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Informazioni Utili


Indirizzo

3 Piazza Sant'Anna

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Abstract


Il “salotto” di designer e artisti nell’atrio della dimora storica

“Un luogo per curiosi”: così definiscono il loro studio con spazio espositivo Federica Tutino e Bruna Cattano, architette di formazione e artigiane per passione. L’hanno aperto nel 2016 e subito è diventato un punto di incontro per designer e artisti che nello spazio, oltre l’atrio di palazzo Campofiorito, espongono i loro prodotti e tengono workshop. In esposizione anche i lavori di entrambe, architetti e designer. Tutino, con il brand Tuti, realizza elementi di arredo e design ispirandosi alla natura. Cattano, con Rizma, lavora su tessuti e carte utilizzando diversi metodi di stampa, dal block printing tramite matrici intagliate, alla serigrafia. All’interno ci si muove come in un giardino sospeso nel tempo, tra borse riciclate, stampe, tessili e  tavolini in legno e ferro. “La natura è una forma d’arte superiore”, dice Federica, che realizza anche oggetti in resina su misura.

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Via Alessandro Paternostro, 90, 90133 Palermo PA, Italia 0.24 km

L’arte della sagoma e dei gioielli “poveri”

Sirene, cavallucci marini, fantasie circensi e trapezisti, cani, gatti, Mary Poppins: cos’hanno in comune? Sono tutte creazioni di Federica Cottone che nel suo laboratorio, dopo un percorso a metà tra la scuola di oreficeria e gli esperimenti da artigiana, realizza gioielli lavorando metalli poveri. Ottone, rame, alpacca nelle sue mani diventano collane, orecchini e bracciali originali da indossare. Ad affascinarla sono proprio i segni del tempo che lasciano traccia di sé sulle sue creazioni. Ma prima di iniziare è la sagoma di ogni cosa a ispirarla, soprattutto quando una creazione le viene commissionata. Tra le richieste più curiose che le siano state fatte ci sono il sottomarino iconico dei Beatles, il bacio di Frankenstein alla sua compagna, e l’auto bianchina di Fantozzi con annessa nuvola del malaugurio.

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Via Lungarini, 23, Palermo, PA, Italia 0.24 km

L’architetto-designer con la passione dell’oreficeria

Vitalba Canino è architetto e designer di gioielli. Progetta e realizza oggetti unici e lontani dai cliché della gioielleria tradizionale. Una passione esplosa subito dopo la laurea in Architettura e dopo numerose esperienze oltre lo Stretto. Nel 2007 ha cominciato a dedicarsi all’assemblaggio di pietre dure e catene e ha seguito corsi di “smalti a fuoco” alla Scuola orafa ambrosiana di Milano. Lavora principalmente l’argento, ma anche l’ottone bagno oro e talvolta l’oro, realizzando gioielli spesso geometrici e non convenzionali, le cui fonti d’ispirazione sono svariate, principalmente tratte dalla natura ma anche dallo studio di gioielli prodotti da antiche civiltà a partire da quelli etruschi. Da qualche tempo si è inoltre dedicata anche alla produzione di borse, stole, cappelli e accessori, che disegna personalmente e fa realizzare da artigiani locali.

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Via Vittorio Emanuele, 204, 90133 Palermo PA, Italia 0.24 km

L’arte dei tappeti d’Oriente diventata parte di Palermo

È uno spettacolo osservare le sue mani mentre restaura antichi tappeti ed è appassionante sentirlo descrivere i decori tipici delle ceramiche d’Oriente. Ataollah Shahidi (Ata per tutti) è arrivato a Palermo alla fine degli anni Ottanta da studente di Architettura. Per mantenersi mise a frutto l’arte del restauro dei tappeti imparata nelle botteghe artigiane di Rasht, la città sulle rive del mar Caspio dove è nato. Lo faceva per occupare il tempo durante le vacanze scolastiche. Il suo negozio/laboratorio è in via Vittorio Emanuele al piano terra di Palazzo Isnello. Al suo fianco la moglie Soodabeh Behjat. All’esperienza di Ata Shahidi è stato affidato alcuni anni fa il restauro dei tappeti orientali e la pulizia degli arazzi dopo l’incendio a Villa Malfitano. E tra i suoi clienti c’è stato anche l’onorevole Sergio Mattarella prima della sua elezione a Presidente della Repubblica.

