Votazioni
In evidenza/Non in evidenza
Gestita/Non Gestita
PORTOPALO-Faro-di-Cozzo-Spadaro.jpg
Faro Cozzo Spadaro, SP21, 96010 Portopalo di capo Passero SR, Italia

Il presidio della Marina Militare e il panorama-spettacolo sul mare

Apre straordinariamente al pubblico questo faro ancora attivo della Marina Militare. È un faro d’altura, 83 metri sul livello del mare, alto 36 metri e con una lanterna girevole che si proietta per ben 36 miglia marine, circa 66 chilometri terrestri. Simile a un faro francese, di struttura a prisma ottagonale, candido nella sua pietra bianchissima che si dice fu estratta dalle cave di Marzamemi. Tanto importante da essere presente anche sullo stemma del Comune. Prende questo nome, secondo una leggenda popolare, da un certo Spadaro, un residente che armato di falce combatté contro le incursioni dei pirati libici che assaltarono la costa di Portopalo di Capo Passero perdendo la vita. È entrato in funzione nel 1864 e con i suoi 3 lampi ogni 15 secondi guida le navi emanando una luce che irradia i mari fino a 36 miglia dalla terraferma. A partire dal 1919 venne installata la Stazione Meteorologica di Cozzo Spadaro alle pendici del faro, inizialmente per la sola rilevazione pluviometrica e poi, dal 1929 anche termometrica, tra i principali fornitori di dati climatologici sia per il Servizio meteorologico dell’Aeronautica Militare che per l’Organizzazione meteorologica mondiale. Un tempo veniva alimentato a petrolio. Oggi, complici anche gli sviluppi tecnologici, basta solo una lampadina da 1000 watt che, tramite un ingegnoso sistema di lenti, permette l’illuminazione. Una scala elicoidale di 165 gradini porta fino alla terrazza sommitale, da cui è possibile ammirare un fantastico panorama. A raccontarlo, sarà Giovanni Lupo, guardiano del faro e di altri fari siciliani di cui è custode di aneddoti e di storia.

PORTOPALO-Vasche-del-garum.jpg
piazza dei due mari, 96010 Portopalo di Capo Passero SR, Italia

Nei luoghi dove si preparava il condimento degli antichi Romani

Alcuni sostengono fosse simile alla pasta d’acciughe, altri al liquido della salamoia delle acciughe sotto sale. Di sicuro era una salsa a base di pesce, preziosa e oggetto di floridi commerci, ma nessuno conosce esattamente la ricetta. Gli antichi Romani la aggiungevano come condimento a molti primi piatti e secondi piatti. Un’ipotesi è che la parola derivi dal nome greco garos o garon (γάρον), che era il nome del pesce i cui intestini venivano usati originariamente nella produzione dei condimenti. Ecco quindi la visita alle vasche che svelano alcuni misteri della preparazione del garum, che funzionò tra il V secolo avanti Cristo al V dopo Cristo. Al lavoro sul sito archeologico c’è un’équipe di studiosi italo-spagnoli (IBAM Cnr di Catania e UCA Università spagnola di Cadice) che provengono dall’Andalusia dove si trovano analoghe vasche, dall’insolita conformazione rotonda. Portopalo e Baelo Claudia (il sito dell’Andalusia) sono gli unici due siti nel Mediterraneo in cui si trovano vasche di lavorazione simili, sia circolari sia rettangolari.

PORTOPALO-KM3NeT_ARCA_.jpg
96010 Portopalo di Capo Passero SR, Italia

Il più grande telescopio sottomarino del mondo per studiare i misteri dei neutrini

La sigla è KM3NeT ed è una delle più grandi infrastrutture di ricerca scientifica cablate sottomarine realizzate nel mondo. Obiettivo: un gigantesco telescopio per dare la caccia ai neutrini, le particelle cosmiche più sfuggenti e misteriose.I visitatori potranno scoprire con questa visita, guidata dai ricercatori dell’Istituto nazionale di fisica nucleare, come si studiano i segreti dell’universo a partire dal mare.
Perché in acqua? Perché vista la loro neutralità elettrica, i neutrini interagiscono con la materia raramente: da qui la necessità di costruire rilevatori giganteschi, che siano schermati da tutti i rumori di fondo, come i raggi cosmici, le radiazioni provenienti dal sole e molti altri tipi di radiazioni e rumori. Di conseguenza i telescopi sono solitamente posizionati in fondo al mare o in miniere non più in uso o sotto a molti chilometri cubi di roccia (come quelli dentro il Gran Sasso).
Ecco quindi la stazione di Capo Passero, uno dei due nodi importanti di questa infrastruttura di ricerca in fase di costruzione nel Mediterraneo, a una profondità di 3500 metri. Il secondo si trova in Francia, a quaranta chilometri a Sud di Tolone e a una profondità di 2500 metri. Le strutture sono equipaggiate con sensori ottici che rivelano la cosiddetta “luce Cherenkov”, generata delle particelle secondarie prodotte nelle interazioni dei neutrini con l’acqua.

