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Via Alessandro Paternostro, 87, Palermo, PA, Italia

Il laboratorio dove si insegna l’arte della tessitura

Il primo telaio è stato un regalo dei suoi genitori per la laurea. Con l’intento di risvegliare e diffondere in Sicilia l’interesse per l’artigianato tessile, Giulietta Salmeri ha creato nel 2012 l’associazione Artes. L’accogliente laboratorio in via Alessandro Paternostro 87 è un miracolo di abitabilità. Nel centro storico della città, lì dove tante attività artigianali sono ritornate a vivere. In questa colorata bottega, Giulietta Salmeri insegna con passione a tante donne, anche immigrate, e qualche uomo a imparare a tessere trame di lana e di cotone. Un corso base per apprendere i fondamenti teorici del telaio a pettine liccio, lo studio dell’orditura e l’approccio con i tessuti più semplici per poi passare a un corso avanzato per imparare tecniche complesse. Nascono produzioni artigianali in tessuto, dai capi di abbigliamento a complementi di arredo per la casa.

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Viale della Libertà, 313, Messina, ME, Italia

Il luogo di devozione dei marinai risparmiato dal sisma

La chiesa del Buonviaggio, “sponsorizzata” dalla famiglia del sacerdote Lorenzo Abate, sorse fuori le mura, alla fine del 1500. In un piccolo borgo di pescatori, era un luogo di conforto e preghiera per i naviganti. Sul prospetto principale, le statue di Gesù e Maria, ancor oggi al loro posto nonostante calamità naturali e numerosi rimaneggiamenti, sostenevano, un tempo, due lampade a olio, per illuminare simbolicamente lo Stretto e l’attività della gente di mare. Ma la chiesa era chiamata anche ⎼ e lo è tuttora ⎼ “del Ringo”, perché nella spiaggia antistante, in epoca medievale, si disputavano tornei con i cavalli berberi, come pure nel vicino rione Giostra si svolgevano le “giostre” dei cavalieri. All’inizio del Seicento, fu affidata alla Congregazione di Gesù e Maria di padre Antonio Fermo. Ai giorni nostri, l’antica devozione alla Madonna del Buonviaggio si rinnova grazie all’omonima confraternita. La chiesa è uno dei pochi edifici di culto rimasti quasi indenni nel 1908 e presenta al suo interno importanti opere d’arte del XVII-XVIII secolo, tra cui una grande pala di Gaspare Camarda raffigurante il Trionfo della Croce e la tela della Madonna del Buonviaggio con in basso una veduta seicentesca della città.

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Piazzale Kaos, 92100 Agrigento AG

Un pellegrinaggio laico, tra antiche carte, pini solitari e argille azzurre a picco sul mare africano

“Una notte di giugno caddi come una lucciola sotto un gran pino solitario in una campagna d’olivi saraceni affacciata agli orli d’un altipiano d’argille azzurre sul mare africano”: così, Luigi Pirandello descriveva la propria venuta sulla terra.
E quel pino solitario esiste davvero, lungo il sentiero a destra della casa. Solo che, danneggiato da una tromba d’aria che nel 1997 lo travolse tanto da tranciargli la chioma, oggi non ne resta che una sezione. Ma lì sono racchiuse le ceneri del poeta, drammaturgo e scrittore, tornato idealmente nel luogo in cui cadde come una lucciola, per nascere.
Basterebbero queste emozioni, e la vista del panorama che si tuffa nelle argille azzurre sul mare africano, per giustificare la visita. Ma al primo piano dell’abitazione c’è il museo dedicato a Pirandello, con mostre temporanee dedicate al Maestro e, una vasta collezione di cimeli, fotografie, lettere, recensioni, onorificenze, libri in prima edizione con dediche autografe, quadri d’autore dedicati e locandine delle opere pirandelliane più famose rappresentate in tutto il mondo.
Un museo sui generis, da cui certamente avrete qualche difficoltà a separarvi.

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Via Beati Paoli, 29, 90134 Palermo PA, Italia

La storica “tavola d’acqua” sopra i cunicoli dei Beati Paoli

Secondo gli anziani del quartiere, sotto questo chiosco si troverebbe il tribunale segreto e sotterraneo della leggendaria setta dei Beati Paoli, i giustizieri incappucciati. Di certo c’è che questo chiosco racconta la storia dell’acqua e dei suoi mestieri. Fino agli inizi del Novecento, le case dei palermitani non erano dotate di un sistema idrico adeguato. Per bere acqua fresca si doveva cercare l’”acquaiolu” o “acquavitaru”, un ambulante che girava di strada in strada offrendo la sua specialità: acqua fresca con anice. Quando gli acquaioli divennero stanziali nacquero le tavole d’acqua: un bancone di marmo all’aperto su cui erano sistemati fiori e frutta. Questo chiosco è l’ “evoluzione” della tavola d’acqua di Giuseppe Di Pasquale detto don Pidduzzo, uno dei più celebri acquaioli della città. Oggi il chiosco è gestito dai nipoti e dal genero, Salvatore Marrone.

