedova e Fontana a Matisse, i maestri europei dialogheranno proprio con le straordinarie e pressoché sconosciute pitture rupestri di Riparo Cassataro.

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Via San Giuseppe, 7, 94010 Centuripe EN, Italia

La chiesa barocca dedicata alle sante Agata e Rosalia

L’interno della chiesa, del 1730, è in stile barocco, ha una sola navata e non ha un abside. Appena entrati, subito dopo il portone d’ingresso, si trovava un coro in legno sorretto da quattro colonne, con sopra un organo a canne, recentemente restaurato e portato in chiesa Madre; e due statue in stucco che rappresentano i Santi Pietro e Paolo. L’ altare molto ricco, presenta colonne tortili, putti e vari affreschi, una tela che rappresenta la Sacra Famiglia con San Vito e San Filippo di Agira e nella decorazione superiore in altorilievo (in stucco) è rappresentata Sant’ Agata. Più avanti, sempre sulla destra, l’altra tela raffigurante la parabola “del ricco e Lazzaro”, con putti  laterali. Ai lati dell’altare principale ci sono altre due tele: quella di San Gaetano con il Bambino in braccio e quello di San Francesco da Paola. Sulla volta, un affresco raffigura il Dio Creatore. Entrando alla sinistra della navata c’è un altare con colonne tortili, putti e decorazioni in stucco e una tela raffigurante San Michele Arcangelo. Sopra questa tela, in altorilievo, una rappresentazione di Santa Rosalia con due putti laterali. Su questo stesso lato merita particolare attenzione “la Confraternita”, una panchina con spalliera lavorata in stile barocco, che prende questo nome, per l’appunto, dai confratelli che vi sedevano nelle riunioni parrocchiali. Il pavimento in pietra bianca è quello originario, uno dei pochi rimasti in Sicilia.

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Via SS. Crocifisso, 1 94010 Centuripe EN Italia

La nuova vita in tremila reperti

Il Museo archeologico regionale di Centuripe espone la maggiore collezione di reperti archeologici della romanità nella Sicilia interna, ed è posto nei pressi del tempio degli Augustali e di altre aree archeologiche. Dipende dal Polo Regionale di Piazza Armerina, Aidone ed Enna della Soprintendenza ai beni culturali e ambientali di Enna. Il Museo presenta la storia della città dai tempi remoti alla sua distruzione con circa 3000 reperti. Il nuovo allestimento si arricchisce dei materiali provenienti dagli scavi più recenti ed anche di molti reperti provenienti da vecchi scavi, prima non esposti per motivi di spazio.

Dal 28 agosto farà ritorno al Museo, la “Testa di Ottaviano Augusto”: si tratta di un manufatto di periodo romano rinvenuto nel 1938 durante una campagna di scavo a Centuripe. Dove non esistevano né un museo né un antiquarium comunale, quindi la testa venne trasferita al museo Paolo Orsi, a Siracusa, tra le proteste spontanee degli abitanti di Centuripe che arrivarono perfino a bloccare le strade di accesso al borgo.  La testa di Ottaviano Augusto, insieme a quelle di due drusi, è stata esposta a lungo nella vecchia sede della soprintendenza a Siracusa, ma non troverà mai un posto al Paolo Orsi. Nei primi anni 2000 è volata a Berlino, per una mostra dedicata alla Sicilia (Sizilien), quindi alle Scuderie del Quirinale a Roma e al Gran Palais a Parigi. Nel 2011 finalmente  Centuripe ottiene il rientro, ma in prestito per soli tre mesi, che comunque bastano per far giungere 15 mila visitatori al museo. Dal 28 agosto tornerà definitivamente a casa.

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