PRIZZI-Cavallo-Valle-del-Sosio-(1).jpg
Contrada Torre Sosio, 90036 Prizzi PA

In sella nella Valle del Sosio, per esperti e principianti

Visitare un’autentica azienda agricola, ascoltare il racconto dei prodotti e delle coltivazioni legate alle diverse stagioni, scoprire come aiutare e sostenere le piantine più deboli … Lontani dalla vita frenetica delle metropoli, è facile assaporare ogni attimo in un ambiente verde dove il tempo scorre tranquillo. Sui monti Sicani l’azienda agricola Traina, nell’Alta Valle del Sosio, alleva da oltre trent’anni cavalli di razza Franches Montagnes (conosciuti anche come Freiberger, originari dei rilievi del Giura, in Svizzera) e docili pony Connemara, molto adatti ai bambini. Sarà possibile montare in sella (anche per la prima volta, sarà un vero battesimo per tanti “cittadini”), seguendo un percorso adatto a tutti all’interno della Valle. E per i cavalieri “rodati” ecco anche i volteggi! E alla fine della passeggiata, sarà spiegato anche come preparare i cavalli per il riposo nelle stalle.

SAN-MAURO-Gole-di-Tiberio.jpg
SP60, 90010 San Mauro Castelverde PA, Italia

Tra rapaci e pareti scoscese alla ricerca del tesoro dei briganti

Gli uccelli qui depongono ancora le uova indisturbati, e si scoprono per caso fossili di 120 milioni di anni: le Gole di Tiberio saranno difficili da dimenticare. Una volta arrivati qui – scendendo una scalinata di 400 gradini – ci si perderà nel Geopark riconosciuto dall’Unesco, seguendo un percorso di circa 400 metri, tra pareti di roccia che risalgono al Triassico superiore, scavate dal fiume Pollina. L’escursione di Madonie Outdoor Asd, dura circa 2 ore, e prevede la traversata in gommone del geosito e una passeggiata lungo il fiume Pollina fino ai laghetti dove è possibile anche fare il bagno. Vi indicheranno anche un masso al centro del percorso, un tempo passaggio segreto di briganti e ricercati che abitavano le numerose grotte della zona: anzi leggenda vuole che in una delle grotte (inaccessibile e lontana) sia stato nascosto un tesoro accumulato da rapine e sequestri di nobili e i baroni. Il tesoro è però sotto l’incantesimo della “truatura”, cioè richiede la morte di un uomo in cambio della sua fortuna … Nel frattempo meglio godersi questo sito straordinario e fuori dal tempo.

COME RAGGIUNGERE LE GOLE: uscita A 20 Castelbuono (Pa) o Tusa (Me), seguire direzione per Finale di Pollina in entrambi i casi; superato il paese (per chi arriva da Castelbuono) o prima del paese (per chi arriva da Tusa) immettersi sulla SP 52 per San Mauro Castelverde (Pa), a 8 km (bivio Borrello) a destra e proseguire sulla SP 60 per 1,5 km fino al bivio Tiberio, qui sempre a destra percorrere la stradina (prima asfaltata e poi sterrata) per circa 1 km fino all’inizio del sentiero (individuabile grazie alla presenza di capannine segnaletiche) . La scalinata di 400 gradini porta direttamente alle Gole. Per evitare la scalinata lasciare la macchina presso l’area attrezzata La Rocca e percorrere il sentiero all’interno dell’area molto più agevole o in alternativa utilizzare il servizio navetta sia in discesa che in salita.

