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Abstract


Un artista per caso che espone a Parigi e Berlino

A Graniti viene ancora oggi ricordato come “quello che fa i pupi”, ma le sue opere sono al Musée d’art moderne di Parigi, alla Kunst Galerie di Berlino e al Museo internazionale della ceramica di Faenza. A lui, Peppino Mazzullo, scultore di fama internazionale scomparso nel 1988, il suo paese natale ha dedicato un museo, nella villa comunale. Peppino fin da piccolo coltivò la passione per il disegno, la lavorazione della pietra e dell’argilla. Il suo gioco preferito era recuperare massi sul greto dei torrenti oppure tronchi di legno ormai abbattuti, e trasformarli in sculture. Il destino di Peppino Mazzullo venne segnato da un grave incidente, che da giovane gli stravolge la vita: una frattura irrecuperabile alla clavicola lo sottrae al destino di muratore e lo catapulta all’Accademia di Belle Arti di Perugia, dove entra in contatto con la scultura del Quattrocento e le ultime tendenze dell’arte contemporanea.  Tra il ‘49 e il ‘50 si aggrega alla cerchia di artisti, nata su impulso di Guttuso, che si ritrovano a Scilla, sul lato calabrese dello Stretto. Della sua Sicilia Mazzullo porterà per sempre con sé due elementi: i pupi siciliani, scoperti a Taormina, e il torrente Petrolo, la cui pietre lavorate gli indicarono tante strade espressive. All’interno del museo, è possibile ammirare diverse opere di Mazzullo.

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