I tesori e gli artigiani

Botteghe, artigiani, nuovi creativi

Nascosti nei vicoli del centro o nelle ex borgate fuori dalla città antica. Negozi e botteghe artigiane che da secoli tramandano il mestiere e nuovi creativi che sono tornati a popolare i vecchi quartieri riprendendo e innovando tradizioni che sembravano scomparse. Sarti, ceramisti, cesellatori, tabaccai, erboristi, panifici, pupari, rivenditori di artigiani del cuoio, del tessuto, della carta, cioccolatieri, pupari, ultime osterie e gelaterie familiari. Sono loro il patrimonio commerciale e artigianale di Palermo. Un patrimonio che si affianca a quello monumentale e che esprime l’identità della città, che la rende diversa dalle altre, dove la sola visita è un piccolo arricchimento. Una guida in progress – presto qui i primi cento luoghi scelti liberamente da un comitato di giornalisti e operatori culturali innamorati della propria città – che è diretta tanto al cittadino quanto al visitatore, una mappa che volutamente tralascia le grandi imprese che, pur se antiche e di qualità, hanno profondamente innovato sedi e stili di vendita, per censire luoghi dove si possa fare ancora un’esperienza: per la presenza di insegne e arredi storici e artistici, per l’incontro con “tesori viventi” – vecchi e giovani – portatori di sapienze e competenze, per la possibilità di conoscere una storia attraverso un oggetto o una pietanza. Luoghi antichi e nuovi dove il tempo scorre ancora lento, scandito più dai tocchi degli scalpellini che dai rombi delle macchine. I vecchi sono gli ultimi che hanno resistito alla crisi, agli anni ciechi della guerra alle pedonalizzazioni, all’arrivo delle grandi catene. I giovani sono tornati in quella città antica che faticosamente ha trovato un nuovo respiro e una nuova vitalità.

Un tour ideale dove un palermitano porterebbe un amico per fargli conoscere i suoi luoghi “segreti”, lontano dai souvenir dozzinali e dalle esperienze standardizzate per turisti.

I tesori delle mani

Botteghe, artigiani, nuovi creativi

Nascosti nei vicoli del centro o nelle ex borgate fuori dalla città antica. Negozi e botteghe artigiane che da secoli tramandano il mestiere e nuovi creativi che sono tornati a popolare i vecchi quartieri riprendendo e innovando tradizioni che sembravano scomparse. Sarti, ceramisti, cesellatori, tabaccai, erboristi, panifici, pupari, rivenditori di artigiani del cuoio, del tessuto, della carta, cioccolatieri, pupari, ultime osterie e gelaterie familiari. Sono loro il patrimonio commerciale e artigianale di Palermo. Un patrimonio che si affianca a quello monumentale e che esprime l’identità della città, che la rende diversa dalle altre, dove la sola visita è un piccolo arricchimento. Una guida in progress – presto qui i primi cento luoghi scelti liberamente da un comitato di giornalisti e operatori culturali innamorati della propria città – che è diretta tanto al cittadino quanto al visitatore, una mappa che volutamente tralascia le grandi imprese che, pur se antiche e di qualità, hanno profondamente innovato sedi e stili di vendita, per censire luoghi dove si possa fare ancora un’esperienza: per la presenza di insegne e arredi storici e artistici, per l’incontro con “tesori viventi” – vecchi e giovani – portatori di sapienze e competenze, per la possibilità di conoscere una storia attraverso un oggetto o una pietanza. Luoghi antichi e nuovi dove il tempo scorre ancora lento, scandito più dai tocchi degli scalpellini che dai rombi delle macchine. I vecchi sono gli ultimi che hanno resistito alla crisi, agli anni ciechi della guerra alle pedonalizzazioni, all’arrivo delle grandi catene. I giovani sono tornati in quella città antica che faticosamente ha trovato un nuovo respiro e una nuova vitalità. Un tour ideale dove un palermitano porterebbe un amico per fargli conoscere i suoi luoghi “segreti”, lontano dai souvenir dozzinali e dalle esperienze standardizzate per turisti.

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