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Via Giovanni Meli, 5, Palermo, PA, Italia

L’artista del cesello e dello sbalzo che lavora metalli preziosi

Nel cortile di Palazzo Pantelleria, in piazza Giovanni Meli, si affaccia il laboratorio di Benito Gelardi, esperto artigiano nell’arte del cesello e dello sbalzo. L’ha imparata da ragazzino frequentando da apprendista la bottega del maestro Rolando Lopes. Quando alla fine degli anni Settanta Gelardi decise di aprire un proprio laboratorio, era già un abile cesellatore. Con l’argentiere Antonino Amato ha collaborato a lungo nel campo del restauro di antichi manufatti di arte sacra. Uno fra tutti, il manto della statua dell’Immacolata di Caltanissetta. Gelardi progetta e disegna le sue creazioni in metalli diversi: oro, argento e bronzo. Con gli scalpelli riesce a creare attraverso un delicato equilibrio di sbalzo e cesello un singolare movimento sul metallo. Nel figlio Mauro ha un ottimo collaboratore.

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Via Collegio di Maria Al Carmine, 23, Palermo, PA, Italia

Il forno che macinava con l’asino e che ora dona ai bisognosi

L’arte di impastare e lievitare viene da lontano. Dieci anni prima che Garibaldi entrasse a Palermo da Porta dei Termini c’era già un Lo Coco che panificava nel cuore di Ballarò, nella bottega di via Collegio di Maria al Carmine. Ad assicurare ai clienti rimacinati, mafalde e brioches era il forno “Stella”, un tempo a legna: l’odore del pane lievitato e dei biscotti quaresimali si spandeva invitante per i vicoli. Nello spazio accanto al vicolo i Lo Coco avevano persino la mola azionata dall’asino, che serviva per macinare il grano. Il forno era anche chiamato “del Venerdì”, un nome dovuto alla vicina congregazione delle Anime sante del Purgatorio. Nel 2003, Roberto Lo Coco ha rinnovato tutto, ma è rimasto l’imprinting originale. Ogni giorno il forno dei Lo Coco produce duecento chili di pane e una parte dell’invenduto è donato ai bisognosi del quartiere.

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Via Pannieri, 28, Palermo, PA, Italia

La gastronomia storica nel cuore della Vucciria

Nel cuore del mercato della Vucciria, in via Pannieri, dal 1934 c’è una gastronomia storica che a pranzo si popola di lavoratori e turisti: è la gastronomia fondata da Domenico Minà e oggi portata avanti dai nipoti Domenico e Francesco Paolo, praticamente cresciuti dietro al bancone. È  la tipica trattoria siciliana a gestione familiare, dove trovare una cucina casalinga, con i suoi tavoli che si riempiono presto di pietanze  fresche che fanno ingolosire anche i passanti. I due fratelli si alternano velocissimi tra decine di panini con panelle e crocchè di patate, insalate di mare, sarde a beccafico, coloratissimi piatti di pesce e verdure e primi piatti serviti anche in una saletta di fronte con qualche tavolo e posto a sedere. Alle pareti le foto storiche in bianco e nero dei proprietari, tra i clienti famosi che hanno fatto tappa qui il regista Gabriele Salvatores. È aperto solo a pranzo.

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Via Ballaro, 14, Palermo, PA, Italia

Frutta secca, canditi e spezie Qui si respira il Mediterraneo

Un luogo che esprime pienamente l’anima multietnica del mercato di Ballarò. Esposti come in un suq arabo e circondati da dipinti e simboli di Palermo, si possono trovare legumi, frutta disidratata, frutta candita, preparati per pasticceria ma soprattutto frutta secca, spezie e aromi provenienti da diverse parti del mondo: dai tipici prodotti delle produzioni siciliane, come i pistacchi di Bronte e le mandorle di Santo Stefano Quisquina, ai prodotti esotici, come le noci americane e quelle brasiliane. Nel laboratorio adiacente al negozio, Gianni Cannatella realizza personalmente la tostatura e prepara il cosiddetto passatempo: calia e semenza, ossia ceci e semi di zucca tostati. Cannatella si è recentemente dotato di una macchina di ultima generazione, ma in trent’anni di attività ha sperimentato tutte le diverse tecniche di tostatura.

