Informazioni Utili


Apertura

Informazione presto disponibile

Indirizzo

111 Vicolo Raisi

Biglietto

Informazione presto disponibile

Accessibilità

Informazione presto disponibile

Note

Informazione presto disponibile

Abstract


Da chiesa medievale a sede di preziose raccolte

Tra stemmi araldici di nobili famiglie trapanesi e busti di personaggi illustri, una scalinata conduce alla sala lettura ricavata nella duecentesca chiesa di San Giacomo Maggiore. Biblioteca civica dal 1830, l’anno successivo fu intitolata a Giovanni Battista Fardella, ministro della guerra del Regno delle Due Sicilie e collezionista d’arte che ne volle la fondazione, donando il proprio patrimonio librario. Il busto in marmo del benefattore, insieme ad altri, si trova fra due colonne di origine araba, sulle quali sono incisi versetti del Corano. Circa 170 mila sono i volumi custoditi (molti i manoscritti, gli incunaboli, le cinquecentine), di vario contenuto, appartenuti per lo più agli ordini religiosi soppressi. Tra le raccolte assai preziose, quella delle stampe incise dal veneto Giovanni Battista Piranesi.

COMING SOON

Mappa


Biblioteca-Fardelliana-1.jpg 4 anni fa
  • Devi essere loggato per poter scrivere un commento
Biblioteca-Fardelliana-2.jpg 4 anni fa
  • Devi essere loggato per poter scrivere un commento
Biblioteca-Fardelliana-3.jpg 4 anni fa
  • Devi essere loggato per poter scrivere un commento
3 risultati
Votazioni
In evidenza/Non in evidenza
Gestita/Non Gestita
di franco 1.jpg
Via Maqueda, 315, Palermo, PA, Italia 75.22 km

Gli articoli fiorentini nell’intatto scrigno Liberty

L’insegna è una delle poche vetrine in stile Liberty di via Maqueda, base verde con la scritta in oro. Dentro gli arredi originali in legno a tutta altezza.  Immersa nel cuore del centro storico della città, la pelletteria Di Franco risale ai primi del Novecento, come risulta evidente dall’insegna storica sulla quale campeggia il cognome e che non ha mai subito cambiamenti sin dai tempi dell’apertura del negozio. La bottega, aperta dal palermitano Francesco Di Franco, poi passata, nel 1982, nelle mani del nipote Domenico, è oggi gestita dalla figlia di quest’ultimo, Elena. La cifra che, da sempre, ha contraddistinto la pelletteria è la scelta di vendere pezzi unici di artigianato provenienti da Firenze, nota per la celebre Scuola del Cuoio di Santa Croce. Tra i vari articoli in vendita zaini, borse, valigette ventiquattrore, cinture e cappelli, tutti fatti a mano. Oggi come un secolo fa.

ottica ognibene 3.jpg
Via Vittorio Emanuele, 324, Palermo, PA, Italia 75.23 km

Arredi e mobili d’epoca nella sede nata nell’Ottocento

 Tante le famiglie di ottici a Palermo, pochi hanno mantenuto la vecchia sede. Ognibene è uno di questi. A dimostrare la “storicità” dell’attività c’è un attestato di benemerenza che Giuseppe Ognibene ha ricevuto a Firenze in occasione del primo centenario dell’attività di ottico che fu iniziata dal nonno nel 1877. Oggi l’attività è arrivata alla quinta generazione, curata dal figlio di Giuseppe, Pierluca, e dalla moglie, ma nel piccolo negozio al Cassaro pezzi degli arredi e mobili d’epoca riportano a un nobile passato: dalla cassettiera in legno al mobile porta lenti che si scorge in vetrina, con su incise le iniziali del proprietario originario, che si chiamava anche lui Giuseppe Ognibene. Quando si entra, ci si poggia su un banco antico in legno, con il vetro a vista, dove si intravedono occhiali antichi, monocoli, strumenti ottici di precisione e antichi binocoli. Tutto targato fine ‘800-inizi ‘900.

