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Via Camillo Benso Conte di Cavour, 4, 95024 Acireale CT, Italia

Alla scoperta di Aci tra miti e leggende.

Un percorso alla scoperta di Aci seicentesca, dove a ogni angolo o piazza corrisponde un aneddoto, una storia o una leggenda: si parte da piazza Duomo e si imbocca corso Savoia, dove si ergeva l’antico e primo ospedale demolito nel 1811 che ospitava nel 1751 la Ruota per i neonati abbandonati. Poi via Alliotta con le sue scalinate, via Atanasia con i resti dei bombardamenti, via Santo Stefano, cuore della prima Aquileia. Da lì si attraversa via Cavour e si percorre via Alessi (sede dell’Opera dei pupi di don Mariano Macrì, che qui cercò ricovero dopo il terremoto di Messina del 1908), si entra in piazza Alfio Grassi nata dopo l’abbattimento dell’antico Fondaco, per scoprire Palazzo Finocchiaro e il basamento che forse faceva parte delle antiche mura della città; quindi via Geremia, con l’omonimo palazzo settecentesco, piazza San Giuseppe (dove verrà raccontata la storia del vescovo di Catania Branciforti che dovette fuggire e si rifugiò ad Aci) e attraverso numerose strade si arriva alla chiesa di San Martino (l’antica dogana) per scoprire infine la chiesa di San Francesco di Paola (l’antica porta Catania), Santa Maria dell’Itria o Odigitria patrona della Sicilia, la chiesa di Santa Maria degli Agonizzanti, luogo dove passavano l’ultima notte i condannati a morte, assistiti dalla Compagnia dei Bianchi.

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Via Molino, 74, 95024 Acireale CT, Italia

Andar per laviche chiazzette cercando il Gelso giapponese.

Un percorso a piedi dalla piazza del Suffragio alle Chiazzette, attraversando il ponte sulla Statale 114, lungo la Riserva naturale orientata della Timpa. Prima della costruzione della stradina (iniziata verso il 1687) esisteva solo un viottolo, come tanti altri, che dal ciglio della Timpa giungeva al mare. Dalla metà del XVI secolo su uno spiazzo, quasi a metà costa, era posto un cannone che sparava per avvertire delle sortite delle navi corsare. Era il “Tocco del cannone” (U Tuccu); in seguito, nel 1617, il viceré Francesco Lemos, conte di Castro, fece erigere una fortezza a terrapieno munita di due cannoni che gli acesi pagarono con un dazio speciale sulla carne. Nel 1687 iniziarono i lavori per la costruzione (le cronache dicono dispendiosissima) della stradina a “chiazzette”, in parte incassata nella lava e in parte elevata su baluardi e arcate. L’opera, dopo varie interruzioni, fu completata nel 1726; danneggiata dal terremoto del 1818, fu riparata nel 1845. Salite le sette rampe della stradina, di ardita realizzazione tecnica e con frequenti spiazzi (chiazzette, appunto) con sedili di pietra lavica, si arriva a un punto da cui si domina il mare e tutta la costa da Taormina a Capo Mulini. Sotto il “Tocco”, la bottega del purtuso, nata in un anfratto lavico, dove si acquistavano frutta e bevande ghiacciate, tenute al fresco per un gioco di correnti sottostanti. Tra le tante specie botaniche, un inedito e rigoglioso Gelso da carta o Broussonezia, pianta importata dal Giappone nel XVIII secolo come albero da ombra.

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Via Molino, 74, 95024 Acireale, CT, Italia

Andar per laviche chiazzette cercando il Gelso giapponese.

Un percorso a piedi dalla piazza del Suffragio alle Chiazzette, attraversando il ponte sulla Statale 114, lungo la Riserva naturale orientata della Timpa. Prima della costruzione della stradina (iniziata verso il 1687) esisteva solo un viottolo, come tanti altri, che dal ciglio della Timpa giungeva al mare. Dalla metà del XVI secolo su uno spiazzo, quasi a metà costa, era posto un cannone che sparava per avvertire delle sortite delle navi corsare. Era il “Tocco del cannone” (U Tuccu); in seguito, nel 1617, il viceré Francesco Lemos, conte di Castro, fece erigere una fortezza a terrapieno munita di due cannoni che gli acesi pagarono con un dazio speciale sulla carne. Nel 1687 iniziarono i lavori per la costruzione (le cronache dicono dispendiosissima) della stradina a “chiazzette”, in parte incassata nella lava e in parte elevata su baluardi e arcate. L’opera, dopo varie interruzioni, fu completata nel 1726; danneggiata dal terremoto del 1818, fu riparata nel 1845. Salite le sette rampe della stradina, di ardita realizzazione tecnica e con frequenti spiazzi (chiazzette, appunto) con sedili di pietra lavica, si arriva a un punto da cui si domina il mare e tutta la costa da Taormina a Capo Mulini. Sotto il “Tocco”, la bottega del purtuso, nata in un anfratto lavico, dove si acquistavano frutta e bevande ghiacciate, tenute al fresco per un gioco di correnti sottostanti. Tra le tante specie botaniche, un inedito e rigoglioso Gelso da carta o Broussonezia, pianta importata dal Giappone nel XVIII secolo come albero da ombra.

