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6 Via Ballaro

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Abstract


Frutta secca, canditi e spezie Qui si respira il Mediterraneo

Un luogo che esprime pienamente l’anima multietnica del mercato di Ballarò. Esposti come in un suq arabo e circondati da dipinti e simboli di Palermo, si possono trovare legumi, frutta disidratata, frutta candita, preparati per pasticceria ma soprattutto frutta secca, spezie e aromi provenienti da diverse parti del mondo: dai tipici prodotti delle produzioni siciliane, come i pistacchi di Bronte e le mandorle di Santo Stefano Quisquina, ai prodotti esotici, come le noci americane e quelle brasiliane. Nel laboratorio adiacente al negozio, Gianni Cannatella realizza personalmente la tostatura e prepara il cosiddetto passatempo: calia e semenza, ossia ceci e semi di zucca tostati. Cannatella si è recentemente dotato di una macchina di ultima generazione, ma in trent’anni di attività ha sperimentato tutte le diverse tecniche di tostatura.

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d'antona merceria 1.jpg
Via Maqueda, 415, Palermo, PA, Italia 0.82 km

Facciata di Basile, mobili di Ducrot, qui si respira un’epoca

La facciata è stata progettata da Basile, l’insegna è di quelle storiche, con su il nome della proprietaria: Lina D’Antona, modista di origini napoletane, apprendistato in un atelier parigino e negozio a Palermo nel 1911 per amore, dopo aver conosciuto il marito, Vincenzo, che lavorava sui battelli del servizio postale che collegavano Napoli alla Sicilia, flotta allora dei Florio. E proprio i Florio furono tra le nobili famiglie clienti della merceria D’Antona, oggi arrivata alla terza generazione con il nipote Vincenzo. Alle pareti gli arredi, i banchi, le cassettiere e gli scaffali alti fino al soffitto sono della fabbrica Ducrot. Le nobildonne Whitaker, Ducrot e Florio, ma anche i Basile venivano qui per i loro cappelli e per gli accessori di moda. Nel ritratto di donna Franca Florio di Boldini gli ornamenti del vestito del dipinto, dai merletti alla passamaneria, sono opera della nonna Lina.

puparo celano 1.jpg
Vicolo Pilicelli, Palermo, PA, Italia 0.84 km

Gli eredi dei “contastorie” che costruiscono i pupi

Nipote del celebre contastorie e puparo Peppino Celano, Gaetano Lo Monaco Celano porta avanti l’arte del cunto e dei pupi. Lo fa nello storico laboratorio del Capo, lo stesso in cui il nonno costruiva le sue storie. Nel laboratorio ci sono i “ferri dei pupari”, ossia gli strumenti per realizzare i pupi: legno, acciaio e stoffe colorate. Insieme sono esposte le opere da ultimare e quelle finte, armature finemente cesellate, scenografie e pupi interamente realizzati a mano. Una piccola, umile, fabbrica delle meraviglie. Come gli ha insegnato il nonno, la sua arte comprende la realizzazione artigianale dei pupi fino agli spettacoli in cui si ripercorrono le classiche storie e se ne aggiungono sempre di nuove. “Realizzo i pupi da quando ero bambino – racconta – Big Jim lo facevo diventare Rinaldo: gli mettevo i fili meccanici, lo addobbavo come un paladino e gli facevo cantare l’Orlando Furioso”.

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Via D'Ossuna, 30, Palermo, PA, Italia 0.9 km

I mobili in miniatura fatti con i legni antichi

Da piccoli si comincia così, un po’ per gioco e un po’per emulazione. Si osservano i gesti dei grandi e poi si cerca di imitarli. È stato così per Rosario Lannino. Tra l’odore del legno vecchio e la colla a caldo, ci passava le giornate da bambino nella bottega del padre Domenico, ebanista come il nonno Matteo e gli zii Giovanni e Salvatore. Nel laboratorio di famiglia, all’epoca in corso Alberto Amedeo, osservava suo padre restaurare mobili antichi o riprodurne di nuovi a regola d’arte. Da lui ha imparato a riconoscere le diverse essenze del legno e a distinguere gli stili delle diverse epoche. Le stesse tecniche utilizzate dal padre, Rosario le applica su mobili di dimensioni fino a tre, quattro volte più piccoli riutilizzando il legno vecchio. Dice di averne riprodotti almeno un centinaio. Comò, scrittoi e secrétaire in stile francese dalla metà del Seicento alla fine del Settecento.