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Via Alessandro Paternostro, 11/13, Palermo, PA, Italia

Un angolo di Belle Epoque progettato da Ernesto Basile

Nascosto nel cuore del centro storico, a due passi dall’Antica Focacceria San Francesco,  in via Alessandro Paternostro, sorge, dal 1902, la gioielleria Sutera. Il locale, progettato da Ernesto Basile, per più di un secolo, ha mantenuto la struttura e l’arredamento originario, essendo vincolato come bene storico. Affiancato dalle facciate dei palazzi nobiliari, conta tredici vetrine su via Paternostro, con la facciata e l’insegna nel classico stile verde brillante e oro. Qui  gravitava il bel mondo e ancora i “ruggenti anni Venti” si trovano nello stile della cassaforte e negli arredi. Qui si veniva per la perfezione degli orologi di tradizione tedesca e le creazioni di oreficeria della casa. Nel laboratorio si lavora su oro bianco e giallo, pietre preziose e dure. A gestire l’attività è oggi Alfredo Ragonese, nipote per parte di madre di Alfredo Sutera.

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Via Napoli, 56, Palermo, PA, Italia

Tisane offerte di buon mattino come ai tempi degli arabi

Nel 1938, Antonio Ciccarello, originario di Polizzi Generosa, apre l’attività nei locali del Teatro Biondo, dopo aver conseguito il diploma di erborista , primo nel Sud del Regno d’Italia. Di recente l’antica bottega è stata costretta a lasciare la sua storica ma si è spostata proprio di fronte, andando a occupare i locali che furono del noto negozio di scarpe Machì, dopo aver restaurato e adattato al nuovo uso perfino la vecchia insegna Liberty. Matteo Arrivas, attuale gestore dell’erboristeria, per il resto, ha mantenuto esattamente la tipologia, lo stile, lo spirito di un tempo: ancora adesso, come faceva lo zio Nino anticamente, offre le tisane in mescita di buon mattino, perpetuando così una tradizione – quella dell’assunzione di acque calde terapeutiche – che ha origine dagli arabi. Tra i clienti tanti anziani, soprattutto del quartiere.

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Foro Italico Umberto I, 1, Palermo, PA, Italia

Qui nacque il “giardinetto” per festeggiare Garibaldi

Era una delle più famose sorbetterie dell’Ottocento, quando il Foro Italico era popolato di carrozze e di signore con le trine e l’ombrellino da sole, quando il mare era ancora vicino alla riva e i bambini del popolo facevano il bagno lì. Fu fondato da Giuseppe Cacciatore, personaggio mitico che le foto ritraggono con baffi spioventi, nel 1860, per festeggiare l’entrata di Garibaldi. Poco dopo inventò un gelato rosso, verde e bianco (fragola, pistacchio e cedro), l’antesignano dell’attuale “giardinetto”. Crispi era un frequentatore abituale. Franca Florio amava il sorbetto alla fragola e Vittorio Emanuele Orlando il gelato di caffè imbottito con la panna. Allora l’attività prendeva il nome del suo titolare, “Giuseppe Cacciatore gelatiere”. Tra i suoi dodici commessi c’era il dodicenne Giovanni Ilardo che, alla sua morte, divenne titolare della sorbetteria e diede il suo nome al locale storico.

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Via della Libertà, 73, Palermo, PA, Italia

I ceramisti venuti da Napoli diventati tesori umani dell’Unesco

Varcare la soglia del negozio di Arcangela Piscitello, in quel tratto di via Libertà in cui ancora si scorgono le suggestioni di una Belle Epoque dai rimandi parigini, è entrare in un mondo. I Piscitello sono ceramisti dal 1683, quando Rosario da Napoli si trasferì a Santo Stefano di Camastra, appena ricostruita, portando con sé i colori tipici della tradizione partenopea. Molte generazioni dopo, eccelse così tanto nel mestiere secolare degli avi da essere nominato nel 2006 tesoro umano vivente dall’Unesco. Una passione trasmessa agli eredi: a popolare la loro immaginazione ci sono i colapesce, suggestive sculture che declinano il tema del mare, ma anche classici come la lumiera di Sant’Antonio (che illuminava le case prima dell’elettricità), e la matrangela, metà angelo e metà donna, recuperata dall’Ottocento siciliano, tornata a essere un dono simbolo di gioia e prosperità.