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Via Alessandro Paternostro, 87, Palermo, PA, Italia 0.25 km

Il laboratorio dove si insegna l’arte della tessitura

Il primo telaio è stato un regalo dei suoi genitori per la laurea. Con l’intento di risvegliare e diffondere in Sicilia l’interesse per l’artigianato tessile, Giulietta Salmeri ha creato nel 2012 l’associazione Artes. L’accogliente laboratorio in via Alessandro Paternostro 87 è un miracolo di abitabilità. Nel centro storico della città, lì dove tante attività artigianali sono ritornate a vivere. In questa colorata bottega, Giulietta Salmeri insegna con passione a tante donne, anche immigrate, e qualche uomo a imparare a tessere trame di lana e di cotone. Un corso base per apprendere i fondamenti teorici del telaio a pettine liccio, lo studio dell’orditura e l’approccio con i tessuti più semplici per poi passare a un corso avanzato per imparare tecniche complesse. Nascono produzioni artigianali in tessuto, dai capi di abbigliamento a complementi di arredo per la casa.

Via Vittorio Emanuele, 231, Palermo, PA, Italia 0.26 km

La boutique vintage nella gioielleria citata pure da Pirandello

 Era una delle più antiche gioiellerie della città, citata pure da Pirandello ne Il berretto a sonagli. “Voglio che mi compriate una collana, Ciampa, una bella collana. Sapete come? A pendagli. Andate da Mercurio, il nostro gioielliere”, ordina Beatrice a Ciampa. Tutelato dalla Soprintendenza ai Beni culturali, conserva ancora gli arredi originali e le cassaforti dove venivano custoditi i gioielli. Oggi è un atelier del vintage dove abiti e oggetti fanno rivivere le stanze sulla strada e le due sale al piano di sopra.

Capi e accessori dalla fine dell’ 800 sino agli anni ’80, scelti uno ad uno, usciti da  prestigiose sartorie palermitane  (Casa Stassi e Giovanna Valenti) o da atelier di grandi stilisti uniti alla collezione di scarpe vintage nuove. Uno spazio ancora molto affascinante dove tutto sembra raccontare una storia.

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Via Pannieri, 28, Palermo, PA, Italia 0.3 km

La gastronomia storica nel cuore della Vucciria

Nel cuore del mercato della Vucciria, in via Pannieri, dal 1934 c’è una gastronomia storica che a pranzo si popola di lavoratori e turisti: è la gastronomia fondata da Domenico Minà e oggi portata avanti dai nipoti Domenico e Francesco Paolo, praticamente cresciuti dietro al bancone. È  la tipica trattoria siciliana a gestione familiare, dove trovare una cucina casalinga, con i suoi tavoli che si riempiono presto di pietanze  fresche che fanno ingolosire anche i passanti. I due fratelli si alternano velocissimi tra decine di panini con panelle e crocchè di patate, insalate di mare, sarde a beccafico, coloratissimi piatti di pesce e verdure e primi piatti serviti anche in una saletta di fronte con qualche tavolo e posto a sedere. Alle pareti le foto storiche in bianco e nero dei proprietari, tra i clienti famosi che hanno fatto tappa qui il regista Gabriele Salvatores. È aperto solo a pranzo.

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Via del Parlamento, 34, Palermo, PA, Italia 0.3 km

Il Maestro argentiere testimone di un’arte antica

Aveva nove anni appena quando iniziò a muovere i primi passi nella bottega di argentatura e doratura del nonno. Oggi Piero Accardi è uno dei maestri argentieri d’arte sacra apprezzati in Sicilia e nel resto d’Italia, in Austria, Germania, Egitto e fino in Brasile. È facile vederlo all’opera nel laboratorio, in via del Parlamento 34, dove crea e restaura  opere d’arte soprattutto a uso liturgico. Alla sua esperienza si sono affidati in tanti  per delicati interventi di restauro. Fra questi, la secolare urna d’argento di Sant’Angelo, a Licata. Nel 2009, insieme ad altri orafi, argentieri, studiosi e professionisti della città, ha costituito il “Comitato della festa di Sant’Eligio”, che si batte per restaurare e riconsegnare al culto l’antica chiesa della maestranza in via Argenteria. Lì dove, al tempo della dominazione degli Spagnoli, il console bollava gli oggetti preziosi per garantirne l’autenticità.

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Via Maqueda, 92, Palermo, PA, Italia 0.3 km

L’artigiano-inventore nella caverna di Alì Babà

È una tale confusione di cose e d’avanzi di cose da scoraggiare chiunque volesse prendersi la briga di azzardare un inventario. “La caverna di Alì Babà”, nell’atrio di Palazzo Gravina di Rammacca (ex Filangeri di Santa Flavia), dal 1933, è piena di tutto: vetri, lampadari, oggetti d’altri tempi o un’introvabile resistenza per elettrodomestici. Solo il proprietario, Marcello Lampone, 71 anni, riesce a muoversi con agilità e a trovare ciò che cerca. Oltre a tagliare il vetro, Marcello “inventa”, anzi come lui stesso dice, fa “le cose più assurde e impensabili”: una sedia realizzata con collari per cani, due piccolissimi scaldabagni alti 45 centimetri capaci di riscaldare un litro d’acqua, un orologio che, senza lancette, indica ugualmente le ore e i minuti. Ma attenzione, vende o ripara soltanto a chi vuole lui. Se non gli sei simpatico, non c’è cifra che tenga.

