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Discesa dei Giudici, 11, Palermo, PA, Italia

Telaio e oggetti fatti a mano per gli innamorati della carta

In vetrina campeggia una splendida pressa funzionante dell’800, dentro è un paradiso colorato per gli amanti della carta: di fianco a piazza Pretoria, lungo la Discesa dei giudici, Valeria Rosselli, tra le prime laureate in Italia a specializzarsi in Conservazione e restauro, gestisce una legatoria artigianale d’arte. Qui, tra un telaio e delle carte marmorizzate a mano, siciliani e turisti chiedono album fotografici personalizzati, biglietti di auguri, agende in pelle con diversi tipi di cuciture tra cui scegliere, sketchbook e libri con stoffe riciclate, o copertine con foto della Sicilia. I più ricercati hanno anche commissionato delle copertine in legno intagliato, come di legno sono gli arredi di Libbra, di produzione artigianale. Periodicamente si organizzano corsi di legatoria e pittura per adulti e bambini.

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Via del Ponticello, 41, Palermo, PA, Italia

“Dal letame nascono i fior” Ecco gli eco-monili di Valeria

“Dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fiori”, cantava De Andrè in Via del Campo. Un adagio che è diventato il motto di Valeria Leonardi, friulana innamorata di Palermo che realizza eco-monili. Vinile, polistirolo, carta, vetro, corde, lana, Pet, cd: tutto ciò che può essere scambiato per materiale di scarto o usa e getta nelle sue mani acquista una seconda vita. Non a caso, il nome della sua bottega è preso in prestito dallo spagnolo “Basura”, cioè spazzatura. E in quello che una volta era il cuore del quartiere ebraico, in via del Ponticello, avviene un piccolo miracolo quotidiano: quei materiali recuperati dal mercato di Ballarò diventano orecchini, bracciali e collane da indossare. Pinze, colla, martello, mani e tanta pazienza i suoi ferri del mestiere. Perché è la fantasia a trasformare la “basura” in arte da indossare, con orgoglio.

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Piazza Verdi, Palermo, PA, Italia

Cupola e merletti Liberty, il gioiello progettato da Basile

Nella sua cupola conserva la cifra delle future costruzioni del Basile, così particolare da sembrare futurista, e invece risale a fine Ottocento, un piccolo gioiello Liberty. Quella cupola, tipica delle torri carioca, era un omaggio-vezzo al viaggio in Brasile fatto dall’architetto Basile, ma a rendere particolare lo stile sono anche i “merletti” in ferro battuto che fanno da contrasto con il rosso che fa da sfondo  e su cui si staglia, in caratteri dorati, il nome Ribaudo. Una zona dove il Basile ha disseminato con il suo stile uno degli angoli più belli della città. Inizialmente adibito alla vendita di bibite, il chiosco – progettato in stretto dialogo con il teatro Massimo – vendeva soprattutto acqua e anice, molto in voga per i tempi, ma era anche biglietteria ed edicola. Poi ha iniziato a vendere tabacco e caramello, finendo per consolidarsi come tabaccheria.

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Via Benedetto Civiletti, 11, Palermo, PA, Italia

Gli ambasciatori di eleganza amati anche in Giappone 

La tradizione sartoriale a Palermo abita all’atelier Crimi, dove dal 1970 si confezionano abiti per clienti di tutto il mondo, da Milano a Hong Kong, da Singapore agli Stati Uniti. Non a caso il sito internet della sartoria è in tre lingue: italiano, inglese e giapponese. Tra cachemire e gabardine, tasmanie australiane e tessuti pettinati inglesi si alternano Carmelo e Mauro Crimi, padre e figlio. Nel 1977 Carmelo vince il “Gran premio Minucci”, una sorta di Oscar del cucito, con un modello in doppiopetto preparato in soli cinque giorni.  Nel loro atelier hanno vestito Renato Guttuso, Salvatore Fiume, Brigitta Boccoli, Christian De Sica e tutto il clan circense della famiglia Orfei nelle sue numerose tappe a Palermo. Il segreto? “Fare di ogni abito un’opera unica, nel rispetto della tradizione sartoriale meridionale”.

