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Informazioni Utili


Indirizzo

7 Via IV Aprile

Mandamento/Quartiere

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Abstract


Torte, cioccolata e golosità dove ci si sente a casa

Un luogo in cui sostare e riprendere possesso del proprio tempo: è questa l’idea che anima la cioccolateria di Enzo Di Michele e di sua moglie Roberta Milazzo, tra lo Steri e la chiesa della Gancia. Una “cioccolateria fatta a mano”, sotto ogni aspetto. Nel laboratorio Roberta prepara le torte, i biscotti e i dolci esattamente come farebbe nella sua cucina, gli ingredienti e le ricette sono quelli genuini delle torte casalinghe. In sala Enzo – un passato da attore nella compagnia di Emma Dante – accoglie i clienti suggerendogli un senso di rilassatezza e ironia. Il nome della cioccolateria è quello del loro bambino. Dal banco dei cioccolatini alle teiere dal gusto retrò, dalla musica scelta sempre con cura fino al delizioso spazio esterno realizzato con la tecnica del riuso creativo nell’intercapedine tra due palazzi. Un posto perfetto per una storia d’amore.

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cioccolateria lorenzo 2.jpg 2 anni fa
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Via Vittorio Emanuele, 440, Palermo, PA, Italia 1.15 km

Lettere, documenti, cartoline Qui ci si prende cura della memoria

Una lettera danneggiata, un documento storico, una cartolina particolarmente cara, ma anche foto dei bisnonni o di un tempo ormai perduto. Il passato ritrova nitidezza tra le sapienti mani di Maria Anna Giordano, che da vent’anni dirige uno studio fotografico nell’antico Cassaro, a pochi metri dalla Cattedrale, specializzandosi in restauro digitale. Anche le fotografie vivono una nuova vita grazie a questo trattamento. Attraverso l’impiego di software dedicati è possibile realizzare tutti quegli interventi inattuabili con la metodologia classica: ripristino del contrasto originale, ricostruzione delle parti abrase o mancanti, riequilibratura tonale e cromatica, recupero di dettagli e particolari altrimenti invisibili a occhio nudo. Entrare in questo piccolo negozio è come immergersi nella vita di chi non c’è più, immortalato in una eterna giovinezza.

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Via Albergheria, 87, Palermo, PA, Italia 1.18 km

Dove l’artigiano-alchimista inventò le delizie alla carruba

Caramellai da cinque generazioni. Sono i Terranova, con il laboratorio a due passi dal mercato di Ballarò. Era il 1890 quando il fondatore, Antonio, mise a punto la formula delle caramelle, sfruttando una ricetta a base di carruba, impiegata tradizionalmene come balsamo per alcune affezioni. Fu così che nacquero le caramelle alla carruba, dalla caratteristica forma quadrata e con la confezione singola di carta. Casa e bottega. L’azienda è tutta a conduzione familiare. C’è Antonio Terranova, padre di Giacomo, che insieme al fratello Maurizio e al cognato Paolo portano avanti l’azienda di famiglia. La ricetta delle caramelle è segreta, si sa solo che sono fatte di zucchero, sciroppo di glucosio e aroma di carruba. Il vanto dei caramellai Terranova è di vedere il proprio prodotto in farmacia. Con cinquanta chili di pasta si fanno 12.500 caramelle.

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Via Alberto Favara, 8, Palermo, PA, Italia 1.2 km

Un viaggio nel tempo tra libri e antiche macchine

Il libro che più li ha emozionati nel loro lavoro di rilegatori è un manoscritto del 1100 in pergamena. I due fratelli Barone portano avanti la storica legatoria, aperta nel 1917 dal padre alle spalle del Teatro Massimo. Fin da bambini hanno imparato i segreti del mestiere, già a cinque anni frequentavano la bottega. Entrare dentro la legatoria Barone è come compiere un poetico viaggio nel tempo. La pressa a torchio che usano ancora ha più di duecento anni, la macchina per cucire i libri ne ha settanta: una modernità visto che il padre ha iniziato cucendoli a mano. Le pareti delle due stanze sembrano fatte di carta, rivestite come sono da scaffali pieni di volumi in lavorazione, di libri commissionati e mai ritirati, di risme e scatole piene di fogli. Il lavoro di una vita e insieme i ricordi: ritagli di giornale che parlano della loro attività, fotografie e il ritratto del padre di cui custodiscono l’arte antica.

