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Via Etnea, 397, Catania, CT, Italia

Una storia fatta di terra, di piante e della tenacia di alcuni studiosi

Correva l’anno 1788 quando l’Università di Catania istituì la prima cattedra di Botanica, affidandola prima a Matteo Di Pasquale e successivamente a Ferdinando Cosentini. Mancava, però, un luogo fisico in cui dimostrare quello che si era spiegato in teoria. Ma i due luminari non si diedero per vinti e si procurarono un piccolo appezzamento di terra, da destinare a orto accademico.
Per la fondazione di un Orto botanico vero e proprio si dovette aspettare svariati decenni: nominato titolare della cattedra il monaco benedettino Francesco Tornabene Roccaforte, questi finalmente ottenne dalla Deputazione della Regia Università di Catania il tanto agognato terreno.
La storia dell’Orto botanico di Catania è, dunque, legata a doppio filo alla tenacia dei suoi studiosi, tra cui va anche annoverato Fridiano Cavara. Uno scienziato dalla mente vivace: di lui si racconta che creò, nei pressi di una casa cantoniera, un giardino botanico alpino, che chiamò gussonea, per acclimatare sull’Etna piante alpine.
Oggi l’Orto botanico si estende su una superficie di circa 16 mila metri quadrati, su suoli in parte di origine vulcanica, con lave di epoca romana, e in parte alluvionali. Da non perdere, tra le tante meraviglie del mondo verde, l’hortus siculus, con la sua collezione di piante spontanee dell’isola, anche molto rare.

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Viale Teocrito, 66, Siracusa, SR, Italia

Dalla preistoria alla civiltà bizantina. Il grande diario di Siracusa

Costruito su progetto dell’architetto Francesco Minissi, inaugurato nel 1988 nel parco di Villa Landolina, il Paolo Orsi non è pensato per essere un museo di contemplazione del bello quanto piuttosto come un vero e proprio laboratorio, in cui si raccoglie e si restaura, oltre che esporre. Ma, soprattutto, in cui le opere e i reperti – a qualsiasi epoca appartengano – siano chiave di lettura di un territorio a cui la struttura è profondamente legato. Un percorso lungo e articolato, che parte dalle culture preistoriche di Pantalica, Palazzolo Acreide, Noto, Calascibetta, e con i preziosi calchi di due elefanti nani ritrovati nella grotta di Spinagallo. Da non perdere la sezione dedicata alle colonie greche della Sicilia nel periodo ionico e dorico, con l’imponente kouros di Megara Hyblea, ma anche testimonianze di come a quei tempi viveva il quotidiano questo pezzo di Grecia in Sicilia: dalle ceramiche alle sculture, ai corredi funebri, fino alle sculture delle sub colonie, come la kore in trono (seconda metà del VI sec. avanti Cristo) da Grammichele. Una parte è dedicata anche alle testimonianze di età cristiana e bizantina, con un’iscrizione del culto di Santa Lucia risalente al V secolo.

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Via Turretta, 12, Trapani, TP, Italia

Il luogo dove i francescani curavano gli appestati

Nel 1574, a Martogna, sulle falde di Monte Erice, a prodigarsi per i poveri appestati erano i francescani terziari. In quell’anno, la famiglia del nobile Berardo Di Ferro donò loro la propria chiesa di famiglia intitolata a san Rocco, a condizione di non cambiarne il nome. Il santo, guarito dalla peste, era stato taumaturgo e appartenente all’ordine francescano. Il priore Michele Burgio curò l’ampliamento della chiesa e il completamento. Nel 1878 l’edificio barocco venne trasformato in ufficio postale, tanto che ancor oggi qualcuno chiama il San Rocco la Posta Vecchia. Poi chiuso fino al 2012, infine destinato a oratorio, polo culturale e museale, dove sono esposte opere di artisti noti, come Carla Accardi, e di altri emergenti. Oggi si presenta come un laboratorio di confronto culturale della Chiesa con il mondo dell’arte.

