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9 Salita Castello

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Abstract


La candida chiesa del castello e la cella dove il vescovo morì di fame

Con la sua semplice, candida architettura e la mossa facciata, questa piccola chiesa risale al XIV secolo, quando i baroni Ventimiglia la fecero costruire come loro cappella, in uno spazio adiacente al castello. La posizione è notevole, da qui infatti è possibile osservare da un lato la costa e il profondo strapiombo che rendeva inespugnabile il castello, dall’altro il paese e la Grotta Grattara che, verosimilmente, ha dato nome al borgo. Le tombe di due dei Ventimiglia – Maria Filangeri (moglie di Lorenzo Ventimiglia) e il nipote Gaetano Ventimiglia, principe di Belmonte – sono proprio nella chiesa, che custodisce altresì un gran numero di dipinti e sculture delle più diverse epoche, fra cui spicca la statua della Madonna del Rosario, un’opera cinquecentesca della scuola dei Gagini. Sei campane di diversa grandezza (la più antica datata 1390) si trovano nella torre campanaria, che si innalza un po’ discosta dalla chiesa, nell’area del castello. Di quest’ultimo, già inespugnabile rocca normanna, poco rimane: a partire dal 1820 fu quasi del tutto demolito. Si riconoscono le feritoie delle vecchie carceri in cui, nel Trecento, il barone Francesco Ventimiglia rinchiuse il vescovo di Cefalù Nicolò de Burrellis, lasciandolo morire di fame, e le tre porte d’accesso. 

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