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Via Volturno, 51, Palermo, PA, Italia

I segreti degli antichi canestrai per tavoli, sedie e nasse

Vincenzo Ganci ha imparato i segreti dei canestrai andando a bottega a soli dieci anni. Nel dopoguerra ha aperto il suo laboratorio in via Carini e da venticinque anni si è trasferito in via Volturno. Insieme a suo figlio Arcangelo, fabbrica tavoli, sedie, nasse come lampadari e cesti di vimini che oggi riempiono il negozio e la strada: tutti realizzati intrecciando i rami lunghi e flessibili alla stessa maniera in cui si faceva secoli fa. Il procedimento è sempre lo stesso: una conoscenza in cui il tempo e la pazienza fanno da protagonisti. Seduti uno di fronte all’altro, dentro il loro laboratorio, i due artigiani hanno una maestria tale che paiono suonare qualcosa a memoria. Non guardano le loro mani che intrecciano o la loro opera che prende forma, guardano piuttosto gli amici che vanno a trovarli: una sedia di vimini su cui sedersi è sempre a disposizione.

Viale Africa, Catania, CT, Italia

Storia del cinema e antiche mappe nell’ex stabilimento industriale

Dopo un’operazione di riqualificazione dell’area delle raffinerie di zolfo – estratto dalle miniere dell’entroterra siciliano – in prossimità della stazione e del porto, i camini per la dispersione dei fumi provenienti dalle fabbriche sono diventati ciò che oggi è il centro fieristico polifunzionale Le Ciminiere. Questo prezioso esempio di archeologia industriale ospita anche alcune mostre permanenti, come il museo dello Sbarco in Sicilia del 1943, che racconta la storia del secondo conflitto mondiale in Sicilia attraverso fotografie d’epoca, registrazioni, riproduzioni in scala e reperti; quello del Cinema che – partendo dallo sviluppo tecnico fino all’evoluzione stilistica – racconta l’invenzione della settima arte. Affascinante anche la mostra permanente di carte geografiche antiche della Sicilia/Collezione La Gumina, con oltre 140 cartine databili dal XV al XIX secolo, portolani e atlanti tascabili.

Via Vittorio Emanuele II, Catania, CT, Italia

Mostre ed esposizioni nell’ex monastero

Ha una storia antica e prestigiosa, il palazzo della Cultura di Catania: nasce dalle ceneri del terribile terremoto del 1693, e dall’unione del sacro e del profano.
Di questo edificio, infatti, fanno parte i resti dell’ex monastero di San Placido e quelli, più antichi, del Palazzo Platamone (precedentemente donato dalla famiglia alle Benedettine). Quello che resta della gloria di questa famiglia è ancora però visibile nello stemma del palazzo: un monte con sopra tre conchiglie e un giglio in cima.
Siciliani di probabile origine greca, i Platamone furono tra le famiglie più influenti del panorama politico del Regno di Trinacria nel Quattrocento, e tra le più prestigiose di Catania. Esperti commercianti, i suoi membri affiancarono a questa attività anche la gestione di numerose cariche pubbliche.
Oggi il palazzo della cultura ha subìto numerose ristrutturazioni, ma sono ancora visibili testimonianze tardo-medievali nel loggiato, dal quale si affaccia un piccolo balcone che sembra incastonato sullo sfondo del cortile del monastero di San Placido. Ospita un’esposizione permanente e mostre temporanee.

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Via Sperlinga, 32, Palermo, PA, Italia

Gli abiti siciliani che hanno conquistato gli arabi

Il nome nasce da un gioco di parole legato alle iniziali della sua ideatrice, Daniela Vinciguerra, e la libertà di giocare con la fantasia e le forme salta subito all’occhio in questo lungo spazio che si articola tra quattro vetrine su via Sperlinga e via Pignatelli, in un gineceo dove un solerte staff, tutto al femminile, consiglia tra capi di abbigliamento, accessori, gioielli, complementi di arredo e oggetti per la casa. “Lavoriamo con materie prime italiane e sarte siciliane”, spiega Daniela Vinciguerra, una passione per l’architettura specchiata nei suoi tagli a uovo e nelle linee geometriche e morbide allo stesso tempo. Uno stile che ha conquistato oltre alla clientela siciliana quella araba, “soprattutto a Dubai, Riad, Yemen”. Vuedu è anche una vetrina per le creazioni di designer siciliani e stranieri e un brand che si studia nei corsi di Architettura e disegno industriale.