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Via Cala, 62, Palermo, PA, Italia

La focacceria nata nel 1943 e giunta alla terza generazione

Del cibo di strada il pane con la milza è il re, e se c’è una dinastia di “meusari” a Palermo è dentro il molo della Cala, a Porta Carbone, detta anche dei Legni, perché era la porta d’ingresso per i carichi di carbone e legna da destinare al commercio. La porta fu abbattuta nel 1875 ma qui, dal 1943, nonno Peppino con i figli Domenico e Francesco ha aperto la sua prima focacceria. Una conduzione familiare che continua oggi, con la terza generazione che si alterna al bancone stipato di “vastelle” al sesamo accanto al pentolone inclinato dove le fettine di milza e polmone sono fritte, prima della fatidica domanda: “schetta o maritata”? Cioè con limone o semplice o con caciocavallo grattugiato o ricotta. Alle pareti le cartoline di viaggiatori da ogni parte del mondo che sono stati qui, tra i clienti leggendari l’attore che nella saga del pugile Rocky Balboa ha impersonato Apollo Creed, alias Carl Weathers.

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Via Conte Agostino Pepoli, 180, Trapani, TP, Italia

Tra i presepi e i gioielli dei “mastri curaddari”

All’interno del complesso dell’Annunziata, lì dove il tempo sembra essersi fermato, nei primi anni del Novecento sorge il museo intitolato ad Agostino Pepoli, nobiluomo trapanese – proprietario di buona parte delle collezioni esposte – dove è possibile ripercorrere il passato di Trapani dalla preistoria al XIX secolo, con particolare riferimento alle arti decorative e applicate nelle quali la città tra i due mari, tra il XV e il XVII secolo, si distinse soprattutto per la lavorazione del corallo ad opera dei “mastri curaddari”. Tante anche le realizzazioni in maiolica, gli ori, gli argenti e le sculture presepiali, dove il corallo diventa protagonista assoluto ed è ulteriormente adornato da smalti e pietre preziose.

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Via Pietro Novelli, 3, 90134 Palermo PA, Italia

Pupari da cinque generazioni nel cuore di Palazzo Asmundo

Tutto è iniziato da don Cecè, nomignolo dato da Vincenzo Argento a un mucchietto di legnetti avanzati che scolpiva per fare dei pupi: era il 1893 e da allora l’antica arte del puparo si è tramandata in famiglia per cinque generazioni. Oggi a Palazzo Asmundo c’è questo piccolo teatro della tradizione siciliana dove ancora sono custodite le antiche tele dipinte a mano che facevano da sfondo alle gesta di Carlo Magno. Di quest’Opera dei Pupi è oggi titolare il nipote Vincenzo, ma tutti, in famiglia, si sono dedicati alla costruzione artigianale, alla sagomatura delle armature arabesche, usando metalli come l’ottone, l’alpacca, il rame e l’argento. La famiglia Argento organizza anche laboratori dove si impara a costruire e dipingere un pupo, e al 145 di corso Vittorio è possibile assistere a questa magia, in un piccolo antro dove sono affastellate braccia, gambe, costumi delle varie marionette.

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Via Maqueda, 172, Palermo, PA, Italia

Insegna e decorazioni Liberty, un pezzo di storia della città

Nel 1854 a Palermo esistevano quindici librerie, tutte ubicate lungo l’attuale corso Vittorio Emanuele, a eccezione del libraio Decio Sandron di piazza Marina e di quella gestita dai fratelli Pedone (Luigi e Gaspare) in via Maqueda. Intorno alla fine del secolo, i fratelli Pedone, meglio conosciuti come Pedone Lauriel, separano la loro attività, gestendo in modo autonomo le librerie che possedevano. A Giuseppe va quella di via Maqueda, la Agate, che in seguito cambierà gestione, passando alle Librerie Italiane Riunite delle Messaggerie Italiane, con il nome di Libreria Dante e infine a Flaccovio. Nel 2013 la chiusura. Oggi quel memorabile locale, la cui insegna originaria è stata lasciata intatta e le cui decorazioni parietali sono state mantenute, ospita Bisso Bistrot, un ristorante in cui si possono gustare piatti della tradizione siciliana.