San-Mauro-zipline-2.jpg
Cortile S. Giacomo, 10, 90010 San Mauro Castelverde PA, Italia

Sulla carrucola a cento all’ora sospesi nel vuoto

Volare a cento chilometri orari tra le valli delle Madonie. Un minuto e mezzo di pura adrenalina sospesi nel vuoto a trecento metri d’altezza. Sono emozioni forti quelle che promette la prima zipline siciliana, un cavo lungo 1650 metri che fa di San Mauro Castelverde il borgo delle esperienze estreme. Si spicca il volo da una postazione installata vicino all’ex convento dei Benedettini per “atterrare” lungo la strada provinciale che dal centro abitato conduce alla frazione di Borrello. Si è appesi a una teleferica d’acciaio alla quale ci si aggancia su una carrucola fornita di un dispositivo frenante magnetico. Si possono scegliere tre modalità di volo: quella classica a pancia in giù, quella da seduti, aggrappati alla carrucola e, infine, un sistema dedicato ai disabili.

Età minima 12 anni, peso minimo kg 40, peso massimo kg 120. In coppia peso massimo 140

CACCAMO_SPasseggiata-Medievale.jpg
Via Amilcare, 13, 90012 Caccamo PA, Italia

 I vicoli dove si respira la storia e il museo medievale

I quartieri più antichi portano memoria della fondazione cartaginese e della dominazione araba: Rabbato (sobborgo), Inzana (sorgente circondata da mura), Favara (sorgente) e soprattutto Terravecchia. Ma è la conquista normanna e la costruzione del castello a determinare poi la storia di Caccamo, che nel Medioevo diventa grande. Qui tutto odora di Medioevo: l’impianto urbanistico, la struttura viaria duecentesca, le manifestazioni in costume d’epoca che hanno attraversato i secoli. Ecco quindi una passeggiata medievale tra i vicoli del paese, che comprende anche la suggestiva discesa lungo la scalinata che costeggia la torre campanaria; e una sosta in via Amilcare dove si visiterà un piccolo museo dedicato proprio al Medioevo e agli antichi mestieri. La passeggiata si chiuderà con la visita al museo medievale.

CONTESSA-ENETALLINA-laboratorio-di-Icone-2.jpg
Via Municipio, 45, 90030 Contessa Entellina PA, Italia

Come in un monastero bizantino tra le foglie d’oro e la tempera all’uovo

Ha cominciato due anni fa, a soli ventidue anni, a Roma, a scuola della celebre iconografa Maria Galie. Adesso Vincenzo Bruno ha intrapreso una strada personale per la realizzazione delle sue icone bizantine, che realizza con la tecnica della tempera all’uovo su legno. Arte antichissima, che fa la sua comparsa nelle catacombe cristiane, ma assume una sua fisionomia intorno al V secolo. Il suo laboratorio è nel cuore di Contessa Entellina, borgo arbëreshë che custodisce con grande cura la fede cristiana di tradizione orientale (rito bizantino-greco) ed è parte dell’Eparchia di Piana degli Albanesi. Attraversato un cortile e un dedalo di vicoli, si giunge a questo piccolo scrigno: il suo laboratorio con i colori e i pennelli, e una sala dove sono esposte le opere compiute. Se l’arte occidentale si è sviluppata verso la ricostruzione della tridimensionalità delle figure, i soggetti delle icone rimangono ancorati a una visione bidimensionale, sottratti alle leggi della natura e della realtà. Volti che vengono chiamati liki, ovvero volti che si trovano fuori dal tempo, volti che hanno abbandonato la dimensione terrena e sono inseriti in quella spirituale. Una vera esperienza.

CONTESSA-ENTELLINA-filatura-della-vastedda-del-belicè.jpg
Unnamed Road, 90030 Contessa Entellina PA, Italia

La filatura della vastedda del Belice: una bontà da tre generazioni

Un tour alla scoperta  dell’antico e unico formaggio di pecora a pasta filata, la Vastedda del Belicè Dop.  Nell’antico borgo rurale di Roccella, alle falde della Rocca di Entella esistono ancora dei casari che lavorano come un tempo: l’azienda Feudo Pollichino è rimasta la stessa da tre generazioni e produce ancora con saggezza e artigianalità antica,  formaggi e ricotta di pecora a “latte crudo”, oltre al più antico formaggio d’Europa, ovvero il Pecorino siciliano Dop. Si potrà così assistere alla “filatura” della Vastedda della Valle del Belicè dop e quindi assaggiarla, magari accompagnata da un vino doc – lo stesso che amavano greci e romani – della cantina Entellano Azienda agricola Colletti che da mezzo secolo coltiva filari e filari a perdita d’occhio.

