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15 Piazza Bordonaro

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Abstract


Il chiosco sul mare con il gelato dalla ricetta segreta

Da un lato la tonnara Bordonaro, davanti Monte Pellegrino, alle spalle il mare. In questo scorcio di Vergine Maria si gusta il gelato artigianale fatto con i prodotti di stagione e i cannoli e le cassate prodotte con ricotta freschissima. È il privilegio di sedere a un tavolino del bar La Vela, fondato nel 1974 da Nino Lo Cicero. Un chioschetto senza pretese, dove bastano due chiacchiere e ci si sente a casa. La crema di ricotta si trova da fine novembre ad aprile, perché viene acquistata ogni settimana sempre dallo stesso pastore di Prizzi fino a quando non comincia il caldo. Le fragoline arrivano da Sciacca, il pistacchio da Bronte, le arance e i limoni dal giardino del proprietario a Vergine Maria. Guai a chiedere un gelato che non sia di stagione: il cliente sarà guardato come un alieno. E ancor peggio aspirare a conoscere i segreti della preparazione:  sono assolutamente segreti.

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Via Nicoló Spedalieri, 13, Palermo, PA, Italia 3.07 km

Un viaggio nella storia del costume di scena

Già nel 1845, il nome Giuseppe Pipi figura in un manifesto del Teatro Regio Carolino di Palermo. Il Pipi dell’Ottocento, però, muoveva i suoi passi come “teatrante”, termine che all’epoca indicava una figura poliedrica, dall’impresario al tecnico di palcoscenico. E sempre come “teatranti”, nella Belle Epoque dei Florio e nelle scintillanti prime del Massimo, la famiglia Pipi diventa un punto di riferimento. Già negli anni Trenta, i Pipi producevano spettacoli in ogni loro parte, ma la vera svolta avvenne, nel dopoguerra, quando Giuseppe e Tonino Pipi, padre e figlio, acquistarono ciò che rimaneva di una sartoria teatrale milanese finita in fallimento. Oggi la famiglia, che continua a produrre spettacoli, ha esportato la propria arte sartoriale anche al di fuori della Sicilia, ma il cuore di tutto è la bottega di via Spedalieri, diretta da Francesca, Paolo e Massimiliano.

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Via dei Cantieri, 84, Palermo, PA, Italia 3.09 km

Pezzi di ricambio introvabili per radio e tv d’epoca

Le radio d’epoca non hanno segreti per Giuseppe Abbate, un elettrotecnico cinquantenne con l’esperienza di un ultracentenario. La stessa passione e manualità del padre Pietro, classe 1935, radiotecnico anche lui e impiegato alla Farem, Fabbrica apparecchiature radio elettro meccaniche, nata negli Anni Cinquanta in piazza Sant’Onofrio a Palermo. Suo padre cominciò da autodidatta dopo la fine della guerra. Di una passione ne fece un mestiere e  aprì un piccolo laboratorio in casa dove Giuseppe Abbate ascoltava a quattro anni le canzoni da un antico grammofono. Oggi la sua attività è in via dei Cantieri 84. Nel suo laboratorio, in piccoli contenitori numerati, conserva migliaia di preziosi e rarissimi pezzi di ricambio per i collezionisti di radio e tivù d’epoca e anche per gli appassionati di modellismo. Ce n’è per tutti: dalle radio a galena, a quelle a valvole, a transistor sino alle moderne digitali.