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Via Volturno, 12, Palermo, PA, Italia 0.9 km

Ricami da un secolo e mezzo per i Florio, i Lanza, gli Alliata

Con mano ferma tratteggia puttini e volute, motivi floreali e stemmi nobiliari. Non c’è disegno che sia troppo difficile per Luciano Cottone, 57 anni, terza generazione di disegnatori di ricami e noto in tutta la Sicilia. Dal 1899, i Cottone soddisfano le richieste di nobili ed esponenti del clero, madri ansiose di realizzare una dote ricca per le proprie figlie o semplicemente persone innamorate del bello. La bottega di via Volturno è un punto di riferimento per ricamatori di tutta l’Isola. L’appassionato titolare disegna a mano libera, è capace di soddisfare ogni richiesta: dalle vezzose lenzuola per neonati ai paramenti liturgici, ai ricami per abiti da sposa. Se il nonno aveva tra i clienti più esigenti i Florio, gli Alliata, i Lanza di Scalea, i disegni di Luciano Cottone sono arrivati nel Santuario di Padre Pio, negli Stati Uniti, in Canada e anche in Iran, sotto forma di ricami sul cappotto di un principe.

 

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Via Bara All'Olivella, 42, Palermo, PA, Italia 0.9 km

L’arte di tornire il legno a due passi dal Teatro Massimo

Specializzato nella realizzazione di componenti d’arredo e articoli religiosi in legno, il laboratorio artigianale dei Vitrano esiste dal 1912, da quando il nonno dell’attuale proprietario aprì qui la sua casa-bottega, a due passi dal Teatro Massimo. Lo spazio adibito a laboratorio è sempre lo stesso, solo che oggi c’è un tornio per legno di nuova generazione. L’ambiente originariamente dedicato alle stanze private è oggi un piccolo museo dell’arte del torniere in cui sono esposti due torni a pedale di legno della metà del 1800, le porte originarie della bottega e tanti esemplari di opere realizzate dalle tre generazioni di artigiani. Giuseppe Vitrano, da qualche anno, si è dotato dell’insegna in legno “Torniere” che accoglie all’ingresso, ma non ne aveva bisogno: bastano il suo volto e i suoi strumenti a definire l’attività.

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Via Bara All'Olivella, 72, Palermo, PA, Italia 0.9 km

Le donne che reinventano il cappello siciliano

Uno dei simboli siciliani – la coppola – rivisitato in chiave moderna, liberato dai pregiudizi e da un passato che non gli appartiene più. Il nome Tanto di coppola- la versione siciliana del francese chapeauo dell’italiano tanto di cappello- è un modo per omaggiare il copricapo e rivisitarlo in chiave moderna, facendolo diventare così simbolo di creatività e sviluppo del territorio. Le coppole sono, infatti, realizzate da un gruppo di donne di San Giuseppe Jato, ricamatrici, cucitrici, sarte formate e aggiornate per realizzare una produzione artigianale le cui conoscenze rischiano di perdersi. Nel negozio di via Bara all’Olivella ognuno può creare la sua coppola e personalizzarla secondo i propri gusti oltre che godersi una chiacchierata con Raffaella Candido che accoglie palermitani e turisti dando consigli e indicazioni. Ma attenzione, avverte, “il prodotto va alla testa e può causare dipendenze”.

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Via Bara All'Olivella, 115, Palermo, PA, Italia 0.91 km

Creazioni in lava, corallo e argento esposti pure al British Museum

Nella sua officina da orafo, attrezzi da falegname convivono felicemente con testi letterari, pietre laviche con titanio, legno di ulivo con lapislazzuli: da diciotto anni la creatività dei gioielli contemporanei di Roberto Intorre, “architetto e sognatore” è un punto di riferimento, tra tradizione e innovazione. Non a caso la sua collezione “Gocce di magma”, caratterizzata da contrasti tra la pietra lavica, il corallo, l’argento, è stata scelta dal British Museum di Londra per rappresentare l’identità culturale siciliana nella mostra “Sicily: culture and conquest”. Per celebrare i 500 anni dell’Orlando Furioso, Intorre ha creato “Il viaggio meraviglioso”, opera composta da nove icone-gioiello dove ogni personaggio è un monile inserito in un contesto narrativo che ricorda, architettonicamente, il teatro dell’Opera dei Pupi. Nella stessa strada, non a caso, lavora la famiglia Cuticchio.