CONTESSA-ENTELLINA-Lab.jpg
Via Morea, 46, 90030 Contessa Entellina PA, Italia

L’amica ape: basta conoscerla nell’organic farm

Un’esperienza veramente singolare quella proposta dal giovane Gioacchino Giallo, che permetterà di comprendere la storia e i valori di una giovane azienda, anzi una vera organic farm dove si seguono le stagioni con tranquillità, rispettando lo svolgersi della natura. Con Gioacchino ci si immergerà alla scoperta dei vini, tesori della Sicilia che sono racconti unici di esperienza e tecnica; ma anche tra le arnie visto che l’azienda raccoglie anche l’eredità di una grande tradizione apistica. Durante il tour si potranno studiare le tavole didattiche dedicate al mondo delle apei. Al termine del tour, degustazione dei vini e miele. 

giuliana-Pani-di-san-Giuseppe-4.jpg
Piazza Repubblica, 4, 90030 Giuliana PA, Italia

L’arte scenografica del pane di San Giuseppe

Una vera e propria experience alla scoperta dei mestieri più antichi, che permetterà anche di conoscere la tradizione religiosa del pane di San Giuseppe. Il tutto con l’aiuto di Franco, artigiano panificatore che, nel forno di famiglia, cuoce ancora ogni giorno pagnotte e panini. Il pane di san Giuseppe è invece squisitamente devozionale, è legato alla festa e fa parte della tradizione di moltissimi paesi siciliani. Anche a Giuliana si realizzano nelle abitazioni, i cosiddetti Altari di San Giuseppe addobbati come ex voto; l’Altare, infatti, prevedeva la preparazione di numerose pietanze, soprattutto fritture e “cusuzze”, offerte ai poveri del paese. L’altare veniva anche decorato con il pane di San Giuseppe che, con le sue complesse forme legate alla simbologia cristiana, arricchiva di significato la tavolata. Durante l’esperienza, sarà raccontata la tradizione e si potrà partecipare ad un laboratorio di panificazione . al termine, degustazione sia del pane che della “tabbisca cunzata”, altra specialità del territorio, cucinata direttamente in loco, e accompagnata da vino locale.

Giuliana-laboratorio-esperenziale-Ciciri-2-(1).jpg
Piazza Repubblica, 7, 90030 Giuliana PA, Italia

Ciciri e favi caliati… nei matrimoni di una volta

Ciciri, favi e taralli, antichi rituali e profumi hanno sapore di festa: vivere insieme l’esperienza della caliatura tradizionale, riporterà alla memoria usanze che scandivano le feste nuziali di un tempo. ‘U scacciu, infatti, era offerto agli ospiti durante la cerimonia. La sua preparazione era affidata alle donne della famiglia, mentre gli uomini si occupavano delle risorse e materiali per l’organizzazione. A Giuliana, ci si rivolgeva a donne esperte, vere e proprie specialiste nell’arte della caliatura e la velatura di taralli e tetù. Tra aneddoti, storie di famiglie locali e riti propiziatori, si ripercorreranno le antiche tradizioni giulianesi, vero e proprio collante per le famiglie dei nostri nonni. Al termine, si chiude con la degustazione dello scacciu appena fatto.

GRATTERI-Grotta-Grattara.jpg
Via Scala, 9, 90010 Gratteri PA, Italia

La grotta della Vecchia Strina a mille metri d’altezza

La scenografica grotta Grattara, con la grande apertura scandita da una possente colonna di roccia, si trova a oltre mille metri d’altezza alle falde del Pizzo Di Pilo. All’interno, un millenario sgocciolio d’acqua ha creato un cratere al cui interno spesso s’accumula acqua fresca, un piccolo laghetto a cui si arriva per una gradinata naturale, scavata da secoli di passaggi in salita e discesa. Un luogo incantevole, raggiungibile percorrendo un viottolo nel bosco, fino al piccolo massiccio denominato “lazzu di vuoi”(giaciglio dei buoi). Di lì, procedendo oltre un piccolo tratto pianeggiante, si arriva alla grotta. La passeggiata è piacevole e la destinazione non è da meno, con il verde che incornicia le rocce, la vista che s’allarga, il volo e il canto degli uccelli che, nel mini laghetto, trovano ristoro e refrigerio. Nell’ampia grotta, secondo la tradizione, vive la “Vecchia Strina” che, l’ultimo dell’anno, scende in paese cavalcando un mulo, avvolta in un lenzuolo bianco, per portare ai bambini doni e dolci, fra cui gli immancabili turtigliuna. L’usanza vuole che ancora oggi un gruppo di giovani del paese, abbigliati alla maniera tradizionale, raggiungano la grotta per prelevare “la vecchia” e l’accompagnino fino in paese con una lunga processione illuminata da fiaccole. La sfilata, festosa quanto partecipata, si conclude con un rogo, col quale si dà fuoco a una vecchia-fantoccio fra canti e balli.

