Restauriamo il tuo Tesoro!

C’è un tesoro in Sicilia che vuoi salvare?

Le Vie dei Tesori avvia una votazione on line che consentirà di restaurare tre beni presenti nei luoghi che hanno partecipato all’edizione 2019 del Festival. Tre tesori da scegliere fra sei candidati. Il restauro sarà sostenuto da Lottomatica Holding. C’è tempo per votare fino al 30 novembre.

Il sondaggio è terminato

1

Palermo
Le sfingi del Gymnasium dell’Orto Botanico

Le due sfingi in pietra di Billiemi (calcare compatto), scolpite da Vitale Tuccio per l’ingresso del Gymnasium, furono realizzate tra il 1789 – quando iniziò la costruzione degli edifici principali dell’Orto Botanico  – e il 1795, anno della sua inaugurazione. Simboleggiano le incognite della scienza e la sfida ambigua che la sua progressiva conquista pone al genere umano. Nell’Europa dell’Illuminismo un elemento ricorrente, sia per la moda dell’Egitto dopo le prime scoperte archeologiche, sia per il diffondersi della massoneria con i suoi simboli. Le sfingi necessitano di un delicato restauro che colmi le lacune e riporti la pietra al colore originario.
L’Orto botanico fu voluto da Francesco d’Aquino, principe di Caramanico, viceré di Sicilia, Gran Maestro di una loggia di ascendenza francese. Oltre a offrire 2100 onze come contributo personale, ottenne da re Ferdinando una donazione di ulteriori 9000 onze. L’Orto fu dotato di un Gymnasium e di due corpi laterali, Tepidarium e Calidarium, in stile neoclassico, su progetto dell’architetto francese Léon Dufourny, con Pietro Trombetta, Domenico Marabitti e Venanzio Marvuglia.

2

Palermo
La porta storica di ingresso alla città

È una delle pochissime porte originali della città di Palermo che si sono conservate nei secoli. Pesantissima, alta un metro e ottanta, in ferro e in legno, per tradizione è ritenuta quella che chiudeva Porta di Castro – uno degli ingressi monumentali alla città – costruita nel 1620 vicino a Palazzo Reale e poi abbattuta nel 1879. Secondo gli studiosi, però, potrebbe anche essere una delle porte del Castello a mare, il più importante baluardo difensivo del porto di Palermo, dall’epoca araba fino al XX secolo. La datazione della porta infatti è ancora incerta: va dal XIII al XVI secolo.

Collocata da anni nei magazzini della Soprintendenza ai Beni culturali di Palermo che hanno accolto i tanti pezzi provenienti dai bombardamenti della seconda Guerra mondiale, deve essere restaurata e nuovamente resa funzionante in vista della collocazione nel museo di Palazzo Ajutamicristo a Palermo, a custodire simbolicamente le preziose stele di Canova che fanno parte della collezione lapidea.

Insieme con la porta si è conservata la lapide marmorea che indicava la Porta di Castro, posta presumibilmente sopra l’arco monumentale.

3

Catania
Il portale della chiesa di san Benedetto

La mattina del 6 febbraio il canto delle monache benedettine accompagna la processione di Sant’Agata: è uno dei momenti più belli ed emozionanti della festa che tutti i catanesi “sentono” come propria. Il monastero di clausura delle Benedettine di via Crociferi è stato fondato nel 1355 e ricostruito dopo il terremoto del 1693, quando fu eretta anche la chiesa, costruita tra il 1704 e il 1713.

Si accede da un’elegante scalinata, “la scala degli Angeli”, e si entra in un ambiente che è una meraviglia per gli occhi. Bisogna alzare lo sguardo e ci si ritroverà immersi nel tripudio di colori degli affreschi di Giovanni Tuccari e delle tele di Sebastiano Lo Monaco. La cantoria riservata alle monache, sopra l’ingresso, ha la forma della poppa di una nave ed è dotata di un’alta balaustra per proteggere le suore da occhi indiscreti durante la messa. Secondo la leggenda popolare, la chiesa è collegata tramite un passaggio segreto sotterraneo con il monastero benedettino di San Nicolò.

Ha bisogno di restauro l’ampio portale ligneo settecentesco che consente l’accesso alla navata centrale della chiesa. Quando passa il fercolo di sant’Agata, durante la processione, le monache escono dal portale e si sistemano nell’area tra questo e la cancellata esterna.

