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Le Sacre Spine e il miracolo del vento

Nel Medioevo fra i gran signori andava di moda partecipare alle Crociate e anche il conte Ruggero d’Altavilla si imbarcò alla volta della Terrasanta. Quando tornò in Sicilia, con sé portava quattro spine che, a quel che si diceva, provenivano dalla corona di Cristo. Queste reliquie preziosissime furono donate alla cattedrale di Cefalù ma in seguito sottratte da Francesco Ventimiglia, signore di Gratteri, che le portò nel suo paese. Da subito furono oggetto d’appassionato culto e ancora oggi si celebrano in maggio, ricordando il miracolo del vento: due ladri, che avevano tentato di rubarle, furono immobilizzati da un vento impetuoso che impedì loro di portarle via. Le spine, racchiuse in un raffinato reliquario d’argento, sono il più prezioso tesoro della Chiesa Madre che si staglia sulla piazza principale. Il grande edificio risale all’Ottocento, quando fu costruito per venire incontro alle esigenze di una sempre più numerosa popolazione. Secondo la tradizione, per realizzarlo si utilizzarono le pietre del castello già largamente diruto. Al suo interno, via via, vennero raccolte opere d’arte, anche provenienti da altre chiese, come ad esempio l’altare in marmo che i Ventimiglia avevano fatto realizzare nel 1648 e collocare nella loro cappella privata nella Madrice Vecchia, per sistemarvi il reliquiario delle Sacre Spine. Altre chicche sono il fonte battesimale del Quattrocento, il ciborio di scuola gaginiana nella cappella del Sacaramento, il presepe settecentesco in legno e terracotta e il coro ligneo intagliato, del 1769. 

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