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Via Vittorio Emanuele, 324, Palermo, PA, Italia

Arredi e mobili d’epoca nella sede nata nell’Ottocento

 Tante le famiglie di ottici a Palermo, pochi hanno mantenuto la vecchia sede. Ognibene è uno di questi. A dimostrare la “storicità” dell’attività c’è un attestato di benemerenza che Giuseppe Ognibene ha ricevuto a Firenze in occasione del primo centenario dell’attività di ottico che fu iniziata dal nonno nel 1877. Oggi l’attività è arrivata alla quinta generazione, curata dal figlio di Giuseppe, Pierluca, e dalla moglie, ma nel piccolo negozio al Cassaro pezzi degli arredi e mobili d’epoca riportano a un nobile passato: dalla cassettiera in legno al mobile porta lenti che si scorge in vetrina, con su incise le iniziali del proprietario originario, che si chiamava anche lui Giuseppe Ognibene. Quando si entra, ci si poggia su un banco antico in legno, con il vetro a vista, dove si intravedono occhiali antichi, monocoli, strumenti ottici di precisione e antichi binocoli. Tutto targato fine ‘800-inizi ‘900.

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Via Conte Agostino Pepoli, 178, Trapani, TP, Italia

La statua della Madonna  e la leggenda del cavaliere templare

La storia più antica di Trapani passa proprio da questo santuario, formato dalla chiesa e dal convento. È un edificio del XIV secolo in cui lo splendido rosone che sovrasta la facciata gotica, anche da solo, merita la visita. All’interno varie cappelle decorate, come quella che conserva la statua d’argento di Sant’Alberto, patrono della città; altre due sono dedicate rispettivamente ai pescatori e ai marinai, devoti da sempre alla Madonna di Trapani. Proprio a lei, infatti, è dedicata la cappella dietro l’altare maggiore, dove troneggia la sua trecentesca statua in marmo scolpita da Nino Pisano che – come leggenda vuole – fu donata alla città da un certo Guerreggio, cavaliere templare di ritorno dalla Siria, costretto ad approdare in Sicilia con la sua nave a causa di una tempesta.

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Via Ruggero Settimo, 74, Palermo, PA, Italia

La scarpa su misura da scegliere a suon di musica

Calzature artigianali personalizzate esposte insieme a dischi in vinile in uno spazio che sintetizza il gusto e la passione dei suoi proprietari: Bizio Rizzo e Marilena Sardina. Non un semplice negozio ma uno “studio artigianale” in cui progettare il proprio paio di scarpe seduti sul comodo divano di pelle, guidati dalla musica in sottofondo che ne suggerisce lo stile. Ci si può lasciare ispirare dal punk, dal rock o dal pop, scoprendo storie e mondi legati alla musica di cui Rizzo è appassionato ma anche, in quanto musicista, protagonista. Il tutto sotto la supervisione di sua moglie Marilena Sardina che disegna e progetta le calzature, realizzate poi nella fabbrica di famiglia, la Scius Italia. Tre generazioni di artigiani calzaturieri che dal 1945 seguono i dettami della migliore tradizione del Made in Italy nella scelta dei materiali e nella lavorazione del prodotto.

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Via Albergheria, 87, Palermo, PA, Italia

Dove l’artigiano-alchimista inventò le delizie alla carruba

Caramellai da cinque generazioni. Sono i Terranova, con il laboratorio a due passi dal mercato di Ballarò. Era il 1890 quando il fondatore, Antonio, mise a punto la formula delle caramelle, sfruttando una ricetta a base di carruba, impiegata tradizionalmene come balsamo per alcune affezioni. Fu così che nacquero le caramelle alla carruba, dalla caratteristica forma quadrata e con la confezione singola di carta. Casa e bottega. L’azienda è tutta a conduzione familiare. C’è Antonio Terranova, padre di Giacomo, che insieme al fratello Maurizio e al cognato Paolo portano avanti l’azienda di famiglia. La ricetta delle caramelle è segreta, si sa solo che sono fatte di zucchero, sciroppo di glucosio e aroma di carruba. Il vanto dei caramellai Terranova è di vedere il proprio prodotto in farmacia. Con cinquanta chili di pasta si fanno 12.500 caramelle.

