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Abstract


La chiesa benedetta dal Papa nata dalle donazioni dei notabili

Nel 1611, la prima pietra del complesso conventuale dei Frati Minori Osservanti Riformati (con la chiesa di Santa Maria di Gesù), venne portata a Roma, da Papa Paolo V. Il Pontefice benedisse la pietra (non un blocco di cemento, per la verità, bensì una lastra di marmo con intagliate le armi del papa stesso, un’aquila e un dragone), e la rimandò indietro. Quando giunse a destinazione, la lastra venne collocata con tanto di cerimonia commossa, sul prospetto del convento, a perenne ricordo del favore pontificio. Tutto questo impegno (non era proprio un viaggio breve, nel Seicento, quello fra Collesano e Roma) era giustificato perché la costruzione di un altro convento a Collesano non era visto di buon occhio dai Cappuccini. I frati, che già risiedevano nel borgo, si erano opposti all’iniziativa dei colleghi temendo che potesse influire sulla quantità di elemosine percepite. Si erano rivolti prima all’arcivescovo di Cefalù e poi, non ottenendo soddisfazione, al Papa. Evidentemente, però, non ce la fecero, il convento degli Osservanti si fece, e trovò vari benefattori, a partire dalla stessa signora di Collesano, Maria Aragona, moglie di Francesco Moncada. Per non essere da meno, i notabili collesanesi si tassarono per realizzare il chiostro (i loro stemmi e nomi sono incisi nelle colonne), mentre i devotissimi genitori del sacerdote Giuseppe Minciaccio finanziarono la realizzazione di un dipinto della Porziuncola, affindandola al pittore di Piazza Armerina Gaspare Buzzata. Nel 1625 venne sistemato sull’altare maggiore. Alla sua sinistra, in una cappella affrescata, dieci anni dopo con una solennissima cerimonia venne appeso un sofferente Crocifisso scolpito da Frate Umile da Petralia, portato in chiesa con affollata processione. L’accesa devozione dei fedeli indusse i Giurati del tempo a proclamare il SS. Crocifisso di S. Maria di Gesù compatrono della città (e ancora oggi si celebra il 14 settembre).

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