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Piazza Verdi, Palermo, PA, Italia 1.24 km

Dietro il sipario del tempio della lirica

Che effetto fa salire sul palco del Teatro Massimo, come i cantanti d’opera, e vedere il colpo d’occhio della magnifica sala? Che effetto fa svelare i segreti del palcoscenico tra le scenografie, gli attrezzi e gli abiti di scena? Per provarlo, basterà fare questa visita che “ribalta” il punto di vista tradizionale degli spettatori. E godere in modo inedito del fascino del Teatro Massimo, terzo per dimensioni dopo l’Opéra National di Parigi e la Staatsoper di Vienna. Progettato dal celebre architetto Giovan Battista Filippo Basile e realizzato fra il 1875 e il 1897, il Teatro occupa 7.700 metri quadrati e sorge sull’area di un antico complesso religioso di suore, che fu abbattuto per far posto all’ambizioso progetto “Massimo”. Secondo una diceria popolare, la notte si aggirerebbe ancora il fantasma di una monaca del monastero demolito.

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Piazza Verdi, Palermo, PA, Italia 1.24 km

Cupola e merletti Liberty, il gioiello progettato da Basile

Nella sua cupola conserva la cifra delle future costruzioni del Basile, così particolare da sembrare futurista, e invece risale a fine Ottocento, un piccolo gioiello Liberty. Quella cupola, tipica delle torri carioca, era un omaggio-vezzo al viaggio in Brasile fatto dall’architetto Basile, ma a rendere particolare lo stile sono anche i “merletti” in ferro battuto che fanno da contrasto con il rosso che fa da sfondo  e su cui si staglia, in caratteri dorati, il nome Ribaudo. Una zona dove il Basile ha disseminato con il suo stile uno degli angoli più belli della città. Inizialmente adibito alla vendita di bibite, il chiosco – progettato in stretto dialogo con il teatro Massimo – vendeva soprattutto acqua e anice, molto in voga per i tempi, ma era anche biglietteria ed edicola. Poi ha iniziato a vendere tabacco e caramello, finendo per consolidarsi come tabaccheria.

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Via Beati Paoli, 3, Palermo, PA, Italia 1.26 km

La bottega che ogni sabato diventa sala di musica

Un sarto con la passione per il mandolino. Ogni sabato pomeriggio, da trent’anni ormai, la sua bottega da bohémienne in via Beati Paoli 3 diventa la sala prove di un gruppo di appassionati di musica popolare napoletana e siciliana. Andrea Vajuso è bravo con il mandolino e abile con ago e filo. Aveva otto anni quando ogni mattina preparava la brace per il ferro da stiro nella sartoria di Francesco Paolo Manfrè, in via Maqueda. A diciassette aveva già una bottega tutta sua. Il suo bisnonno a metà dell’Ottocento cucì la redingote a Ruggiero Settimo, ammiraglio della flotta borbonica e ministro del Regno delle due Sicilie. Ventenne, a Roma, Andrea Vajuso apprese l’arte sartoriale. Imparò a cucire a mano frack, tight e smoking per l’alta società della capitale e per attori del cinema.