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Via del Parlamento, 16, Palermo, PA, Italia 0.33 km

Il giro del mondo attraverso i tamburi

Pezzi di mondo e culture diverse si concentrano nel laboratorio di Santo Vitale. Due scalini appena per lasciarsi alle spalle il frastuono di via Vittorio Emanuele e iniziare il giro del mondo attraverso un’ampia varietà di tamburi. Tra i più antichi strumenti musicali inventati dall’uomo, Santo Vitale li costruisce anche con materiali riciclati. Una passione nata per caso da ragazzo, quando regalò un tamburo alla sorella per il compleanno e, qualche mese dopo, si trovò a ripararlo. Dal pavimento al soffitto, ovunque tamburi di forme, materiali, caratteristiche e funzioni diverse, da suonare con una sola mano o con tutte e due oppure con le bacchette. Tamburi italiani, spagnoli, brasiliani, africani, giapponesi. Ogni percussione ha un suono diverso. E per chi vuole imparare a costruire e suonare le percussioni, nel laboratorio si organizzano corsi.

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Via Vittorio Emanuele, 120, Palermo, PA, Italia 0.34 km

Palazzi, porte, chiese – Ecco Palermo in miniatura

Una Palermo in miniatura realizzata con la consapevolezza dell’architetto, la manualità dell’artigiano e la passione di chi è innamorato della propria città. Nel suo laboratorio, Vincenzo Vizzari fonde da un quarto di secolo la conoscenza dell’architettura e del disegno a rilievo con l’abilità del ceramista per creare perfette miniature in terracotta monocromatica dei più celebri monumenti palermitani e di altre città della Sicilia. Ogni pezzo è unico, interamente lavorato e rifinito a mano. Nella piccola bottega – giusto lo spazio per il tavolo da lavoro, una sedia e pochi scaffali – esprime con maestria la sua visione di Palermo: bellissima e ricca di mistero. Colora solo le cupole rosse delle chiese arabo-normanne e il verde delle chiome di palme e ficus secolari. Ogni riproduzione bidimensionale in scala richiede dalle 15 alle 20 ore di lavoro e numerosi calchi.

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Via del Ponticello, 41, Palermo, PA, Italia 0.34 km

“Dal letame nascono i fior” Ecco gli eco-monili di Valeria

“Dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fiori”, cantava De Andrè in Via del Campo. Un adagio che è diventato il motto di Valeria Leonardi, friulana innamorata di Palermo che realizza eco-monili. Vinile, polistirolo, carta, vetro, corde, lana, Pet, cd: tutto ciò che può essere scambiato per materiale di scarto o usa e getta nelle sue mani acquista una seconda vita. Non a caso, il nome della sua bottega è preso in prestito dallo spagnolo “Basura”, cioè spazzatura. E in quello che una volta era il cuore del quartiere ebraico, in via del Ponticello, avviene un piccolo miracolo quotidiano: quei materiali recuperati dal mercato di Ballarò diventano orecchini, bracciali e collane da indossare. Pinze, colla, martello, mani e tanta pazienza i suoi ferri del mestiere. Perché è la fantasia a trasformare la “basura” in arte da indossare, con orgoglio.

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Via Maqueda, 172, Palermo, PA, Italia 0.34 km

Insegna e decorazioni Liberty, un pezzo di storia della città

Nel 1854 a Palermo esistevano quindici librerie, tutte ubicate lungo l’attuale corso Vittorio Emanuele, a eccezione del libraio Decio Sandron di piazza Marina e di quella gestita dai fratelli Pedone (Luigi e Gaspare) in via Maqueda. Intorno alla fine del secolo, i fratelli Pedone, meglio conosciuti come Pedone Lauriel, separano la loro attività, gestendo in modo autonomo le librerie che possedevano. A Giuseppe va quella di via Maqueda, la Agate, che in seguito cambierà gestione, passando alle Librerie Italiane Riunite delle Messaggerie Italiane, con il nome di Libreria Dante e infine a Flaccovio. Nel 2013 la chiusura. Oggi quel memorabile locale, la cui insegna originaria è stata lasciata intatta e le cui decorazioni parietali sono state mantenute, ospita Bisso Bistrot, un ristorante in cui si possono gustare piatti della tradizione siciliana.

