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Largo San Marciano, 3, 96100 Siracusa SR

Il presepe più antico del mondo e la prima iscrizione per Santa Lucia

La basilica a cielo aperto di San Giovanni Evangelista nei suoi sotterranei custodisce un tesoro, che a sua volta ne racchiude tanti. Sono moltissime le chicche da scoprire girando per le catacombe di San Giovanni: un labirinto avvolto da un silenzio secolare, con una galleria principale, decumanus maximus, da cui partono quelle minori, cardines.
Scendere in questi luoghi significa anche vedere uno spaccato della società del tempo, con le diverse tipologie di sepoltura determinate dallo spazio a disposizione o dalla possibilità economica. Ecco il loculo, che veniva poi chiuso e corredato da iscrizioni, il ricco arcosolio, scavato nel vivo della roccia, sormontato da una nicchia e munito di una tavola, e la più umile forma, semplicemente scavata nel pavimento.
Le catacombe di San Giovanni conservano anche il presepe più antico del mondo, scoperto nell’Ottocento dall’archeologo Saverio Cavallari – allora direttore delle Antichità di Sicilia – con il sarcofago di Adelfia, moglie del conte Valerio, alto funzionario della corte imperiale. La sepoltura nel quale la donna riposa ha, infatti, scolpito al suo esterno la prima scena mai riprodotta della natività di Cristo.

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Via del Teatro Greco, 96100 Siracusa SR

Spettacoli, assemblee, processi. Un “centro polifunzionale” dell’antichità

Proviamo a immaginare cosa dovesse essere il teatro greco di Siracusa ai suoi tempi. Monumentale, certo, perché monumentale e celebrativo era tutto il quartiere in cui si trovava, Neapolis. Ma anche in perfetta armonia con l’ambiente: sembra posarsi leggero sul colle Temenite sul quale è costruito, fino a essere un insieme con la natura e con il paesaggio circostante.
Non era però bellezza fine a se stessa: e se oggi vi si svolgono le rappresentazioni classiche, secoli fa era stato pensato come l’edificio per spettacoli più importante del mondo greco-occidentale, altissimo esempio di architettura civile. Il teatro era anche luogo di culto, di assemblee popolari, perfino di processi. Un centro polifunzionale, insomma, la cui fama raggiungeva persone e luoghi lontane.
Quanto a fama, il teatro greco l’ha conservata intatta, nonostante rimaneggiamenti, spoliazioni e danneggiamenti che hanno segnato la sua lunga epoca. Come i viaggiatori del Grand tour, che consideravano questa una tappa obbligata nella loro formazione, anche noi, uomini iperconnessi del terzo millennio, che ci piaccia o no, subiamo lo stesso, immutabile fascino.

Piazza Zisa, Palermo, PA, Italia

Dove i re normanni si sollazzavano d’estate

Questo è il luogo, per eccellenza, dove i potenti e illuminati re normanni si rifugiavano nel periodo della calura estiva, tra riposo e sollazzi. Voluto da Guglielmo I e poi completato da Guglielmo II, ricadeva all’interno del parco reale, il “Genoardo”, che si estendeva a perdita d’occhio. Il giardino era un’oasi con alberi, piante, fiori, frutti, fontane zampillanti e animali esotici. La Zisa, come suggerisce l’etimologia araba, era proprio “la splendida”. Ancor oggi esercita un grande fascino. Dentro, occhio alle nicchie, alle semicupole con decorazioni “ad alveare” e alla canaletta sul pavimento dove un tempo scorreva l’acqua refrigerante. Tutto da visitare, ascoltando anche le accattivanti leggende. Fuori non c’è più il “Genoardo”, ma il parco è sempre un gradevole polmone verde.