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Via Passeggiata Archeologica, 20, Agrigento, AG, Italia

L’arte romanica tra gli ulivi e “Il Signore della Nave”

La chiesa di San Nicola, nascosta tra ulivi secolari, è uno dei maggiori esempi di architettura cistercense tardo-romanica della Sicilia. L’edificio, costruito in epoca normanna, fu ampliato nel 1219 dai frati cistercensi di Santa Maria di Adriano. Il convento, invece, fu fondato nel 1426 dal beato Matteo Cimarra, che introdusse in città il movimento dell’Osservanza francescana. Due contrafforti circoscrivono lo splendido portale gotico caratterizzato da cinque archi a sesto acuto. L’interno, a un’unica navata, ha la rara presenza dell’iconostasi: una struttura divisoria con funzione di separazione tra il quadratum populi e la parte monastica. Sono presenti opere liturgiche di valore artistico, tra le quali il Crocifisso ligneo del XV secolo, chiamato “Signore della Nave”, al quale si ispirò Luigi Pirandello nel dramma omonimo.

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Via Bara All'Olivella, 72, Palermo, PA, Italia

Le donne che reinventano il cappello siciliano

Uno dei simboli siciliani – la coppola – rivisitato in chiave moderna, liberato dai pregiudizi e da un passato che non gli appartiene più. Il nome Tanto di coppola- la versione siciliana del francese chapeauo dell’italiano tanto di cappello- è un modo per omaggiare il copricapo e rivisitarlo in chiave moderna, facendolo diventare così simbolo di creatività e sviluppo del territorio. Le coppole sono, infatti, realizzate da un gruppo di donne di San Giuseppe Jato, ricamatrici, cucitrici, sarte formate e aggiornate per realizzare una produzione artigianale le cui conoscenze rischiano di perdersi. Nel negozio di via Bara all’Olivella ognuno può creare la sua coppola e personalizzarla secondo i propri gusti oltre che godersi una chiacchierata con Raffaella Candido che accoglie palermitani e turisti dando consigli e indicazioni. Ma attenzione, avverte, “il prodotto va alla testa e può causare dipendenze”.

Via Vittorio Emanuele, 231, Palermo, PA, Italia

La boutique vintage nella gioielleria citata pure da Pirandello

 Era una delle più antiche gioiellerie della città, citata pure da Pirandello ne Il berretto a sonagli. “Voglio che mi compriate una collana, Ciampa, una bella collana. Sapete come? A pendagli. Andate da Mercurio, il nostro gioielliere”, ordina Beatrice a Ciampa. Tutelato dalla Soprintendenza ai Beni culturali, conserva ancora gli arredi originali e le cassaforti dove venivano custoditi i gioielli. Oggi è un atelier del vintage dove abiti e oggetti fanno rivivere le stanze sulla strada e le due sale al piano di sopra.

Capi e accessori dalla fine dell’ 800 sino agli anni ’80, scelti uno ad uno, usciti da  prestigiose sartorie palermitane  (Casa Stassi e Giovanna Valenti) o da atelier di grandi stilisti uniti alla collezione di scarpe vintage nuove. Uno spazio ancora molto affascinante dove tutto sembra raccontare una storia.

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Via Giuseppe Garibaldi, 111, Messina, ME, Italia

Il raffinato sfarzo dei mercanti catalani

Bella e suggestiva chiesa d’impianto normanno, con forti influenze bizantine e arabe. Una delle massime espressioni dell’arte siciliana medievale. Venne edificata nel XII secolo come Cappella reale e poi ebbe tante vicissitudini. Gestita dai padri teatini e in seguito dai domenicani, alla fine del 1400 fu ceduta alla Confraternita dei mercanti catalani, dalla quale prese il nome. La Sicilia faceva parte della “rotta delle isole” e i ricchi spagnoli avevano una fiorente comunità in riva allo Stretto. Da quel momento, e nei due secoli successivi, la chiesa fu abbellita e impreziosita con opere d’arte, alcune delle quali attualmente custodite nel Museo regionale della città e nel Museo di Capodimonte. Come si presenta oggi, l’edificio è a una quota più bassa rispetto al livello stradale, perché, dopo il 1908, la città nuova sorse sullo strato di macerie. All’interno, particolare attenzione all’icona della Madonna della Scala con rivestimento argenteo, al crocifisso nero del XV secolo e alla tela dell’Immacolata del 1608.