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Via Maqueda, 172, Palermo, PA, Italia

Insegna e decorazioni Liberty, un pezzo di storia della città

Nel 1854 a Palermo esistevano quindici librerie, tutte ubicate lungo l’attuale corso Vittorio Emanuele, a eccezione del libraio Decio Sandron di piazza Marina e di quella gestita dai fratelli Pedone (Luigi e Gaspare) in via Maqueda. Intorno alla fine del secolo, i fratelli Pedone, meglio conosciuti come Pedone Lauriel, separano la loro attività, gestendo in modo autonomo le librerie che possedevano. A Giuseppe va quella di via Maqueda, la Agate, che in seguito cambierà gestione, passando alle Librerie Italiane Riunite delle Messaggerie Italiane, con il nome di Libreria Dante e infine a Flaccovio. Nel 2013 la chiusura. Oggi quel memorabile locale, la cui insegna originaria è stata lasciata intatta e le cui decorazioni parietali sono state mantenute, ospita Bisso Bistrot, un ristorante in cui si possono gustare piatti della tradizione siciliana.

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Via Sampolo, 200, Palermo, PA, Italia

Qui sono nati oltre cento strumenti per Conservatori e musicisti 

Ignazio Muliello, classe 1938, costruisce strumenti ad arco dagli anni Settanta e in quarant’anni ne ha creati più di cento tra violini, viole, viole d’amore, violoncelli, contrabbassi e anche due chitarre. Impeccabile nel suo camice bianco, il colore dei suoi capelli che raccontano di una lunga esperienza maturata in questa antica forma di artigianato. C’è sapienza antica nella sua arte sin dalla selezione del tipo di legno. Un’esperienza maturata sin da piccolo nella bottega del padre Giuseppe, ebanista, e con lui ha collaborato al lavoro di intaglio e di ebanisteria. I suoi strumenti ad arco sono richiesti da musicisti professionisti di conservatori e teatri della Sicilia. Non a caso nel 2008, alla seconda edizione del concorso nazionale di liuteria contemporanea Città di Pisogne, Ignazio Muliello ha ricevuto una menzione speciale per l’impegno alla ricerca della liuteria siciliana.

Via Sant'Anna, 8, Catania, CT, Italia

Foto, arredi e oggetti  dell’autore de I Malavoglia

Giovanni Verga crebbe e morì qui nel 1922, nel cuore della vecchia Catania, nell’appartamento al secondo piano del palazzo ottocentesco della chiassosa via Sant’Anna. La casa, dichiarata monumento nazionale nel 1940, conserva all’interno arredi e oggetti appartenuti allo scrittore. Oltre 2600 volumi che furono proprietà di Verga, riproduzioni originali di opere dell’autore, fotografie d’epoca, lastre e pellicole scattate dallo stesso Verga, il quale era un grande appassionato di fotografia, permettono di accedere alla vita del genio vizzinese. Inoltre, sembra che le pareti parlino grazie ai numerosi ritratti, tra i quali quello realizzato da Alessandro Abate per lo scrittore e la targa in marmo e bronzo, opera di Giovanni Nicolini, doni all’autore per i suoi ottant’anni.

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Via G.B. Alagona, Siracusa, SR, Sicilia, Italia

Un antichissimo bagno rituale

L’insediamento della comunità ebraica a Siracusa risale al III secolo e termina nel 1492, anno della sua espulsione. Si trattava di una delle più fiorenti comunità a Siracusa, dove era in attività almeno una sinagoga. Nel quartiere ebraico erano anche i bagni rituali – miqveh – riservati alla purificazione. Per le donne, il bagno rituale era obbligatorio dopo il ciclo mestruale o dopo il parto, altrimenti non sarebbe stato possibile tornare a generare, ma anche per gli uomini esistevano delle prescrizioni che imponevano l’immersione. In generale, l’acqua del bagno rituale doveva essere di sorgente o di fiume, in ogni caso mai stagnante.

Via Pompeo Picherali, Siracusa, SR, Italia

Qui rivive la storia dei Borgia e degli Impellizzeri

Costruito su un preesistente palazzo di epoca aragonese, venne edificato nel Settecento da un discendente dei Borgia e degli Impellizzeri. Dei Borgia, nobile e influentissima famiglia di origini spagnole trapiantata a Roma, si è detto e scritto di tutto. Meno nota, invece, è la famiglia Impellizzeri, legata agli aragonesi e detta “del casale” dal nome di un feudo.
Tra divorzi e matrimoni, le sorti dei due potenti casati si legarono proprio a Siracusa, in questo palazzo, per volontà di Giuseppe Maria Borgia. Un gioiello che racconta storie e vicissitudini, ma anche bellezza ed eleganza architettonica. Caratteristico, tra l’altro, per il colore rosso dell’ordine superiore e per gli elementi barocchi del grande androne interno.

