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108 Via Alloro

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Abstract


Sete, paglia, legno, cuoio come in una soffitta segreta

La putìa delle sorelle Bellomo sembra una soffitta segreta dove andare a caccia di tesori, in una dimensione sospesa tra presente e passato. Tra specchi, armadi della nonna e mobili d’epoca campeggiano tantissimi articoli che cambiano a seconda delle stagioni, borse di lino, caftani di seta o cachemire,  tessuti damascati, uova di Pasqua o palle di Natale in tela decorata, barattoli di vetro pieni zeppi di bottoni e passamanerie, “coffe” di paglia, collane e orecchini con teste di Moro o ruote di carretti siciliani. La passione per l’ago e il filo l’hanno trasmessa i nonni materni: lei modista, lui fabbricava paralumi dietro il palazzo delle Poste centrali.  Lana, ricami, sete, paglia, legno e cuoio i materiali usati, e se avete il pollice nero, non disperate: i perfetti cactus in maglia in veri vasi di terracotta, pezzo forte delle sorelle Bellomo, ingannerebbero chiunque.

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Piazza San Domenico, 11, Palermo, PA, Italia 0.5 km

Dove Leonardo Sciascia gustava il gelato al gelsomino

Leonardo Sciascia la citò in un articolo sul giornale l’Ora del 1965 a proposito del gelato al gelsomino. Ed è così: dopo un periodo di pausa, dovuto alla difficoltà di raccogliere i fiori, adesso il gelsomino è tornato, insieme con altre decine di gusti. Ma all’apertura di gusto ce n’era solo uno, che dava il nome al locale: Biancaneve, una sorta di crema-panna. Gli inizi sono legati alla memoria della guerra. Domenico Lucchese, nonno dell’attuale titolare, aveva investito in questa nuova attività dopo avere avuto un forno, ma si trovò presto a fare i conti con una città piegata dai bombardamenti. La svolta con lo sbarco degli americani: il primo giorno in cui i soldati Usa arrivarono a Palermo, realizzò l’incasso astronomico di 4.800 lire. Ma la storia del locale si intreccia pure con quella di Franco Franchi, sfollato durante la guerra a Monreale insieme con la famiglia Lucchese, dalla quale in quei tempi duri era aiutato.

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Via Maqueda, 13, Palermo, PA, Italia 0.51 km

La più antica della città, fondata da ex monaci

Il posto è lo stesso di oltre un secolo fa, cosi come gli arredi e le scaffalature, scolpite da antichi ebanisti. È probabilmente la più antica farmacia di Palermo, attestata sin dal 1852, di proprietà degli ex monaci Rizzuto, che continuavano a esercitare la professione appresa in convento, cioè la preparazione di ricette galeniche e medicamenti. La farmacia ha origine dal laboratorio di fine ‘700 che si trovava all’interno del vicino convento di Sant’Antonio da Padova. Nel 1894 viene acquistata da Ignazio Teresi,  successivamente passa al figlio Pietro e poi ancora alla nipote Maria, attuale titolare. Entrare alla farmacia Teresi è un tuffo nel passato, perché grazie al restauro conservativo degli arredi non è difficile immaginare dietro il banco i vasi allineati e destinati alle preparazioni galeniche, quando ai farmacisti era chiesto di conoscere anche le proprietà delle piante.

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Via Vittorio Emanuele, 324, Palermo, PA, Italia 0.52 km

Arredi e mobili d’epoca nella sede nata nell’Ottocento

 Tante le famiglie di ottici a Palermo, pochi hanno mantenuto la vecchia sede. Ognibene è uno di questi. A dimostrare la “storicità” dell’attività c’è un attestato di benemerenza che Giuseppe Ognibene ha ricevuto a Firenze in occasione del primo centenario dell’attività di ottico che fu iniziata dal nonno nel 1877. Oggi l’attività è arrivata alla quinta generazione, curata dal figlio di Giuseppe, Pierluca, e dalla moglie, ma nel piccolo negozio al Cassaro pezzi degli arredi e mobili d’epoca riportano a un nobile passato: dalla cassettiera in legno al mobile porta lenti che si scorge in vetrina, con su incise le iniziali del proprietario originario, che si chiamava anche lui Giuseppe Ognibene. Quando si entra, ci si poggia su un banco antico in legno, con il vetro a vista, dove si intravedono occhiali antichi, monocoli, strumenti ottici di precisione e antichi binocoli. Tutto targato fine ‘800-inizi ‘900.