Via Biblioteca, 8, Catania, CT, Italia

L’antico patrimonio di libri delle comunità ecclesiastiche

La confisca da parte del Demanio dello Stato, nella seconda metà dell’Ottocento, dell’antica libreria del Monastero di San Nicolò L’Arena e delle librerie delle altre comunità religiose hanno dato vita alla Biblioteca civica. La libreria del Monastero fu successivamente ceduta al Comune di Catania che, nel 1925, ha ereditato la biblioteca del barone e mecenate Antonio Ursino Recupero della Torre che, dalla metà del secolo scorso, custodisce più di 270.000 volumi, oltre a manoscritti, incunaboli, pergamene, giornali e periodici, in maggioranza materiale di interesse locale e siciliano.

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Via Aragona, 4, Palermo, PA, Italia

Sete, paglia, legno, cuoio come in una soffitta segreta

La putìa delle sorelle Bellomo sembra una soffitta segreta dove andare a caccia di tesori, in una dimensione sospesa tra presente e passato. Tra specchi, armadi della nonna e mobili d’epoca campeggiano tantissimi articoli che cambiano a seconda delle stagioni, borse di lino, caftani di seta o cachemire,  tessuti damascati, uova di Pasqua o palle di Natale in tela decorata, barattoli di vetro pieni zeppi di bottoni e passamanerie, “coffe” di paglia, collane e orecchini con teste di Moro o ruote di carretti siciliani. La passione per l’ago e il filo l’hanno trasmessa i nonni materni: lei modista, lui fabbricava paralumi dietro il palazzo delle Poste centrali.  Lana, ricami, sete, paglia, legno e cuoio i materiali usati, e se avete il pollice nero, non disperate: i perfetti cactus in maglia in veri vasi di terracotta, pezzo forte delle sorelle Bellomo, ingannerebbero chiunque.

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Piazza Duomo, 1, Siracusa, SR, Italia

Sulle tracce del culto di Artemide

Era un tempio dedicato alla protettrice greca di Siracusa, Artemide, la bellissima divinità della caccia che scorrazzava per boschi, foreste e corsi d’acqua, personificazione della forza della natura e delle iniziazioni femminili. A lei si rivolgevano anche le donne per ricevere protezione quando venivano insidiate. Così fece pure la ninfa Aretusa, alla quale l’insistenza di Alfeo aveva tolto la pace. Artemide l’ascoltò e l’accolse, trasformandola in fonte e regalandole una nuova vita proprio a Siracusa. Sorto nel punto più alto dell’isoletta di Ortigia, il tempio risale all’epoca dei Gamoroi, o Geomori, i proprietari terrieri discendenti dai coloni corinzi che avevano fondato la città nel 733 avanti Cristo. Edificato in stile ionico, simile ai modelli dell’Asia minore, rimase probabilmente incompleto. Oggi i resti si trovano accanto al Duomo, nel seminterrato dell’antico palazzo del Senato, attuale sede del Comune.

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Discesa dei Giudici, 11, Palermo, PA, Italia

Telaio e oggetti fatti a mano per gli innamorati della carta

In vetrina campeggia una splendida pressa funzionante dell’800, dentro è un paradiso colorato per gli amanti della carta: di fianco a piazza Pretoria, lungo la Discesa dei giudici, Valeria Rosselli, tra le prime laureate in Italia a specializzarsi in Conservazione e restauro, gestisce una legatoria artigianale d’arte. Qui, tra un telaio e delle carte marmorizzate a mano, siciliani e turisti chiedono album fotografici personalizzati, biglietti di auguri, agende in pelle con diversi tipi di cuciture tra cui scegliere, sketchbook e libri con stoffe riciclate, o copertine con foto della Sicilia. I più ricercati hanno anche commissionato delle copertine in legno intagliato, come di legno sono gli arredi di Libbra, di produzione artigianale. Periodicamente si organizzano corsi di legatoria e pittura per adulti e bambini.