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Andar per laviche chiazzette cercando il Gelso giapponese.

Un percorso a piedi dalla piazza del Suffragio alle Chiazzette, attraversando il ponte sulla Statale 114, lungo la Riserva naturale orientata della Timpa. Prima della costruzione della stradina (iniziata verso il 1687) esisteva solo un viottolo, come tanti altri, che dal ciglio della Timpa giungeva al mare. Dalla metà del XVI secolo su uno spiazzo, quasi a metà costa, era posto un cannone che sparava per avvertire delle sortite delle navi corsare. Era il “Tocco del cannone” (U Tuccu); in seguito, nel 1617, il viceré Francesco Lemos, conte di Castro, fece erigere una fortezza a terrapieno munita di due cannoni che gli acesi pagarono con un dazio speciale sulla carne. Nel 1687 iniziarono i lavori per la costruzione (le cronache dicono dispendiosissima) della stradina a “chiazzette”, in parte incassata nella lava e in parte elevata su baluardi e arcate. L’opera, dopo varie interruzioni, fu completata nel 1726; danneggiata dal terremoto del 1818, fu riparata nel 1845. Salite le sette rampe della stradina, di ardita realizzazione tecnica e con frequenti spiazzi (chiazzette, appunto) con sedili di pietra lavica, si arriva a un punto da cui si domina il mare e tutta la costa da Taormina a Capo Mulini. Sotto il “Tocco”, la bottega del purtuso, nata in un anfratto lavico, dove si acquistavano frutta e bevande ghiacciate, tenute al fresco per un gioco di correnti sottostanti. Tra le tante specie botaniche, un inedito e rigoglioso Gelso da carta o Broussonezia, pianta importata dal Giappone nel XVIII secolo come albero da ombra.

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Via Molino, 74, 95024 Acireale CT, Italia

Andar per laviche chiazzette cercando il Gelso giapponese.

Un percorso a piedi dalla piazza del Suffragio alle Chiazzette, attraversando il ponte sulla Statale 114, lungo la Riserva naturale orientata della Timpa. Prima della costruzione della stradina (iniziata verso il 1687) esisteva solo un viottolo, come tanti altri, che dal ciglio della Timpa giungeva al mare. Dalla metà del XVI secolo su uno spiazzo, quasi a metà costa, era posto un cannone che sparava per avvertire delle sortite delle navi corsare. Era il “Tocco del cannone” (U Tuccu); in seguito, nel 1617, il viceré Francesco Lemos, conte di Castro, fece erigere una fortezza a terrapieno munita di due cannoni che gli acesi pagarono con un dazio speciale sulla carne. Nel 1687 iniziarono i lavori per la costruzione (le cronache dicono dispendiosissima) della stradina a “chiazzette”, in parte incassata nella lava e in parte elevata su baluardi e arcate. L’opera, dopo varie interruzioni, fu completata nel 1726; danneggiata dal terremoto del 1818, fu riparata nel 1845. Salite le sette rampe della stradina, di ardita realizzazione tecnica e con frequenti spiazzi (chiazzette, appunto) con sedili di pietra lavica, si arriva a un punto da cui si domina il mare e tutta la costa da Taormina a Capo Mulini. Sotto il “Tocco”, la bottega del purtuso, nata in un anfratto lavico, dove si acquistavano frutta e bevande ghiacciate, tenute al fresco per un gioco di correnti sottostanti. Tra le tante specie botaniche, un inedito e rigoglioso Gelso da carta o Broussonezia, pianta importata dal Giappone nel XVIII secolo come albero da ombra.

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Andar per laviche chiazzette cercando il Gelso giapponese.

Un percorso a piedi dalla piazza del Suffragio alle Chiazzette, attraversando il ponte sulla Statale 114, lungo la Riserva naturale orientata della Timpa. Prima della costruzione della stradina (iniziata verso il 1687) esisteva solo un viottolo, come tanti altri, che dal ciglio della Timpa giungeva al mare. Dalla metà del XVI secolo su uno spiazzo, quasi a metà costa, era posto un cannone che sparava per avvertire delle sortite delle navi corsare. Era il “Tocco del cannone” (U Tuccu); in seguito, nel 1617, il viceré Francesco Lemos, conte di Castro, fece erigere una fortezza a terrapieno munita di due cannoni che gli acesi pagarono con un dazio speciale sulla carne. Nel 1687 iniziarono i lavori per la costruzione (le cronache dicono dispendiosissima) della stradina a “chiazzette”, in parte incassata nella lava e in parte elevata su baluardi e arcate. L’opera, dopo varie interruzioni, fu completata nel 1726; danneggiata dal terremoto del 1818, fu riparata nel 1845. Salite le sette rampe della stradina, di ardita realizzazione tecnica e con frequenti spiazzi (chiazzette, appunto) con sedili di pietra lavica, si arriva a un punto da cui si domina il mare e tutta la costa da Taormina a Capo Mulini. Sotto il “Tocco”, la bottega del purtuso, nata in un anfratto lavico, dove si acquistavano frutta e bevande ghiacciate, tenute al fresco per un gioco di correnti sottostanti. Tra le tante specie botaniche, un inedito e rigoglioso Gelso da carta o Broussonezia, pianta importata dal Giappone nel XVIII secolo come albero da ombra.