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Via Vittorio Emanuele, 480, Palermo, PA, Italia 1.26 km

Settant’anni di orologeria di fronte alla Cattedrale

La Cattedrale si specchia nelle vetrine di questo negozio, nato come orologeria nel 1949 e fondato da Domenico, nonno e omonimo dell’attuale proprietario. Un talento arrivato dalla Calabria dove Bottiglieri inizia ad andare a bottega da un artigiano. Poi la carriera nell’Arma, dove diventa un maresciallo dei carabinieri negli anni in cui imperversava il bandito Giuliano. Quando si congeda decide di riprendere la passione per gli orologi e l’estro artistico lo porta a realizzare, per la vetrina, un campanile d’oro, fedele riproduzione del simbolo di “Campanile sera”, primo quiz a premi italiano. Fuori sono ancora appesi i ganci in ferro, utilizzati per appendere gli stivali, memoria del negozio di scarpe storico precedente,  rilevato da Domenico. A lui veniva affidata la manutenzione dell’orologio della torre della Cattedrale e dei Cappuccini. Dentro, il soffitto conserva i vecchi stucchi.

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Via Pietro Novelli, 3, 90134 Palermo PA, Italia 1.28 km

Pupari da cinque generazioni nel cuore di Palazzo Asmundo

Tutto è iniziato da don Cecè, nomignolo dato da Vincenzo Argento a un mucchietto di legnetti avanzati che scolpiva per fare dei pupi: era il 1893 e da allora l’antica arte del puparo si è tramandata in famiglia per cinque generazioni. Oggi a Palazzo Asmundo c’è questo piccolo teatro della tradizione siciliana dove ancora sono custodite le antiche tele dipinte a mano che facevano da sfondo alle gesta di Carlo Magno. Di quest’Opera dei Pupi è oggi titolare il nipote Vincenzo, ma tutti, in famiglia, si sono dedicati alla costruzione artigianale, alla sagomatura delle armature arabesche, usando metalli come l’ottone, l’alpacca, il rame e l’argento. La famiglia Argento organizza anche laboratori dove si impara a costruire e dipingere un pupo, e al 145 di corso Vittorio è possibile assistere a questa magia, in un piccolo antro dove sono affastellate braccia, gambe, costumi delle varie marionette.

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Piazza Beati Paoli, 6, Palermo, PA, Italia 1.28 km

La prima donna farmacista nel 1890, un pezzo di storia al Capo

La signorina Giuseppina Salem nel 1890 fu la prima donna a varcare la soglia della facoltà di Chimica e Farmacia. Per lei e per la sorella più piccola Vincenza, pioniera di Scienze naturali, il padre Carlo aprì una farmacia in piazza Beati Paoli, nel cuore del Capo, dove si mescevano e si vendevano preparati medicamentosi. Il fratello era il generale medico Alessandro Salem. Era il 1892. Poco tempo più tardi fu messa in vendita l’intera palazzina di fronte, dove attualmente si trova la farmacia: così nel 1899 al pian terreno Carlo Salem spostò l’attività, mentre ai piani superiori realizzò alcune abitazioni. Giuseppina, che si sposò poi con il professore Arnaldo Colonna, non ebbe figli. Nell’arco di un secolo si è trasformata in una moderna farmacia con tanti servizi dedicati alla salute. Alla guida dell’attività c’è oggi la giovane Roberta, figlia di Carlo e nipote di Alessandro.

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Via Beati Paoli, 29, 90134 Palermo PA, Italia 1.3 km

La storica “tavola d’acqua” sopra i cunicoli dei Beati Paoli

Secondo gli anziani del quartiere, sotto questo chiosco si troverebbe il tribunale segreto e sotterraneo della leggendaria setta dei Beati Paoli, i giustizieri incappucciati. Di certo c’è che questo chiosco racconta la storia dell’acqua e dei suoi mestieri. Fino agli inizi del Novecento, le case dei palermitani non erano dotate di un sistema idrico adeguato. Per bere acqua fresca si doveva cercare l’”acquaiolu” o “acquavitaru”, un ambulante che girava di strada in strada offrendo la sua specialità: acqua fresca con anice. Quando gli acquaioli divennero stanziali nacquero le tavole d’acqua: un bancone di marmo all’aperto su cui erano sistemati fiori e frutta. Questo chiosco è l’ “evoluzione” della tavola d’acqua di Giuseppe Di Pasquale detto don Pidduzzo, uno dei più celebri acquaioli della città. Oggi il chiosco è gestito dai nipoti e dal genero, Salvatore Marrone.