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Viale Regina Margherita, 21, Trapani, TP, Italia

Dagli Stati Uniti a Trapani, l’omaggio di Enrico Fardella

Enrico Fardella, infaticabile uomo d’azione e politico trapanese, esponente della famiglia dei marchesi di Torrearsa, non era uno che amasse starsene con le mani in mano. Dopo avere inseguito i propri ideali anche negli Stati Uniti – fu tra i primi volontari di Lincoln mentre imperversava la guerra di secessione – tornò nella città natale per diventare sindaco. Qui, oltre che a progetti di bonifica e di innovazione, pensò anche a raccogliere specie vegetali e a metterle a disposizione della collettività, con un grande parco, aperto al pubblico nel 1889 e intitolato alla regina Margherita di Savoia. In questo spazio verde di 21mila metri quadrati – tra i viali alberati, un laghetto con oche, anatre e cigni neri e bianchi e voliere con diverse specie di uccelli, galli cedroni e pappagalli – si trovano anche frammenti del distrutto teatro Garibaldi.
Una vera e propria oasi in città, che ospita fra l’altro diverse specie di palma, un esemplare secolare di Phoenix dactylifera e due secolari esemplari di Ficus microcarpa.

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Via Atenea, 270, Agrigento, AG, Italia

Viaggio nell’arte, dal Quattrocento al Novecento

Un viaggio nell’arte, lungo sei secoli. L’ex Collegio, costruito nel 1656, oggi è una preziosa pinacoteca. Si parte dalla sezione antica, con tavole e tele realizzate tra il Quattrocento e il Settecento da fra’ Felice da Sambuca, fra’ Fedele da San Biagio, Giuseppe Cristadoro, Pietro Novelli, Luca Giordano, Vincenzo degli Azani, Vincenzo Camuccini. Straordinaria la galleria intitolata a Giuseppe Sinatra con oltre cento opere del pittore palermitano Francesco Lojacono (1838-1915) e dei suoi discepoli, capolavori del vedutismo ottocentesco che restituiscono scorci di una Sicilia scomparsa. All’ultimo piano sono esposte le tele di Raffaello Politi, Tommaso Santella, Gianbecchina e Philippone. Al piano terra, si può ammirare un presepe di Roberto Vanadia. Ma c’è pure una sorpresa: i Pupi di Carmelo Guarneri.

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Via San Giovanni di Malta, 2, Messina, ME, Italia

Il martire cristiano ucciso dai pirati e la sorgente d’acqua prodigiosa

La chiesetta è legata alla storia di un martire cristiano al quale la Città è molto devota. Placido nacque nel 515, da un nobile romano e dalla messinese Faustina. Colto da profonda vocazione, rinunciò ai suoi beni. Venne inviato in Sicilia e fondò, nel 535, il primo monastero benedettino dell’Isola, ma nel 541 trovò la morte, con la sorella Flavia, i fratelli Eutichio e Vittorino e una trentina di monaci. Fu, infatti, torturato e ucciso dai pirati turchi, proprio nel luogo di culto che finì incendiato e verrà poi ricostruito in epoca normanna e di nuovo nel 1588. Dopo il ritrovamento delle reliquie, compresa la lingua del santo in un vasetto, e la scoperta di una sorgente d’acqua ritenuta miracolosa, il sito divenne meta di pellegrinaggi. Da qui, nel 1608, passò anche Caravaggio in fuga da Malta, sotto la protezione del Gran Priorato di Sicilia dei Cavalieri di Malta, che si era insediato nell’antico complesso religioso. La chiesa rinascimentale, più volte ristrutturata, fu drasticamente “tagliata” dopo il 1908 per far spazio al palazzo della Prefettura.