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Via Camillo Benso Conte di Cavour, 4, 95024 Acireale CT, Italia

Alla scoperta di Aci tra miti e leggende.

Un percorso alla scoperta di Aci seicentesca, dove a ogni angolo o piazza corrisponde un aneddoto, una storia o una leggenda: si parte da piazza Duomo e si imbocca corso Savoia, dove si ergeva l’antico e primo ospedale demolito nel 1811 che ospitava nel 1751 la Ruota per i neonati abbandonati. Poi via Alliotta con le sue scalinate, via Atanasia con i resti dei bombardamenti, via Santo Stefano, cuore della prima Aquileia. Da lì si attraversa via Cavour e si percorre via Alessi (sede dell’Opera dei pupi di don Mariano Macrì, che qui cercò ricovero dopo il terremoto di Messina del 1908), si entra in piazza Alfio Grassi nata dopo l’abbattimento dell’antico Fondaco, per scoprire Palazzo Finocchiaro e il basamento che forse faceva parte delle antiche mura della città; quindi via Geremia, con l’omonimo palazzo settecentesco, piazza San Giuseppe (dove verrà raccontata la storia del vescovo di Catania Branciforti che dovette fuggire e si rifugiò ad Aci) e attraverso numerose strade si arriva alla chiesa di San Martino (l’antica dogana) per scoprire infine la chiesa di San Francesco di Paola (l’antica porta Catania), Santa Maria dell’Itria o Odigitria patrona della Sicilia, la chiesa di Santa Maria degli Agonizzanti, luogo dove passavano l’ultima notte i condannati a morte, assistiti dalla Compagnia dei Bianchi.

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Via Camillo Benso Conte di Cavour, 4, 95024 Acireale CT, Italia

Alla scoperta di Aci tra miti e leggende.

Un percorso alla scoperta di Aci seicentesca, dove a ogni angolo o piazza corrisponde un aneddoto, una storia o una leggenda: si parte da piazza Duomo e si imbocca corso Savoia, dove si ergeva l’antico e primo ospedale demolito nel 1811 che ospitava nel 1751 la Ruota per i neonati abbandonati. Poi via Alliotta con le sue scalinate, via Atanasia con i resti dei bombardamenti, via Santo Stefano, cuore della prima Aquileia. Da lì si attraversa via Cavour e si percorre via Alessi (sede dell’Opera dei pupi di don Mariano Macrì, che qui cercò ricovero dopo il terremoto di Messina del 1908), si entra in piazza Alfio Grassi nata dopo l’abbattimento dell’antico Fondaco, per scoprire Palazzo Finocchiaro e il basamento che forse faceva parte delle antiche mura della città; quindi via Geremia, con l’omonimo palazzo settecentesco, piazza San Giuseppe (dove verrà raccontata la storia del vescovo di Catania Branciforti che dovette fuggire e si rifugiò ad Aci) e attraverso numerose strade si arriva alla chiesa di San Martino (l’antica dogana) per scoprire infine la chiesa di San Francesco di Paola (l’antica porta Catania), Santa Maria dell’Itria o Odigitria patrona della Sicilia, la chiesa di Santa Maria degli Agonizzanti, luogo dove passavano l’ultima notte i condannati a morte, assistiti dalla Compagnia dei Bianchi.

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Alla scoperta di Aci tra miti e leggende.

Un percorso alla scoperta di Aci seicentesca, dove a ogni angolo o piazza corrisponde un aneddoto, una storia o una leggenda: si parte da piazza Duomo e si imbocca corso Savoia, dove si ergeva l’antico e primo ospedale demolito nel 1811 che ospitava nel 1751 la Ruota per i neonati abbandonati. Poi via Alliotta con le sue scalinate, via Atanasia con i resti dei bombardamenti, via Santo Stefano, cuore della prima Aquileia. Da lì si attraversa via Cavour e si percorre via Alessi (sede dell’Opera dei pupi di don Mariano Macrì, che qui cercò ricovero dopo il terremoto di Messina del 1908), si entra in piazza Alfio Grassi nata dopo l’abbattimento dell’antico Fondaco, per scoprire Palazzo Finocchiaro e il basamento che forse faceva parte delle antiche mura della città; quindi via Geremia, con l’omonimo palazzo settecentesco, piazza San Giuseppe (dove verrà raccontata la storia del vescovo di Catania Branciforti che dovette fuggire e si rifugiò ad Aci) e attraverso numerose strade si arriva alla chiesa di San Martino (l’antica dogana) per scoprire infine la chiesa di San Francesco di Paola (l’antica porta Catania), Santa Maria dell’Itria o Odigitria patrona della Sicilia, la chiesa di Santa Maria degli Agonizzanti, luogo dove passavano l’ultima notte i condannati a morte, assistiti dalla Compagnia dei Bianchi.

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