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Via Domenico Scinà, 217, Palermo, PA, Italia

“Monelle”, fiere, dee, barocche Ecco le ceramiche al femminile

Dopo avere fatto il giornalista, un bel giorno di circa trent’anni fa, Emilio Angelini venne risucchiato dalla sua antica passione, quella che gli aveva fatto scegliere il liceo artistico. Cominciò così un lavoro appassionato di creazione e di ricerca che lasciava spazio per poco altro: all’inizio, però, la timidezza aveva la meglio su Emilio, tanto da impedirgli di firmare i suoi pezzi. Finché non incontrò Pietra Gramasi, sua inseparabile compagna di liceo, ceramista anche lei, che diventò la sua compagna anche nella vita, spingendolo a dare una chiara paternità alle opere.  La bottega d’arte di Emilio Angelini è un piccolissimo scrigno in cui vivono creature fantastiche. Ci sono le “monelle pazze”, che racchiudono i caratteri di ogni donna: chi con il seno fieramente scoperto, come una ninfa eterna, chi con la vanità di un orecchino al lobo, chi con i capelli fieri e indomabili.

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Vicolo Pilicelli, Palermo, PA, Italia

Gli eredi dei “contastorie” che costruiscono i pupi

Nipote del celebre contastorie e puparo Peppino Celano, Gaetano Lo Monaco Celano porta avanti l’arte del cunto e dei pupi. Lo fa nello storico laboratorio del Capo, lo stesso in cui il nonno costruiva le sue storie. Nel laboratorio ci sono i “ferri dei pupari”, ossia gli strumenti per realizzare i pupi: legno, acciaio e stoffe colorate. Insieme sono esposte le opere da ultimare e quelle finte, armature finemente cesellate, scenografie e pupi interamente realizzati a mano. Una piccola, umile, fabbrica delle meraviglie. Come gli ha insegnato il nonno, la sua arte comprende la realizzazione artigianale dei pupi fino agli spettacoli in cui si ripercorrono le classiche storie e se ne aggiungono sempre di nuove. “Realizzo i pupi da quando ero bambino – racconta – Big Jim lo facevo diventare Rinaldo: gli mettevo i fili meccanici, lo addobbavo come un paladino e gli facevo cantare l’Orlando Furioso”.

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Corso Vittorio Emanuele, 500 Palermo, Italia

Il ritrovo storico degli amanti del tabacco

Un trinciasigari del primi del Novecento fa bella mostra di sé in una vetrina, assieme a scatole di fiale di chinino di Stato, di tabacco sceltissimo turco, documenti antichi e schede telefoniche più recenti. La storia di Palermo passa anche da una tabaccheria in pieno centro, vista sulla Cattedrale, proprio di fronte alla via Matteo Bonello. Ininterrottamente questa bottega accoglie amanti di sigarette, sigari e pipe, rifornisce di valori bollati i professionisti del centro da 103 anni. Durante questo secolo ha cambiato solo tre titolari, l’ultima dei quali è Giovanna Analdi, dal 1982. Luogo di ritrovo, di chiacchiera, di scambio di opinioni sui fatti di attualità, lo storico negozio è stato spettatore di rocamboleschi arresti di latitanti di mafia trasportati nella vicina Questura, ma anche di ingressi trionfali dei vari arcivescovi.

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Vicolo San Carlo, 4, Palermo, PA, Italia

Cuoio e acquarelli per adulti sognatori

Grembiule da lavoro e ditali in cuoio compongono la divisa di Alessio Colli, statistico con la passione per l’artigianato che divide con gli acquerelli di Rosa Lombardo quest’oasi di luce in centro storico. “Di matematica e geometrie ce ne sono parecchie anche nel cuoio”, dice. Cilindri, custodie per strumenti musicali, scatole, cartelle, mensole, porta pc, astucci, porta tabacco e cinture sono gli oggetti realizzati e tra i più richiesti. Accanto, gli acquarelli di Rosa campeggiano su carta e tessuti con il marchio “Larotellina”. Architetto con la passione per la pittura, Rosa Lombardo alle spalle ha un’esperienza da grafico pubblicitario e una collaborazione con una grande azienda di ricami. I colori del Mediterraneo sono la sua fonte di ispirazione, ma la sua musa è una Palermo che sembra raccontata da Gianni Rodari: barche in cielo, pesci volanti, grandi balene. Per adulti sognatori.

