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Abstract


Una straordinaria Ultima cena tra centinaia di animaletti 

Sembra che a Pasqua, per l’equinozio di primavera, la luce illumini Gesù e gli apostoli nella macchina scenica costruita in fondo alla navata destra. Lo splendido altare marmoreo del Santissimo Sacramento, recentemente attribuito a Jacopo del Duca, brillante allievo di Michelangelo, contiene l’Ultima cena in una vera e propria stanza sopraelevata. Originale composizione che richiede attenzione per i particolari: una miriade di piccoli animali abita le colonne: uccelli che beccano chicchi di uva, lumache, tartarughe, topi e scoiattoli. Tra dorature e luce soffusa, si vede la scritta “Ecce panis angelo rum factus cibus viatorum”, ecco il pane degli angeli fatto cibo per i viandanti. La chiesa risale al XIV secolo ma è stata più volte in seguito modificata. L’ingresso, sulla facciata laterale di sinistra, conserva un portale tardogotico. L’interno è ampio, con tre navate divise da pilastri. Tra le opere contenute nella chiesa, dedicata al patrono San Giorgio, una Madonna della Consolazione e una Madonna della Candelora di scuola del Gagini. In alto un polittico di Antonello de Saliba, il nipote di Antonello da Messina che raffigura una Madonna con bambino, Cristo risorto e santi, tra cui il patrono San Giorgio e Sant’Agata. A destra della Chiesa Madre sorge l’Oratorio del Santissimo Sacramento a pinta ottagonale del 1648 decorato con pregevoli stucchi. 

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