magazzini anita 1.jpg
Via Maqueda, 263, Palermo, PA, Italia 75.25 km

Vestiti, scarpe, borse Ecco il tempio del vintage

Oggetti, borse, vestiti, gioielli e accessori vintage abitano qui. Le grandi vetrine campeggiano su via Maqueda, lanciando un accattivante viaggio a spasso nel tempo, quando era ancora possibile rovistare in una soffitta e trovare un tesoro dimenticato. Perchè tra calzature antiche e moderne, o di modernariato, c’è il pezzo d’arredo o il gioco da tavola anni 70 che ha fatto la gioia di pomeriggi spensierati. I vestiti sono disposti in un caos armonioso tra lampade d’epoca, porcellane, scarpe, e di tutto un po’. Le scarpe sono tutte originali e non usate, scovate in depositi o in magazzini che custodiscono piccoli tesori, spesso anche di marce blasonate. L’importante è entrare senza guardare l’orologio. Per tornare bambini, o fare un viaggio nel passato, giocando con la moda.

quir 1.jpg
Via del Ponticello, 55, Palermo, PA, Italia 75.25 km

La bottega eccentrica dei due creativi “queer”

Un gioco di parole fra cuir, cuoio in francese, e queer, parola che letteralmente significa “eccentrico” ma in realtà riferita al movimento culturale e di opinione che rifiuta le tradizionali identità di genere. Il Quir è un laboratorio dalla forte identità in cui si realizzano borse e accessori in cuoio e pelle rigorosamente fatti a mano. Una macchina da cucire al centro del laboratorio, la sedia rivolta alla strada, come nelle antiche botteghe in cui un po’ si lavorava e un po’ si traeva ispirazione da ciò che si vedeva all’esterno. Tutto attorno borse e accessori che si contendono lo spazio insieme a ritagli di cuoio, pennelli, barattoli, specchi e stoffe maculate sulle pareti gialle. L’attenzione per la tradizione artigianale si fonde con l’attitudine alla sperimentazione e all’innovazione che caratterizza i due creativi, celebri a Palermo per le loro battaglie a tutela dei diritti Lgbt.

arteficium 1.jpg
Salita Castellana, 8, Palermo, PA, Italia 75.26 km

Gioielli a traforo e macramè nell’ex cappella del Palazzo storico

 

Nel locale che ospitava l’antica cappella dello storico palazzo dei Crociferi, legato alla Chiesa di Santa Ninfa, Cristina Buccellato e Dario D’arpa disegnano gioielli realizzati a mano con la tecnica del traforo. I materiali utilizzati sono ottone, alluminio, rame ai quali spesso viene accostato il macramè, una tecnica portata in Sicilia dagli arabi dove la trama è fatta di nodi che creano un disegno. Qui invece si accosta a gioielli in metallo, dall’effetto moderno e colorato. Intorno si alternano le creazioni di altri artigiani Alab che lavorano  il legno e realizzano accessori in stoffa. L’intera bottega è decorata con motivi che riprendono i quattro elementi della natura, per simboleggiare l’utilizzo di materiali legati alla terra e l’uso delle forme in divenire nei processi di trasformazione. Il nome, “Arteficium”, è un tributo al modo di trasformare in arte il lavoro manuale, guardando al futuro.

ex libreria dante 2.jpg
Via Maqueda, 172, Palermo, PA, Italia 75.27 km

Insegna e decorazioni Liberty, un pezzo di storia della città

Nel 1854 a Palermo esistevano quindici librerie, tutte ubicate lungo l’attuale corso Vittorio Emanuele, a eccezione del libraio Decio Sandron di piazza Marina e di quella gestita dai fratelli Pedone (Luigi e Gaspare) in via Maqueda. Intorno alla fine del secolo, i fratelli Pedone, meglio conosciuti come Pedone Lauriel, separano la loro attività, gestendo in modo autonomo le librerie che possedevano. A Giuseppe va quella di via Maqueda, la Agate, che in seguito cambierà gestione, passando alle Librerie Italiane Riunite delle Messaggerie Italiane, con il nome di Libreria Dante e infine a Flaccovio. Nel 2013 la chiusura. Oggi quel memorabile locale, la cui insegna originaria è stata lasciata intatta e le cui decorazioni parietali sono state mantenute, ospita Bisso Bistrot, un ristorante in cui si possono gustare piatti della tradizione siciliana.