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Via Sperlinga, 32, Palermo, PA, Italia 1.31 km

Gli abiti siciliani che hanno conquistato gli arabi

Il nome nasce da un gioco di parole legato alle iniziali della sua ideatrice, Daniela Vinciguerra, e la libertà di giocare con la fantasia e le forme salta subito all’occhio in questo lungo spazio che si articola tra quattro vetrine su via Sperlinga e via Pignatelli, in un gineceo dove un solerte staff, tutto al femminile, consiglia tra capi di abbigliamento, accessori, gioielli, complementi di arredo e oggetti per la casa. “Lavoriamo con materie prime italiane e sarte siciliane”, spiega Daniela Vinciguerra, una passione per l’architettura specchiata nei suoi tagli a uovo e nelle linee geometriche e morbide allo stesso tempo. Uno stile che ha conquistato oltre alla clientela siciliana quella araba, “soprattutto a Dubai, Riad, Yemen”. Vuedu è anche una vetrina per le creazioni di designer siciliani e stranieri e un brand che si studia nei corsi di Architettura e disegno industriale.

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Via Volturno, 12, Palermo, PA, Italia 1.38 km

Ricami da un secolo e mezzo per i Florio, i Lanza, gli Alliata

Con mano ferma tratteggia puttini e volute, motivi floreali e stemmi nobiliari. Non c’è disegno che sia troppo difficile per Luciano Cottone, 57 anni, terza generazione di disegnatori di ricami e noto in tutta la Sicilia. Dal 1899, i Cottone soddisfano le richieste di nobili ed esponenti del clero, madri ansiose di realizzare una dote ricca per le proprie figlie o semplicemente persone innamorate del bello. La bottega di via Volturno è un punto di riferimento per ricamatori di tutta l’Isola. L’appassionato titolare disegna a mano libera, è capace di soddisfare ogni richiesta: dalle vezzose lenzuola per neonati ai paramenti liturgici, ai ricami per abiti da sposa. Se il nonno aveva tra i clienti più esigenti i Florio, gli Alliata, i Lanza di Scalea, i disegni di Luciano Cottone sono arrivati nel Santuario di Padre Pio, negli Stati Uniti, in Canada e anche in Iran, sotto forma di ricami sul cappotto di un principe.

 

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Via Volturno, 51, Palermo, PA, Italia 1.44 km

I segreti degli antichi canestrai per tavoli, sedie e nasse

Vincenzo Ganci ha imparato i segreti dei canestrai andando a bottega a soli dieci anni. Nel dopoguerra ha aperto il suo laboratorio in via Carini e da venticinque anni si è trasferito in via Volturno. Insieme a suo figlio Arcangelo, fabbrica tavoli, sedie, nasse come lampadari e cesti di vimini che oggi riempiono il negozio e la strada: tutti realizzati intrecciando i rami lunghi e flessibili alla stessa maniera in cui si faceva secoli fa. Il procedimento è sempre lo stesso: una conoscenza in cui il tempo e la pazienza fanno da protagonisti. Seduti uno di fronte all’altro, dentro il loro laboratorio, i due artigiani hanno una maestria tale che paiono suonare qualcosa a memoria. Non guardano le loro mani che intrecciano o la loro opera che prende forma, guardano piuttosto gli amici che vanno a trovarli: una sedia di vimini su cui sedersi è sempre a disposizione.