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Via Vittorio Emanuele, 480, Palermo, PA, Italia

Settant’anni di orologeria di fronte alla Cattedrale

La Cattedrale si specchia nelle vetrine di questo negozio, nato come orologeria nel 1949 e fondato da Domenico, nonno e omonimo dell’attuale proprietario. Un talento arrivato dalla Calabria dove Bottiglieri inizia ad andare a bottega da un artigiano. Poi la carriera nell’Arma, dove diventa un maresciallo dei carabinieri negli anni in cui imperversava il bandito Giuliano. Quando si congeda decide di riprendere la passione per gli orologi e l’estro artistico lo porta a realizzare, per la vetrina, un campanile d’oro, fedele riproduzione del simbolo di “Campanile sera”, primo quiz a premi italiano. Fuori sono ancora appesi i ganci in ferro, utilizzati per appendere gli stivali, memoria del negozio di scarpe storico precedente,  rilevato da Domenico. A lui veniva affidata la manutenzione dell’orologio della torre della Cattedrale e dei Cappuccini. Dentro, il soffitto conserva i vecchi stucchi.

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Via dei Cantieri, 84, Palermo, PA, Italia

Pezzi di ricambio introvabili per radio e tv d’epoca

Le radio d’epoca non hanno segreti per Giuseppe Abbate, un elettrotecnico cinquantenne con l’esperienza di un ultracentenario. La stessa passione e manualità del padre Pietro, classe 1935, radiotecnico anche lui e impiegato alla Farem, Fabbrica apparecchiature radio elettro meccaniche, nata negli Anni Cinquanta in piazza Sant’Onofrio a Palermo. Suo padre cominciò da autodidatta dopo la fine della guerra. Di una passione ne fece un mestiere e  aprì un piccolo laboratorio in casa dove Giuseppe Abbate ascoltava a quattro anni le canzoni da un antico grammofono. Oggi la sua attività è in via dei Cantieri 84. Nel suo laboratorio, in piccoli contenitori numerati, conserva migliaia di preziosi e rarissimi pezzi di ricambio per i collezionisti di radio e tivù d’epoca e anche per gli appassionati di modellismo. Ce n’è per tutti: dalle radio a galena, a quelle a valvole, a transistor sino alle moderne digitali.

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Via Sammartino, 9, Palermo, PA, Italia

I bozzetti amati dalla popstar Madonna e gli abiti ispirati alla Sicilia

La popstar Madonna, ritratta come una moderna Giovanna D’Arco, ha scelto i suoi bozzetti per il video “Rebel heart”. Ha lavorato per gli stilisti Dolce&Gabbana, Etro e la maison Versace. Sergio Daricello, nato a Milano da genitori palermitani e tornato in città dopo quasi venti anni di assenza, ha trasferito nelle sue collezioni la passione per il disegno, l’arte e l’architettura. Per alcuni suoi capi che hanno sfilato a Parigi, si è ispirato alla Villa Giulia arricchita nell’800 da Damiani Almeyda. Con Tiziana Capillo, sua socia col pallino della gioielleria artigianale, ha aperto questo atelier fatto di due stanze, laboratorio da un lato ed esposizione/prova dall’altro dove campeggia uno specchio a 3 ante degli anni ’20 da sartoria, regalo di un’amica. Alle pareti, tra foulard ispirati agli angoli di Palermo, manichini e campionari, stampe del ‘700 su Maria Antonietta, sua personale ossessione.

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Via del Ponticello, 55, Palermo, PA, Italia

La bottega eccentrica dei due creativi “queer”

Un gioco di parole fra cuir, cuoio in francese, e queer, parola che letteralmente significa “eccentrico” ma in realtà riferita al movimento culturale e di opinione che rifiuta le tradizionali identità di genere. Il Quir è un laboratorio dalla forte identità in cui si realizzano borse e accessori in cuoio e pelle rigorosamente fatti a mano. Una macchina da cucire al centro del laboratorio, la sedia rivolta alla strada, come nelle antiche botteghe in cui un po’ si lavorava e un po’ si traeva ispirazione da ciò che si vedeva all’esterno. Tutto attorno borse e accessori che si contendono lo spazio insieme a ritagli di cuoio, pennelli, barattoli, specchi e stoffe maculate sulle pareti gialle. L’attenzione per la tradizione artigianale si fonde con l’attitudine alla sperimentazione e all’innovazione che caratterizza i due creativi, celebri a Palermo per le loro battaglie a tutela dei diritti Lgbt.