basura2.jpeg
Via del Ponticello, 41, Palermo, PA, Italia 75.27 km

“Dal letame nascono i fior” Ecco gli eco-monili di Valeria

“Dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fiori”, cantava De Andrè in Via del Campo. Un adagio che è diventato il motto di Valeria Leonardi, friulana innamorata di Palermo che realizza eco-monili. Vinile, polistirolo, carta, vetro, corde, lana, Pet, cd: tutto ciò che può essere scambiato per materiale di scarto o usa e getta nelle sue mani acquista una seconda vita. Non a caso, il nome della sua bottega è preso in prestito dallo spagnolo “Basura”, cioè spazzatura. E in quello che una volta era il cuore del quartiere ebraico, in via del Ponticello, avviene un piccolo miracolo quotidiano: quei materiali recuperati dal mercato di Ballarò diventano orecchini, bracciali e collane da indossare. Pinze, colla, martello, mani e tanta pazienza i suoi ferri del mestiere. Perché è la fantasia a trasformare la “basura” in arte da indossare, con orgoglio.

ex pustorino 1.jpg
Via Maqueda, 180, Palermo, PA, Italia 75.27 km

Il negozio-opera d’arte rinato come pasticceria

È un negozio-opera d’arte, con i pannelli in legno disegnati da Ernesto Basile, i mobili Ducrot, le pareti affrescate, l’insegna originaria con la scritta in corsivo. Lo aprì Pietro Pustorino alla fine dell’Ottocento e per 130 anni è rimasto intatto, ambasciatore di uno stile di abbigliamento inglese, riservato agli uomini.  Fornitore della Real Casa Savoia, ha avuto tra i clienti un lungo catalogo di personalità: da Tommaso Marinetti, che si fece confezionare un panciotto con le mani disegnate all’altezza delle tasche, a Raimondo Lanza di Trabia, dal duca d’Aosta ai Florio.  Alla morte del titolare, Natale Pustorino, nel 1996, il negozio viene affidato al suo collaboratore prediletto, Gaetano Pizzo. Nel 2015, la chiusura. Il locale adesso ha riaperto, ma in una nuova forma: i titolari del bar Costa infatti, hanno deciso di portare qui i loro dolci apprezzati da mezzo secolo nel bar di via D’Annunzio.

lo coco 1.jpg
Via Collegio di Maria Al Carmine, 23, Palermo, PA, Italia 75.28 km

Il forno che macinava con l’asino e che ora dona ai bisognosi

L’arte di impastare e lievitare viene da lontano. Dieci anni prima che Garibaldi entrasse a Palermo da Porta dei Termini c’era già un Lo Coco che panificava nel cuore di Ballarò, nella bottega di via Collegio di Maria al Carmine. Ad assicurare ai clienti rimacinati, mafalde e brioches era il forno “Stella”, un tempo a legna: l’odore del pane lievitato e dei biscotti quaresimali si spandeva invitante per i vicoli. Nello spazio accanto al vicolo i Lo Coco avevano persino la mola azionata dall’asino, che serviva per macinare il grano. Il forno era anche chiamato “del Venerdì”, un nome dovuto alla vicina congregazione delle Anime sante del Purgatorio. Nel 2003, Roberto Lo Coco ha rinnovato tutto, ma è rimasto l’imprinting originale. Ogni giorno il forno dei Lo Coco produce duecento chili di pane e una parte dell’invenduto è donato ai bisognosi del quartiere.