 

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Via Panoramica Valle dei Templi, 31, 92100 Agrigento, AG, Italia

Nella piscina degli dèi, tra silenzi, ulivi e agrumi

Tra il tempio dei Dioscuri e quello di Vulcano, vi imbatterete in una macchia di verde intenso di circa cinque ettari, coltivati a ulivi e agrumi. Un luogo in cui la natura è regina incontrastata: è il giardino della Kolymbetra, che sorge su una dolce insenatura della Valle dei templi, in cui tempo e spazio sembrano davvero non appartenere alla Terra.
Un luogo conosciuto anche con il suggestivo nome di “piscina degli dèi”, e in un certo senso lo fu: il nome “Kolimbetra” era usato dai greci per indicare un tipo di piscina utilizzata in età romana per i giochi acquatici.
Quale sia la reazione del viaggiatore – che viene avvolto in uno sciame di silenzi, profumi e fruscii di foglie, anche in tempi più recenti dell’età classica – è presto detto: “Una piccola valle che, per la sua sorprendente fertilità, somiglia alla valle dell’Eden o a un angolo delle terra promessa”. Sono le parole dell’Abate di Saint Non, che visitò questo giardino incantato nel 1778.

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Piazza Duomo, Messina, ME, Italia

Dal portale gotico ai matrimoni regali, qui rivive la città medievale

Avvicinatevi e sentirete il profumo di una storia lontanissima, che data 1197: in quell’anno, questa imponente chiesa venne consacrata, alla presenza di quell’Enrico VI figlio di Federico Barbarossa. La bellezza e l’eleganza del Duomo erano così perfette da ospitare il matrimonio tra Guglielmo II, principe normanno di origini siciliane, e la principessa Giovanna, sorella di Riccardo Cuor di Leone.
Oggi resta ben poco di quel posto tanto magico – incantava chiunque lo vedesse – quanto sfortunato: incendi, terremoti e speculazioni umane (a partire dal rogo del 1294) lo hanno fortemente danneggiato. Ma la sua bellezza resiste e vive, a partire dai portali gotici, che offrono un prezioso spaccato della vita quotidiana del tempo, fino all’altare maggiore, ornato di pietre dure, e alle cappelle e ai monumenti funerari intitolati a personaggi di spicco della Messina medievale.
Da non perdere, inoltre, il tesoro del Duomo, e soprattutto il suo pezzo più pregiato: la Manta d’Oro, realizzata in purissimo oro nel 1668 dal celebre orafo fiorentino Innocenzo Mangani.

Via Vittorio Emanuele II, 182, Catania, CT, Italia

Una terrazza panoramica sul barocco della città

Affacciata su via Vittorio Emanuele, la chiesa della Badia di Sant’Agata e l’ex monastero annesso furono innalzati sulle rovine dell’antica chiesa e del convento dedicati alla patrona catanese. Distrutta dal sisma del 1693, la Badia fu completata nel 1735 dall’architetto Vaccarini, in stile barocco siciliano, con un prospetto caratterizzato da un movimento ondulato che regala morbidezza a tutto l’edificio, grazie anche alle concavità e convessità che danno vita ad ammalianti contrasti di luci e ombre. Il ricco portale di stile tardo rinascimentale e le insegne della santa conducono all’interno della chiesa, che accoglie in maniera essenziale, con una pianta a croce greca dominata dalla maestosa cupola, che dona una vista a 360° sulla città. Dentro, imperdibile, il Crocifisso realizzato da Ignazio Carnazza, nel 1696.

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Piazza Santa Lucia, Siracusa, SR, Italia

