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Viale Africa, Catania, CT, Italia

Storia del cinema e antiche mappe nell’ex stabilimento industriale

Dopo un’operazione di riqualificazione dell’area delle raffinerie di zolfo – estratto dalle miniere dell’entroterra siciliano – in prossimità della stazione e del porto, i camini per la dispersione dei fumi provenienti dalle fabbriche sono diventati ciò che oggi è il centro fieristico polifunzionale Le Ciminiere. Questo prezioso esempio di archeologia industriale ospita anche alcune mostre permanenti, come il museo dello Sbarco in Sicilia del 1943, che racconta la storia del secondo conflitto mondiale in Sicilia attraverso fotografie d’epoca, registrazioni, riproduzioni in scala e reperti; quello del Cinema che – partendo dallo sviluppo tecnico fino all’evoluzione stilistica – racconta l’invenzione della settima arte. Affascinante anche la mostra permanente di carte geografiche antiche della Sicilia/Collezione La Gumina, con oltre 140 cartine databili dal XV al XIX secolo, portolani e atlanti tascabili.

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Via San Pietro, Siracusa, SR, Italia

Il tempio paleocristiano con le tracce degli antichi affreschi

Si trova a Ortigia, nel quartiere della Graziella, ed è conosciuta anche come San Pietro dentro le mura. Questa chiesa ha un fascino particolare per le tante stratificazioni di cui è rimasta traccia, dall’epoca paleocristiana ai giorni nostri. Costruita nel IV secolo, ricavata dalla pietra viva, in stile bizantino, fu riedificata nel periodo medievale e modificata in seguito, secondo lo stile rinascimentale e poi barocco. Salva da terremoti e bombardamenti, è stata però, a lungo, abbandonata e, infine, sconsacrata. Gli interventi all’interno, a metà del secolo scorso, hanno profondamente reinterpretato gli spazi, nel tentativo di recuperare l’aspetto originario. All’esterno, da ammirare lo splendido portale a cuspide con bassorilievi floreali e una formella circolare raffigurante la “Croce”. L’interno è spoglio, ma si conservano frammenti degli affreschi bizantini che un tempo ricoprivano l’intera basilica. Particolare l’effetto di contrapposizione luci-ombre.

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Corso Vittorio Emanuele, 12, Trapani, TP, Italia

Marmi mischi e candidi stucchi, il trionfo del Barocco

La costruzione della magnifica chiesa barocca venne iniziata dalla Compagnia di Gesù nel 1616, grazie anche al contributo di laute donazioni. L’edificio fu consacrato nel 1638, ma nel 1767, anno dell’espulsione dei Gesuiti, non era stato ancora ultimato. Il progetto originario è attribuito all’architetto Natale Masuccio, autore della celebre Casa Professa a Palermo, mentre il prospetto si deve a Francesco Bonamici. All’interno, risplendono marmi mischi e stucchi di Bartolomeo Sanseverino, allievo di Giacomo Serpotta. Di particolare pregio la cappella di Sant’Ignazio, opera di Giovanni Biagio Amico nell’abside; l’icona marmorea dell’Immacolata di Ignazio Marabitti; i dipinti del fiammingo Geronimo Gerardi. Attigui alla chiesa sono l’ex collegio e la casa dei Gesuiti, che, a seguito della confisca dei beni da parte dello Stato nel 1866, divennero sede del Regio Liceo e pure del Tribunale.

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Piazza Ruggiero Settimo, 15, Palermo, PA, Italia

Il capolavoro di Damiani Almeyda dominato dalla Quadriga di Rutelli

La grande passione per gli scavi di Ercolano e Pompei è alla base delle scelte stilistiche dell’architetto e ingegnere Giuseppe Damiani Almeyda, nel concepire il progetto del Politeama. Alla guida dell’ufficio tecnico del Comune di Palermo, Almeyda riuscì a realizzare l’opera e a inaugurarla nel 1874. In realtà, una prima idea era stata già avanzata nel 1860, quando il pretore Giulio Benso, duca della Verdura, aveva deciso di dotare la città di un teatro diurno e circo olimpico, vista la popolarità di spettacoli equestri e acrobatici. Ma Damiani Almeyda diede un’interpretazione personale e originale al progetto, caratterizzato da uno spiccato gusto per la policromia, colonnati e statue allegoriche. In cima al grande ingresso svetta la Quadriga bronzea di Mario Rutelli.