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Via Barbaraci, 9, Palermo, PA, Italia

L’arte dei pupi siciliani nel cuore del Papireto

Salvatore Bumbello, classe 1977, è costruttore di pupi palermitani e ha la sua bottega-laboratorio nel popolare quartiere del Papireto. È figlio di Luciano Bumbello, che fu allievo di Francesco Sclafani, costruttore di pupi siciliani dal 1950 al 1995, collaboratore e aiutante delle famiglie storiche di pupari di Palermo tra cui i Cuticchio e i Mancuso, nonché amico di Antonio Pasqualino, fondatore del Museo internazionale delle marionette. Dal padre, Bumbello impara l’arte della costruzione dei pupi, e nel 1995, alla sua morte, a soli diciassette anni, prende le redini dell’attività, collaborando con tutti i pupari di Palermo. Oltre alla costruzione dei paladini, Salvo Bumbello spesso collabora alla messa in scena dell’Opera dei pupi. Nel piccolo laboratorio al Papireto c’è una folla epica, composta da tante teste di legno in corso di lavorazione, appena intagliate e pronte ad essere dipinte. Nel 2013 ha fondato la compagnia Opera dei Pupi Brigliadoro.

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Via Lattarini, 3, Palermo, PA, Italia

L’ultimo dei molitori nella bottega che ha un secolo di vita

Si molano cesoie, coltelli, forbici e se ne vendono anche di nuovi e affilatissimi da 93 anni nella bottega Di Giovanni. C’è la storia di Palermo in quella stanzetta colma di scaffali e lame di ogni misura, dove la mola di smeriglio a acqua non si ferma mai da due generazioni molto longeve. Giosuè Di Giovanni, 81 anni portati egregiamente, apre ogni giorno la saracinesca di via Grandi Lattarini all’angolo con via Roma e perpetua una tradizione destinata a spegnersi. La cominciò suo padre Giuseppe, che nel 1925 trasferì il suo negozietto da arrotino negli attuali locali, che ospitavano un’armeria. Da lì sono passati macellai, salumieri, casalinghe, pescatori subacquei. Venivano da tutta la provincia. Da qualche anno gli affari sono in calo, ma i turisti passano e si innamorano, pretendono una foto con quell’artigiano d’altri tempi.

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Via Calderai, 14, Palermo, PA, Italia

Gli stagnini che da 150 anni producono oggetti in rame

Via Calderai, nell’ex quartiere ebraico, è il luogo delle meraviglie metalliche in cui si può trovare un passa-pomodoro gigante e una tortiera nuziale, un pentolone per la milza e un fornello per le caldarroste, oggetti che in un modo o nell’altro si rincorrono alla memoria dei panormìti un po’ come delle icone. Da 150 anni, qui, ci sono i “ferrari” o stagnini Trapani. Un tempo era una squadra intera di quaranta operai che martellava, cesellava, tagliava. Oggi c’è Ezio Trapani con il figlio Francesco. Ha cominciato l’attività il bisnonno Francesco, poi è stata la volta del nonno Ignazio e del padre Salvatore. Per produrne una “quarara” di rame ci vuole una settimana di lavoro e costa 250 euro. Si comincia dal foglio di rame che va tagliato e poi messo al tornio, per finirlo con la stagnatura e i manici in ottone.

Via Sant'Anna, 8, Catania, CT, Italia

Foto, arredi e oggetti  dell’autore de I Malavoglia

Giovanni Verga crebbe e morì qui nel 1922, nel cuore della vecchia Catania, nell’appartamento al secondo piano del palazzo ottocentesco della chiassosa via Sant’Anna. La casa, dichiarata monumento nazionale nel 1940, conserva all’interno arredi e oggetti appartenuti allo scrittore. Oltre 2600 volumi che furono proprietà di Verga, riproduzioni originali di opere dell’autore, fotografie d’epoca, lastre e pellicole scattate dallo stesso Verga, il quale era un grande appassionato di fotografia, permettono di accedere alla vita del genio vizzinese. Inoltre, sembra che le pareti parlino grazie ai numerosi ritratti, tra i quali quello realizzato da Alessandro Abate per lo scrittore e la targa in marmo e bronzo, opera di Giovanni Nicolini, doni all’autore per i suoi ottant’anni.

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Via Roma, 33, Siracusa, SR, Italia

L’antico luogo di preghiera delle monache di clausura

Dopo un periodo di accurati lavori, questa chiesa è tornata a essere fruibile con tutta la sua storia legata soprattutto al monastero annesso, un tempo tra i più grandi e ricchi della città. Fu edificata nel XVII secolo, su progetto di Michelangelo Bonamici. Il terremoto del 1693 danneggiò l’intero complesso religioso, causando ingenti crolli del campanile e della sacrestia. Le monache di clausura furono costrette ad andar via in tutta fretta e a trasferirsi nel Palazzo arcivescovile. Nel 1703 iniziò l’opera di ricostruzione, sotto la direzione di Pompeo Picherali che cercò di attenersi all’originario disegno di Michelangelo Bonamici. Nella seconda metà dell’Ottocento, il monastero cambiò destinazione d’uso e venne adibito a sede della Prefettura. Oggi, dopo i recenti restauri, ammiriamo la bella chiesa con il portale originario quattrocentesco. All’interno, tre tele di pregio, opera di Onofrio Gabrielli: “La Madonna della Lettera”, “Il martirio di santa Lucia”, “La strage degli Innocenti”.