L’oratorio dei Quaranta martiri e la curiosità di Paolo Orsi

Le catacombe di Santa Lucia rappresentano la testimonianza di quanto fosse attiva la comunità cristiana in città già a partire dal III secolo, ma anche un esempio di trasformazione.
È uno dei pochi luoghi in città, infatti, a essere stato trasformato in luogo di culto dopo essere stato utilizzato come cimitero. Le ragioni di questo cambiamento sono diverse e vanno dalla costruzione della basilica soprastante e della chiesa del sepolcro di Santa Lucia ad alcune modifiche e demolizioni. Cambiato l’aspetto, insomma, è cambiata anche la destinazione d’uso, ma sempre per scopi religiosi.
Tra il 1916 e il 1919, l’archeologo Paolo Orsi fece un’eccezionale scoperta: notò una strana area intonacata, e scrostandola riportò alla luce il prezioso oratorio dei Quaranta Martiri di Sebastia con il suo suggestivo ciclo pittorico.
L’affresco, di grande bellezza, riproduce una grande croce gemmata che divide la superficie in quattro parti, in cui sono raffigurati, a gruppi di dieci, i Quaranta Martiri di Sebastia. Alle estremità inferiori e laterali dei bracci della croce si trovano la Vergine orante e due angeli, all’incrocio dei bracci il busto del Cristo Pantocratore. Uno spettacolo di cui ancora oggi possiamo godere proprio grazie alla sagacia e alla curiosità intellettuale di Paolo Orsi.

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Largo San Giacomo, Trapani, TP, Italia

Da chiesa medievale a sede di preziose raccolte

Tra stemmi araldici di nobili famiglie trapanesi e busti di personaggi illustri, una scalinata conduce alla sala lettura ricavata nella duecentesca chiesa di San Giacomo Maggiore. Biblioteca civica dal 1830, l’anno successivo fu intitolata a Giovanni Battista Fardella, ministro della guerra del Regno delle Due Sicilie e collezionista d’arte che ne volle la fondazione, donando il proprio patrimonio librario. Il busto in marmo del benefattore, insieme ad altri, si trova fra due colonne di origine araba, sulle quali sono incisi versetti del Corano. Circa 170 mila sono i volumi custoditi (molti i manoscritti, gli incunaboli, le cinquecentine), di vario contenuto, appartenuti per lo più agli ordini religiosi soppressi. Tra le raccolte assai preziose, quella delle stampe incise dal veneto Giovanni Battista Piranesi.

Piazza Carlo Maria Ventimiglia, Palermo, PA, Italia

Quel magico spicchio di cielo al centro della Kalsa

Il fascino della chiesa a cielo aperto cattura chiunque. Lo Spasimo è il simbolo del centro storico ritrovato. I lavori di costruzione iniziarono nel 1509 a opera dei monaci olivetani: il complesso però non venne mai completato in quanto, nel 1536, l’aggravata minaccia dell’armata turca indusse il vicerè di Sicilia don Ferrante Gonzaga a costruire un baluardo a ridosso della chiesa e del convento. Nel 1520 si arricchì di un capolavoro: lo “Spasimo di Sicilia” di Raffaello, ora esposto al Prado di Madrid, protagonista di un celebre giallo storico. Nel 1582 la chiesa venne adibita a spettacoli, ma nel secolo successivo divenne lazzeretto durante l’epidemia di peste. A metà del Settecento crollò la volta della navata centrale, che non verrà mai più ricostruita.

 

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Agrigento, AG, Italia

L’antico tesoro delle monache benedettine

È il più celebre dei monumenti medievali della città, splendido, da non perdere. Per gli agrigentini è “Bataranni”, in dialetto, che significa la “Badia Grande”. Fondato nel 1299 dalla marchesa Rosalia Prefoglio, moglie di Federico I di Chiaramonte e madre di Manfredi, che negli ultimi anni della sua vita decise di donare la struttura alle monache benedettine dell’ordine cistercense. L’ingresso immette in un bellissimo chiostro. Al pianterreno: la cappella eretta da Costanza II di Chiaramonte intorno al 1350; l’Aula Capitolare, con portale, due grandi finestre bifore in tipico stile chiaramontano a zig zag e il soffitto con archi ogivali; il grande refettorio realizzato nel 1621. Al primo piano, da visitare il dormitorio con soffitto ligneo e archi a sesto acuto della prima metà del Seicento e la Sala della Torre. L’ultimo piano ospita la sezione etno-antropologica del Museo civico.