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Via Bara All'Olivella, 95, Palermo, PA, Italia 0.92 km

Il Maestro del Cunto che ha portato i pupi nel mondo

Mimmo Cuticchio è considerato oggi il maestro del Cunto: puparo, costruttore, attore. I pupi sono arte di famiglia: Mimmo è infatti figlio del puparo Giacomo Cuticchio, che negli anni Cinquanta girovagava in Sicilia con un teatrino mobile a bordo di un camion. Cuticchio nel ­1973 apre a Palermo il Teatro dei Pupi Santa Rosalia, e nel 1977 fonda l’associazio­ne “Figli d’Arte Cuticchio”, che si prefigge di salvaguardare l’arte dell’Opera dei Pupi. Con lui lavora il figlio Giacomo, che ha scelto di dedicarsi alle musiche. Come attore, Mimmo Cuticchio è apparso nel film “Il padrino – Parte III” di Francis Ford Coppola e in “Prove per una tragedia siciliana” di John Turturro. Nel 2015 la collezione di pupi siciliani iniziata dal padre è stata acquisita dalla Fondazione Sicilia, ed è ora esposta a Palazzo Branciforte.

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Via Giovanni Meli, 5, Palermo, PA, Italia 0.92 km

L’artista del cesello e dello sbalzo che lavora metalli preziosi

Nel cortile di Palazzo Pantelleria, in piazza Giovanni Meli, si affaccia il laboratorio di Benito Gelardi, esperto artigiano nell’arte del cesello e dello sbalzo. L’ha imparata da ragazzino frequentando da apprendista la bottega del maestro Rolando Lopes. Quando alla fine degli anni Settanta Gelardi decise di aprire un proprio laboratorio, era già un abile cesellatore. Con l’argentiere Antonino Amato ha collaborato a lungo nel campo del restauro di antichi manufatti di arte sacra. Uno fra tutti, il manto della statua dell’Immacolata di Caltanissetta. Gelardi progetta e disegna le sue creazioni in metalli diversi: oro, argento e bronzo. Con gli scalpelli riesce a creare attraverso un delicato equilibrio di sbalzo e cesello un singolare movimento sul metallo. Nel figlio Mauro ha un ottimo collaboratore.

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Via Volturno, 51, Palermo, PA, Italia 0.94 km

I segreti degli antichi canestrai per tavoli, sedie e nasse

Vincenzo Ganci ha imparato i segreti dei canestrai andando a bottega a soli dieci anni. Nel dopoguerra ha aperto il suo laboratorio in via Carini e da venticinque anni si è trasferito in via Volturno. Insieme a suo figlio Arcangelo, fabbrica tavoli, sedie, nasse come lampadari e cesti di vimini che oggi riempiono il negozio e la strada: tutti realizzati intrecciando i rami lunghi e flessibili alla stessa maniera in cui si faceva secoli fa. Il procedimento è sempre lo stesso: una conoscenza in cui il tempo e la pazienza fanno da protagonisti. Seduti uno di fronte all’altro, dentro il loro laboratorio, i due artigiani hanno una maestria tale che paiono suonare qualcosa a memoria. Non guardano le loro mani che intrecciano o la loro opera che prende forma, guardano piuttosto gli amici che vanno a trovarli: una sedia di vimini su cui sedersi è sempre a disposizione.

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Piazza Verdi, Palermo, PA, Italia 0.94 km

Dietro il sipario del tempio della lirica

Che effetto fa salire sul palco del Teatro Massimo, come i cantanti d’opera, e vedere il colpo d’occhio della magnifica sala? Che effetto fa svelare i segreti del palcoscenico tra le scenografie, gli attrezzi e gli abiti di scena? Per provarlo, basterà fare questa visita che “ribalta” il punto di vista tradizionale degli spettatori. E godere in modo inedito del fascino del Teatro Massimo, terzo per dimensioni dopo l’Opéra National di Parigi e la Staatsoper di Vienna. Progettato dal celebre architetto Giovan Battista Filippo Basile e realizzato fra il 1875 e il 1897, il Teatro occupa 7.700 metri quadrati e sorge sull’area di un antico complesso religioso di suore, che fu abbattuto per far posto all’ambizioso progetto “Massimo”. Secondo una diceria popolare, la notte si aggirerebbe ancora il fantasma di una monaca del monastero demolito.

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Piazza Verdi, Palermo, PA, Italia 0.94 km

Cupola e merletti Liberty, il gioiello progettato da Basile

Nella sua cupola conserva la cifra delle future costruzioni del Basile, così particolare da sembrare futurista, e invece risale a fine Ottocento, un piccolo gioiello Liberty. Quella cupola, tipica delle torri carioca, era un omaggio-vezzo al viaggio in Brasile fatto dall’architetto Basile, ma a rendere particolare lo stile sono anche i “merletti” in ferro battuto che fanno da contrasto con il rosso che fa da sfondo  e su cui si staglia, in caratteri dorati, il nome Ribaudo. Una zona dove il Basile ha disseminato con il suo stile uno degli angoli più belli della città. Inizialmente adibito alla vendita di bibite, il chiosco – progettato in stretto dialogo con il teatro Massimo – vendeva soprattutto acqua e anice, molto in voga per i tempi, ma era anche biglietteria ed edicola. Poi ha iniziato a vendere tabacco e caramello, finendo per consolidarsi come tabaccheria.