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Via Duomo, 96, Agrigento, AG, Italia

Lo scrigno dei tesori della Chiesa agrigentina

Epigrafi, reliquiari, dipinti, documenti e testimonianze varie. Unaricca collezione ricostruisce la storia della Diocesi agrigentina dal XII al XIX secolo. Le sale del Museo accolgono preziosi manufatti realizzati non solo da maestranze locali, ma anche nazionali e internazionali. Tra i “pezzi” medievali più rappresentativi, spiccano l’epigrafe araba del 997,rinvenuta a Lampedusa, e l’Altarolo, un altare portatile del secolo XII-XIII, di maestranze itineranti, proveniente dalla Cattedrale. Particolarmente interessante quest’ultimo manufatto, chiamato anche “l’Altarolo dei Crociati”. A ben guardarlo, la doppia croce lamellare collocata sul retro presenta i caratteri delle “stauroteche” dei pellegrini (i reliquiari destinati a contenere frammenti del legno della Croce di Cristo) incoraggiate dagli ordini monastico-cavallereschi.

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Via Basiliani, villaggio, 98153 Gesso ME

Uno scrigno di saperi e di suoni millenari

Nel suggestivo e antico casale di Gesso, sui monti Peloritani, si trova uno spazio museale che documenta la cultura popolare del territorio agro-pastorale: tradizioni, lavoro, feste religiose e profane, giochi. Uno spazio etnografico interdisciplinare, che custodisce beni materiali e immateriali, patrimonio da valorizzare. Sono esposti ciaramedde (zampogne), friscaletti (flauti), tammuri e tammureddi (tamburi e tamburelli), marranzani, brogne e trumme (trombe). Di particolare interesse è il laboratorio, dove i ragazzi apprendono le tecniche di realizzazione delle zampogne e dei flauti di canna. Un ampio spazio è dedicato alla documentazione fotografica del villaggio cittadino, dal punto di vista architettonico, artistico ed etnoantropologico. C’è pure una raccolta di Pupi siciliani. E una sorpresa, le maschere della rappresentazione popolare con giochi pirotecnici detta U cavaduzzu e l’omu sabbaggiu.

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Via Alessandro Paternostro, 58, Palermo, PA, Italia

Dove Ruggiero Settimo e Garibaldi celebrarono le proprie vittorie

Nacque nel 1834 là dove c’era la cappella dei principi di Cattolica, nel settecentesco Palazzo dell’omonimo nome. Il fondatore Antonio Alaimo, cuoco di Palazzo, ebbe come saldo delle sue spettanze questi locali. La focacceria si affermò subito come il primo locale pubblico dove potere consumare piatti tipicamente palermitani, a partire dal pane con la milza. Nel 1848, quando venne proclamato il primo Parlamento siciliano, Ruggiero Settimo, neo eletto capo del governo, festeggiò qui. Vi trovarono ristoro Giuseppe Garibaldi e i suoi Mille. Ma tra gli ospiti ci sono stati anche Pirandello, Crispi, i reali di Spagna e di Belgio. Tra il 1898 e il 1900 Salvatore Alaimo, erede del fondatore, operò il primo restauro commissionando alla Fonderia Orotea i tavoli in ghisa, le vetrate e la cucina economica e alla falegnameria Ducrot alcuni mobili in legno e le panche ancora in uso. Così, nel 1902, la Focacceria divenne “antica”.

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Via Bara All'Olivella, 95, Palermo, PA, Italia

Il Maestro del Cunto che ha portato i pupi nel mondo

Mimmo Cuticchio è considerato oggi il maestro del Cunto: puparo, costruttore, attore. I pupi sono arte di famiglia: Mimmo è infatti figlio del puparo Giacomo Cuticchio, che negli anni Cinquanta girovagava in Sicilia con un teatrino mobile a bordo di un camion. Cuticchio nel ­1973 apre a Palermo il Teatro dei Pupi Santa Rosalia, e nel 1977 fonda l’associazio­ne “Figli d’Arte Cuticchio”, che si prefigge di salvaguardare l’arte dell’Opera dei Pupi. Con lui lavora il figlio Giacomo, che ha scelto di dedicarsi alle musiche. Come attore, Mimmo Cuticchio è apparso nel film “Il padrino – Parte III” di Francis Ford Coppola e in “Prove per una tragedia siciliana” di John Turturro. Nel 2015 la collezione di pupi siciliani iniziata dal padre è stata acquisita dalla Fondazione Sicilia, ed è ora esposta a Palazzo Branciforte.

