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Piazza Luigi Pirandello, Agrigento, AG, Italia

La Concattedrale dove trionfa il barocco

È un viaggio nella Sicilia barocca, che odora di incenso e risplende di decori e affreschi. Da non perdere la visita a questa chiesa, compresa nell’ampio complesso domenicano, nella centrale piazza Pirandello. Qui, nel 1642, si trasferirono i monaci da un primo insediamento che si trovava, per volere dei Chiaramonte, nel quartiere arabo della città. La facciata si sviluppa su due ordini, con forme slanciate e maestose. Utilizzata come concattedrale, durante i periodi di chiusura della cattedrale di San Gerlando, la chiesa è uno scrigno di tesori. L’interno, a navata unica, contiene otto cappelle, quattro per lato, ricche di tele del XVII e XVIII secolo. Custodita pure una preziosa Crocifissione cinquecentesca, attribuita a Pompeo Buttafuoco, uno dei migliori interpreti dell’arte fiamminga locale. La Cappella del Crocifisso accoglie un dolente Cristo rinascimentale, al quale fa da sfondo un settecentesco reliquiario. Di particolare pregio le due cantorie e l’organo.

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Piazza Purgatorio, Agrigento, AG, Italia

Un tuffo nel candore degli stucchi di Serpotta

Nel cuore del centro storico, ecco la chiesa di San Lorenzo, sorta tra il 1650 e il 1655, probabilmente sui resti di un edificio preesistente. Costituisce un raro modello di “barocchetto” siciliano, divulgato in Sicilia dagli scultori palermitani della bottega del grande Giacomo Serpotta, il genio dello stucco, l’artista che diede a questo materiale povero la dignità del marmo. Da ammirare, quindi, la decorazione settecentesca, di chiara scuola serpottiana, su disegni del Maestro. Gli stucchi sfarzosi ricoprono le pareti interne della chiesa, con un apparato allegorico composto da otto statue di donna, trattate a tutto tondo, personificazione delle Virtù morali. La cupola è decorata con un immenso e vorticoso affresco del pittore agrigentino Michele Narbone, secondo gli stilemi illusionistici del tempo.

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Via Passeggiata Archeologica, 20, Agrigento, AG, Italia

L’arte romanica tra gli ulivi e “Il Signore della Nave”

La chiesa di San Nicola, nascosta tra ulivi secolari, è uno dei maggiori esempi di architettura cistercense tardo-romanica della Sicilia. L’edificio, costruito in epoca normanna, fu ampliato nel 1219 dai frati cistercensi di Santa Maria di Adriano. Il convento, invece, fu fondato nel 1426 dal beato Matteo Cimarra, che introdusse in città il movimento dell’Osservanza francescana. Due contrafforti circoscrivono lo splendido portale gotico caratterizzato da cinque archi a sesto acuto. L’interno, a un’unica navata, ha la rara presenza dell’iconostasi: una struttura divisoria con funzione di separazione tra il quadratum populi e la parte monastica. Sono presenti opere liturgiche di valore artistico, tra le quali il Crocifisso ligneo del XV secolo, chiamato “Signore della Nave”, al quale si ispirò Luigi Pirandello nel dramma omonimo.

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Salita Santa Maria dei Greci, Agrigento, AG, Italia

Il tempio pagano trasformato in simbolo di Cristianità

In questo luogo si fondono il mondo pagano e quello cristiano. La chiesa del XII-XIII secolo, infatti, è stata edificata sui resti di un antico tempio di Giove Polieo o di Atena, del quale sono ancora visibili le tracce del basamento. Detta “dei Greci” perché fu anche cattedrale di rito greco-ortodosso. Divenne poi cattedrale cattolica, prima di San Gerlando. Meta di pellegrinaggi in età medievale, conserva ancora, incisi sulla pietra, i segni della “triplice cinta”, ovvero tre simbolici quadrati concentrici che i visitatori solevano lasciare sui siti sacri dove andavano a pregare. Sono visibili le trasformazioni avvenute nel XIV secolo, nel periodo dell’influenza della famiglia Chiaramonte e di quella spagnola dei Pujades, che governò Agrigento per il Regio demanio, come rivelano le insegne sul portale. L’interno è spoglio, con tracce di un ciclo di affreschi trecentesco sulla “Madonna del latte”. Durante recenti restauri, sono stati trovati la cripta e il colatoio.