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Piazza Purgatorio, Agrigento, AG, Italia

Un tuffo nel candore degli stucchi di Serpotta

Nel cuore del centro storico, ecco la chiesa di San Lorenzo, sorta tra il 1650 e il 1655, probabilmente sui resti di un edificio preesistente. Costituisce un raro modello di “barocchetto” siciliano, divulgato in Sicilia dagli scultori palermitani della bottega del grande Giacomo Serpotta, il genio dello stucco, l’artista che diede a questo materiale povero la dignità del marmo. Da ammirare, quindi, la decorazione settecentesca, di chiara scuola serpottiana, su disegni del Maestro. Gli stucchi sfarzosi ricoprono le pareti interne della chiesa, con un apparato allegorico composto da otto statue di donna, trattate a tutto tondo, personificazione delle Virtù morali. La cupola è decorata con un immenso e vorticoso affresco del pittore agrigentino Michele Narbone, secondo gli stilemi illusionistici del tempo.

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Viale Boccetta, Messina, ME, Italia

L’antica insediamento francescano ritratto anche da Antonello

Le sue imponenti absidi merlate sono raffigurate nel famoso dipinto “La Pietà con tre angeli” di Antonello da Messina, esposto al Museo Correr di Venezia. Edificata nel 1254, la chiesa di San Francesco faceva parte del primo complesso religioso dell’Ordine in Sicilia, costruito in onore del santo, 28 anni dopo la sua morte, per volere di alcuni nobili messinesi. La dedica all’Immacolata è successiva e si spiega con la forte devozione della città al culto mariano. Dai crolli del 1908 si salvarono solo le absidi. L’edificio venne ricostruito, spostandolo però di alcuni metri per far posto agli uffici dell’Intendenza di finanza. Dopo i nuovi danni dei bombardamenti, fu ristrutturato nel 1954 e riaperto al culto. Nel 1965, nella piazzetta della chiesa che presenta un gran rosone sulla facciata, è stata collocata una statua bronzea di san Francesco, opera dello scultore messinese Antonio Bonfiglio. All’interno, è originale una parte del pavimento policromo. Di pregio la settecentesca statua argentea dell’Immacolata.

Via dell' Aeroporto di Fiumicino, Fiumicino, RM, Italia
Via Vittorio Emanuele II, Catania, CT, Italia

Mostre ed esposizioni nell’ex monastero

Ha una storia antica e prestigiosa, il palazzo della Cultura di Catania: nasce dalle ceneri del terribile terremoto del 1693, e dall’unione del sacro e del profano.
Di questo edificio, infatti, fanno parte i resti dell’ex monastero di San Placido e quelli, più antichi, del Palazzo Platamone (precedentemente donato dalla famiglia alle Benedettine). Quello che resta della gloria di questa famiglia è ancora però visibile nello stemma del palazzo: un monte con sopra tre conchiglie e un giglio in cima.
Siciliani di probabile origine greca, i Platamone furono tra le famiglie più influenti del panorama politico del Regno di Trinacria nel Quattrocento, e tra le più prestigiose di Catania. Esperti commercianti, i suoi membri affiancarono a questa attività anche la gestione di numerose cariche pubbliche.
Oggi il palazzo della cultura ha subìto numerose ristrutturazioni, ma sono ancora visibili testimonianze tardo-medievali nel loggiato, dal quale si affaccia un piccolo balcone che sembra incastonato sullo sfondo del cortile del monastero di San Placido. Ospita un’esposizione permanente e mostre temporanee.

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Via della Giudecca, 22, Siracusa, SR, Italia

Dietro le quinte tra i paladini di Francia

Il Museo Aretuseo dei Pupi è il primo museo monotematico del genere in Italia. Parola degli esperti pupari storici che lo hanno voluto realizzare, con tanta passione: i Vaccaro e Mauceri. Oggi le famiglie dei due artisti aprono il sipario sul loro mondo fantastico, popolato da cavalieri cristiani, nemici saraceni, maghi, streghe e creature mostruose. E propongono, a grandi e bambini, un affascinante viaggio, arricchito con schede didattiche che ripercorrono i punti salienti della storia dei due pupari. In via della Giudecca, a pochi passi dal teatrino, il Museo è allestito in un contesto di pregio e molto gradevole, Palazzo Midiri-Cardona, fra balconi barocchi, chiese paleocristiane, tracce di culto ebraico e vicoli fioriti. Alle armi, cavalieri!