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Via XXIV Maggio, Messina, ME, Italia

Fontana, Casorati, Guttuso. A spasso tra i grandi del Novecento

La Galleria d’arte, intitolata al critico d’arte messinese Lucio Barbera, custodisce una collezione di grande pregio che comprende opere di artisti del ventesimo secolo di fama nazionale e internazionale del calibro di Lucio Fontana, Felice Casorati e Alighiero Boetti. Rappresenta al suo interno tante correnti artistiche da quella neorealista del periodo del dopoguerra (Felice Canonico, Giuseppe Santomaso), al movimento della Pop Art italiana (Franco Angeli, Mimmo Rotella) insieme alle sorprendenti installazioni di Agostino Bonalumi o alle sculture di Giò Pomodoro e di Giuseppe Mazzullo. Una sezione a parte è dedicata agli artisti che hanno fatto grande il Novecento messinese, e più in generale quello siciliano: tra questi Renato Guttuso, Giuseppe Migneco, Giulio D’Anna. All’interno della Galleria d’arte è possibile visitare anche la mostra permanente “La vita non è un Sogno” dedicata al poeta Salvatore Quasimodo, premio Nobel per la Letteratura (1959).

Via Crociferi, 17, Catania, CT, Italia

L’opera dei gesuiti raccontata in una chiesa

Uno spettacolo prima ancora di entrare, visto che si trova in via dei Crociferi, la strada più scenografica del barocco catanese. Edificato nel Settecento, questo edificio racconta una lunga storia che intreccia la permanenza dei gesuiti in città a una nobile famiglia, i Borgia, da sempre legata a doppio filo al mondo della chiesa e della cristianità. È intitolata infatti a Francesco Borgia, nato nella cristianissima Spagna nel 1510, che consacrò tutta la vita a riabilitare il discusso nome del proprio casato attraverso una vita austera e morigerata. Alla morte della moglie, Eleonora, si unì alla compagnia di Gesù e da lì iniziò, instancabile, la sua opera di evangelizzazione in giro per il mondo, autorevole consigliere di imperatori, re e principi, per tornare finalmente a morire nella sua cella romana, nel 1572. E temi legati ai gesuiti sono disseminati per tutta la chiesa, a cominciare dalla cupola, affrescata da due mostri sacri del tempo: Olivio Sozzi e Vito D’Anna. Nella decorazione domina la figura di Cristo, mentre nei pennacchi della cupola, le quattro figure rappresentano i continenti evangelizzati dalla Compagnia di Gesù: Europa, Asia, Africa e America.

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Piazza San Filippo, Siracusa, SR, Italia

I cunicoli scavati dai Greci e i bagni rituali ebraici

Nel quartiere ebraico della Giudecca, tante testimonianze stratificate e sorprese di grande interesse. L’anno di completamento della chiesa è il 1742, come si legge sulla facciata, ma l’edificio era preesistente, riportato alla luce dalla Confraternita di San Filippo dopo il terremoto del 1693. I bombardamenti della Seconda Guerra mondiale provocarono ingenti danni e, negli anni Sessanta, a causa di cedimenti strutturali e della cupola pericolante, fu necessaria la chiusura. Riaperta nel 2010, dopo massicci interventi di restauro, oggi la chiesa è da non perdere, soprattutto per la visita dei sotterranei, una rete di cunicoli scavati al tempo dei Greci. Qui sono emerse successive tracce di ipogei paleocristiani e di un luogo di culto ebraico, con presunti bagni per la purificazione. Dopo la cacciata degli ebrei, si insediò la Confraternita, sovrapponendo la chiesa. Ed ecco la cripta con le sepolture dei confrati e affreschi settecenteschi, ma pure graffiti che risalgono alla Seconda Guerra mondiale, quando i cunicoli divennero rifugi antibombe

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Corso Vittorio Emanuele, Trapani, TP, Italia