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Via Atenea, 270, Agrigento, AG, Italia

Viaggio nell’arte, dal Quattrocento al Novecento

Un viaggio nell’arte, lungo sei secoli. L’ex Collegio, costruito nel 1656, oggi è una preziosa pinacoteca. Si parte dalla sezione antica, con tavole e tele realizzate tra il Quattrocento e il Settecento da fra’ Felice da Sambuca, fra’ Fedele da San Biagio, Giuseppe Cristadoro, Pietro Novelli, Luca Giordano, Vincenzo degli Azani, Vincenzo Camuccini. Straordinaria la galleria intitolata a Giuseppe Sinatra con oltre cento opere del pittore palermitano Francesco Lojacono (1838-1915) e dei suoi discepoli, capolavori del vedutismo ottocentesco che restituiscono scorci di una Sicilia scomparsa. All’ultimo piano sono esposte le tele di Raffaello Politi, Tommaso Santella, Gianbecchina e Philippone. Al piano terra, si può ammirare un presepe di Roberto Vanadia. Ma c’è pure una sorpresa: i Pupi di Carmelo Guarneri.

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Via Panoramica Valle dei Templi, 31, 92100 Agrigento, AG, Italia

Quell’antica cisterna greca che si trasformò in catacomba

Era il 1875, quando fu riportato alla luce il complesso catacombale più grande dell’agrigentino. Immaginiamoci lo stupore di chi, per la prima volta in assoluto, si trovava davanti a quell’ambiente in cui si intersecavano ambulacri, cubicoli e grandi rotonde, loculi e arcosoli lungo le pareti. In questo labirinto sotterraneo sono state trovate monete risalenti agli imperatori romani Valentiano I (364-375) e Costante (337-350), per cui sicuramente è stato scavato prima.
Ma la scoperta di questo labirinto magico non era che l’inizio: nuovi scavi, iniziati nel 1950, hanno portato alla luce una grande necropoli, collegata da un corridoio in parte sotterraneo e in parte all’aperto alla grotta. Questo ambiente veniva utilizzato dai come cisterna per la raccolta dell’acqua, come dimostrano gli ambienti circolari che punteggiano la zona.
Sono ancora in corso studi, però: e come accade spesso in casi come questi, l’ultima parola non è ancora detta.

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Via Panoramica Valle dei Templi, 31, 92100 Agrigento, AG, Italia

Nella piscina degli dèi, tra silenzi, ulivi e agrumi

Tra il tempio dei Dioscuri e quello di Vulcano, vi imbatterete in una macchia di verde intenso di circa cinque ettari, coltivati a ulivi e agrumi. Un luogo in cui la natura è regina incontrastata: è il giardino della Kolymbetra, che sorge su una dolce insenatura della Valle dei templi, in cui tempo e spazio sembrano davvero non appartenere alla Terra.
Un luogo conosciuto anche con il suggestivo nome di “piscina degli dèi”, e in un certo senso lo fu: il nome “Kolimbetra” era usato dai greci per indicare un tipo di piscina utilizzata in età romana per i giochi acquatici.
Quale sia la reazione del viaggiatore – che viene avvolto in uno sciame di silenzi, profumi e fruscii di foglie, anche in tempi più recenti dell’età classica – è presto detto: “Una piccola valle che, per la sua sorprendente fertilità, somiglia alla valle dell’Eden o a un angolo delle terra promessa”. Sono le parole dell’Abate di Saint Non, che visitò questo giardino incantato nel 1778.

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Agrigento, AG, Italia

L’antico tesoro delle monache benedettine

È il più celebre dei monumenti medievali della città, splendido, da non perdere. Per gli agrigentini è “Bataranni”, in dialetto, che significa la “Badia Grande”. Fondato nel 1299 dalla marchesa Rosalia Prefoglio, moglie di Federico I di Chiaramonte e madre di Manfredi, che negli ultimi anni della sua vita decise di donare la struttura alle monache benedettine dell’ordine cistercense. L’ingresso immette in un bellissimo chiostro. Al pianterreno: la cappella eretta da Costanza II di Chiaramonte intorno al 1350; l’Aula Capitolare, con portale, due grandi finestre bifore in tipico stile chiaramontano a zig zag e il soffitto con archi ogivali; il grande refettorio realizzato nel 1621. Al primo piano, da visitare il dormitorio con soffitto ligneo e archi a sesto acuto della prima metà del Seicento e la Sala della Torre. L’ultimo piano ospita la sezione etno-antropologica del Museo civico.