PETRALIA-SOTTANA_Centrale-idroelettica-di-catarratti-foto-d_epoca.jpg
90027 Petralia Sottana PA

Dai lumini a petrolio alla luce, il racconto della comunità

Quando scendeva la sera, Petralia Sottana sembrava invasa da uno sciame di lucciole: erano i lumini a petrolio che, prima del 1908, rischiaravano il borgo. La luce arrivò appunto il 18 settembre di quell’anno. Oggi la centrale, in funzione fino al 1976 (quando la distribuzione di energia elettrica fu nazionalizzata), è un sito di archeologia industriale a tre chilometri dal paese in cui vivere un’esperienza unica: il racconto di come cambiò la vita della comunità attraverso un luogo. Attraverso il racconto di chi ha vissuto quest’avventura lunga quasi 70 anni, sarà possibile osservare tutti i macchinari intatti: una vasca di carico a 1150 metri, per una capienza di mille metri cubi d’acqua che compiono un salto idraulico di 160 metri fino a giungere all’officina elettrica vera e propria: cuore dell’impianto con la sala macchine. Una storia che racconta la vita di luoghi e ma anche di persone. Come quella dei sette operai che vi lavoravano, per esempio. Con turni di lavoro di 36 ore consecutive.

trama_tela_di_penelope_045636.jpg
Via Aluntina, 56, 98070 San Marco D'alunzio ME, Italia

Nel laboratorio che ha salvato l’arte della tessitura

Nel 1999 due ottantenni, Basilia e Angelina, erano le uniche ancora  capaci di tessere sui telai di legno, proprio come faceva, quasi tremila anni fa, Penelope, moglie di Ulisse. Per trasmettere la loro sapienza, Mariella Cutrì fonda la scuola di tessitura “L’Antico Telaio” dove le due anziane insegnano a donne più giovani tutti i segreti della lavorazione artigianale, trasmettendo loro la passione profonda che le animava. Le tele della tradizione aluntina, lavorate negli antichi telai in legno, sono preziosi tessuti di lino che si trasformano in copriletti ricamati, cuscini e paralumi, oppure “u pedi i lana” materiale morbido per ottenere tovaglie e tende o ancora l’“occhitto” con un disegno ad alveare,da cui vengono fuori copritavolo e centrini di tutte le possibili fogge.Adesso quella scuola è diventata un’impresa, che esporta in America e in Australia, ma che mantiene tutto il sapore della bottega di una volta. Un’esperienza qui, tra telai e filati, è cosa che non si dimentica.

SAN-PIERO-PATTI_Museo-antropologico-vivente.jpg
Via Carmine, 16, 98068 San Piero Patti ME, Italia

Un salto nel tempo nella storia e nei mestieri contadini

Le tradizioni sampietrine sono legate alla secolare esperienza contadina e alla storia medievale, cui viene dedicata una settimana che culmina col gran corteo storico. Ma chi vuole sapere di più sui costumi, sulla specificità culturale deve guardare alla realtà contadina, a quello che ancora oggi sopravvive di una secolare esperienza di vita e di lavoro. Girando per le campagne si trovano disseminati qua e là antiche costruzioni di pietra, costruite con le tecniche della pietra su pietra ad anelli concentrici come nell’antica cultura micenea, nei trulli pugliesi o nei nuraghi della Sardegna. Ecco quindi un allestimento che consente di conoscere tradizioni e antichi mestieri di questa terra dove la fusione della lingua con quella dei soldati stranieri che aiutarono il Conte Ruggero a scacciare gli Arabi diede vita al dialetto Gallo-Italico. La tessitura, il sapone fatto in casa, l’artigiano del canestri, il baco da seta, lo stagnino: tutti insieme in un Museo antropologico vivente.

