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Abstract


Dall’abete delle Madonie ai giocattoli d’epoca e ai reperti archeologici
Il seicentesco Convento dei Gesuiti ospita i tesori di Polizzi: siano essi naturali come l’Abies nebrodensis o abete delle Madonie, assolutamente da proteggere e salvare; sia le collezioni di giocattoli d’epoca e i reperti archeologici. Entrare nel Palazzo della Cultura di Polizzi vuol dire fare un’immersione a 360 gradi nella tradizione del borgo e nei suoi tesori più autentici. A partire proprio dall’Abete delle Madonie, un tempo molto diffuso nelle montagne della catena settentrionale sicula, specie endemica, che veniva considerata estinta già agli albori del 1900. Fondamentale per la salvaguardia di questa specie è stata l’opera del naturalista Domenico Lanza che si impegnò nella ricerca e nella salvaguardia degli ultimi esemplari dispersi tra i faggi del bosco di Polizzi Generosa, facendoli recintare dalle guardie forestali. Sempre nel palazzo, la collezione di giocattoli della pittrice Francesca di Carpinello. Riprodotti in miniatura, interni di case contadine con mobili e accessori tipicamente ottocenteschi, come i lettini delle testate in ferro battuto, le sedie in paglia e in legno policromo, porta bacinelle con la brocca, le cucine con stoviglie di terracotta, i tipici (lemmi) con chiazze verdi ecc. A queste minuziose ricostruzioni che riproducono in chiave locale, le cassette delle bambole, si uniscono, in forma di giocattolo, altri oggetti di uso quotidiano abitudinari nelle case paesane di un tempo come i forni per il pane, le pile di legno per il bucato o i bracieri di ramo con la cupoletta rotonda formato da strisce di legno, la cosiddetta “cubba”. Di particolare interesse i cavallini di cartapesta, le gabbie per uccelli in legno intarsiato. Un altro particolare del museo sono dei quaderni, mai visti finora nei musei scolastici, dei paesi stranieri, tra i quali spiccano per la loro originalità e la loro bellezza quelli indiani ispirati tutti alle divinità delle religioni indù o quelli giapponesi che riflettono l’amore per la natura. L’ultima collezione, ma di certo non per importanza, è quella dei reperti archeologici della necropoli greco- ellenistica venuta alla luce in contrada San Pietro. E i resti di cinquanta sepolture databili dal II sec a IV secolo avanti Cristo.

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