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Il santo taumaturgo e la traslazione “abusiva” delle reliquie

Nella valle del fiume Fitalia, legata ad una tradizione di pellegrinaggi risalente ad età classica, esiste ancora oggi l’uso di andare alla scoperta di itinerari incantevoli e poco battuti, immersi nel verde e percorribili a passo lento con l’obiettivo di raggiungere una meta, in questo caso il Santuario di San Calogero, legato alla venerazione del nero evangelizzatore della Sicilia. Qui nel Santuario si conservano fede e modi, espressioni, reliquie, simulacri, si fa festa, si assiste all’arrivo di decine di migliaia di pellegrini. Il Santuario, inaugurato nel 1901, è di linee nette ed è dedicato al culto del santo taumaturgo. San Calogero, però sorge al posto di una precedente chiesa non più esistente. I committenti pensarono, inizialmente, di edificare un santuario con pianta a croce latina, molto ampia: per problemi di spazio, però, si pensò di chiudere il primo braccio ad abside. L’interno, oggi, è ad unica navata ed ospita lateralmente statue e pitture degli inizi del XX secolo. In una nicchia, ricavata nel muro dell’abside, è intronizzata una secentesca statua di San Calogero, che viene condotta in processione durante la festività dedicata al santo. Sull’arrivo delle reliquie di San Calogero a San Salvatore di Fitalia si hanno poche notizie scritte, la storia è tramandata oralmente. Pare che nei primi decenni del XVIII, la traslazione delle reliquie da Fragalà avvenne senza documento scritto e il popolo di San Salvatore di Fitalia credette bene di non restituirla.

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