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Via Conte Agostino Pepoli, 178, Trapani, TP, Italia

La statua della Madonna  e la leggenda del cavaliere templare

La storia più antica di Trapani passa proprio da questo santuario, formato dalla chiesa e dal convento. È un edificio del XIV secolo in cui lo splendido rosone che sovrasta la facciata gotica, anche da solo, merita la visita. All’interno varie cappelle decorate, come quella che conserva la statua d’argento di Sant’Alberto, patrono della città; altre due sono dedicate rispettivamente ai pescatori e ai marinai, devoti da sempre alla Madonna di Trapani. Proprio a lei, infatti, è dedicata la cappella dietro l’altare maggiore, dove troneggia la sua trecentesca statua in marmo scolpita da Nino Pisano che – come leggenda vuole – fu donata alla città da un certo Guerreggio, cavaliere templare di ritorno dalla Siria, costretto ad approdare in Sicilia con la sua nave a causa di una tempesta.

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Via Passeggiata Archeologica, 20, Agrigento, AG, Italia

L’arte romanica tra gli ulivi e “Il Signore della Nave”

La chiesa di San Nicola, nascosta tra ulivi secolari, è uno dei maggiori esempi di architettura cistercense tardo-romanica della Sicilia. L’edificio, costruito in epoca normanna, fu ampliato nel 1219 dai frati cistercensi di Santa Maria di Adriano. Il convento, invece, fu fondato nel 1426 dal beato Matteo Cimarra, che introdusse in città il movimento dell’Osservanza francescana. Due contrafforti circoscrivono lo splendido portale gotico caratterizzato da cinque archi a sesto acuto. L’interno, a un’unica navata, ha la rara presenza dell’iconostasi: una struttura divisoria con funzione di separazione tra il quadratum populi e la parte monastica. Sono presenti opere liturgiche di valore artistico, tra le quali il Crocifisso ligneo del XV secolo, chiamato “Signore della Nave”, al quale si ispirò Luigi Pirandello nel dramma omonimo.

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Viale della Libertà, 313, Messina, ME, Italia

Il luogo di devozione dei marinai risparmiato dal sisma

La chiesa del Buonviaggio, “sponsorizzata” dalla famiglia del sacerdote Lorenzo Abate, sorse fuori le mura, alla fine del 1500. In un piccolo borgo di pescatori, era un luogo di conforto e preghiera per i naviganti. Sul prospetto principale, le statue di Gesù e Maria, ancor oggi al loro posto nonostante calamità naturali e numerosi rimaneggiamenti, sostenevano, un tempo, due lampade a olio, per illuminare simbolicamente lo Stretto e l’attività della gente di mare. Ma la chiesa era chiamata anche ⎼ e lo è tuttora ⎼ “del Ringo”, perché nella spiaggia antistante, in epoca medievale, si disputavano tornei con i cavalli berberi, come pure nel vicino rione Giostra si svolgevano le “giostre” dei cavalieri. All’inizio del Seicento, fu affidata alla Congregazione di Gesù e Maria di padre Antonio Fermo. Ai giorni nostri, l’antica devozione alla Madonna del Buonviaggio si rinnova grazie all’omonima confraternita. La chiesa è uno dei pochi edifici di culto rimasti quasi indenni nel 1908 e presenta al suo interno importanti opere d’arte del XVII-XVIII secolo, tra cui una grande pala di Gaspare Camarda raffigurante il Trionfo della Croce e la tela della Madonna del Buonviaggio con in basso una veduta seicentesca della città.