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Via Nizza, 14, Siracusa, SR, Italia

Dalle piante all’antica scrittura

Tutto sul papiro: come e dove nascono le piante, come avviene la produzione, la raccolta, la lavorazione, fino all’uso storico prima dell’epoca della carta. Un interessante percorso da intraprendere con gli esperti del papiro nel Museo “Corrado Basile”, ubicato nell’ex convento di Sant’Agostino. Spesso sede di eventi culturali, di laboratori e progetti di grande richiamo internazionale, il Museo svolge anche attività di recupero di preziosi manufatti, di documentazione sull’uso tra le diverse popolazioni e di ricerca. Scopriremo, per esempio, quali tecniche siano state adottate per la salvaguardia dei papiri del fiume Ciane a Siracusa e quali nell’antichità ancora più remota.

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Via del Ponticello, 41, Palermo, PA, Italia

“Dal letame nascono i fior” Ecco gli eco-monili di Valeria

“Dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fiori”, cantava De Andrè in Via del Campo. Un adagio che è diventato il motto di Valeria Leonardi, friulana innamorata di Palermo che realizza eco-monili. Vinile, polistirolo, carta, vetro, corde, lana, Pet, cd: tutto ciò che può essere scambiato per materiale di scarto o usa e getta nelle sue mani acquista una seconda vita. Non a caso, il nome della sua bottega è preso in prestito dallo spagnolo “Basura”, cioè spazzatura. E in quello che una volta era il cuore del quartiere ebraico, in via del Ponticello, avviene un piccolo miracolo quotidiano: quei materiali recuperati dal mercato di Ballarò diventano orecchini, bracciali e collane da indossare. Pinze, colla, martello, mani e tanta pazienza i suoi ferri del mestiere. Perché è la fantasia a trasformare la “basura” in arte da indossare, con orgoglio.

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Via Torre di Ligny, 37, Trapani, TP, Italia

Lo spartiacque di difesa tra i due mari

Costruita nel 1671 a difesa della Sicilia, questa fortezza permette un tuffo in un’epoca in cui l’isola era al centro di incursioni: i turchi lottavano per i mari vicini e gli spagnoli, allora dominanti, erano alle prese sia con il restauro dei fortini esistenti , sia con la creazione dei nuovi. Una delle città cui si prestò più attenzione fu proprio Trapani, una delle più invase per la ricchezza di materie prime come il sale, il tonno e il vino. La torre, intitolata al Vicerè di Sicilia Claude Lamoral, principe di Ligne, fu eretta sulla punta più occidentale della falce della città antica. Oggi Torre di Ligny ospita il museo civico, con la sua collezione di reperti archeologici legati al territorio trapanese.

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Piazza Verdi, Palermo, PA, Italia

Cupola e merletti Liberty, il gioiello progettato da Basile

Nella sua cupola conserva la cifra delle future costruzioni del Basile, così particolare da sembrare futurista, e invece risale a fine Ottocento, un piccolo gioiello Liberty. Quella cupola, tipica delle torri carioca, era un omaggio-vezzo al viaggio in Brasile fatto dall’architetto Basile, ma a rendere particolare lo stile sono anche i “merletti” in ferro battuto che fanno da contrasto con il rosso che fa da sfondo  e su cui si staglia, in caratteri dorati, il nome Ribaudo. Una zona dove il Basile ha disseminato con il suo stile uno degli angoli più belli della città. Inizialmente adibito alla vendita di bibite, il chiosco – progettato in stretto dialogo con il teatro Massimo – vendeva soprattutto acqua e anice, molto in voga per i tempi, ma era anche biglietteria ed edicola. Poi ha iniziato a vendere tabacco e caramello, finendo per consolidarsi come tabaccheria.

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Piazza Croce dei Vespri, 8, Palermo, PA, Italia

Lini, tovaglie, lenzuola tra affreschi e oggetti d’arte

In piazza Croce dei Vespri, nel cuore del mercato arabo dei Lattarini, dove nel 1282 avvenne la rivolta contro gli Angioini, Salvatore Parlato inizia la sua attività a metà Ottocento. La storica Ditta Salvatore Parlato, attiva da ben cinque generazioni, e adesso guidata da Arturo Parlato, ha sede dal 1902 a Palazzo Campofranco. La famiglia Parlato ha dedicato la sua attenzione a questo negozio di rara bellezza, con soffitti affrescati e lampadari di vetro di Murano a tema floreale che vennero acquistati da Francesco Parlato, appassionato d’arte e collezionista, uomo sensibile e attento che ha trasmesso questa passione per la creatività e l’arte ai due figli, Arturo e Andrea. È un’attività storica tra le più antiche della città, dove poter acquistare tovaglie e lini, trapunte e intimo, tra scaffali in metallo e legno che si trovano in un ambiente che è più simile a un museo che a un negozio.