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Via Giovanni Meli, 5, Palermo, PA, Italia 0.52 km

L’artista del cesello e dello sbalzo che lavora metalli preziosi

Nel cortile di Palazzo Pantelleria, in piazza Giovanni Meli, si affaccia il laboratorio di Benito Gelardi, esperto artigiano nell’arte del cesello e dello sbalzo. L’ha imparata da ragazzino frequentando da apprendista la bottega del maestro Rolando Lopes. Quando alla fine degli anni Settanta Gelardi decise di aprire un proprio laboratorio, era già un abile cesellatore. Con l’argentiere Antonino Amato ha collaborato a lungo nel campo del restauro di antichi manufatti di arte sacra. Uno fra tutti, il manto della statua dell’Immacolata di Caltanissetta. Gelardi progetta e disegna le sue creazioni in metalli diversi: oro, argento e bronzo. Con gli scalpelli riesce a creare attraverso un delicato equilibrio di sbalzo e cesello un singolare movimento sul metallo. Nel figlio Mauro ha un ottimo collaboratore.

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Via Napoli, 56, Palermo, PA, Italia 0.54 km

Tisane offerte di buon mattino come ai tempi degli arabi

Nel 1938, Antonio Ciccarello, originario di Polizzi Generosa, apre l’attività nei locali del Teatro Biondo, dopo aver conseguito il diploma di erborista , primo nel Sud del Regno d’Italia. Di recente l’antica bottega è stata costretta a lasciare la sua storica ma si è spostata proprio di fronte, andando a occupare i locali che furono del noto negozio di scarpe Machì, dopo aver restaurato e adattato al nuovo uso perfino la vecchia insegna Liberty. Matteo Arrivas, attuale gestore dell’erboristeria, per il resto, ha mantenuto esattamente la tipologia, lo stile, lo spirito di un tempo: ancora adesso, come faceva lo zio Nino anticamente, offre le tisane in mescita di buon mattino, perpetuando così una tradizione – quella dell’assunzione di acque calde terapeutiche – che ha origine dagli arabi. Tra i clienti tanti anziani, soprattutto del quartiere.

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Salita Castellana, 8, Palermo, PA, Italia 0.55 km

Gioielli a traforo e macramè nell’ex cappella del Palazzo storico

 

Nel locale che ospitava l’antica cappella dello storico palazzo dei Crociferi, legato alla Chiesa di Santa Ninfa, Cristina Buccellato e Dario D’arpa disegnano gioielli realizzati a mano con la tecnica del traforo. I materiali utilizzati sono ottone, alluminio, rame ai quali spesso viene accostato il macramè, una tecnica portata in Sicilia dagli arabi dove la trama è fatta di nodi che creano un disegno. Qui invece si accosta a gioielli in metallo, dall’effetto moderno e colorato. Intorno si alternano le creazioni di altri artigiani Alab che lavorano  il legno e realizzano accessori in stoffa. L’intera bottega è decorata con motivi che riprendono i quattro elementi della natura, per simboleggiare l’utilizzo di materiali legati alla terra e l’uso delle forme in divenire nei processi di trasformazione. Il nome, “Arteficium”, è un tributo al modo di trasformare in arte il lavoro manuale, guardando al futuro.

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Via Torremuzza, 4, Palermo, PA, Italia 0.55 km

Quando il ricamo è un’arte per la biancheria da letto o da tavola

 Dice che basta una matita. È modesto Pietro Lo Verso. Crea disegni per ricami da quanto era ragazzino. Nel 1975 entrò da apprendista nel laboratorio di Giuseppe Ippolito in via Torremuzza 4, nel quartiere della Kalsa. La piccola bottega esiste dagli anni Quaranta. Non tutti sanno che solo da un bel disegno può nascere un bel ricamo. E per questo ci vuole abilità, estro e senso delle proporzioni. Pietro Lo Verso li possiede tutti, se è vero che vengono da mezza Sicilia per affidarsi alla sua professionalità. Donne che ancora apprezzano la bellezza della biancheria da letto o da tavola ricamata a mano. Complementi d’arredo che fanno bella la casa. Linee, forme geometriche o volute, Pietro Lo Verso le realizza su sottile carta velina per essere poi trasferiti sui tessuti con una tecnica molto particolare. E i segni diventano ricami.  Capolavori di una tradizione artigianale che resiste con al tempo.

