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L’oratorio dei Quaranta martiri e la curiosità di Paolo Orsi

Le catacombe di Santa Lucia rappresentano la testimonianza di quanto fosse attiva la comunità cristiana in città già a partire dal III secolo, ma anche un esempio di trasformazione.
È uno dei pochi luoghi in città, infatti, a essere stato trasformato in luogo di culto dopo essere stato utilizzato come cimitero. Le ragioni di questo cambiamento sono diverse e vanno dalla costruzione della basilica soprastante e della chiesa del sepolcro di Santa Lucia ad alcune modifiche e demolizioni. Cambiato l’aspetto, insomma, è cambiata anche la destinazione d’uso, ma sempre per scopi religiosi.
Tra il 1916 e il 1919, l’archeologo Paolo Orsi fece un’eccezionale scoperta: notò una strana area intonacata, e scrostandola riportò alla luce il prezioso oratorio dei Quaranta Martiri di Sebastia con il suo suggestivo ciclo pittorico.
L’affresco, di grande bellezza, riproduce una grande croce gemmata che divide la superficie in quattro parti, in cui sono raffigurati, a gruppi di dieci, i Quaranta Martiri di Sebastia. Alle estremità inferiori e laterali dei bracci della croce si trovano la Vergine orante e due angeli, all’incrocio dei bracci il busto del Cristo Pantocratore. Uno spettacolo di cui ancora oggi possiamo godere proprio grazie alla sagacia e alla curiosità intellettuale di Paolo Orsi.

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Catacomba-di-Santa-Lucia.jpg 3 anni fa
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