S.STEFANO QUISQUINA Eremo della Quisquina.jpg
Unnamed Road, 92020 Santo Stefano Quisquina AG, Italia

Nell’eremo della Santuzza, assaggiando formaggi locali

Nell’Eremo della Quisquina, costruito nel ‘700 dai monaci, è stata trovata la grotta dove sembra si sia ritirata per 12 anni santa Rosalia eremita, dopo la fuga da Palermo. Il monastero si trova immerso nel verde del bosco di querce della Quisquina da dove sarà possibile godere del panorama di buona parte della Sicilia. Alla fine della visita guidata dalla Pro Loco al monastero e dopo essere entrati nella grotta dimora della santa, si scopriranno i sapori tipici locali, guidati da Quisquina Prodotti. Santo Stefano Quisquina è conosciuta come la città del formaggio, l’economia locale è infatti  basata sulla produzione casearia ed agricola. Durante la degustazione, si scopriranno alcuni formaggi prodotti dai diversi caseifici del paese: la caciotta fresca, dolcissima e saporita, un pecorino semistagionato, dal gusto chiaramente più forte e caratteristico, entrambi prodotti senza aggiunta di fermenti lattici. Senza contare altri assaggi di formaggi e prodotti di produzione locale, come miele, mandorle e vino.

Santo-Stefano-Quisquina-.png
Piazza Maddalena, Santo Stefano Quisquina AG, Italia

Fino alla chiesetta del santo con aperitivo al tramonto

Arrivare in cima e trovare una chiesetta piccina ma colma di significato: San Calogero veglia silenziosa su Santo Stefano Quisquina a 967 metri sul livello del mare, sul Pizzo che ne prende il nome, e da dove è possibile ammirare l’intera valle del Magazzolo. La stradella sterrata che si percorre per raggiungere la chiesa passa all’interno del bosco ed è stata sempre utilizzata dai fedeli: è di circa 2 chilometri, in pendenza, servono scarpe comode e una riserva d’acqua. La chiesetta risale al Cinquecento ed è stata recuperata negli anni Novanta, ospita un busto bronzeo e un altare in marmo con un bassorilievo, realizzati dallo scultore Lorenzo Reina, e due tele di Francesco Sarullo che raccontano il famoso santo nero, monaco eremita e taumaturgo. Una volta raggiunta la chiesetta si godrà di un panorama bellissimo, che abbraccia il paese e tutta la vallata, nelle giornate più terse si scorge il mare di Sciacca e perfino Pantelleria. Quassù si aspetterà il tramonto, godendo di un semplice “aperitivo con vista”.

VALLELUNGA-aula-scolastica.jpg
Via Archimede, Vallelunga Pratameno, CL, Italia

Un’aula scolastica di fine ‘800 come nelle pagine del libro Cuore

Sembra di entrare nelle pagine del libro Cuore quando si varca la soglia di quest’edificio scolastico costruito nel 1886 (proprio l’anno in cui De Amicis pubblica Cuore) in stile eclettico e in mattoni locali. Chiamato “casamento scolastico”, per cento anni è stata la sede delle elementari, vivendo le trasformazioni della società contadina, la fine della monarchia, l’avvento della Repubblica. Tante maestrine dalla penna rossa e tanti Garrone e Franti sono passati da questo edificio dove è stata ricostruita nei più piccoli dettagli, un’aula scolastica di fine Ottocento. I visitatori riceveranno nell’occasione la riproduzione fedele di una pagella monarchica con il loro nome, e sarà addirittura teatralizzata la consegna della pagella con tanto di interrogazioni. Accanto all’aula, sono state ricostruite fedelmente alcune botteghe artigiane come il barbiere, il calzolaio e il falegname. L’esperienza si svolge proprio nel museo etnografico Salvatore Lo Re, tra le ricostruzioni degli ambienti: qui sono esposti oggetti della civiltà contadina, di artigianato e una collezione di belle terracotte dello scultore Giovanni Criscione. All’esterno la bella scalinata utilizzata oggi per eventi musicali e teatrali. Nei pressi della scuola si trova l’ex mattatoio comunale, originariamente caserma della gendarmeria borbonica. 

Vallelunga-(CL)campi-coltivati.jpg
Via Perez, 72, 93010 Vallelunga Pratameno CL, Italia

Il ciclo del grano, e degustazione di pani cunsatu

Nasce nei campi, dalle spighe dorate, raccolte, lavorate: il grano, l’alimento più antico in assoluto, che da queste parti è una vera e propria religione. si tratta di borghi antichi,  agricoli, dove la vita scorre seguendo il ritmo preciso delle stagioni. La semina, il riposo invernale, il raccolto: tutto segue un percorso preciso, uguale da secoli. Un video racconterà questo viaggio e alla fine si concluderà con una degustazione del famoso “pani cunzato” che sa di terra, natura e sapori ancestrali.

Mostro 21 risultati di 40 su 337

Editor Picks

Le Vie dei Tesori
ItalianEnglishChinese (Simplified)

Send this to a friend