Piazza Stesicoro, Catania, CT, Italia

Il “Colosseo nero”, il gigante di lava salvato da Sant’Agata

A Catania lo chiamano “il Colosseo nero”: la sua imponenza è tale da essere secondo soltanto all’originale romano. In questo monumento l’impronta dell’Etna si vede inequivocabilmente, visto che la lava ha una parte fondamentale nell’edificio, soltanto in parte rivestito da marmo bianco. La sua storia risale al 300 avanti Cristo, quando venne edificato, a ridosso della collina Montevergine che ospitava il nucleo storico dell’abitato. Oggi fa parte del centro storico della città (la zona un tempo era adibita a necropoli) ma soprattutto del cuore catanesi, che al loro anfiteatro sono molto legati. Poteva contenere quindicimila spettatori, aveva trentadue ordini di posti e una cavea con 14 gradoni. Era probabilmente prevista anche una copertura con grandi teli per il riparo dal forte sole o nel caso di pioggia.
E la tradizione racconta che vi si svolgessero le naumachie, vere battaglie navali, sfruttando l’antico acquedotto, riempito dalle abbondanti acque del fiume Amenano, ora sotterraneo. Una leggenda, ancora una volta legata alla lava, racconta che nel 252 una violenta eruzione dell’Etna abbia sfiorato l’anfiteatro senza raggiungerlo, perché protetto dal velo di Sant’Agata, martirizzata lì poco tempo prima: quella spaventosa eruzione passò alla storia come la colata di Sant’Agata.

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Piazza Duomo, 1, Siracusa, SR, Italia

Sulle tracce del culto di Artemide

Era un tempio dedicato alla protettrice greca di Siracusa, Artemide, la bellissima divinità della caccia che scorrazzava per boschi, foreste e corsi d’acqua, personificazione della forza della natura e delle iniziazioni femminili. A lei si rivolgevano anche le donne per ricevere protezione quando venivano insidiate. Così fece pure la ninfa Aretusa, alla quale l’insistenza di Alfeo aveva tolto la pace. Artemide l’ascoltò e l’accolse, trasformandola in fonte e regalandole una nuova vita proprio a Siracusa. Sorto nel punto più alto dell’isoletta di Ortigia, il tempio risale all’epoca dei Gamoroi, o Geomori, i proprietari terrieri discendenti dai coloni corinzi che avevano fondato la città nel 733 avanti Cristo. Edificato in stile ionico, simile ai modelli dell’Asia minore, rimase probabilmente incompleto. Oggi i resti si trovano accanto al Duomo, nel seminterrato dell’antico palazzo del Senato, attuale sede del Comune.

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Via Nizza, 14, Siracusa, SR, Italia

Dalle piante all’antica scrittura

Tutto sul papiro: come e dove nascono le piante, come avviene la produzione, la raccolta, la lavorazione, fino all’uso storico prima dell’epoca della carta. Un interessante percorso da intraprendere con gli esperti del papiro nel Museo “Corrado Basile”, ubicato nell’ex convento di Sant’Agostino. Spesso sede di eventi culturali, di laboratori e progetti di grande richiamo internazionale, il Museo svolge anche attività di recupero di preziosi manufatti, di documentazione sull’uso tra le diverse popolazioni e di ricerca. Scopriremo, per esempio, quali tecniche siano state adottate per la salvaguardia dei papiri del fiume Ciane a Siracusa e quali nell’antichità ancora più remota.

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Via Torre di Ligny, 37, Trapani, TP, Italia

Lo spartiacque di difesa tra i due mari

Costruita nel 1671 a difesa della Sicilia, questa fortezza permette un tuffo in un’epoca in cui l’isola era al centro di incursioni: i turchi lottavano per i mari vicini e gli spagnoli, allora dominanti, erano alle prese sia con il restauro dei fortini esistenti , sia con la creazione dei nuovi. Una delle città cui si prestò più attenzione fu proprio Trapani, una delle più invase per la ricchezza di materie prime come il sale, il tonno e il vino. La torre, intitolata al Vicerè di Sicilia Claude Lamoral, principe di Ligne, fu eretta sulla punta più occidentale della falce della città antica. Oggi Torre di Ligny ospita il museo civico, con la sua collezione di reperti archeologici legati al territorio trapanese.

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Salita Santa Maria dei Greci, Agrigento, AG, Italia

Il tempio pagano trasformato in simbolo di Cristianità

In questo luogo si fondono il mondo pagano e quello cristiano. La chiesa del XII-XIII secolo, infatti, è stata edificata sui resti di un antico tempio di Giove Polieo o di Atena, del quale sono ancora visibili le tracce del basamento. Detta “dei Greci” perché fu anche cattedrale di rito greco-ortodosso. Divenne poi cattedrale cattolica, prima di San Gerlando. Meta di pellegrinaggi in età medievale, conserva ancora, incisi sulla pietra, i segni della “triplice cinta”, ovvero tre simbolici quadrati concentrici che i visitatori solevano lasciare sui siti sacri dove andavano a pregare. Sono visibili le trasformazioni avvenute nel XIV secolo, nel periodo dell’influenza della famiglia Chiaramonte e di quella spagnola dei Pujades, che governò Agrigento per il Regio demanio, come rivelano le insegne sul portale. L’interno è spoglio, con tracce di un ciclo di affreschi trecentesco sulla “Madonna del latte”. Durante recenti restauri, sono stati trovati la cripta e il colatoio.