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Via Sampolo, 200, Palermo, PA, Italia 3.31 km

Qui sono nati oltre cento strumenti per Conservatori e musicisti 

Ignazio Muliello, classe 1938, costruisce strumenti ad arco dagli anni Settanta e in quarant’anni ne ha creati più di cento tra violini, viole, viole d’amore, violoncelli, contrabbassi e anche due chitarre. Impeccabile nel suo camice bianco, il colore dei suoi capelli che raccontano di una lunga esperienza maturata in questa antica forma di artigianato. C’è sapienza antica nella sua arte sin dalla selezione del tipo di legno. Un’esperienza maturata sin da piccolo nella bottega del padre Giuseppe, ebanista, e con lui ha collaborato al lavoro di intaglio e di ebanisteria. I suoi strumenti ad arco sono richiesti da musicisti professionisti di conservatori e teatri della Sicilia. Non a caso nel 2008, alla seconda edizione del concorso nazionale di liuteria contemporanea Città di Pisogne, Ignazio Muliello ha ricevuto una menzione speciale per l’impegno alla ricerca della liuteria siciliana.

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Via dei Quartieri, 6, Palermo, PA, Italia 3.83 km

Il locale del buon formaggio nella vecchia borgata

Fuori dal centro, nella borgata di San Lorenzo, in una vecchia palazzina che ancora testimonia l’aspetto del vecchio quartiere prima dell’avanzata del cemento, dal 1926 è un riferimento per i buongustai, con formaggi e salumi di qualità, specialità e sfizi. A iniziare l’attività, con lo spirito del pioniere,  è stato Salvatore Armetta detto Totò, a farne un riconosciuto tempio dei golosi il figlio Angelo, che ha puntato sulla sempre crescente attenzione per i prodotti di qualità e di nicchia. Così, nel 2001, 2003 e 2005, in occasione della Biennale di Bra, gli è stato conferito il massimo riconoscimento – quale ricercatore e conoscitore del settore – con l’attribuzione al negozio del titolo di “locale del buon formaggio”. Dal 1998 è gourmet europeo, dal 2000 è specializzato in banqueting, per la divulgazione della cultura siciliana a tavola.

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Via della Libertà, 73, Palermo, PA, Italia 3.92 km

I ceramisti venuti da Napoli diventati tesori umani dell’Unesco

Varcare la soglia del negozio di Arcangela Piscitello, in quel tratto di via Libertà in cui ancora si scorgono le suggestioni di una Belle Epoque dai rimandi parigini, è entrare in un mondo. I Piscitello sono ceramisti dal 1683, quando Rosario da Napoli si trasferì a Santo Stefano di Camastra, appena ricostruita, portando con sé i colori tipici della tradizione partenopea. Molte generazioni dopo, eccelse così tanto nel mestiere secolare degli avi da essere nominato nel 2006 tesoro umano vivente dall’Unesco. Una passione trasmessa agli eredi: a popolare la loro immaginazione ci sono i colapesce, suggestive sculture che declinano il tema del mare, ma anche classici come la lumiera di Sant’Antonio (che illuminava le case prima dell’elettricità), e la matrangela, metà angelo e metà donna, recuperata dall’Ottocento siciliano, tornata a essere un dono simbolo di gioia e prosperità.

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Via della Libertà, 52, Palermo, PA, Italia 4.01 km

Nella cornice neoclassica una collezione d’arte dal Seicento a oggi

Prende il nome da uno degli ultimi proprietari della dimora, il commerciante di agrumi Francesco Zito Scalici, che acquistò l’edificio nel 1909, ma le sue origini sono settecentesche. Nelle eleganti sale in stile neoclassico, distribuite su tre piani, si dipana un articolato percorso museografico. Vi si possono ammirare le collezioni pittoriche e grafiche della Fondazione Sicilia, frutto, maturato nel tempo, del recupero dei beni artistici appartenenti all’ex Banco di Sicilia, del patrimonio dell’ex Cassa di Risparmio “Vittorio Emanuele” e di successive donazioni private. Visitare la mostra permanente è come viaggiare attraverso i secoli e passare in rassegna tanti stili artistici, dal Seicento ai giorni nostri con nomi che parlano da soli: Preti, Lojacono, Leto, Catti, De Maria Bergler, Sironi, De Pisis. Oltre alla pinacoteca, la Villa ospita spesso vari eventi culturali.