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Via Vittorio Emanuele, 293, Palermo, PA, Italia 0.34 km

Abiti talari, offertori, rosari Da un secolo tutto per il clero

La ditta Pantaleone nasce nel 1905, anno in cui Giuseppe, il suo fondatore, sarto ecclesiastico itinerante, originario di Villalba, decide di smettere di attraversare la Sicilia per soddisfare le esigenze del clero e di aprire il primo punto vendita.  È solo nel 1919 che il sarto nisseno si trasferisce a Palermo con la famiglia, e, proprio nel palazzo nobiliare in cui va a vivere – racconta il nipote Domenico, oggi gestore dell’azienda – crea la propria bottega. Il 1938 è un anno di svolta perché Giuseppe lascia l’attività di sarto per dedicarsi alla vendita, aprendo la nuova sede in corso Vittorio Emanuele, ampliando la gamma di articoli in vendita, da quel momento inclusiva di oggetti di arredamento sacro, quali statue, brocche, rosari e piatti offertoriali.  Nel corso degli ultimi venti anni l’impresa è diventata un riferimento per il clero, con commesse in tutta Europa, a Sidney, a New York.

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Via Venezia, 20, Palermo, PA, Italia 0.35 km

Il locale nato nel Dopoguerra dall’ex garzone di cucina

Anno 1944, nasce l’osteria “Al Ferro di Cavallo” in via Venezia, nel vecchio centro storico. Il fondatore è Giuseppe, noto come Pinuzzo, che prima lavorava in una fabbrica di cassette di legno per agrumi da esportare, spazzata via dalla guerra. Dopo il conflitto, Giuseppe divenne il garzone del ristorante alle spalle del Teatro Biondo. Mille lire settimanali la sua paga. Per arrotondare cominciò a industriarsi in cucina: fagioli con sedano, fave con verdura, polpette di sarde, tutti piatti che ancora si preparano nell’odierna trattoria “Ferro di cavallo” dalle pareti rosse, di cui è titolare dal 1980 Franco Ciminna, figlio di Pinuzzo, con i suoi figli Giuseppe e Valerio. Al vecchio menu hanno aggiunto il bollito di vitello, la caldume in brodo, le polpette di carne perché “nonostante la crisi, siamo un po’ più ricchi e la carne possiamo permettercela”.

Via Maccherronai, 15, Palermo, PA, Italia 0.35 km

Aperta un secolo e mezzo fa, ora è luogo di movida

La nuova insegna “Taverna Azzurra” si lega al colore delle porte e delle pareti che caratterizza l’enoteca della Vucciria, aperta nel 1896. Sopra la nuova insegna c’è quella in marmo con il nome del primo proprietario: Maggiore. Oggi a gestirla sono Pietro e Michele Sutera, figli di Totò che più di quarant’anni fa ha rilevato l’attività. Lo stile è sempre lo stesso: i tipici vini siciliani come lo zibibbo o il sangue di Sicilia sono serviti “alla spina”. Vini, liquori e superalcolici sono esposti insieme a grandi botti di legno e alle opere d’arte lasciate dagli amici più famosi. Oggi il che mercato vive di notte, come se fosse su un fuso orario diverso dal resto della città, la taverna è il simbolo della movida palermitana che fino alle prime luci dell’alba riempie la strada fino a piazza Caracciolo con gente di ogni tipo e nazionalità.

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Via del Ponticello, 55, Palermo, PA, Italia 0.36 km

La bottega eccentrica dei due creativi “queer”

Un gioco di parole fra cuir, cuoio in francese, e queer, parola che letteralmente significa “eccentrico” ma in realtà riferita al movimento culturale e di opinione che rifiuta le tradizionali identità di genere. Il Quir è un laboratorio dalla forte identità in cui si realizzano borse e accessori in cuoio e pelle rigorosamente fatti a mano. Una macchina da cucire al centro del laboratorio, la sedia rivolta alla strada, come nelle antiche botteghe in cui un po’ si lavorava e un po’ si traeva ispirazione da ciò che si vedeva all’esterno. Tutto attorno borse e accessori che si contendono lo spazio insieme a ritagli di cuoio, pennelli, barattoli, specchi e stoffe maculate sulle pareti gialle. L’attenzione per la tradizione artigianale si fonde con l’attitudine alla sperimentazione e all’innovazione che caratterizza i due creativi, celebri a Palermo per le loro battaglie a tutela dei diritti Lgbt.