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Via Maqueda, 263, Palermo, PA, Italia

Vestiti, scarpe, borse Ecco il tempio del vintage

Oggetti, borse, vestiti, gioielli e accessori vintage abitano qui. Le grandi vetrine campeggiano su via Maqueda, lanciando un accattivante viaggio a spasso nel tempo, quando era ancora possibile rovistare in una soffitta e trovare un tesoro dimenticato. Perchè tra calzature antiche e moderne, o di modernariato, c’è il pezzo d’arredo o il gioco da tavola anni 70 che ha fatto la gioia di pomeriggi spensierati. I vestiti sono disposti in un caos armonioso tra lampade d’epoca, porcellane, scarpe, e di tutto un po’. Le scarpe sono tutte originali e non usate, scovate in depositi o in magazzini che custodiscono piccoli tesori, spesso anche di marce blasonate. L’importante è entrare senza guardare l’orologio. Per tornare bambini, o fare un viaggio nel passato, giocando con la moda.

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Piazza Luigi Pirandello, Agrigento, AG, Italia

Un viaggio affascinante dentro e sotto la scena

I lavori cominciarono nel 1870, ma a cantiere aperto scoppiò un contenzioso tra costruttori ed ente appaltante. Il Comune lamentava, infatti, che il cosiddetto arco armonico fosse sordo. Fu la consulenza del grande architetto Giovambattista Basile a dirimere la controversia e a consentire l’apertura al pubblico nel 1880. Nel 1946 il teatro venne intitolato a Luigi Pirandello, fiore all’occhiello di Agrigento per il suo premio Nobel, ma successivamente, per varie vicissitudini, restò chiuso per quarant’anni fino alla storica riapertura del 1995. Dal teatro si accede all’ipogeo dell’Acqua Amara, chiamato così per l’acqua che scorreva nelle viscere della terra che evidentemente non era gradevole. Fa parte del complesso sistema di cunicoli che garantivano l’approvvigionamento idrico in città. Ancora dibattuta, tra gli studiosi, l’ipotesi di un presunto utilizzo militare.

Piazza San Francesco d'Assisi, 3, Catania, CT, Italia

Le opere di quel che Picasso definì il più grande disegnatore d’Europa

“Greco è il più grande disegnatore che abbiamo in Europa”: non ha usato mezzi termini un artista del calibro di Pablo Picasso per definire le opere di questo figlio di Catania, che fu scultore, scrittore e illustratore italiano.
Il museo venne aperto negli anni Novanta e inaugurato personalmente da Emilio Greco in un luogo che lo lega indissolubilmente al compositore Vincenzo Bellini: occupa infatti alcuni ambienti del Palazzo Gravina Cruyllas dei Principi di Palagonia, sede anche del Museo civico belliniano e prima abitazione del compositore. Dal museo è possibile ammirare i fasti dell’edificio attraverso cui l’antica famiglia Gravina Cruyllas manifestava la propria potenza: dalla cappelletta agli stemmi che ne decorano il soffitto dell’atrio di ingresso.
Le opere di Greco sono 150, autografate e datate tra il 1955 e il 1992, ma soprattutto dense di un tratto originalissimo. Oggi, dopo un temporaneo periodo di chiusura, il museo custodisce anche quelle dello scultore catanese Eugenio Russo.

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Via San Nicolò All'Albergheria, 38, Palermo, PA, Italia

La cucina di casa da oltre un secolo all’Albergheria

Era il 1904 quando a Ballarò un bersagliere con la passione per la buona cucina aprì la sua trattoria. Ancora oggi l’atmosfera è la stessa: pare di stare in una casa privata con la gente che parla da una tavola all’altro a voce altissima. Gli avventori storicamente sono quelli dell’Albergheria, ma da qualche anno i clienti arrivano da ogni parte della città per assaggiare la tipica cucina siciliana. Funziona sia come taverna sia come ristorante. Il nuovo proprietario Francesco Battaglia, detto Lollo, aveva solamente vent’anni quando ha deciso di rilevare l’attività e da quattordici anni la gestisce come fosse l’estensione di casa sua. La specialità che consiglia a chi lo chiede è la pasta con la glassa. Un piatto “povero” ed eccezionalmente gustoso, caratteristica di tante pietanze siciliane. In questo caso si tratta del fondo di cottura dello spezzatino.

