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Abstract


Storie di re e di alchimisti sulla rocca ricca di ogni bene

Con le imponenti mura merlate, domina Montalbano, che gli è cresciuta nel tempo attorno. “Rocca assai aspra a salirvi e scendervi ma ricca di ogni bene”, la descrive il geografo arabo Idrisi. Come molti monumenti siciliani la sua storia è stratificata dai vari popoli e dominatori che vi sono passati: su preesistenti costruzioni bizantine e arabe sorge prima un fortilizio normanno poi un palazzo svevo-aragonese. Quando la colonia lombarda si ribella a Federico II, il castello, abbarbicato alla roccia, viene distrutto e poi ricostruito dall’imperatore. Il re aragonese Federico III lo sceglie come residenza. Vi soggiorna d’estate per curare la gotta con le acque locali su consiglio di Arnaldo da Villanova, figura di primo piano del sapere medievale europeo, originale al punto da rischiare il rogo dell’Inquisizione. Filosofo, medico, alchimista con fama di mago, morì in mare mentre stava raggiungendo Genova. I suoi libri furono bruciati dall’Inquisizione. La sua tomba è ospitata nella cappella del castello e fu ritrovata soltanto nel 1969. Le mura sono caratterizzate da diciotto grandi finestre aperte sopra le feritoie sveve che testimoniano il mutare del suo utilizzo. Nell’ampio interno, si può immaginare la vita del castello anche attraverso una parata di antiche armi bianche, costumi e strumenti musicali d’epoca. E fantasticare di un tesoro sepolto dai templari.

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