pantaleone 3.jpg
Via Vittorio Emanuele, 293, Palermo, PA, Italia 75.31 km

Abiti talari, offertori, rosari Da un secolo tutto per il clero

La ditta Pantaleone nasce nel 1905, anno in cui Giuseppe, il suo fondatore, sarto ecclesiastico itinerante, originario di Villalba, decide di smettere di attraversare la Sicilia per soddisfare le esigenze del clero e di aprire il primo punto vendita.  È solo nel 1919 che il sarto nisseno si trasferisce a Palermo con la famiglia, e, proprio nel palazzo nobiliare in cui va a vivere – racconta il nipote Domenico, oggi gestore dell’azienda – crea la propria bottega. Il 1938 è un anno di svolta perché Giuseppe lascia l’attività di sarto per dedicarsi alla vendita, aprendo la nuova sede in corso Vittorio Emanuele, ampliando la gamma di articoli in vendita, da quel momento inclusiva di oggetti di arredamento sacro, quali statue, brocche, rosari e piatti offertoriali.  Nel corso degli ultimi venti anni l’impresa è diventata un riferimento per il clero, con commesse in tutta Europa, a Sidney, a New York.

erboristeria arrivas 2.jpg
Via Napoli, 56, Palermo, PA, Italia 75.33 km

Tisane offerte di buon mattino come ai tempi degli arabi

Nel 1938, Antonio Ciccarello, originario di Polizzi Generosa, apre l’attività nei locali del Teatro Biondo, dopo aver conseguito il diploma di erborista , primo nel Sud del Regno d’Italia. Di recente l’antica bottega è stata costretta a lasciare la sua storica ma si è spostata proprio di fronte, andando a occupare i locali che furono del noto negozio di scarpe Machì, dopo aver restaurato e adattato al nuovo uso perfino la vecchia insegna Liberty. Matteo Arrivas, attuale gestore dell’erboristeria, per il resto, ha mantenuto esattamente la tipologia, lo stile, lo spirito di un tempo: ancora adesso, come faceva lo zio Nino anticamente, offre le tisane in mescita di buon mattino, perpetuando così una tradizione – quella dell’assunzione di acque calde terapeutiche – che ha origine dagli arabi. Tra i clienti tanti anziani, soprattutto del quartiere.

ferro di cavallo 2.jpg
Via Venezia, 20, Palermo, PA, Italia 75.42 km

Il locale nato nel Dopoguerra dall’ex garzone di cucina

Anno 1944, nasce l’osteria “Al Ferro di Cavallo” in via Venezia, nel vecchio centro storico. Il fondatore è Giuseppe, noto come Pinuzzo, che prima lavorava in una fabbrica di cassette di legno per agrumi da esportare, spazzata via dalla guerra. Dopo il conflitto, Giuseppe divenne il garzone del ristorante alle spalle del Teatro Biondo. Mille lire settimanali la sua paga. Per arrotondare cominciò a industriarsi in cucina: fagioli con sedano, fave con verdura, polpette di sarde, tutti piatti che ancora si preparano nell’odierna trattoria “Ferro di cavallo” dalle pareti rosse, di cui è titolare dal 1980 Franco Ciminna, figlio di Pinuzzo, con i suoi figli Giuseppe e Valerio. Al vecchio menu hanno aggiunto il bollito di vitello, la caldume in brodo, le polpette di carne perché “nonostante la crisi, siamo un po’ più ricchi e la carne possiamo permettercela”.

lampone 1.jpg
Via Maqueda, 92, Palermo, PA, Italia 75.43 km

L’artigiano-inventore nella caverna di Alì Babà

È una tale confusione di cose e d’avanzi di cose da scoraggiare chiunque volesse prendersi la briga di azzardare un inventario. “La caverna di Alì Babà”, nell’atrio di Palazzo Gravina di Rammacca (ex Filangeri di Santa Flavia), dal 1933, è piena di tutto: vetri, lampadari, oggetti d’altri tempi o un’introvabile resistenza per elettrodomestici. Solo il proprietario, Marcello Lampone, 71 anni, riesce a muoversi con agilità e a trovare ciò che cerca. Oltre a tagliare il vetro, Marcello “inventa”, anzi come lui stesso dice, fa “le cose più assurde e impensabili”: una sedia realizzata con collari per cani, due piccolissimi scaldabagni alti 45 centimetri capaci di riscaldare un litro d’acqua, un orologio che, senza lancette, indica ugualmente le ore e i minuti. Ma attenzione, vende o ripara soltanto a chi vuole lui. Se non gli sei simpatico, non c’è cifra che tenga.