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Agrigento, AG, Italia

L’antico tesoro delle monache benedettine

È il più celebre dei monumenti medievali della città, splendido, da non perdere. Per gli agrigentini è “Bataranni”, in dialetto, che significa la “Badia Grande”. Fondato nel 1299 dalla marchesa Rosalia Prefoglio, moglie di Federico I di Chiaramonte e madre di Manfredi, che negli ultimi anni della sua vita decise di donare la struttura alle monache benedettine dell’ordine cistercense. L’ingresso immette in un bellissimo chiostro. Al pianterreno: la cappella eretta da Costanza II di Chiaramonte intorno al 1350; l’Aula Capitolare, con portale, due grandi finestre bifore in tipico stile chiaramontano a zig zag e il soffitto con archi ogivali; il grande refettorio realizzato nel 1621. Al primo piano, da visitare il dormitorio con soffitto ligneo e archi a sesto acuto della prima metà del Seicento e la Sala della Torre. L’ultimo piano ospita la sezione etno-antropologica del Museo civico.

Via Etnea, 397, Catania, CT, Italia

Una storia fatta di terra, di piante e della tenacia di alcuni studiosi

Correva l’anno 1788 quando l’Università di Catania istituì la prima cattedra di Botanica, affidandola prima a Matteo Di Pasquale e successivamente a Ferdinando Cosentini. Mancava, però, un luogo fisico in cui dimostrare quello che si era spiegato in teoria. Ma i due luminari non si diedero per vinti e si procurarono un piccolo appezzamento di terra, da destinare a orto accademico.
Per la fondazione di un Orto botanico vero e proprio si dovette aspettare svariati decenni: nominato titolare della cattedra il monaco benedettino Francesco Tornabene Roccaforte, questi finalmente ottenne dalla Deputazione della Regia Università di Catania il tanto agognato terreno.
La storia dell’Orto botanico di Catania è, dunque, legata a doppio filo alla tenacia dei suoi studiosi, tra cui va anche annoverato Fridiano Cavara. Uno scienziato dalla mente vivace: di lui si racconta che creò, nei pressi di una casa cantoniera, un giardino botanico alpino, che chiamò gussonea, per acclimatare sull’Etna piante alpine.
Oggi l’Orto botanico si estende su una superficie di circa 16 mila metri quadrati, su suoli in parte di origine vulcanica, con lave di epoca romana, e in parte alluvionali. Da non perdere, tra le tante meraviglie del mondo verde, l’hortus siculus, con la sua collezione di piante spontanee dell’isola, anche molto rare.

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Via Vincenzo Mirabella, Siracusa, SR, Italia

Il tempio voluto dai normanni dopo la dominazione musulmana

Edificata nel 1199, per volontà del vescovo Lorenzo, la chiesa è tra i più significativi esempi di architettura normanna a Siracusa. Testimonianza importante, nella storia della riapertura delle chiese cristiane da parte dei normanni dopo la dominazione musulmana. Navata unica, finestrelle strette e profonde che rimandano alle feritoie di castelli e fortezze medievali. L’impianto originario, scevro dalle modifiche successive, si conserva solo nella zona absidale. Salvo pure il portale della parete settentrionale. Il terremoto del 1693, anche in questa chiesa, lasciò grandi ferite. Oggi gli interni, privi delle opere d’arte trasferite altrove, sono utilizzati come oratorio della vicina parrocchia del Carmine. Da ammirare il solaio a cassettoni e gli altari. Tra le sepolture gentilizie, si trova la tomba del beato Andrea Xueres, un predicatore proveniente da Malta.

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Piazza Duomo, Messina, ME, Italia

Dal portale gotico ai matrimoni regali, qui rivive la città medievale

Avvicinatevi e sentirete il profumo di una storia lontanissima, che data 1197: in quell’anno, questa imponente chiesa venne consacrata, alla presenza di quell’Enrico VI figlio di Federico Barbarossa. La bellezza e l’eleganza del Duomo erano così perfette da ospitare il matrimonio tra Guglielmo II, principe normanno di origini siciliane, e la principessa Giovanna, sorella di Riccardo Cuor di Leone.
Oggi resta ben poco di quel posto tanto magico – incantava chiunque lo vedesse – quanto sfortunato: incendi, terremoti e speculazioni umane (a partire dal rogo del 1294) lo hanno fortemente danneggiato. Ma la sua bellezza resiste e vive, a partire dai portali gotici, che offrono un prezioso spaccato della vita quotidiana del tempo, fino all’altare maggiore, ornato di pietre dure, e alle cappelle e ai monumenti funerari intitolati a personaggi di spicco della Messina medievale.
Da non perdere, inoltre, il tesoro del Duomo, e soprattutto il suo pezzo più pregiato: la Manta d’Oro, realizzata in purissimo oro nel 1668 dal celebre orafo fiorentino Innocenzo Mangani.