Tra stupore barocco e neoclassico

L’antico quartiere “palazzo”, nel cuore della città, in epoca aragonese fu suddiviso in due rioni: San Francesco e San Lorenzo. Fu qui che, intorno al 1420, il re d’Aragona Alfonso V il Magnanimo, diede l’assenso alla progettazione di una parrocchia cittadina. L’edificio attuale, però, nasce da un lavoro di rielaborazione degli spazi in stile barocco e neoclassico, avvenuto tra Settecento e Ottocento, su progetto dell’architetto locale Giovanni Biagio Amico. In occasione della nascita della diocesi di Trapani – voluta nel 1844 da Gregorio XVI – la chiesa di San Lorenzo fu elevata a Cattedrale e divenne sede vescovile. All’interno, tra affreschi e stucchi, spicca la statuetta del Cristo Morto, realizzato dallo scultore trapanese Giacomo Tartaglio con un tipo di marmo dello stesso colore dell’incarnato – quindi molto realistico – e la Crocifissione, tela del Seicento attribuita al pittore fiammingo Van Dyck.

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Piazza Verdi, Palermo, PA, Italia

Dietro il sipario del tempio della lirica

Che effetto fa salire sul palco del Teatro Massimo, come i cantanti d’opera, e vedere il colpo d’occhio della magnifica sala? Che effetto fa svelare i segreti del palcoscenico tra le scenografie, gli attrezzi e gli abiti di scena? Per provarlo, basterà fare questa visita che “ribalta” il punto di vista tradizionale degli spettatori. E godere in modo inedito del fascino del Teatro Massimo, terzo per dimensioni dopo l’Opéra National di Parigi e la Staatsoper di Vienna. Progettato dal celebre architetto Giovan Battista Filippo Basile e realizzato fra il 1875 e il 1897, il Teatro occupa 7.700 metri quadrati e sorge sull’area di un antico complesso religioso di suore, che fu abbattuto per far posto all’ambizioso progetto “Massimo”. Secondo una diceria popolare, la notte si aggirerebbe ancora il fantasma di una monaca del monastero demolito.

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Contrada San Nicola, 12, 92100 Agrigento AG

Il possente Telamone, l’Efebo, eternamente giovane e le amatissime Demetra e Persefone

È detto anche di San Nicola, proprio perché si trova dietro l’omonima chiesa.
Trovarsi in questo museo è come fare una full immersion della vita dalla preistoria all’epoca greca. Eccole, queste gemme che il tempo non ha scalfito: il Telamone, proveniente dal tempio di Zeus, il gigante Atlante per cui nessun peso sembra troppo gravoso: a lui, infatti, era toccato il compito di sostenere una trabeazione della dimora del re degli dei. E poi il guerriero, con la sua eleganza militare, e l’Efebo di Agrigento, splendida figura di giovanetto, cristallizzato nella sua eterna, verde età.
E poi, tutt’altro che di secondo piano, la produzione artigianale delle terrecotte devozionali, che gli antichi abitanti di Akragas realizzavano nelle botteghe fuori dalle mura cittadine per offrirle alle amate divinità della terra, le dee madre e figlia Demetra e Persefone. Una storia che continua, proprio attraverso queste suggestive testimonianze.

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Via Oratorio San Francesco, Messina, ME, Italia

Cinque secoli di storia del modo di fare la guerra

Com’è cambiato il modo di difendersi e di attaccare? Quali differenze tra l’arte della guerra in Europa e quella americana o islamica? E come si andava a caccia un tempo? Le risposte si trovano in questa interessante esposizione con centinaia di armi che fanno parte di una collezione privata, considerata una delle più ricche al mondo. Un viaggio attraverso cinque secoli di storia documentata. La rassegna è allestita nell’ambito del Museo delle armi antiche, in alcuni locali della sede della Città metropolitana, ex Provincia. A raccogliere questi cimeli, da circa cinquant’anni, è un docente animato da grande passione, Gaetano Ori Saitta.
Vedremo armi da fuoco pesanti e leggere, “bianche” da getto, da asta, a lama lunga e corta, ma anche capi d’abbigliamento militari e oggetti utili alla difesa passiva. Cannoni, fucili, pistole, archibugi, pugnali, spade, alabarde, usati come strumenti bellici o per parate militari. Antica tecnologia, ma pure, in alcuni casi, bei pezzi di accurato artigianato artistico da ammirare.