 

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Via Collegio di Santa Maria, 17, Palermo, PA, Italia 4.15 km

L’erede del puparo cresciuto a Borgo Vecchio

Enzo Mancuso, nato a Palermo nel 1974, è figlio e nipote d’arte. Esordisce a tredici anni con il suo primo spettacolo “Morte di Agricante”, che lo vede impegnato per 360 giorni consecutivi a Misilmeri. Nel 1994 inizia la sua attività con alcuni pupi ereditati dal nonno, dedicandosi anche al restauro e alla costruzione secondo le antiche tecniche dei vecchi maestri. Mancuso discende da una famiglia di pupari che diede inizio alla propria attività a Palermo nel 1928, aprendo un teatrino nel quartiere di Borgo Vecchio. Antonino Mancuso, allievo del puparo Pernice, trasferì il suo teatro in diverse zone di Palermo e in vari paesi della provincia, viaggiando a bordo di un camion trasformato in teatro, fino a quando decise di fermarsi a Palermo, in piazza don Luigi Sturzo, dove restò fino alla sua morte, nel 1988. Solo Nino collabora con il padre fino alla sua scomparsa, ed è l’unico figlio a seguirne le orme.

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Piazza Boiardo Matteo Maria, 13, 90144 Palermo PA, Italia 4.3 km

Immagine sacre in cera, argento e corallo  Rivive la tradizione

Il Bambinello dormiente, il San Giorgio che trafigge il drago, la Santuzza Patrona di Palermo vengono rigorosamente scolpiti a mano e coreografati con coralli, argenti e pietre, rendendo unica ogni singola opera. Come gli antichi bambinai, Luigi Arini realizza presepi e immagini sacre in cera e decorazioni preziose, mettendo insieme tre antiche tradizioni siciliane: la ceroplastica, l’arte del corallo e degli argenti. Domus Artis è un’impresa familiare a due passi da Casa Professa e Ballarò, che perpetua le antiche tecniche seicentesche di cesellatura e lucidatura della cera. Nella realizzazione di ogni singola opera l’officina d’arte si attiene rigorosamente ai Canoni Tridentini, dove furono stabiliti materiali, colori e simbologia per l’iconografia religiosa cristiana. Ma Arini è capace di recuperare situazioni disperate, come quei bambinelli ridotti in mille pezzi, che con uso sapiente del calore possono tornare come nuovi.

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Via Domenico Scinà, 217, Palermo, PA, Italia 4.45 km

“Monelle”, fiere, dee, barocche Ecco le ceramiche al femminile

Dopo avere fatto il giornalista, un bel giorno di circa trent’anni fa, Emilio Angelini venne risucchiato dalla sua antica passione, quella che gli aveva fatto scegliere il liceo artistico. Cominciò così un lavoro appassionato di creazione e di ricerca che lasciava spazio per poco altro: all’inizio, però, la timidezza aveva la meglio su Emilio, tanto da impedirgli di firmare i suoi pezzi. Finché non incontrò Pietra Gramasi, sua inseparabile compagna di liceo, ceramista anche lei, che diventò la sua compagna anche nella vita, spingendolo a dare una chiara paternità alle opere.  La bottega d’arte di Emilio Angelini è un piccolissimo scrigno in cui vivono creature fantastiche. Ci sono le “monelle pazze”, che racchiudono i caratteri di ogni donna: chi con il seno fieramente scoperto, come una ninfa eterna, chi con la vanità di un orecchino al lobo, chi con i capelli fieri e indomabili.

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Piazza Ruggiero Settimo, 15, Palermo, PA, Italia 4.56 km

Il capolavoro di Damiani Almeyda dominato dalla Quadriga di Rutelli

La grande passione per gli scavi di Ercolano e Pompei è alla base delle scelte stilistiche dell’architetto e ingegnere Giuseppe Damiani Almeyda, nel concepire il progetto del Politeama. Alla guida dell’ufficio tecnico del Comune di Palermo, Almeyda riuscì a realizzare l’opera e a inaugurarla nel 1874. In realtà, una prima idea era stata già avanzata nel 1860, quando il pretore Giulio Benso, duca della Verdura, aveva deciso di dotare la città di un teatro diurno e circo olimpico, vista la popolarità di spettacoli equestri e acrobatici. Ma Damiani Almeyda diede un’interpretazione personale e originale al progetto, caratterizzato da uno spiccato gusto per la policromia, colonnati e statue allegoriche. In cima al grande ingresso svetta la Quadriga bronzea di Mario Rutelli.