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Via Maqueda, 263, Palermo, PA, Italia 0.56 km

Vestiti, scarpe, borse Ecco il tempio del vintage

Oggetti, borse, vestiti, gioielli e accessori vintage abitano qui. Le grandi vetrine campeggiano su via Maqueda, lanciando un accattivante viaggio a spasso nel tempo, quando era ancora possibile rovistare in una soffitta e trovare un tesoro dimenticato. Perchè tra calzature antiche e moderne, o di modernariato, c’è il pezzo d’arredo o il gioco da tavola anni 70 che ha fatto la gioia di pomeriggi spensierati. I vestiti sono disposti in un caos armonioso tra lampade d’epoca, porcellane, scarpe, e di tutto un po’. Le scarpe sono tutte originali e non usate, scovate in depositi o in magazzini che custodiscono piccoli tesori, spesso anche di marce blasonate. L’importante è entrare senza guardare l’orologio. Per tornare bambini, o fare un viaggio nel passato, giocando con la moda.

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Via Collegio di Maria Al Carmine, 23, Palermo, PA, Italia 0.59 km

Il forno che macinava con l’asino e che ora dona ai bisognosi

L’arte di impastare e lievitare viene da lontano. Dieci anni prima che Garibaldi entrasse a Palermo da Porta dei Termini c’era già un Lo Coco che panificava nel cuore di Ballarò, nella bottega di via Collegio di Maria al Carmine. Ad assicurare ai clienti rimacinati, mafalde e brioches era il forno “Stella”, un tempo a legna: l’odore del pane lievitato e dei biscotti quaresimali si spandeva invitante per i vicoli. Nello spazio accanto al vicolo i Lo Coco avevano persino la mola azionata dall’asino, che serviva per macinare il grano. Il forno era anche chiamato “del Venerdì”, un nome dovuto alla vicina congregazione delle Anime sante del Purgatorio. Nel 2003, Roberto Lo Coco ha rinnovato tutto, ma è rimasto l’imprinting originale. Ogni giorno il forno dei Lo Coco produce duecento chili di pane e una parte dell’invenduto è donato ai bisognosi del quartiere.

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Foro Italico Umberto I, 1, Palermo, PA, Italia 0.6 km

Qui nacque il “giardinetto” per festeggiare Garibaldi

Era una delle più famose sorbetterie dell’Ottocento, quando il Foro Italico era popolato di carrozze e di signore con le trine e l’ombrellino da sole, quando il mare era ancora vicino alla riva e i bambini del popolo facevano il bagno lì. Fu fondato da Giuseppe Cacciatore, personaggio mitico che le foto ritraggono con baffi spioventi, nel 1860, per festeggiare l’entrata di Garibaldi. Poco dopo inventò un gelato rosso, verde e bianco (fragola, pistacchio e cedro), l’antesignano dell’attuale “giardinetto”. Crispi era un frequentatore abituale. Franca Florio amava il sorbetto alla fragola e Vittorio Emanuele Orlando il gelato di caffè imbottito con la panna. Allora l’attività prendeva il nome del suo titolare, “Giuseppe Cacciatore gelatiere”. Tra i suoi dodici commessi c’era il dodicenne Giovanni Ilardo che, alla sua morte, divenne titolare della sorbetteria e diede il suo nome al locale storico.

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Via Ballaro, 14, Palermo, PA, Italia 0.64 km

Frutta secca, canditi e spezie Qui si respira il Mediterraneo

Un luogo che esprime pienamente l’anima multietnica del mercato di Ballarò. Esposti come in un suq arabo e circondati da dipinti e simboli di Palermo, si possono trovare legumi, frutta disidratata, frutta candita, preparati per pasticceria ma soprattutto frutta secca, spezie e aromi provenienti da diverse parti del mondo: dai tipici prodotti delle produzioni siciliane, come i pistacchi di Bronte e le mandorle di Santo Stefano Quisquina, ai prodotti esotici, come le noci americane e quelle brasiliane. Nel laboratorio adiacente al negozio, Gianni Cannatella realizza personalmente la tostatura e prepara il cosiddetto passatempo: calia e semenza, ossia ceci e semi di zucca tostati. Cannatella si è recentemente dotato di una macchina di ultima generazione, ma in trent’anni di attività ha sperimentato tutte le diverse tecniche di tostatura.