ideal caffe 1.jpg
Discesa dei Giudici, 42, Palermo, PA, Italia 75.44 km

Quel profumo inebriante nel cuore della città d’arte

 Maestri torrefattori da quattro generazioni, hanno fatto di quel negozio alle spalle di piazza Bellini, in pieno itinerario arabo-normanno, un punto di riferimento storico per gli amanti del caffè. Fu Giovanni Stagnitta, nel 1922, a fondare la “Torrefazione Ideal” nella vicina piazza Venezia e a trasferirla in Discesa dei Giudici, dopo l’alluvione del 1931. I locali conservano il caratteristico mobilio e due sculture lignee del maestro ebanista D’Angelo raffiguranti la filiera del caffè. La concorrenza sul mercato ha spinto l’azienda a elevare la qualità puntando su materie prime d’eccellenza, lavorando prodotti come il Kopi Luwak e il Jamaica Blue Mountain. La scrittrice palermitana Giuseppina Torregrossa ha ambientato tra quei profumi il libro “La miscela segreta di casa Olivares”. Da maggio 2017 l’azienda è “Tessera preziosa del Mosaico Palermo”.

Via Vittorio Emanuele, 231, Palermo, PA, Italia 75.46 km

La boutique vintage nella gioielleria citata pure da Pirandello

 Era una delle più antiche gioiellerie della città, citata pure da Pirandello ne Il berretto a sonagli. “Voglio che mi compriate una collana, Ciampa, una bella collana. Sapete come? A pendagli. Andate da Mercurio, il nostro gioielliere”, ordina Beatrice a Ciampa. Tutelato dalla Soprintendenza ai Beni culturali, conserva ancora gli arredi originali e le cassaforti dove venivano custoditi i gioielli. Oggi è un atelier del vintage dove abiti e oggetti fanno rivivere le stanze sulla strada e le due sale al piano di sopra.

Capi e accessori dalla fine dell’ 800 sino agli anni ’80, scelti uno ad uno, usciti da  prestigiose sartorie palermitane  (Casa Stassi e Giovanna Valenti) o da atelier di grandi stilisti uniti alla collezione di scarpe vintage nuove. Uno spazio ancora molto affascinante dove tutto sembra raccontare una storia.

62. mancuso.jpg
Via Collegio di Santa Maria, 17, Palermo, PA, Italia 75.48 km

L’erede del puparo cresciuto a Borgo Vecchio

Enzo Mancuso, nato a Palermo nel 1974, è figlio e nipote d’arte. Esordisce a tredici anni con il suo primo spettacolo “Morte di Agricante”, che lo vede impegnato per 360 giorni consecutivi a Misilmeri. Nel 1994 inizia la sua attività con alcuni pupi ereditati dal nonno, dedicandosi anche al restauro e alla costruzione secondo le antiche tecniche dei vecchi maestri. Mancuso discende da una famiglia di pupari che diede inizio alla propria attività a Palermo nel 1928, aprendo un teatrino nel quartiere di Borgo Vecchio. Antonino Mancuso, allievo del puparo Pernice, trasferì il suo teatro in diverse zone di Palermo e in vari paesi della provincia, viaggiando a bordo di un camion trasformato in teatro, fino a quando decise di fermarsi a Palermo, in piazza don Luigi Sturzo, dove restò fino alla sua morte, nel 1988. Solo Nino collabora con il padre fino alla sua scomparsa, ed è l’unico figlio a seguirne le orme.