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Contrada San Nicola, 12, 92100 Agrigento AG

Il possente Telamone, l’Efebo, eternamente giovane e le amatissime Demetra e Persefone

È detto anche di San Nicola, proprio perché si trova dietro l’omonima chiesa.
Trovarsi in questo museo è come fare una full immersion della vita dalla preistoria all’epoca greca. Eccole, queste gemme che il tempo non ha scalfito: il Telamone, proveniente dal tempio di Zeus, il gigante Atlante per cui nessun peso sembra troppo gravoso: a lui, infatti, era toccato il compito di sostenere una trabeazione della dimora del re degli dei. E poi il guerriero, con la sua eleganza militare, e l’Efebo di Agrigento, splendida figura di giovanetto, cristallizzato nella sua eterna, verde età.
E poi, tutt’altro che di secondo piano, la produzione artigianale delle terrecotte devozionali, che gli antichi abitanti di Akragas realizzavano nelle botteghe fuori dalle mura cittadine per offrirle alle amate divinità della terra, le dee madre e figlia Demetra e Persefone. Una storia che continua, proprio attraverso queste suggestive testimonianze.

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Via Duomo, 96, Agrigento, AG, Italia

Lo scrigno dei tesori della Chiesa agrigentina

Epigrafi, reliquiari, dipinti, documenti e testimonianze varie. Unaricca collezione ricostruisce la storia della Diocesi agrigentina dal XII al XIX secolo. Le sale del Museo accolgono preziosi manufatti realizzati non solo da maestranze locali, ma anche nazionali e internazionali. Tra i “pezzi” medievali più rappresentativi, spiccano l’epigrafe araba del 997,rinvenuta a Lampedusa, e l’Altarolo, un altare portatile del secolo XII-XIII, di maestranze itineranti, proveniente dalla Cattedrale. Particolarmente interessante quest’ultimo manufatto, chiamato anche “l’Altarolo dei Crociati”. A ben guardarlo, la doppia croce lamellare collocata sul retro presenta i caratteri delle “stauroteche” dei pellegrini (i reliquiari destinati a contenere frammenti del legno della Croce di Cristo) incoraggiate dagli ordini monastico-cavallereschi.

Via Minerva, 28, 92100 Agrigento, AG, Italia

Sulle tracce dei frantoio dell’antica Akragas, nel regno di Demetra e Kore e delle divinità di voragini e abissi

Un posto magico, il luogo più alto dell0antica città ellenica, da dove di dominava per intero la splendida città di Akgaras. Ma la Rupe Atenea non era soltanto il luogo da dove godere di un panorama mozzafiato: nell’area sono infatti stati trovati i resti di un frantoio ellenistico e uno dei templi delle divinità ctonie: dèi appartenenti alle profondità, siano abissi marini che voragini terrestri. Un tempio oggi parzialmente incorporato nella chiesetta medievale di San Biagio, di cui ancora si conservano il basamento e una parte delle strutture isodome dei lati. Un luogo di culto che doveva essere dedicato alle celebrazioni in onore di Demetra e Kore, così si è dedotto alla presenza di statuette e busti fittili. Neanche le altre divinità del sottosuolo venivano comunque dimenticate: l’intera area era dotata di un complesso sistema di canalizzazione delle acque, strutturato in funzione ai templi delle divinità ctonie, probabilmente per specifiche funzioni religiose. E che la Rupe Atenea avesse da sempre un richiamo mistico, è ipotizzato anche da tracce di rituali religiosi di epoca preistorica.

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Piazza Luigi Pirandello, Agrigento, AG, Italia

Un viaggio affascinante dentro e sotto la scena

I lavori cominciarono nel 1870, ma a cantiere aperto scoppiò un contenzioso tra costruttori ed ente appaltante. Il Comune lamentava, infatti, che il cosiddetto arco armonico fosse sordo. Fu la consulenza del grande architetto Giovambattista Basile a dirimere la controversia e a consentire l’apertura al pubblico nel 1880. Nel 1946 il teatro venne intitolato a Luigi Pirandello, fiore all’occhiello di Agrigento per il suo premio Nobel, ma successivamente, per varie vicissitudini, restò chiuso per quarant’anni fino alla storica riapertura del 1995. Dal teatro si accede all’ipogeo dell’Acqua Amara, chiamato così per l’acqua che scorreva nelle viscere della terra che evidentemente non era gradevole. Fa parte del complesso sistema di cunicoli che garantivano l’approvvigionamento idrico in città. Ancora dibattuta, tra gli studiosi, l’ipotesi di un presunto utilizzo militare.