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Via Maqueda, 315, Palermo, PA, Italia 0.67 km

Gli articoli fiorentini nell’intatto scrigno Liberty

L’insegna è una delle poche vetrine in stile Liberty di via Maqueda, base verde con la scritta in oro. Dentro gli arredi originali in legno a tutta altezza.  Immersa nel cuore del centro storico della città, la pelletteria Di Franco risale ai primi del Novecento, come risulta evidente dall’insegna storica sulla quale campeggia il cognome e che non ha mai subito cambiamenti sin dai tempi dell’apertura del negozio. La bottega, aperta dal palermitano Francesco Di Franco, poi passata, nel 1982, nelle mani del nipote Domenico, è oggi gestita dalla figlia di quest’ultimo, Elena. La cifra che, da sempre, ha contraddistinto la pelletteria è la scelta di vendere pezzi unici di artigianato provenienti da Firenze, nota per la celebre Scuola del Cuoio di Santa Croce. Tra i vari articoli in vendita zaini, borse, valigette ventiquattrore, cinture e cappelli, tutti fatti a mano. Oggi come un secolo fa.

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Via Lincoln, 1, Palermo, PA, Italia 0.68 km

Il giardino per la moglie del vicerè

Allegorie, elementi simbolici, sottili rimandi a concetti filosofici e alla massoneria, rendono Villa Giulia un luogo carico di bellezza e mistero. Costruita tra il 1775 e il 1777 per volere del pretore Antonio La Grua in onore della moglie dell’allora vicerè Marcantonio Colonna, è il primo giardino pubblico a Palermo, il terzo in Europa.
Questo giardino, nonostante le trasformazioni che ha subito nel corso dei secoli, caratterizza ancora oggi una zona al limite con l’antico perimetro delle mura, a due passi dal mare e da un altro polmone verde della città, l’Orto Botanico. Dal piano generale della Villa alle singole statue che la popolano, niente è lasciato al caso, ma tutto è frutto di precise scelte che fanno di questo giardino un vero e proprio microcosmo.

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Via San Nicolò All'Albergheria, 38, Palermo, PA, Italia 0.7 km

La cucina di casa da oltre un secolo all’Albergheria

Era il 1904 quando a Ballarò un bersagliere con la passione per la buona cucina aprì la sua trattoria. Ancora oggi l’atmosfera è la stessa: pare di stare in una casa privata con la gente che parla da una tavola all’altro a voce altissima. Gli avventori storicamente sono quelli dell’Albergheria, ma da qualche anno i clienti arrivano da ogni parte della città per assaggiare la tipica cucina siciliana. Funziona sia come taverna sia come ristorante. Il nuovo proprietario Francesco Battaglia, detto Lollo, aveva solamente vent’anni quando ha deciso di rilevare l’attività e da quattordici anni la gestisce come fosse l’estensione di casa sua. La specialità che consiglia a chi lo chiede è la pasta con la glassa. Un piatto “povero” ed eccezionalmente gustoso, caratteristica di tante pietanze siciliane. In questo caso si tratta del fondo di cottura dello spezzatino.

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Via Maqueda, 375, Palermo, PA, Italia 0.77 km

Gioielli, accessori, borse nel bene confiscato alla mafia

Etic sorge all’interno di un bene confiscato alla mafia e assegnato alla cooperativa sociale Solidarietà. Un “contenitore di creatività condivisa”, lo definiscono le designer che si avvicendano nella sua gestione, ispirandosi a vicenda in un continuo scambio di idee e suggestioni. Alessia Bruno con Desadorna propone i suoi gioielli di ricerca, spesso ispirati alla natura. Ambra di Trapani con Madeinpà realizza accessori che fanno del made in Palermo una sintesi creativa, declinata al presente e votata al design. Roberta De Grandi, R.B.R.T., realizza accessori non seriali, come le borse della collezione Numero Primo che già nel nome svelano la loro unicità: non solo per la ricercatezza artigianale ma anche per le parole e le immagini che, una diversa dall’altra, le impreziosiscono e svelano messaggi per chi le fa proprie.

 

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Via Vittorio Emanuele, 440, Palermo, PA, Italia 0.79 km

Lettere, documenti, cartoline Qui ci si prende cura della memoria

Una lettera danneggiata, un documento storico, una cartolina particolarmente cara, ma anche foto dei bisnonni o di un tempo ormai perduto. Il passato ritrova nitidezza tra le sapienti mani di Maria Anna Giordano, che da vent’anni dirige uno studio fotografico nell’antico Cassaro, a pochi metri dalla Cattedrale, specializzandosi in restauro digitale. Anche le fotografie vivono una nuova vita grazie a questo trattamento. Attraverso l’impiego di software dedicati è possibile realizzare tutti quegli interventi inattuabili con la metodologia classica: ripristino del contrasto originale, ricostruzione delle parti abrase o mancanti, riequilibratura tonale e cromatica, recupero di dettagli e particolari altrimenti invisibili a occhio nudo. Entrare in questo piccolo negozio è come immergersi nella vita di chi non c’è più, immortalato in una eterna giovinezza.