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Via Maqueda, 315, Palermo, PA, Italia

Gli articoli fiorentini nell’intatto scrigno Liberty

L’insegna è una delle poche vetrine in stile Liberty di via Maqueda, base verde con la scritta in oro. Dentro gli arredi originali in legno a tutta altezza.  Immersa nel cuore del centro storico della città, la pelletteria Di Franco risale ai primi del Novecento, come risulta evidente dall’insegna storica sulla quale campeggia il cognome e che non ha mai subito cambiamenti sin dai tempi dell’apertura del negozio. La bottega, aperta dal palermitano Francesco Di Franco, poi passata, nel 1982, nelle mani del nipote Domenico, è oggi gestita dalla figlia di quest’ultimo, Elena. La cifra che, da sempre, ha contraddistinto la pelletteria è la scelta di vendere pezzi unici di artigianato provenienti da Firenze, nota per la celebre Scuola del Cuoio di Santa Croce. Tra i vari articoli in vendita zaini, borse, valigette ventiquattrore, cinture e cappelli, tutti fatti a mano. Oggi come un secolo fa.

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Via Beati Paoli, 3, Palermo, PA, Italia

La bottega che ogni sabato diventa sala di musica

Un sarto con la passione per il mandolino. Ogni sabato pomeriggio, da trent’anni ormai, la sua bottega da bohémienne in via Beati Paoli 3 diventa la sala prove di un gruppo di appassionati di musica popolare napoletana e siciliana. Andrea Vajuso è bravo con il mandolino e abile con ago e filo. Aveva otto anni quando ogni mattina preparava la brace per il ferro da stiro nella sartoria di Francesco Paolo Manfrè, in via Maqueda. A diciassette aveva già una bottega tutta sua. Il suo bisnonno a metà dell’Ottocento cucì la redingote a Ruggiero Settimo, ammiraglio della flotta borbonica e ministro del Regno delle due Sicilie. Ventenne, a Roma, Andrea Vajuso apprese l’arte sartoriale. Imparò a cucire a mano frack, tight e smoking per l’alta società della capitale e per attori del cinema.

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Via Bara All'Olivella, 42, Palermo, PA, Italia

L’arte di tornire il legno a due passi dal Teatro Massimo

Specializzato nella realizzazione di componenti d’arredo e articoli religiosi in legno, il laboratorio artigianale dei Vitrano esiste dal 1912, da quando il nonno dell’attuale proprietario aprì qui la sua casa-bottega, a due passi dal Teatro Massimo. Lo spazio adibito a laboratorio è sempre lo stesso, solo che oggi c’è un tornio per legno di nuova generazione. L’ambiente originariamente dedicato alle stanze private è oggi un piccolo museo dell’arte del torniere in cui sono esposti due torni a pedale di legno della metà del 1800, le porte originarie della bottega e tanti esemplari di opere realizzate dalle tre generazioni di artigiani. Giuseppe Vitrano, da qualche anno, si è dotato dell’insegna in legno “Torniere” che accoglie all’ingresso, ma non ne aveva bisogno: bastano il suo volto e i suoi strumenti a definire l’attività.

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Via Brunetto Latini, 14, Palermo, PA, Italia

I vecchi mobili anni Trenta riportati a nuovo splendore

 A due passi dal Teatro Politeama, ombelico della città commerciale, ancora adesso mantiene l’atmosfera di un tempo. La farmacia, infatti, è un gioiello degli anni Trenta del secolo scorso che è sopravvissuto alle bombe della Seconda guerra mondiale – cadute pesantemente nel quartiere – ed è stato appena restaurato nel rispetto dei materiali e dei mobili d’epoca: i vecchi mobili che negli anni erano stati laccati di bianco sono tornati allo stato originale, le travi del soffitto sono a vista, e c’è ancora qualche antico bottiglione e qualche albarello di ceramica, oggetti che ricordano l’antico passato. Di recente, tra le vecchie carte, i proprietari hanno ritrovato i timbri antichi e le ricette per le preparazioni galeniche. A fondarla fu Vincenzo Sparti, suocero dell’attuale titolare Valeria Ciprì. Lui, titolare di una farmacia a Villabate, si trasferì a Palermo.