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Via del Parlamento, 16, Palermo, PA, Italia

Il giro del mondo attraverso i tamburi

Pezzi di mondo e culture diverse si concentrano nel laboratorio di Santo Vitale. Due scalini appena per lasciarsi alle spalle il frastuono di via Vittorio Emanuele e iniziare il giro del mondo attraverso un’ampia varietà di tamburi. Tra i più antichi strumenti musicali inventati dall’uomo, Santo Vitale li costruisce anche con materiali riciclati. Una passione nata per caso da ragazzo, quando regalò un tamburo alla sorella per il compleanno e, qualche mese dopo, si trovò a ripararlo. Dal pavimento al soffitto, ovunque tamburi di forme, materiali, caratteristiche e funzioni diverse, da suonare con una sola mano o con tutte e due oppure con le bacchette. Tamburi italiani, spagnoli, brasiliani, africani, giapponesi. Ogni percussione ha un suono diverso. E per chi vuole imparare a costruire e suonare le percussioni, nel laboratorio si organizzano corsi.

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Via Maqueda, 415, Palermo, PA, Italia

Facciata di Basile, mobili di Ducrot, qui si respira un’epoca

La facciata è stata progettata da Basile, l’insegna è di quelle storiche, con su il nome della proprietaria: Lina D’Antona, modista di origini napoletane, apprendistato in un atelier parigino e negozio a Palermo nel 1911 per amore, dopo aver conosciuto il marito, Vincenzo, che lavorava sui battelli del servizio postale che collegavano Napoli alla Sicilia, flotta allora dei Florio. E proprio i Florio furono tra le nobili famiglie clienti della merceria D’Antona, oggi arrivata alla terza generazione con il nipote Vincenzo. Alle pareti gli arredi, i banchi, le cassettiere e gli scaffali alti fino al soffitto sono della fabbrica Ducrot. Le nobildonne Whitaker, Ducrot e Florio, ma anche i Basile venivano qui per i loro cappelli e per gli accessori di moda. Nel ritratto di donna Franca Florio di Boldini gli ornamenti del vestito del dipinto, dai merletti alla passamaneria, sono opera della nonna Lina.

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Via Cala, 62, Palermo, PA, Italia

La focacceria nata nel 1943 e giunta alla terza generazione

Del cibo di strada il pane con la milza è il re, e se c’è una dinastia di “meusari” a Palermo è dentro il molo della Cala, a Porta Carbone, detta anche dei Legni, perché era la porta d’ingresso per i carichi di carbone e legna da destinare al commercio. La porta fu abbattuta nel 1875 ma qui, dal 1943, nonno Peppino con i figli Domenico e Francesco ha aperto la sua prima focacceria. Una conduzione familiare che continua oggi, con la terza generazione che si alterna al bancone stipato di “vastelle” al sesamo accanto al pentolone inclinato dove le fettine di milza e polmone sono fritte, prima della fatidica domanda: “schetta o maritata”? Cioè con limone o semplice o con caciocavallo grattugiato o ricotta. Alle pareti le cartoline di viaggiatori da ogni parte del mondo che sono stati qui, tra i clienti leggendari l’attore che nella saga del pugile Rocky Balboa ha impersonato Apollo Creed, alias Carl Weathers.

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Via Bara All'Olivella, 115, Palermo, PA, Italia

Creazioni in lava, corallo e argento esposti pure al British Museum

Nella sua officina da orafo, attrezzi da falegname convivono felicemente con testi letterari, pietre laviche con titanio, legno di ulivo con lapislazzuli: da diciotto anni la creatività dei gioielli contemporanei di Roberto Intorre, “architetto e sognatore” è un punto di riferimento, tra tradizione e innovazione. Non a caso la sua collezione “Gocce di magma”, caratterizzata da contrasti tra la pietra lavica, il corallo, l’argento, è stata scelta dal British Museum di Londra per rappresentare l’identità culturale siciliana nella mostra “Sicily: culture and conquest”. Per celebrare i 500 anni dell’Orlando Furioso, Intorre ha creato “Il viaggio meraviglioso”, opera composta da nove icone-gioiello dove ogni personaggio è un monile inserito in un contesto narrativo che ricorda, architettonicamente, il teatro dell’Opera dei Pupi. Nella stessa strada, non a caso, lavora la famiglia Cuticchio.