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Salita Santa Maria dei Greci, Agrigento, AG, Italia

Il tempio pagano trasformato in simbolo di Cristianità

In questo luogo si fondono il mondo pagano e quello cristiano. La chiesa del XII-XIII secolo, infatti, è stata edificata sui resti di un antico tempio di Giove Polieo o di Atena, del quale sono ancora visibili le tracce del basamento. Detta “dei Greci” perché fu anche cattedrale di rito greco-ortodosso. Divenne poi cattedrale cattolica, prima di San Gerlando. Meta di pellegrinaggi in età medievale, conserva ancora, incisi sulla pietra, i segni della “triplice cinta”, ovvero tre simbolici quadrati concentrici che i visitatori solevano lasciare sui siti sacri dove andavano a pregare. Sono visibili le trasformazioni avvenute nel XIV secolo, nel periodo dell’influenza della famiglia Chiaramonte e di quella spagnola dei Pujades, che governò Agrigento per il Regio demanio, come rivelano le insegne sul portale. L’interno è spoglio, con tracce di un ciclo di affreschi trecentesco sulla “Madonna del latte”. Durante recenti restauri, sono stati trovati la cripta e il colatoio.

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Piazza Beati Paoli, 6, Palermo, PA, Italia

La prima donna farmacista nel 1890, un pezzo di storia al Capo

La signorina Giuseppina Salem nel 1890 fu la prima donna a varcare la soglia della facoltà di Chimica e Farmacia. Per lei e per la sorella più piccola Vincenza, pioniera di Scienze naturali, il padre Carlo aprì una farmacia in piazza Beati Paoli, nel cuore del Capo, dove si mescevano e si vendevano preparati medicamentosi. Il fratello era il generale medico Alessandro Salem. Era il 1892. Poco tempo più tardi fu messa in vendita l’intera palazzina di fronte, dove attualmente si trova la farmacia: così nel 1899 al pian terreno Carlo Salem spostò l’attività, mentre ai piani superiori realizzò alcune abitazioni. Giuseppina, che si sposò poi con il professore Arnaldo Colonna, non ebbe figli. Nell’arco di un secolo si è trasformata in una moderna farmacia con tanti servizi dedicati alla salute. Alla guida dell’attività c’è oggi la giovane Roberta, figlia di Carlo e nipote di Alessandro.

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Via San Giovanni di Malta, 2, Messina, ME, Italia

Il martire cristiano ucciso dai pirati e la sorgente d’acqua prodigiosa

La chiesetta è legata alla storia di un martire cristiano al quale la Città è molto devota. Placido nacque nel 515, da un nobile romano e dalla messinese Faustina. Colto da profonda vocazione, rinunciò ai suoi beni. Venne inviato in Sicilia e fondò, nel 535, il primo monastero benedettino dell’Isola, ma nel 541 trovò la morte, con la sorella Flavia, i fratelli Eutichio e Vittorino e una trentina di monaci. Fu, infatti, torturato e ucciso dai pirati turchi, proprio nel luogo di culto che finì incendiato e verrà poi ricostruito in epoca normanna e di nuovo nel 1588. Dopo il ritrovamento delle reliquie, compresa la lingua del santo in un vasetto, e la scoperta di una sorgente d’acqua ritenuta miracolosa, il sito divenne meta di pellegrinaggi. Da qui, nel 1608, passò anche Caravaggio in fuga da Malta, sotto la protezione del Gran Priorato di Sicilia dei Cavalieri di Malta, che si era insediato nell’antico complesso religioso. La chiesa rinascimentale, più volte ristrutturata, fu drasticamente “tagliata” dopo il 1908 per far spazio al palazzo della Prefettura.

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