Viale Africa, 12, 95129 Catania, CT, Italia

Storia del cinema e antiche mappe nell’ex stabilimento industriale

Dopo un’operazione di riqualificazione dell’area delle raffinerie di zolfo – estratto dalle miniere dell’entroterra siciliano – in prossimità della stazione e del porto, i camini per la dispersione dei fumi provenienti dalle fabbriche sono diventati ciò che oggi è il centro fieristico polifunzionale Le Ciminiere. Questo prezioso esempio di archeologia industriale ospita anche alcune mostre permanenti, come il museo dello Sbarco in Sicilia del 1943, che racconta la storia del secondo conflitto mondiale in Sicilia attraverso fotografie d’epoca, registrazioni, riproduzioni in scala e reperti; quello del Cinema che – partendo dallo sviluppo tecnico fino all’evoluzione stilistica – racconta l’invenzione della settima arte. Affascinante anche la mostra permanente di carte geografiche antiche della Sicilia/Collezione La Gumina, con oltre 140 cartine databili dal XV al XIX secolo, portolani e atlanti tascabili.

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Via Vincenzo Mirabella, Siracusa, SR, Italia

Il tempio voluto dai normanni dopo la dominazione musulmana

Edificata nel 1199, per volontà del vescovo Lorenzo, la chiesa è tra i più significativi esempi di architettura normanna a Siracusa. Testimonianza importante, nella storia della riapertura delle chiese cristiane da parte dei normanni dopo la dominazione musulmana. Navata unica, finestrelle strette e profonde che rimandano alle feritoie di castelli e fortezze medievali. L’impianto originario, scevro dalle modifiche successive, si conserva solo nella zona absidale. Salvo pure il portale della parete settentrionale. Il terremoto del 1693, anche in questa chiesa, lasciò grandi ferite. Oggi gli interni, privi delle opere d’arte trasferite altrove, sono utilizzati come oratorio della vicina parrocchia del Carmine. Da ammirare il solaio a cassettoni e gli altari. Tra le sepolture gentilizie, si trova la tomba del beato Andrea Xueres, un predicatore proveniente da Malta.

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Via San Francesco D'Assisi, 33, Trapani, TP, Italia

I gruppi scultorei della processione dei Misteri

Tra i tanti, c’è un luogo molto speciale nel cuore di Trapani, che dalla fine degli anni ’50 è deputato alla custodia dei venti gruppi scultorei che vengono portati in processione durante i Misteri della Settimana Santa: la Chiesa delle Anime Sante del Purgatorio. È da qui, infatti, che ha inizio la Via Crucis del Venerdì Santo, in cui viene rappresentata la passione e la morte di Cristo e che trova la propria origine in una tradizione spagnola secolare tra le più importanti e antiche d’Italia. Era la fine del ‘600 quando Pietro Castro progettò la chiesa, che venne completata nel 1712, con la facciata barocca disegnata da Giovanni Biagio Amico, architetto trapanese molto attivo nelle opere artistiche della città, sepolto nella stessa chiesa. Duramente danneggiata durante il secondo conflitto mondiale, all’interno è imperdibile la pregevole sacrestia con le incisioni in legno di noce, arricchito dalle Anime del Purgatorio.

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Via Lincoln, 1, Palermo, PA, Italia

Il giardino per la moglie del vicerè

Allegorie, elementi simbolici, sottili rimandi a concetti filosofici e alla massoneria, rendono Villa Giulia un luogo carico di bellezza e mistero. Costruita tra il 1775 e il 1777 per volere del pretore Antonio La Grua in onore della moglie dell’allora vicerè Marcantonio Colonna, è il primo giardino pubblico a Palermo, il terzo in Europa.
Questo giardino, nonostante le trasformazioni che ha subito nel corso dei secoli, caratterizza ancora oggi una zona al limite con l’antico perimetro delle mura, a due passi dal mare e da un altro polmone verde della città, l’Orto Botanico. Dal piano generale della Villa alle singole statue che la popolano, niente è lasciato al caso, ma tutto è frutto di precise scelte che fanno di questo giardino un vero e proprio microcosmo.