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Via Ruggiero Settimo, 68, Palermo, PA, Italia 1.46 km

Due secoli di rosticceria mignon per l’antesignano dello street food

Un “buco” che esiste dal 1826. All’interno del cortile nobile di Palazzo De Stefano, ha sempre prodotto peccatucci di gola (timballi, panzerotti, arancinette e pasticcini) da consumare a tutte le ore della giornata. Né bar né caffè: è una sorta di proto-rosticceria che ha inventato il formato mignon, molto prima che lo street food andasse di moda. Una volta varcato il portone ci si ritrova in un’oasi di tranquillità grazie al cortile, mentre le foto in bianco e nero della Palermo di una volta spiccano sulle piastrelle bianche alle pareti. I fratelli Allegra che avevano intrapreso l’attività, si erano ispirati alle sontuose libagioni dei palazzi nobiliari, preparando però lillipuziani pezzi di rosticceria. La più antica “cucina” di Palermo è stata gestita fino a pochissimi anni fa dai tre fratelli Allegra (due cuochi e il più giovane al banco), quando è passata alla famiglia Valentino.

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Via Ruggero Settimo, 74, Palermo, PA, Italia 1.48 km

La scarpa su misura da scegliere a suon di musica

Calzature artigianali personalizzate esposte insieme a dischi in vinile in uno spazio che sintetizza il gusto e la passione dei suoi proprietari: Bizio Rizzo e Marilena Sardina. Non un semplice negozio ma uno “studio artigianale” in cui progettare il proprio paio di scarpe seduti sul comodo divano di pelle, guidati dalla musica in sottofondo che ne suggerisce lo stile. Ci si può lasciare ispirare dal punk, dal rock o dal pop, scoprendo storie e mondi legati alla musica di cui Rizzo è appassionato ma anche, in quanto musicista, protagonista. Il tutto sotto la supervisione di sua moglie Marilena Sardina che disegna e progetta le calzature, realizzate poi nella fabbrica di famiglia, la Scius Italia. Tre generazioni di artigiani calzaturieri che dal 1945 seguono i dettami della migliore tradizione del Made in Italy nella scelta dei materiali e nella lavorazione del prodotto.

Via Cappuccinelle, Palermo, PA, Italia 1.49 km

Il mosaico Liberty nel cuore del mercato

Un panificio che è un’opera d’arte, nel cuore del Capo. Dal 2013 è chiuso per lavori di ristrutturazione del palazzo ma “a Pupa ru Capo” – così i palermitani definiscono la Demetra raffigurata nel mosaico sulla parete a fianco del negozio – rimane uno dei simboli dei mercati storici di Palermo. Il mosaico fu realizzato come regalo di nozze del padre della sposa a Salvatore Morello, titolare originario del forno, ed è un
  esempio squisito di Liberty. Di sicuro è opera di un brillante artista: Salva
tore Gregoretti secondo alcuni studiosi,  un componente della bottega di Pietro
 Bevilacqua o di Ernesto Basile secondo
 altri. La scritta, realizzata in caratteri d’oro,
 si staglia su una fascia di motivi vegetali su
 sfondo celeste inquadrata da due preziose cornici in azzurro, ritmate da motivi quadrati. Oggi ne 
viene esposta una copia e l’originale si trova a Palazzo Ajutamicristo.

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Via Collegio di Santa Maria, 17, Palermo, PA, Italia 1.51 km

L’erede del puparo cresciuto a Borgo Vecchio

Enzo Mancuso, nato a Palermo nel 1974, è figlio e nipote d’arte. Esordisce a tredici anni con il suo primo spettacolo “Morte di Agricante”, che lo vede impegnato per 360 giorni consecutivi a Misilmeri. Nel 1994 inizia la sua attività con alcuni pupi ereditati dal nonno, dedicandosi anche al restauro e alla costruzione secondo le antiche tecniche dei vecchi maestri. Mancuso discende da una famiglia di pupari che diede inizio alla propria attività a Palermo nel 1928, aprendo un teatrino nel quartiere di Borgo Vecchio. Antonino Mancuso, allievo del puparo Pernice, trasferì il suo teatro in diverse zone di Palermo e in vari paesi della provincia, viaggiando a bordo di un camion trasformato in teatro, fino a quando decise di fermarsi a Palermo, in piazza don Luigi Sturzo, dove restò fino alla sua morte, nel 1988. Solo Nino collabora con il padre fino alla sua scomparsa, ed è l’unico figlio a seguirne le orme.