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Via Albergheria, 87, Palermo, PA, Italia 0.8 km

Dove l’artigiano-alchimista inventò le delizie alla carruba

Caramellai da cinque generazioni. Sono i Terranova, con il laboratorio a due passi dal mercato di Ballarò. Era il 1890 quando il fondatore, Antonio, mise a punto la formula delle caramelle, sfruttando una ricetta a base di carruba, impiegata tradizionalmene come balsamo per alcune affezioni. Fu così che nacquero le caramelle alla carruba, dalla caratteristica forma quadrata e con la confezione singola di carta. Casa e bottega. L’azienda è tutta a conduzione familiare. C’è Antonio Terranova, padre di Giacomo, che insieme al fratello Maurizio e al cognato Paolo portano avanti l’azienda di famiglia. La ricetta delle caramelle è segreta, si sa solo che sono fatte di zucchero, sciroppo di glucosio e aroma di carruba. Il vanto dei caramellai Terranova è di vedere il proprio prodotto in farmacia. Con cinquanta chili di pasta si fanno 12.500 caramelle.

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Via Maqueda, 415, Palermo, PA, Italia 0.88 km

Facciata di Basile, mobili di Ducrot, qui si respira un’epoca

La facciata è stata progettata da Basile, l’insegna è di quelle storiche, con su il nome della proprietaria: Lina D’Antona, modista di origini napoletane, apprendistato in un atelier parigino e negozio a Palermo nel 1911 per amore, dopo aver conosciuto il marito, Vincenzo, che lavorava sui battelli del servizio postale che collegavano Napoli alla Sicilia, flotta allora dei Florio. E proprio i Florio furono tra le nobili famiglie clienti della merceria D’Antona, oggi arrivata alla terza generazione con il nipote Vincenzo. Alle pareti gli arredi, i banchi, le cassettiere e gli scaffali alti fino al soffitto sono della fabbrica Ducrot. Le nobildonne Whitaker, Ducrot e Florio, ma anche i Basile venivano qui per i loro cappelli e per gli accessori di moda. Nel ritratto di donna Franca Florio di Boldini gli ornamenti del vestito del dipinto, dai merletti alla passamaneria, sono opera della nonna Lina.

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Via Vittorio Emanuele, 480, Palermo, PA, Italia 0.9 km

Settant’anni di orologeria di fronte alla Cattedrale

La Cattedrale si specchia nelle vetrine di questo negozio, nato come orologeria nel 1949 e fondato da Domenico, nonno e omonimo dell’attuale proprietario. Un talento arrivato dalla Calabria dove Bottiglieri inizia ad andare a bottega da un artigiano. Poi la carriera nell’Arma, dove diventa un maresciallo dei carabinieri negli anni in cui imperversava il bandito Giuliano. Quando si congeda decide di riprendere la passione per gli orologi e l’estro artistico lo porta a realizzare, per la vetrina, un campanile d’oro, fedele riproduzione del simbolo di “Campanile sera”, primo quiz a premi italiano. Fuori sono ancora appesi i ganci in ferro, utilizzati per appendere gli stivali, memoria del negozio di scarpe storico precedente,  rilevato da Domenico. A lui veniva affidata la manutenzione dell’orologio della torre della Cattedrale e dei Cappuccini. Dentro, il soffitto conserva i vecchi stucchi.

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Via Bara All'Olivella, 42, Palermo, PA, Italia 0.91 km

L’arte di tornire il legno a due passi dal Teatro Massimo

Specializzato nella realizzazione di componenti d’arredo e articoli religiosi in legno, il laboratorio artigianale dei Vitrano esiste dal 1912, da quando il nonno dell’attuale proprietario aprì qui la sua casa-bottega, a due passi dal Teatro Massimo. Lo spazio adibito a laboratorio è sempre lo stesso, solo che oggi c’è un tornio per legno di nuova generazione. L’ambiente originariamente dedicato alle stanze private è oggi un piccolo museo dell’arte del torniere in cui sono esposti due torni a pedale di legno della metà del 1800, le porte originarie della bottega e tanti esemplari di opere realizzate dalle tre generazioni di artigiani. Giuseppe Vitrano, da qualche anno, si è dotato dell’insegna in legno “Torniere” che accoglie all’ingresso, ma non ne aveva bisogno: bastano il suo volto e i suoi strumenti a definire l’attività.

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