Via Minerva, 28, 92100 Agrigento, AG, Italia

Sulle tracce dei frantoio dell’antica Akragas, nel regno di Demetra e Kore e delle divinità di voragini e abissi

Un posto magico, il luogo più alto dell0antica città ellenica, da dove di dominava per intero la splendida città di Akgaras. Ma la Rupe Atenea non era soltanto il luogo da dove godere di un panorama mozzafiato: nell’area sono infatti stati trovati i resti di un frantoio ellenistico e uno dei templi delle divinità ctonie: dèi appartenenti alle profondità, siano abissi marini che voragini terrestri. Un tempio oggi parzialmente incorporato nella chiesetta medievale di San Biagio, di cui ancora si conservano il basamento e una parte delle strutture isodome dei lati. Un luogo di culto che doveva essere dedicato alle celebrazioni in onore di Demetra e Kore, così si è dedotto alla presenza di statuette e busti fittili. Neanche le altre divinità del sottosuolo venivano comunque dimenticate: l’intera area era dotata di un complesso sistema di canalizzazione delle acque, strutturato in funzione ai templi delle divinità ctonie, probabilmente per specifiche funzioni religiose. E che la Rupe Atenea avesse da sempre un richiamo mistico, è ipotizzato anche da tracce di rituali religiosi di epoca preistorica.

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Strada Comunale Scoppo, Messina, ME, Italia

Il rifugio antiaereo dove si rivive la guerra

Chi ha vissuto l’esperienza diretta della Seconda Guerra mondiale ricorda un suono sinistro, che spesso coglieva all’improvviso, di giorno, o di notte, costringendo tutti a precipitarsi fuori dalle case. Le sirene annunciavano un imminente bombardamento. I cittadini si riversavano nei rifugi, bunker sotterranei, che di solito riuscivano a resistere alla pioggia di ordigni sganciati dagli aerei, ma il rischio di crolli e di rimanere intrappolati c’era comunque. Uno di questi ricoveri venne realizzato alle spalle del Convitto “Alfredo Cappellini” in viale Boccetta. Era stato scavato nella collina alluvionale, esempio unico nel suo genere nell’Italia meridionale, attrezzato per ospitare fino a mille sfollati. Durante l’ultimo conflitto, il 94 per cento degli edifici cittadini subì danni, poiché Messina pagò il suo ruolo strategico di porta della Sicilia. Questo luogo trasuda storia di dolori, stenti, paure, speranze di sopravvivere e di dimenticare gli orrori della guerra. Oggi, dopo i restauri, grazie a fotografie, manifesti, giornali, divise, armi, cartografia, medaglie e cimeli vari esposti, torna la memoria storica.

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Piazza San Domenico, 11, Palermo, PA, Italia

Dove Leonardo Sciascia gustava il gelato al gelsomino

Leonardo Sciascia la citò in un articolo sul giornale l’Ora del 1965 a proposito del gelato al gelsomino. Ed è così: dopo un periodo di pausa, dovuto alla difficoltà di raccogliere i fiori, adesso il gelsomino è tornato, insieme con altre decine di gusti. Ma all’apertura di gusto ce n’era solo uno, che dava il nome al locale: Biancaneve, una sorta di crema-panna. Gli inizi sono legati alla memoria della guerra. Domenico Lucchese, nonno dell’attuale titolare, aveva investito in questa nuova attività dopo avere avuto un forno, ma si trovò presto a fare i conti con una città piegata dai bombardamenti. La svolta con lo sbarco degli americani: il primo giorno in cui i soldati Usa arrivarono a Palermo, realizzò l’incasso astronomico di 4.800 lire. Ma la storia del locale si intreccia pure con quella di Franco Franchi, sfollato durante la guerra a Monreale insieme con la famiglia Lucchese, dalla quale in quei tempi duri era aiutato.

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Via Collegio di Santa Maria, 17, Palermo, PA, Italia

L’erede del puparo cresciuto a Borgo Vecchio

Enzo Mancuso, nato a Palermo nel 1974, è figlio e nipote d’arte. Esordisce a tredici anni con il suo primo spettacolo “Morte di Agricante”, che lo vede impegnato per 360 giorni consecutivi a Misilmeri. Nel 1994 inizia la sua attività con alcuni pupi ereditati dal nonno, dedicandosi anche al restauro e alla costruzione secondo le antiche tecniche dei vecchi maestri. Mancuso discende da una famiglia di pupari che diede inizio alla propria attività a Palermo nel 1928, aprendo un teatrino nel quartiere di Borgo Vecchio. Antonino Mancuso, allievo del puparo Pernice, trasferì il suo teatro in diverse zone di Palermo e in vari paesi della provincia, viaggiando a bordo di un camion trasformato in teatro, fino a quando decise di fermarsi a Palermo, in piazza don Luigi Sturzo, dove restò fino alla sua morte, nel 1988. Solo Nino collabora con il padre fino alla sua scomparsa, ed è l’unico figlio a seguirne le orme.

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