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Via Dante Alighieri, 82, Palermo, PA, Italia

Insegna, vetrine, scaffali Qui tutto è rimasto intatto

La prima foto della tabaccheria risale al 1870 ed è un affascinante spaccato dell’epoca, dai ragazzini con i calzoni corti alle donne con le gonne ampie fino ai piedi. Si chiamava allora Tabaccheria Matranga, e le sue radici affondano nelle vecchie norme per la titolarità delle rivendite, affidate in via prioritaria alle vedove di guerra. Nel 1920 Giulio Riggio lascia la tabaccheria nel suo paese di origine, Sutera, e rileva l’attività, che diventa negli anni il regno di fumatori (impossibile non trovare la pipa o il portasigarette desiderato) ma estende i suoi prodotti anche alle carte da gioco, agli articoli da scrittura, alla pelletteria. Dopo di lui si avvicendano i figli Enrico e Giuseppe e il nipote Carlo, attuale titolare. Dall’insegna alle vetrine agli scaffali, l’intero negozio è un gioiellino rimasto intatto.

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Via Lungarini, 23, Palermo, PA, Italia

L’architetto-designer con la passione dell’oreficeria

Vitalba Canino è architetto e designer di gioielli. Progetta e realizza oggetti unici e lontani dai cliché della gioielleria tradizionale. Una passione esplosa subito dopo la laurea in Architettura e dopo numerose esperienze oltre lo Stretto. Nel 2007 ha cominciato a dedicarsi all’assemblaggio di pietre dure e catene e ha seguito corsi di “smalti a fuoco” alla Scuola orafa ambrosiana di Milano. Lavora principalmente l’argento, ma anche l’ottone bagno oro e talvolta l’oro, realizzando gioielli spesso geometrici e non convenzionali, le cui fonti d’ispirazione sono svariate, principalmente tratte dalla natura ma anche dallo studio di gioielli prodotti da antiche civiltà a partire da quelli etruschi. Da qualche tempo si è inoltre dedicata anche alla produzione di borse, stole, cappelli e accessori, che disegna personalmente e fa realizzare da artigiani locali.

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Via Calascibetta, 24, Palermo, PA, Italia

L’artigiano delle pelli che lavora con 82 colori

La storia della cuoieria Vallone affonda le proprie radici nel 1938, anno in cui Giovanni Vallone, nonno dell’omonimo attuale proprietario, apre un negozio di vendita all’ingrosso di cuoio e di pelli che rifornisse gli artigiani della Sicilia occidentale per la produzione di calzature per la campagna. Nel corso della seconda metà del XX secolo, poi, l’attività amplia sempre più la gamma dei suoi clienti, rifornendo fabbriche di calzature e ortopedie con materiali selezionati sulla base della provenienza delle pelli (Veneto e Toscana). Il nipote del Vallone fondatore, Giovanni crea nel 2000 un laboratorio dove oggi si avvale della maestria di Francesca Zanca, che lui stesso definisce una “chimica”, per la sua abilità nel mescolare gli ottantadue tipi di colori differenti di cui la bottega dispone e nel saper adattare a ogni concia il prodotto chimico che le si addice.

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Via Alessandro Paternostro, 90, 90133 Palermo PA, Italia

L’arte della sagoma e dei gioielli “poveri”

Sirene, cavallucci marini, fantasie circensi e trapezisti, cani, gatti, Mary Poppins: cos’hanno in comune? Sono tutte creazioni di Federica Cottone che nel suo laboratorio, dopo un percorso a metà tra la scuola di oreficeria e gli esperimenti da artigiana, realizza gioielli lavorando metalli poveri. Ottone, rame, alpacca nelle sue mani diventano collane, orecchini e bracciali originali da indossare. Ad affascinarla sono proprio i segni del tempo che lasciano traccia di sé sulle sue creazioni. Ma prima di iniziare è la sagoma di ogni cosa a ispirarla, soprattutto quando una creazione le viene commissionata. Tra le richieste più curiose che le siano state fatte ci sono il sottomarino iconico dei Beatles, il bacio di Frankenstein alla sua compagna, e l’auto bianchina di Fantozzi con annessa nuvola del malaugurio.

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