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Via Consolato del Mare, Messina, ME, Italia

Nel cuore del Palazzo comunale due luoghi della memoria

Palazzo Zanca, sede del Comune, custodisce due raccolte museali molto interessanti sull’antica Zancle e sulle tradizioni popolari locali. L’Antiquarium espone preziosi reperti archeologici, che ricostruiscono la storia della città dal periodo greco a quello medievale, rinvenuti, negli ultimi decenni, nell’area del cortile interno dello stesso Palazzo o in altri siti vicini. La mostra permanente sulla “Vara” di Ferragosto e sui Giganti Mata e Grifone, ritenuti i progenitori dei messinesi, raccoglie, invece, materiale iconografico relativo alla celebre festa dello Stretto, che ha come protagonista, dal 1535, la machina piramidale dell’Assunta. La processione, con migliaia di fedeli, incantò anche famosi scrittori e viaggiatori del Grand tour. La rassegna espositiva è stata allestita grazie a una sinergia tra Comune, Comitato Vara e Associazione Amici del Museo. Rappresenta il primo nucleo di un costituendo Museo della Vara e dei Giganti.

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Via del Parlamento, 16, Palermo, PA, Italia

Il giro del mondo attraverso i tamburi

Pezzi di mondo e culture diverse si concentrano nel laboratorio di Santo Vitale. Due scalini appena per lasciarsi alle spalle il frastuono di via Vittorio Emanuele e iniziare il giro del mondo attraverso un’ampia varietà di tamburi. Tra i più antichi strumenti musicali inventati dall’uomo, Santo Vitale li costruisce anche con materiali riciclati. Una passione nata per caso da ragazzo, quando regalò un tamburo alla sorella per il compleanno e, qualche mese dopo, si trovò a ripararlo. Dal pavimento al soffitto, ovunque tamburi di forme, materiali, caratteristiche e funzioni diverse, da suonare con una sola mano o con tutte e due oppure con le bacchette. Tamburi italiani, spagnoli, brasiliani, africani, giapponesi. Ogni percussione ha un suono diverso. E per chi vuole imparare a costruire e suonare le percussioni, nel laboratorio si organizzano corsi.

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Via Alessandro Paternostro, 11/13, Palermo, PA, Italia

Un angolo di Belle Epoque progettato da Ernesto Basile

Nascosto nel cuore del centro storico, a due passi dall’Antica Focacceria San Francesco,  in via Alessandro Paternostro, sorge, dal 1902, la gioielleria Sutera. Il locale, progettato da Ernesto Basile, per più di un secolo, ha mantenuto la struttura e l’arredamento originario, essendo vincolato come bene storico. Affiancato dalle facciate dei palazzi nobiliari, conta tredici vetrine su via Paternostro, con la facciata e l’insegna nel classico stile verde brillante e oro. Qui  gravitava il bel mondo e ancora i “ruggenti anni Venti” si trovano nello stile della cassaforte e negli arredi. Qui si veniva per la perfezione degli orologi di tradizione tedesca e le creazioni di oreficeria della casa. Nel laboratorio si lavora su oro bianco e giallo, pietre preziose e dure. A gestire l’attività è oggi Alfredo Ragonese, nipote per parte di madre di Alfredo Sutera.

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Via Ruggiero Settimo, 68, Palermo, PA, Italia

Due secoli di rosticceria mignon per l’antesignano dello street food

Un “buco” che esiste dal 1826. All’interno del cortile nobile di Palazzo De Stefano, ha sempre prodotto peccatucci di gola (timballi, panzerotti, arancinette e pasticcini) da consumare a tutte le ore della giornata. Né bar né caffè: è una sorta di proto-rosticceria che ha inventato il formato mignon, molto prima che lo street food andasse di moda. Una volta varcato il portone ci si ritrova in un’oasi di tranquillità grazie al cortile, mentre le foto in bianco e nero della Palermo di una volta spiccano sulle piastrelle bianche alle pareti. I fratelli Allegra che avevano intrapreso l’attività, si erano ispirati alle sontuose libagioni dei palazzi nobiliari, preparando però lillipuziani pezzi di rosticceria. La più antica “cucina” di Palermo è stata gestita fino a pochissimi anni fa dai tre fratelli Allegra (due cuochi e il più giovane al banco), quando è passata alla famiglia Valentino.

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