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Piazza Sant'Anna, 3, Palermo, PA, Italia

Falegnameria e arte per arredi in legno serigrafati

Palazzo Campofiorito è una piazza in miniatura: oltre la sua soglia, come tanti piccoli segreti, si incontrano interessanti realtà creative. L’ultimo in ordine di apertura è Crossing Over Design, un laboratorio artigianale innovativo dove si realizzano arredi in legno serigrafati. La tipica bottega si sdoppia in due: un laboratorio di falegnameria e un laboratorio di progettazione grafica e stampa artistica consentono di realizzare mobili personalizzati e servizi di co-produzione e co-design. Nel laboratorio di falegnameria si trovano tutti gli strumenti -manuali e non- per realizzare manufatti in legno come elementi d’arredo e strutture per allestimenti o scenografie. Quello di progettazione grafica e stampa artistica si suddivide in più aree: dalla zona riunione, allo spazio di progettazione, fino a quello con gli strumenti necessari per realizzare le diverse tecniche di stampa.

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Corso Vittorio Emanuele, 176, Villabate, Palermo, Italia

La cucina tradizionale siciliana tra le mura ottocentesche

Le ampie vetrine rivelano il pavimento originale a scacchi in marmo mentre l’insegna color grafite, a mezzaluna, con la scritta “Quattrocchi”, ricorda l’antica valigeria, cuore del Cassaro. Dal 2015, tra le mura di impianto ottocentesco, ospita “Buatta”, locale di cucina popolare e progetto in cui la conoscenza della tradizione culinaria e artistica siciliana va di pari passo col desiderio di innovarne i piatti e i luoghi.  Il restauro curato dall’architetto Fatima Costa, insieme a Francesco Virga, ha mantenuto intatta l’architettura originaria della valigeria, in cui spiccano le colonnine in stile Liberty, i grandi armadi in legno scuro, e il tradizionale pavimento bianco e nero di primo Novecento, ma integrandolo con la cucina a vista di gusto moderno. L’obiettivo è raccontare fisicamente questo connubio tra passato e presente, nell’aspetto del locale come nella cucina stessa di Buatta.

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Piazza Aragona, 19, Palermo, PA, Italia

Metalli lavorati a sbalzo e ispirati al Mediterraneo

Le loro creazioni partono da metalli non di pregio come ottone, rame, alluminio, alpacca e argento ma nelle mani della artigiane orafe Valeria Arena e Simona Giorlando diventano gioielli preziosi. Insimulab è il loro laboratorio, inondato dalla luce e dalla purezza delle linee, essenziali come gli arredi. Tutto dentro si ispira al Mediterraneo, dai colori alle forme, alle materie prime. Un passato al lavoro tra le botteghe artigiane di Arezzo per Valeria, studi di Agraria per Simona. Entrambe in comune hanno la scelta di voler restare in Sicilia, “nonostante la fatica”. La loro clientela è composta da residenti e stranieri che apprezzano le loro lavorazioni a sbalzo, incisione e cera persa. Su un banco di legno zincato lavorano a creazioni in metallo e pietre dure, a fianco ospitano le creazioni di Craclè e a rotazione quelle di altri artigiani della rete Alab.

Via Vittorio Emanuele II, 163, Catania, CT, Italia

Nel cuore di piazza Duomo il miracolo del Vaccarini

Risalente all’epoca normanna, la Cattedrale di Catania, dedicata alla santa protettrice della città, fu voluta dal Gran Conte Ruggero che, desiderando velocizzarne la costruzione, scelse come materiale per la sua realizzazione la pietra lavica, estratta dall’anfiteatro e dal teatro romano di età imperiale. Dopo il catastrofico terremoto del 1693, dal quale la Cattedrale uscì distrutta, fu l’architetto Giovan Battista Vaccarini a occuparsi della sua ricostruzione. Tra il 1733 e il 1761, le donò l’aspetto odierno, con il caratteristico contrasto tra i marmi bianchi delle decorazioni e quelli dalle varie sfumature di grigio, le colonne romane che arricchiscono la facciata e le statue raffiguranti la patrona che completano l’opera. Tra le opere conservate all’interno, meritano particolare attenzione il portale del transetto destro e quello più antico della cappella absidale destra, che conduce alla stanza in cui viene custodito il tesoro di Sant’Agata, detta camaredda. Le sacre reliquie della martire catanese sono custodite all’interno del sacello, visibili solo nei giorni delle festività, inoltre riposano lì la principessa Costanza d’Aragona e il compositore Vincenzo Bellini.

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