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Via Ruggero Settimo, 74, Palermo, PA, Italia 4.71 km

La scarpa su misura da scegliere a suon di musica

Calzature artigianali personalizzate esposte insieme a dischi in vinile in uno spazio che sintetizza il gusto e la passione dei suoi proprietari: Bizio Rizzo e Marilena Sardina. Non un semplice negozio ma uno “studio artigianale” in cui progettare il proprio paio di scarpe seduti sul comodo divano di pelle, guidati dalla musica in sottofondo che ne suggerisce lo stile. Ci si può lasciare ispirare dal punk, dal rock o dal pop, scoprendo storie e mondi legati alla musica di cui Rizzo è appassionato ma anche, in quanto musicista, protagonista. Il tutto sotto la supervisione di sua moglie Marilena Sardina che disegna e progetta le calzature, realizzate poi nella fabbrica di famiglia, la Scius Italia. Tre generazioni di artigiani calzaturieri che dal 1945 seguono i dettami della migliore tradizione del Made in Italy nella scelta dei materiali e nella lavorazione del prodotto.

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Via Ruggiero Settimo, 68, Palermo, PA, Italia 4.73 km

Due secoli di rosticceria mignon per l’antesignano dello street food

Un “buco” che esiste dal 1826. All’interno del cortile nobile di Palazzo De Stefano, ha sempre prodotto peccatucci di gola (timballi, panzerotti, arancinette e pasticcini) da consumare a tutte le ore della giornata. Né bar né caffè: è una sorta di proto-rosticceria che ha inventato il formato mignon, molto prima che lo street food andasse di moda. Una volta varcato il portone ci si ritrova in un’oasi di tranquillità grazie al cortile, mentre le foto in bianco e nero della Palermo di una volta spiccano sulle piastrelle bianche alle pareti. I fratelli Allegra che avevano intrapreso l’attività, si erano ispirati alle sontuose libagioni dei palazzi nobiliari, preparando però lillipuziani pezzi di rosticceria. La più antica “cucina” di Palermo è stata gestita fino a pochissimi anni fa dai tre fratelli Allegra (due cuochi e il più giovane al banco), quando è passata alla famiglia Valentino.

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Via Benedetto Civiletti, 11, Palermo, PA, Italia 4.84 km

Gli ambasciatori di eleganza amati anche in Giappone 

La tradizione sartoriale a Palermo abita all’atelier Crimi, dove dal 1970 si confezionano abiti per clienti di tutto il mondo, da Milano a Hong Kong, da Singapore agli Stati Uniti. Non a caso il sito internet della sartoria è in tre lingue: italiano, inglese e giapponese. Tra cachemire e gabardine, tasmanie australiane e tessuti pettinati inglesi si alternano Carmelo e Mauro Crimi, padre e figlio. Nel 1977 Carmelo vince il “Gran premio Minucci”, una sorta di Oscar del cucito, con un modello in doppiopetto preparato in soli cinque giorni.  Nel loro atelier hanno vestito Renato Guttuso, Salvatore Fiume, Brigitta Boccoli, Christian De Sica e tutto il clan circense della famiglia Orfei nelle sue numerose tappe a Palermo. Il segreto? “Fare di ogni abito un’opera unica, nel rispetto della tradizione sartoriale meridionale”.

