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La storia di nobili famiglie e le statue dei “vicchitti”

La sua edificazione si perde nella notte dei tempi. La chiesa di Sant’Antonio è legata a due fattori: l’arrivo a Prizzi dei cistercensi e la cristianizzazione dei Bonello, nobile famiglia normanna conosciuta soprattutto per Matteo, signore di Caccamo.
Basta osservare il campanile per cogliere uno del leitmotiv di questo borgo: la forte presenza della dominazione araba. Il campanile di Sant’Antonio era in origine (come accade spesso da queste parti) una delle tre torri di avvistamento e conserva la cupola con richiami arabi. Nella storia di questa chiesa entra un’altra nobile e antica famiglia, quella dei Villaraut che si dice donarono il gruppo marmoreo della Madonna con Gesù Bambino (per tutti l’Annunziata), di scuola gaginiana. Dobbiamo immaginare quest’opera d’arte con colori brillanti, come quello del manto e delle stelle, di cui ora rimane solo qualche traccia. Inalterato, comunque, è lo splendore. Un altro gioiello è il gruppo ligneo dell’Altare della Vergine dell’Idria, che raffigura la Madonna con il Bambino. Ai lati, i “vicchitti”, come vengono affettuosamente chiamate le statue dei due monaci basiliani, che si reggono con il bastone e hanno un profondo e antico sguardo a cui è impossibile rimanere indifferenti.

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