4

Siracusa
L’affresco del salone di Amorelli e dieci manifesti dell’Inda

L’Istituto Nazionale del Dramma Antico (INDA) di Siracusa nasce nel primo decennio del Novecento. Il primo ciclo di spettacoli classici venne inaugurato il 16 aprile 1914 con l’Agamennone di Eschilo affidato a Ettore Romagnoli. Da allora gli spettacoli si sono susseguiti, prima con cadenza biennale – dal 1927 la commedia entra a far parte del ciclo – e poi annuale. Il cuore fattivo dell’Inda è il tardogotico e trecentesco Palazzo Greco, che ospita la biblioteca-archivio con il suo vasto patrimonio di libri, riviste specializzate, collezioni e documenti. E qui sono conservati i manifesti degli spettacoli, a iniziare da quelle bellissime opere d’arte firmate da Duilio Cambellotti, che lavorò per le tragedie per quasi trent’anni. Dal 1952 al 1960 l’Istituto affidò i manifesti al pittore siciliano Alfonso Amorelli, che firma anche i due affreschi murali nel grande salone e nella piccola loggia di Palazzo Greco.  L’intervento di restauro riguarderà proprio l’affresco del salone – “Allegoria Classica”, una pittura murale a olio di 51 metri quadrati – e dieci manifesti realizzati tra gli anni Cinquanta e Sessanta. Tutte le opere sono firmate da Amorelli.

5

Marsala
La cupola del Campanile del Carmine

Il famoso campanile del Carmine, che dal Villabianca viene descritto come uno “de li meravigliosi monumenti della lilibetana città di Marsala”, è a base ottagonale e colpisce per la sua scala interna elicoidale in arenaria, un vero capolavoro soprattutto quando la luce si infrange sui gradini e crea particolari effetti cromatici.
Il campanile, ritenuto fino a poco tempo fa una delle torri di guardia dell’antica città, fu costruito invece nel 1513 e fa parte del complesso dell’Annunziata dei frati Carmelitani; spicca da lontano per la sua cupoletta, ricoperta da maioliche verdi.
E proprio quest’ultima ha urgente bisogno di restauro: la Diocesi di Mazara di recente ha consolidato la struttura per permetterne l’apertura al pubblico, e sono stati ripristinati gli infissi originari, ormai ossidati. Necessita però del consolidamento degli intonaci della calotta interna. Che non vanno raschiati o asportati (sono antichi e di bellissima fattura) ma spazzolati, puliti e trattati in maniera adeguata. Inoltre va pulita e impermeabilizzata la base d’appoggio della calotta esterna della cupola, per evitare altri danni e infiltrazioni all’interno.

6

Trapani
L’olio su tavola della Cappella della Mortificazione

È un vero regno della Morte: tutto vi allude, ogni simbolo, ogni passaggio. Sontuosa, bellissima, la Cappella della Mortificazione è un piccolo scrigno di architettura e di arte, inglobato nel complesso dei Domenicani, dietro l’abside della chiesa di San Domenico. La cappella apparteneva ai membri della Congregazione del Ss Crocifisso della Mortificazione, che erano soliti sottoporsi a esercizi penitenti sul corpo. È stata realizzata nel XVIII secolo (tra il 1715 e il 1730) su progetto dell’architetto trapanese Giovanni Biagio Amico. Preceduta da un vestibolo, ha una copertura a botte ribassata, ornata con dipinti e stucchi. Alle pareti, rivestite di decorazioni lignee con colonne, lesene, festoni e rocaille, si trovano tele settecentesche che raffigurano scene della Passione di Cristo, che soltanto di recente sono ritornate al loro posto. Il dipinto che ha urgente bisogno di restauro è un bellissimo olio su tavola realizzato tra il XVI e il XVII secolo da un autore ignoto, e raffigura “La Pietà con le sante Lucia e Agata”;  si trova sulla parete di ingresso della cappella. La pellicola pittorica in più punti è compromessa (alterata oppure ossidata dagli agenti atmosferici) o addirittura caduta, e questo non permette più la leggibilità delle figure.

Quale bene vuoi recuperare?
Il risultato del sondaggio

TRAPANI-CAPPELLA-DELLA-MORTIFICAZIONE
1° classificato

Trapani
L’olio su tavola della Cappella della Mortificazione

41,50 % dei voti

campanile

2° classificato

Marsala
La cupola del Campanile del Carmine

40,9 % dei voti

PALERMO-SFINGI-ORTO-BOTANICO

3° classificato

Palermo
Le sfingi del Gymnasium dell’Orto Botanico

8,9 % dei voti

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