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Via Barbaraci, 9, Palermo, PA, Italia 1.52 km

L’arte dei pupi siciliani nel cuore del Papireto

Salvatore Bumbello, classe 1977, è costruttore di pupi palermitani e ha la sua bottega-laboratorio nel popolare quartiere del Papireto. È figlio di Luciano Bumbello, che fu allievo di Francesco Sclafani, costruttore di pupi siciliani dal 1950 al 1995, collaboratore e aiutante delle famiglie storiche di pupari di Palermo tra cui i Cuticchio e i Mancuso, nonché amico di Antonio Pasqualino, fondatore del Museo internazionale delle marionette. Dal padre, Bumbello impara l’arte della costruzione dei pupi, e nel 1995, alla sua morte, a soli diciassette anni, prende le redini dell’attività, collaborando con tutti i pupari di Palermo. Oltre alla costruzione dei paladini, Salvo Bumbello spesso collabora alla messa in scena dell’Opera dei pupi. Nel piccolo laboratorio al Papireto c’è una folla epica, composta da tante teste di legno in corso di lavorazione, appena intagliate e pronte ad essere dipinte. Nel 2013 ha fondato la compagnia Opera dei Pupi Brigliadoro.

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Piazza Domenico Peranni, 15, Palermo, PA, Italia 1.53 km

Le baracche dei rigattieri nate nel Dopoguerra

Tra alcune baracche di lamiera costruite dagli stessi rigattieri, l’oggetto più antico l’ha creato la natura: è l’albero. Enorme, con le radici che sollevano l’asfalto e la chioma che si allarga sotto i tetti. La posizione è strategica, a due passi dalla Cattedrale, sotto terra si incontravano i fiumi Kemonia e il Papireto. La sua storia inizia nel 1949 quando Giuseppe Virruso, raccoglitore di ferro e cuscinetti a sfera, trasportò articoli usati sul suo carrettino dalla dimora dei principi Lanza di Trabia a Terre Rosse: fu quello il primo nucleo del mercatino di antiquariato. Spulciando tra le varie bancarelle potrete intercettare il tavolo basso che volevate per il salotto, la poltrona o la sedia che desideravate, il vaso imperdibile, le piastrelle giuste per la vostra casa. Anche se il luogo meriterebbe un intervento profondo, il sapore del passato è palpabile nell’aria.

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Via Papireto, 14a, Palermo, PA, Italia 1.53 km

Biciclette da tre generazioni nell’officina-pensatoio

Da tre generazioni i Cannatella realizzano biciclette artigianali. L’azienda – fondata da Nenè e passata poi al figlio Totò – oggi è mandata avanti dal nipote Massimo, il cui motto è: “La bicicletta fa bene al corpo e alla mente”. Basta entrare nel laboratorio, rigorosamente dentro al negozio, per avvertire il caos creativo e la sua passione per lo sport ma anche per l’arte e il design. Passioni che hanno generato biciclette uniche nel loro genere e che l’hanno reso celebre come artista-artigiano. Così non c’è da stupirsi se la bottega è una sorta di salotto frequentato da professionisti e da appassionati. Dal 2008, al piano superiore, al civico 10, ha aperto lo “Spazio Cannatella”, un luogo dedicato all’arte, al design e al benessere, in cui oltre a dare rilievo ai più dotati artisti del panorama cittadino e nazionale, si porta avanti un’idea di cultura che sensibilizzi a stili di vita corretti.

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