Piazza Carlo Maria Ventimiglia, Palermo, PA, Italia 0.98 km

Quel magico spicchio di cielo al centro della Kalsa

Il fascino della chiesa a cielo aperto cattura chiunque. Lo Spasimo è il simbolo del centro storico ritrovato. I lavori di costruzione iniziarono nel 1509 a opera dei monaci olivetani: il complesso però non venne mai completato in quanto, nel 1536, l’aggravata minaccia dell’armata turca indusse il vicerè di Sicilia don Ferrante Gonzaga a costruire un baluardo a ridosso della chiesa e del convento. Nel 1520 si arricchì di un capolavoro: lo “Spasimo di Sicilia” di Raffaello, ora esposto al Prado di Madrid, protagonista di un celebre giallo storico. Nel 1582 la chiesa venne adibita a spettacoli, ma nel secolo successivo divenne lazzeretto durante l’epidemia di peste. A metà del Settecento crollò la volta della navata centrale, che non verrà mai più ricostruita.

 

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Via Cala, 62, Palermo, PA, Italia 1 km

La focacceria nata nel 1943 e giunta alla terza generazione

Del cibo di strada il pane con la milza è il re, e se c’è una dinastia di “meusari” a Palermo è dentro il molo della Cala, a Porta Carbone, detta anche dei Legni, perché era la porta d’ingresso per i carichi di carbone e legna da destinare al commercio. La porta fu abbattuta nel 1875 ma qui, dal 1943, nonno Peppino con i figli Domenico e Francesco ha aperto la sua prima focacceria. Una conduzione familiare che continua oggi, con la terza generazione che si alterna al bancone stipato di “vastelle” al sesamo accanto al pentolone inclinato dove le fettine di milza e polmone sono fritte, prima della fatidica domanda: “schetta o maritata”? Cioè con limone o semplice o con caciocavallo grattugiato o ricotta. Alle pareti le cartoline di viaggiatori da ogni parte del mondo che sono stati qui, tra i clienti leggendari l’attore che nella saga del pugile Rocky Balboa ha impersonato Apollo Creed, alias Carl Weathers.

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Via Sperlinga, 32, Palermo, PA, Italia 1.01 km

Gli abiti siciliani che hanno conquistato gli arabi

Il nome nasce da un gioco di parole legato alle iniziali della sua ideatrice, Daniela Vinciguerra, e la libertà di giocare con la fantasia e le forme salta subito all’occhio in questo lungo spazio che si articola tra quattro vetrine su via Sperlinga e via Pignatelli, in un gineceo dove un solerte staff, tutto al femminile, consiglia tra capi di abbigliamento, accessori, gioielli, complementi di arredo e oggetti per la casa. “Lavoriamo con materie prime italiane e sarte siciliane”, spiega Daniela Vinciguerra, una passione per l’architettura specchiata nei suoi tagli a uovo e nelle linee geometriche e morbide allo stesso tempo. Uno stile che ha conquistato oltre alla clientela siciliana quella araba, “soprattutto a Dubai, Riad, Yemen”. Vuedu è anche una vetrina per le creazioni di designer siciliani e stranieri e un brand che si studia nei corsi di Architettura e disegno industriale.

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Via IV Aprile, 7, Palermo, PA, Italia 1.02 km

Torte, cioccolata e golosità dove ci si sente a casa

Un luogo in cui sostare e riprendere possesso del proprio tempo: è questa l’idea che anima la cioccolateria di Enzo Di Michele e di sua moglie Roberta Milazzo, tra lo Steri e la chiesa della Gancia. Una “cioccolateria fatta a mano”, sotto ogni aspetto. Nel laboratorio Roberta prepara le torte, i biscotti e i dolci esattamente come farebbe nella sua cucina, gli ingredienti e le ricette sono quelli genuini delle torte casalinghe. In sala Enzo – un passato da attore nella compagnia di Emma Dante – accoglie i clienti suggerendogli un senso di rilassatezza e ironia. Il nome della cioccolateria è quello del loro bambino. Dal banco dei cioccolatini alle teiere dal gusto retrò, dalla musica scelta sempre con cura fino al delizioso spazio esterno realizzato con la tecnica del riuso creativo nell’intercapedine tra due palazzi. Un posto perfetto per una storia d’amore.