lucchese 3.jpg
Piazza San Domenico, 11, Palermo, PA, Italia 75.48 km

Dove Leonardo Sciascia gustava il gelato al gelsomino

Leonardo Sciascia la citò in un articolo sul giornale l’Ora del 1965 a proposito del gelato al gelsomino. Ed è così: dopo un periodo di pausa, dovuto alla difficoltà di raccogliere i fiori, adesso il gelsomino è tornato, insieme con altre decine di gusti. Ma all’apertura di gusto ce n’era solo uno, che dava il nome al locale: Biancaneve, una sorta di crema-panna. Gli inizi sono legati alla memoria della guerra. Domenico Lucchese, nonno dell’attuale titolare, aveva investito in questa nuova attività dopo avere avuto un forno, ma si trovò presto a fare i conti con una città piegata dai bombardamenti. La svolta con lo sbarco degli americani: il primo giorno in cui i soldati Usa arrivarono a Palermo, realizzò l’incasso astronomico di 4.800 lire. Ma la storia del locale si intreccia pure con quella di Franco Franchi, sfollato durante la guerra a Monreale insieme con la famiglia Lucchese, dalla quale in quei tempi duri era aiutato.

bottega trapani 2.jpg
Via Calderai, 14, Palermo, PA, Italia 75.49 km

Gli stagnini che da 150 anni producono oggetti in rame

Via Calderai, nell’ex quartiere ebraico, è il luogo delle meraviglie metalliche in cui si può trovare un passa-pomodoro gigante e una tortiera nuziale, un pentolone per la milza e un fornello per le caldarroste, oggetti che in un modo o nell’altro si rincorrono alla memoria dei panormìti un po’ come delle icone. Da 150 anni, qui, ci sono i “ferrari” o stagnini Trapani. Un tempo era una squadra intera di quaranta operai che martellava, cesellava, tagliava. Oggi c’è Ezio Trapani con il figlio Francesco. Ha cominciato l’attività il bisnonno Francesco, poi è stata la volta del nonno Ignazio e del padre Salvatore. Per produrne una “quarara” di rame ci vuole una settimana di lavoro e costa 250 euro. Si comincia dal foglio di rame che va tagliato e poi messo al tornio, per finirlo con la stagnatura e i manici in ottone.

Via Maccherronai, 15, Palermo, PA, Italia 75.5 km

Aperta un secolo e mezzo fa, ora è luogo di movida

La nuova insegna “Taverna Azzurra” si lega al colore delle porte e delle pareti che caratterizza l’enoteca della Vucciria, aperta nel 1896. Sopra la nuova insegna c’è quella in marmo con il nome del primo proprietario: Maggiore. Oggi a gestirla sono Pietro e Michele Sutera, figli di Totò che più di quarant’anni fa ha rilevato l’attività. Lo stile è sempre lo stesso: i tipici vini siciliani come lo zibibbo o il sangue di Sicilia sono serviti “alla spina”. Vini, liquori e superalcolici sono esposti insieme a grandi botti di legno e alle opere d’arte lasciate dagli amici più famosi. Oggi il che mercato vive di notte, come se fosse su un fuso orario diverso dal resto della città, la taverna è il simbolo della movida palermitana che fino alle prime luci dell’alba riempie la strada fino a piazza Caracciolo con gente di ogni tipo e nazionalità.

libbra 1.jpg
Discesa dei Giudici, 11, Palermo, PA, Italia 75.51 km

Telaio e oggetti fatti a mano per gli innamorati della carta

In vetrina campeggia una splendida pressa funzionante dell’800, dentro è un paradiso colorato per gli amanti della carta: di fianco a piazza Pretoria, lungo la Discesa dei giudici, Valeria Rosselli, tra le prime laureate in Italia a specializzarsi in Conservazione e restauro, gestisce una legatoria artigianale d’arte. Qui, tra un telaio e delle carte marmorizzate a mano, siciliani e turisti chiedono album fotografici personalizzati, biglietti di auguri, agende in pelle con diversi tipi di cuciture tra cui scegliere, sketchbook e libri con stoffe riciclate, o copertine con foto della Sicilia. I più ricercati hanno anche commissionato delle copertine in legno intagliato, come di legno sono gli arredi di Libbra, di produzione artigianale. Periodicamente si organizzano corsi di legatoria e pittura per adulti e bambini.

Mostro 61 risultati di 80 su 121

Editor Picks

Le Vie dei Tesori
ItalianEnglishChinese (Simplified)

Send this to a friend