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Via Maqueda, 180, Palermo, PA, Italia 0.38 km

Il negozio-opera d’arte rinato come pasticceria

È un negozio-opera d’arte, con i pannelli in legno disegnati da Ernesto Basile, i mobili Ducrot, le pareti affrescate, l’insegna originaria con la scritta in corsivo. Lo aprì Pietro Pustorino alla fine dell’Ottocento e per 130 anni è rimasto intatto, ambasciatore di uno stile di abbigliamento inglese, riservato agli uomini.  Fornitore della Real Casa Savoia, ha avuto tra i clienti un lungo catalogo di personalità: da Tommaso Marinetti, che si fece confezionare un panciotto con le mani disegnate all’altezza delle tasche, a Raimondo Lanza di Trabia, dal duca d’Aosta ai Florio.  Alla morte del titolare, Natale Pustorino, nel 1996, il negozio viene affidato al suo collaboratore prediletto, Gaetano Pizzo. Nel 2015, la chiusura. Il locale adesso ha riaperto, ma in una nuova forma: i titolari del bar Costa infatti, hanno deciso di portare qui i loro dolci apprezzati da mezzo secolo nel bar di via D’Annunzio.

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Via Vittorio Emanuele, 324, Palermo, PA, Italia 0.4 km

Arredi e mobili d’epoca nella sede nata nell’Ottocento

 Tante le famiglie di ottici a Palermo, pochi hanno mantenuto la vecchia sede. Ognibene è uno di questi. A dimostrare la “storicità” dell’attività c’è un attestato di benemerenza che Giuseppe Ognibene ha ricevuto a Firenze in occasione del primo centenario dell’attività di ottico che fu iniziata dal nonno nel 1877. Oggi l’attività è arrivata alla quinta generazione, curata dal figlio di Giuseppe, Pierluca, e dalla moglie, ma nel piccolo negozio al Cassaro pezzi degli arredi e mobili d’epoca riportano a un nobile passato: dalla cassettiera in legno al mobile porta lenti che si scorge in vetrina, con su incise le iniziali del proprietario originario, che si chiamava anche lui Giuseppe Ognibene. Quando si entra, ci si poggia su un banco antico in legno, con il vetro a vista, dove si intravedono occhiali antichi, monocoli, strumenti ottici di precisione e antichi binocoli. Tutto targato fine ‘800-inizi ‘900.

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Salita Castellana, 8, Palermo, PA, Italia 0.45 km

Gioielli a traforo e macramè nell’ex cappella del Palazzo storico

 

Nel locale che ospitava l’antica cappella dello storico palazzo dei Crociferi, legato alla Chiesa di Santa Ninfa, Cristina Buccellato e Dario D’arpa disegnano gioielli realizzati a mano con la tecnica del traforo. I materiali utilizzati sono ottone, alluminio, rame ai quali spesso viene accostato il macramè, una tecnica portata in Sicilia dagli arabi dove la trama è fatta di nodi che creano un disegno. Qui invece si accosta a gioielli in metallo, dall’effetto moderno e colorato. Intorno si alternano le creazioni di altri artigiani Alab che lavorano  il legno e realizzano accessori in stoffa. L’intera bottega è decorata con motivi che riprendono i quattro elementi della natura, per simboleggiare l’utilizzo di materiali legati alla terra e l’uso delle forme in divenire nei processi di trasformazione. Il nome, “Arteficium”, è un tributo al modo di trasformare in arte il lavoro manuale, guardando al futuro.

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Piazza San Domenico, 11, Palermo, PA, Italia 0.45 km

Dove Leonardo Sciascia gustava il gelato al gelsomino

Leonardo Sciascia la citò in un articolo sul giornale l’Ora del 1965 a proposito del gelato al gelsomino. Ed è così: dopo un periodo di pausa, dovuto alla difficoltà di raccogliere i fiori, adesso il gelsomino è tornato, insieme con altre decine di gusti. Ma all’apertura di gusto ce n’era solo uno, che dava il nome al locale: Biancaneve, una sorta di crema-panna. Gli inizi sono legati alla memoria della guerra. Domenico Lucchese, nonno dell’attuale titolare, aveva investito in questa nuova attività dopo avere avuto un forno, ma si trovò presto a fare i conti con una città piegata dai bombardamenti. La svolta con lo sbarco degli americani: il primo giorno in cui i soldati Usa arrivarono a Palermo, realizzò l’incasso astronomico di 4.800 lire. Ma la storia del locale si intreccia pure con quella di Franco Franchi, sfollato durante la guerra a Monreale insieme con la famiglia Lucchese, dalla quale in quei tempi duri era aiutato.

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