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Via Panoramica Valle dei Templi, 31, 92100 Agrigento, AG, Italia

A spasso con gli dèi, tra le opere dei Greci in Sicilia

Non c’è da stupirsi che la Valle dei templi sia tra le mete più frequentate, raccontate e celebrate dai viaggiatori che, da sempre, approdano ad Agrigento. Tra le più importanti testimonianze della presenza dei greci in Sicilia, questa valle disseminata di opere d’arte era tra le tappe obbligate del Grand Tour. Chi avesse voluto assimilare l’arte classica, non poteva che tuffarsi in questa costellazione di bellissimi templi in stile dorico, tutti costruiti intorno al V secolo avanti Cristo. Ancora oggi, in pochi resistono al fascino di passeggiare… in mezzo agli dèi, tra il tempio di Zeus, quello dei Dioscuri, quello di Ercole. Molte di queste testimonianze sono state danneggiate dalla mano dell’uomo o dal tempo, ma l’impatto emotivo è fortissimo comunque: si ha la sensazione di vedere scorrere un tempo infinito, denso di storia. Il meglio conservato resta però il tempio della Concordia, in perfetto stile dorico, che rimanda immediatamente al Partenone di Atene. Nel VI secolo dopo Cristo venne trasformato in chiesa: e fu questo, probabilmente, a salvarlo dai saccheggi. Curiosamente, il nome che lo ha reso celebre nel mondo non ha alcuna relazione con il tempio: a chiamarlo “della concordia” fu infatti lo storico del Quattrocento Fazello che, semplicemente, ritrovò nelle vicinanze un’iscrizione latina con questa parola.

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Via Duomo, 96, Agrigento, AG, Italia

Il tesoro settecentesco donato dal vescovo

Il vescovo Andrea Lucchesi Palli, di nobile famiglia e di grande cultura, il 16 ottobre 1765 fondò la Biblioteca Lucchesiana “senza risparmio di fatiche né di spese”, per contribuire alla formazione di “maturi cristiani e responsabili cittadini”. Donò alla comunità cristiana un edificio di sua proprietà, adiacente al Palazzo vescovile, e tutto il suo patrimonio librario, poi ulteriormente arricchito nel corso dei secoli. Oggi la Biblioteca custodisce sessantamila volumi preziosi: manoscritti, incunaboli, testi arabi e codici miniati. Si ispira, nell’impianto progettuale, a quella di San Martino delle Scale realizzata dall’architetto palermitano Giuseppe Venanzio Marvuglia: pianta rettangolare, scaffalature in due ordini sovrapposti e ballatoio per la fruizione dei livelli superiori, protetti da ringhiera in ferro battuto. Un luogo di sapere e di intime meditazioni.

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Piazzale Kaos, 92100 Agrigento AG

Un pellegrinaggio laico, tra antiche carte, pini solitari e argille azzurre a picco sul mare africano

“Una notte di giugno caddi come una lucciola sotto un gran pino solitario in una campagna d’olivi saraceni affacciata agli orli d’un altipiano d’argille azzurre sul mare africano”: così, Luigi Pirandello descriveva la propria venuta sulla terra.
E quel pino solitario esiste davvero, lungo il sentiero a destra della casa. Solo che, danneggiato da una tromba d’aria che nel 1997 lo travolse tanto da tranciargli la chioma, oggi non ne resta che una sezione. Ma lì sono racchiuse le ceneri del poeta, drammaturgo e scrittore, tornato idealmente nel luogo in cui cadde come una lucciola, per nascere.
Basterebbero queste emozioni, e la vista del panorama che si tuffa nelle argille azzurre sul mare africano, per giustificare la visita. Ma al primo piano dell’abitazione c’è il museo dedicato a Pirandello, con mostre temporanee dedicate al Maestro e, una vasta collezione di cimeli, fotografie, lettere, recensioni, onorificenze, libri in prima edizione con dediche autografe, quadri d’autore dedicati e locandine delle opere pirandelliane più famose rappresentate in tutto il mondo.
Un museo sui generis, da cui certamente avrete qualche difficoltà a separarvi.

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Piazza Don Giovanni Minzoni, Agrigento, AG, Italia

Il gigante fragile e la lettera del diavolo

Tanto splendida quanto fragile, chiusa al culto nel 1966 dopo una frana rovinosa, poi messa in sicurezza e riaperta nel 2014, ma ancor oggi minacciata dallo smottamento della collinetta. Ecco la Cattedrale di San Gerlando, rara testimonianza di architettura arabo-normanna, fondata attorno al 1093. Sono rinascimentali la facciata e la torre campanaria eretta nel 1470, dalla quale si gode una meravigliosa vista. L’interno, che rispecchia vari stili, è riccamente decorato e pieno di opere d’arte. Nell’archivio si conserva la copia della “lettera del diavolo”, un misterioso documento, che, secondo una suggestiva leggenda, ripresa pure da Tomasi di Lampedusa e Andrea Camilleri, sarebbe stato dettato da Belzebù in persona a una suora del monastero di Palma di Montechiaro.
Una ricca sacrestia monumentale, in legno finemente scolpito, della fine del Cinquecento custodisce pregevoli paramenti sacri.

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