Piazza Dante Alighieri, Catania, CT, Italia

Il gigante pieno di tesori dove tutto appare minuscolo

Con i suoi 105 metri di lunghezza, i 48 di larghezza e con un’altezza massima di circa 66 metri, è la più grande chiesa della Sicilia. Non stupisce, quindi, che anche le opere ciclopiche al suo interno appaiano di dimensioni minuscole, se confrontate con la vastità degli ambienti e con il candore dell’intonaco delle pareti, in cui sembrano fluttuare. Le cappelle, per esempio, alle quali vale la pena dare un’occhiata da vicino per ammirarne i manufatti. La loro realizzazione rivela una profusione di materiali nobili che riportano a un mondo di viaggi e di mercanti: libeccio di Trapani, alabastro di Roma, calcare alabastrino di Palermo, giallo di Siena, verde di Calabria, marmo tessalico, bianco di Carrara, marmo di Taormina, marmo di Billiemi, diaspro nero paragone, rosso di Francia, morgatello di Spagna, marmo nero di Portovenere.
Piccolo sembra anche il poderoso organo, recentemente ristrutturato, al quale il celebre organaro Donato Del Piano (poi sepolto proprio in questa chiesa) lavorò per ben dodici anni: realizzò uno strumento enorme, con 2.378 canne in legno e lega di stagno, sei mantici, cinque tastiere e settantadue registri, che poteva riprodurre qualsiasi strumento musicale ed essere suonato in contemporanea da tre organisti.
Una strada lunga caratterizza questo edificio, che fu anche il primo tempio eretto dai benedettini.

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Via San Pietro, Siracusa, SR, Italia

Il tempio paleocristiano con le tracce degli antichi affreschi

Si trova a Ortigia, nel quartiere della Graziella, ed è conosciuta anche come San Pietro dentro le mura. Questa chiesa ha un fascino particolare per le tante stratificazioni di cui è rimasta traccia, dall’epoca paleocristiana ai giorni nostri. Costruita nel IV secolo, ricavata dalla pietra viva, in stile bizantino, fu riedificata nel periodo medievale e modificata in seguito, secondo lo stile rinascimentale e poi barocco. Salva da terremoti e bombardamenti, è stata però, a lungo, abbandonata e, infine, sconsacrata. Gli interventi all’interno, a metà del secolo scorso, hanno profondamente reinterpretato gli spazi, nel tentativo di recuperare l’aspetto originario. All’esterno, da ammirare lo splendido portale a cuspide con bassorilievi floreali e una formella circolare raffigurante la “Croce”. L’interno è spoglio, ma si conservano frammenti degli affreschi bizantini che un tempo ricoprivano l’intera basilica. Particolare l’effetto di contrapposizione luci-ombre.

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Corso Vittorio Emanuele, 12, Trapani, TP, Italia

Marmi mischi e candidi stucchi, il trionfo del Barocco

La costruzione della magnifica chiesa barocca venne iniziata dalla Compagnia di Gesù nel 1616, grazie anche al contributo di laute donazioni. L’edificio fu consacrato nel 1638, ma nel 1767, anno dell’espulsione dei Gesuiti, non era stato ancora ultimato. Il progetto originario è attribuito all’architetto Natale Masuccio, autore della celebre Casa Professa a Palermo, mentre il prospetto si deve a Francesco Bonamici. All’interno, risplendono marmi mischi e stucchi di Bartolomeo Sanseverino, allievo di Giacomo Serpotta. Di particolare pregio la cappella di Sant’Ignazio, opera di Giovanni Biagio Amico nell’abside; l’icona marmorea dell’Immacolata di Ignazio Marabitti; i dipinti del fiammingo Geronimo Gerardi. Attigui alla chiesa sono l’ex collegio e la casa dei Gesuiti, che, a seguito della confisca dei beni da parte dello Stato nel 1866, divennero sede del Regio Liceo e pure del Tribunale.

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