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Via Villa Filippina, 1, Palermo, PA, Italia 1.13 km

Design e riciclo creativo Qui ogni capo è un’invenzione

Il rigore delle macchine da cucire a pedale e l’estro del design che reinterpreta stili e mode, il palermitano che prende appuntamento per farsi confezionare un abito da cerimonia o la turista che volteggia con una gonna: c’è tutto questo all’interno della sartoria Maqueda, spazio atelier di Alice Salmeri, dove si trovano abiti e accessori fatti a mano dalla stilista. Laurea al Polimoda di Firenze, parentesi lavorative in Toscana e Danimarca, una linea ecosostenibile, “Mitzica recycle” basata sul riciclo creativo lanciata nel 2005, quando l’idea del capo unico realizzato da uno scampolo sembrava pura avanguardia. “Mi piace l’idea di essere pioniera a casa. E poi mi mancava il clima”. Lo stesso che le permette di tenere tutto l’anno cappotti e costumi, per i tanti turisti che fanno tappa da lei, “ma ci sono anche clienti che fanno balli dell’800 e si fanno confezionare abiti su misura”.

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Via Torremuzza, 4, Palermo, PA, Italia 1.2 km

Quando il ricamo è un’arte per la biancheria da letto o da tavola

 Dice che basta una matita. È modesto Pietro Lo Verso. Crea disegni per ricami da quanto era ragazzino. Nel 1975 entrò da apprendista nel laboratorio di Giuseppe Ippolito in via Torremuzza 4, nel quartiere della Kalsa. La piccola bottega esiste dagli anni Quaranta. Non tutti sanno che solo da un bel disegno può nascere un bel ricamo. E per questo ci vuole abilità, estro e senso delle proporzioni. Pietro Lo Verso li possiede tutti, se è vero che vengono da mezza Sicilia per affidarsi alla sua professionalità. Donne che ancora apprezzano la bellezza della biancheria da letto o da tavola ricamata a mano. Complementi d’arredo che fanno bella la casa. Linee, forme geometriche o volute, Pietro Lo Verso le realizza su sottile carta velina per essere poi trasferiti sui tessuti con una tecnica molto particolare. E i segni diventano ricami.  Capolavori di una tradizione artigianale che resiste con al tempo.

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Foro Italico Umberto I, 1, Palermo, PA, Italia 1.24 km

Qui nacque il “giardinetto” per festeggiare Garibaldi

Era una delle più famose sorbetterie dell’Ottocento, quando il Foro Italico era popolato di carrozze e di signore con le trine e l’ombrellino da sole, quando il mare era ancora vicino alla riva e i bambini del popolo facevano il bagno lì. Fu fondato da Giuseppe Cacciatore, personaggio mitico che le foto ritraggono con baffi spioventi, nel 1860, per festeggiare l’entrata di Garibaldi. Poco dopo inventò un gelato rosso, verde e bianco (fragola, pistacchio e cedro), l’antesignano dell’attuale “giardinetto”. Crispi era un frequentatore abituale. Franca Florio amava il sorbetto alla fragola e Vittorio Emanuele Orlando il gelato di caffè imbottito con la panna. Allora l’attività prendeva il nome del suo titolare, “Giuseppe Cacciatore gelatiere”. Tra i suoi dodici commessi c’era il dodicenne Giovanni Ilardo che, alla sua morte, divenne titolare della sorbetteria e diede il suo nome al locale storico.

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Via Ruggiero Settimo, 68, Palermo, PA, Italia 1.28 km

Due secoli di rosticceria mignon per l’antesignano dello street food

Un “buco” che esiste dal 1826. All’interno del cortile nobile di Palazzo De Stefano, ha sempre prodotto peccatucci di gola (timballi, panzerotti, arancinette e pasticcini) da consumare a tutte le ore della giornata. Né bar né caffè: è una sorta di proto-rosticceria che ha inventato il formato mignon, molto prima che lo street food andasse di moda. Una volta varcato il portone ci si ritrova in un’oasi di tranquillità grazie al cortile, mentre le foto in bianco e nero della Palermo di una volta spiccano sulle piastrelle bianche alle pareti. I fratelli Allegra che avevano intrapreso l’attività, si erano ispirati alle sontuose libagioni dei palazzi nobiliari, preparando però lillipuziani pezzi di rosticceria. La più antica “cucina” di Palermo è stata gestita fino a pochissimi anni fa dai tre fratelli Allegra (due cuochi e il più giovane al banco), quando è passata alla famiglia Valentino.

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