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Via Giuseppe Garibaldi, 111, Messina, ME, Italia

Il raffinato sfarzo dei mercanti catalani

Bella e suggestiva chiesa d’impianto normanno, con forti influenze bizantine e arabe. Una delle massime espressioni dell’arte siciliana medievale. Venne edificata nel XII secolo come Cappella reale e poi ebbe tante vicissitudini. Gestita dai padri teatini e in seguito dai domenicani, alla fine del 1400 fu ceduta alla Confraternita dei mercanti catalani, dalla quale prese il nome. La Sicilia faceva parte della “rotta delle isole” e i ricchi spagnoli avevano una fiorente comunità in riva allo Stretto. Da quel momento, e nei due secoli successivi, la chiesa fu abbellita e impreziosita con opere d’arte, alcune delle quali attualmente custodite nel Museo regionale della città e nel Museo di Capodimonte. Come si presenta oggi, l’edificio è a una quota più bassa rispetto al livello stradale, perché, dopo il 1908, la città nuova sorse sullo strato di macerie. All’interno, particolare attenzione all’icona della Madonna della Scala con rivestimento argenteo, al crocifisso nero del XV secolo e alla tela dell’Immacolata del 1608.

Via Biblioteca, 8, Catania, CT, Italia

L’antico patrimonio di libri delle comunità ecclesiastiche

La confisca da parte del Demanio dello Stato, nella seconda metà dell’Ottocento, dell’antica libreria del Monastero di San Nicolò L’Arena e delle librerie delle altre comunità religiose hanno dato vita alla Biblioteca civica. La libreria del Monastero fu successivamente ceduta al Comune di Catania che, nel 1925, ha ereditato la biblioteca del barone e mecenate Antonio Ursino Recupero della Torre che, dalla metà del secolo scorso, custodisce più di 270.000 volumi, oltre a manoscritti, incunaboli, pergamene, giornali e periodici, in maggioranza materiale di interesse locale e siciliano.

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Via G.B. Alagona, Siracusa, SR, Sicilia, Italia

Un antichissimo bagno rituale

L’insediamento della comunità ebraica a Siracusa risale al III secolo e termina nel 1492, anno della sua espulsione. Si trattava di una delle più fiorenti comunità a Siracusa, dove era in attività almeno una sinagoga. Nel quartiere ebraico erano anche i bagni rituali – miqveh – riservati alla purificazione. Per le donne, il bagno rituale era obbligatorio dopo il ciclo mestruale o dopo il parto, altrimenti non sarebbe stato possibile tornare a generare, ma anche per gli uomini esistevano delle prescrizioni che imponevano l’immersione. In generale, l’acqua del bagno rituale doveva essere di sorgente o di fiume, in ogni caso mai stagnante.

Via Pompeo Picherali, Siracusa, SR, Italia

Qui rivive la storia dei Borgia e degli Impellizzeri

Costruito su un preesistente palazzo di epoca aragonese, venne edificato nel Settecento da un discendente dei Borgia e degli Impellizzeri. Dei Borgia, nobile e influentissima famiglia di origini spagnole trapiantata a Roma, si è detto e scritto di tutto. Meno nota, invece, è la famiglia Impellizzeri, legata agli aragonesi e detta “del casale” dal nome di un feudo.
Tra divorzi e matrimoni, le sorti dei due potenti casati si legarono proprio a Siracusa, in questo palazzo, per volontà di Giuseppe Maria Borgia. Un gioiello che racconta storie e vicissitudini, ma anche bellezza ed eleganza architettonica. Caratteristico, tra l’altro, per il colore rosso dell’ordine superiore e per gli elementi barocchi del grande androne interno.

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