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Via Guglielmo Marconi, 69, Palermo, PA, Italia 4.86 km

La lavorazione artistica del vetro arrivata anche in Terra Santa

Nella lavorazione artistica del vetro è un maestro. Progetta, realizza e restaura vetrate e oggetti in vetro. Per apprezzare le sue creazioni bisogna visitare il suo laboratorio vicino all’antica stazione ferroviaria Lolli. Calogero Zuppardo, architetto, nato a Camporeale, ha riscoperto a metà degli anni Ottanta l’antica tradizione vetratista palermitana. La sua esperienza ha superato i confini siciliani e ha raggiunto la Terra Santa dove è stato chiamato per salvare dal degrado alcune opere d’arte dell’Ottocento e Novecento. Le vetrate nella Basilica della Trasfigurazione sul Monte Tabor e nella chiesa del Buon Pastore a Gerico. Insieme al figlio Vincenzo, architetto anche lui, Calogero Zuppardo ha progettato e realizzato nel 2014 la vetrata artistica per la cappella centrale all’interno del carcere Ucciardone, a Palermo. Ha dato vita all’Opificio delle arti e all’associazione Il Baglio, simbolo della condivisione di diverse esperienze di artigianato d’arte.

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Via Sammartino, 9, Palermo, PA, Italia 4.91 km

I bozzetti amati dalla popstar Madonna e gli abiti ispirati alla Sicilia

La popstar Madonna, ritratta come una moderna Giovanna D’Arco, ha scelto i suoi bozzetti per il video “Rebel heart”. Ha lavorato per gli stilisti Dolce&Gabbana, Etro e la maison Versace. Sergio Daricello, nato a Milano da genitori palermitani e tornato in città dopo quasi venti anni di assenza, ha trasferito nelle sue collezioni la passione per il disegno, l’arte e l’architettura. Per alcuni suoi capi che hanno sfilato a Parigi, si è ispirato alla Villa Giulia arricchita nell’800 da Damiani Almeyda. Con Tiziana Capillo, sua socia col pallino della gioielleria artigianale, ha aperto questo atelier fatto di due stanze, laboratorio da un lato ed esposizione/prova dall’altro dove campeggia uno specchio a 3 ante degli anni ’20 da sartoria, regalo di un’amica. Alle pareti, tra foulard ispirati agli angoli di Palermo, manichini e campionari, stampe del ‘700 su Maria Antonietta, sua personale ossessione.

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Via Dante Alighieri, 82, Palermo, PA, Italia 4.96 km

Insegna, vetrine, scaffali Qui tutto è rimasto intatto

La prima foto della tabaccheria risale al 1870 ed è un affascinante spaccato dell’epoca, dai ragazzini con i calzoni corti alle donne con le gonne ampie fino ai piedi. Si chiamava allora Tabaccheria Matranga, e le sue radici affondano nelle vecchie norme per la titolarità delle rivendite, affidate in via prioritaria alle vedove di guerra. Nel 1920 Giulio Riggio lascia la tabaccheria nel suo paese di origine, Sutera, e rileva l’attività, che diventa negli anni il regno di fumatori (impossibile non trovare la pipa o il portasigarette desiderato) ma estende i suoi prodotti anche alle carte da gioco, agli articoli da scrittura, alla pelletteria. Dopo di lui si avvicendano i figli Enrico e Giuseppe e il nipote Carlo, attuale titolare. Dall’insegna alle vetrine agli scaffali, l’intero negozio è un gioiellino rimasto intatto.

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Via Brunetto Latini, 14, Palermo, PA, Italia 4.97 km

I vecchi mobili anni Trenta riportati a nuovo splendore

 A due passi dal Teatro Politeama, ombelico della città commerciale, ancora adesso mantiene l’atmosfera di un tempo. La farmacia, infatti, è un gioiello degli anni Trenta del secolo scorso che è sopravvissuto alle bombe della Seconda guerra mondiale – cadute pesantemente nel quartiere – ed è stato appena restaurato nel rispetto dei materiali e dei mobili d’epoca: i vecchi mobili che negli anni erano stati laccati di bianco sono tornati allo stato originale, le travi del soffitto sono a vista, e c’è ancora qualche antico bottiglione e qualche albarello di ceramica, oggetti che ricordano l’antico passato. Di recente, tra le vecchie carte, i proprietari hanno ritrovato i timbri antichi e le ricette per le preparazioni galeniche. A fondarla fu Vincenzo Sparti, suocero dell’attuale titolare Valeria Ciprì. Lui, titolare di una farmacia a Villabate, si trasferì a Palermo.

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Via Bara All'Olivella, 95, Palermo, PA, Italia 4.99 km

Il Maestro del Cunto che ha portato i pupi nel mondo

Mimmo Cuticchio è considerato oggi il maestro del Cunto: puparo, costruttore, attore. I pupi sono arte di famiglia: Mimmo è infatti figlio del puparo Giacomo Cuticchio, che negli anni Cinquanta girovagava in Sicilia con un teatrino mobile a bordo di un camion. Cuticchio nel ­1973 apre a Palermo il Teatro dei Pupi Santa Rosalia, e nel 1977 fonda l’associazio­ne “Figli d’Arte Cuticchio”, che si prefigge di salvaguardare l’arte dell’Opera dei Pupi. Con lui lavora il figlio Giacomo, che ha scelto di dedicarsi alle musiche. Come attore, Mimmo Cuticchio è apparso nel film “Il padrino – Parte III” di Francis Ford Coppola e in “Prove per una tragedia siciliana” di John Turturro. Nel 2015 la collezione di pupi siciliani iniziata dal padre è stata acquisita dalla Fondazione Sicilia, ed è ora esposta a Palazzo Branciforte.

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Via Sperlinga, 32, Palermo, PA, Italia 5 km

Gli abiti siciliani che hanno conquistato gli arabi

Il nome nasce da un gioco di parole legato alle iniziali della sua ideatrice, Daniela Vinciguerra, e la libertà di giocare con la fantasia e le forme salta subito all’occhio in questo lungo spazio che si articola tra quattro vetrine su via Sperlinga e via Pignatelli, in un gineceo dove un solerte staff, tutto al femminile, consiglia tra capi di abbigliamento, accessori, gioielli, complementi di arredo e oggetti per la casa. “Lavoriamo con materie prime italiane e sarte siciliane”, spiega Daniela Vinciguerra, una passione per l’architettura specchiata nei suoi tagli a uovo e nelle linee geometriche e morbide allo stesso tempo. Uno stile che ha conquistato oltre alla clientela siciliana quella araba, “soprattutto a Dubai, Riad, Yemen”. Vuedu è anche una vetrina per le creazioni di designer siciliani e stranieri e un brand che si studia nei corsi di Architettura e disegno industriale.

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Via Dante Alighieri, 124, Palermo, PA, Italia 5.01 km

Tisane, “droghe”, spaccapietra Una storia lunga tre secoli 

Sulla targa di via Dante c’è scritto 1769. A quella data rimonta l’apertura della prima erboristeria dei D’Angelo. Con molta probabilità dev’essere proprio questo l’esercizio commerciale più antico di Palermo. Ma Giovanni D’Angelo precisa che la fondatrice fu la trisavola Dorotea Oliveri e che, solo dopo aver sposato un D’Angelo, il negozio prese il nome attuale. Vicino al Capo, miscelava con il bilancino le giuste quantità di “droghe”, dalla “spacca-pietra”, alla malva per curare le ostruzioni renali. Alle 7 l’erboristeria D’Angelo è già aperta. Nel laboratorio c’è un piccolo gioiello, il bancone miscelatore progettato da papà Giuseppe trent’anni fa. Da D’Angelo Serafino, nell’800 il testimone passa a Giovanni, nonno dell’attuale titolare.  Dello “spaccapietra” se ne vendono trenta boccali ogni giorno: è fatto di gramigna, fiore di ficodindia per curare la “renella”.

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