Via Pompeo Picherali, Siracusa, SR, Italia

Qui rivive la storia dei Borgia e degli Impellizzeri

Costruito su un preesistente palazzo di epoca aragonese, venne edificato nel Settecento da un discendente dei Borgia e degli Impellizzeri. Dei Borgia, nobile e influentissima famiglia di origini spagnole trapiantata a Roma, si è detto e scritto di tutto. Meno nota, invece, è la famiglia Impellizzeri, legata agli aragonesi e detta “del casale” dal nome di un feudo.
Tra divorzi e matrimoni, le sorti dei due potenti casati si legarono proprio a Siracusa, in questo palazzo, per volontà di Giuseppe Maria Borgia. Un gioiello che racconta storie e vicissitudini, ma anche bellezza ed eleganza architettonica. Caratteristico, tra l’altro, per il colore rosso dell’ordine superiore e per gli elementi barocchi del grande androne interno.

Via Etnea, 397, Catania, CT, Italia

Una storia fatta di terra, di piante e della tenacia di alcuni studiosi

Correva l’anno 1788 quando l’Università di Catania istituì la prima cattedra di Botanica, affidandola prima a Matteo Di Pasquale e successivamente a Ferdinando Cosentini. Mancava, però, un luogo fisico in cui dimostrare quello che si era spiegato in teoria. Ma i due luminari non si diedero per vinti e si procurarono un piccolo appezzamento di terra, da destinare a orto accademico.
Per la fondazione di un Orto botanico vero e proprio si dovette aspettare svariati decenni: nominato titolare della cattedra il monaco benedettino Francesco Tornabene Roccaforte, questi finalmente ottenne dalla Deputazione della Regia Università di Catania il tanto agognato terreno.
La storia dell’Orto botanico di Catania è, dunque, legata a doppio filo alla tenacia dei suoi studiosi, tra cui va anche annoverato Fridiano Cavara. Uno scienziato dalla mente vivace: di lui si racconta che creò, nei pressi di una casa cantoniera, un giardino botanico alpino, che chiamò gussonea, per acclimatare sull’Etna piante alpine.
Oggi l’Orto botanico si estende su una superficie di circa 16 mila metri quadrati, su suoli in parte di origine vulcanica, con lave di epoca romana, e in parte alluvionali. Da non perdere, tra le tante meraviglie del mondo verde, l’hortus siculus, con la sua collezione di piante spontanee dell’isola, anche molto rare.

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Via Giuseppe Garibaldi, 41, Palermo, PA, Italia

Qui nacque l’elisir per l’acqua e “zammù”

Un quadernetto con la copertina nera di dieci centimetri per quindici, conservato in cassaforte, custodisce dal 1813 la ricetta segreta con cui i fratelli Tutone preparano lo zammù, forse già inventato dagli arabi, capace di trasformare un bicchiere d’acqua in una bevanda dissetante e gustosa: si tratta di una versione nuova e “unica” (da qui l’appellativo “unico” sull’etichetta) creata utilizzando l’anetolo che si vendeva in farmacia, cioè l’olio essenziale che si ricava dai semi dell’anice stellato. La storia comincia in un chiosco in piazza Fieravecchia, poi chiamata piazza Rivoluzione, dove si vendevano bevande e tabacchi. Molti gli aristocratici diretti al Teatro Santa Cecilia che si fermavano in carrozza a dissetarsi. Adesso che la produzione è su scala industriale, è rimasta la sede di Palazzo Ajutamicristo, acquistata nel 1948 a pochi passi dal vecchio chiosco, a ricordare le origini.

Via Dina e Clarenza, Messina, ME, Italia

Quando la Madonna, in soccorso di Messina, deviò con le mani le frecce dei francesi

Era il 1282 e i messinesi erano insorti contro lo strapotere e l’insolenza dei francesi. Erano i Vespri siciliani, insomma.
E la Madonna delle vittorie apparve nel luogo in cui infuriava la lotta e in cui oggi sorge il Santuario di Montalto: una dama bianca, che con le mani deviava le frecce nemiche e con le vesti copriva le mura di Messina, rendendole invisibili ai soldati francesi. La leggenda racconta ancora che, poco dopo il prodigioso evento, Maria apparve in sogno a un frate, Nicola, chiedendogli di fare sorgere proprio lì un luogo di culto a lei consacrato. Il giorno seguente, a mezzogiorno, il fraticello convocò le più alte cariche cittadine, e una colomba, con il suo volo, delimitò il terreno, che venne poi acquistato dal Senato messinese. Una leggenda così impressa nella memoria collettiva da essere ricordato nel campanile del Duomo con un quadro semovente.
Nel 1295 la chiesa fu aperta ai fedeli e si diffuse il culto della Madonna di Montalto, ma nel 1908 il terremoto distrusse l’intero complesso, poi completamente ricostruito.
Dal santuario, visibile da ogni parte della città, si gode di una vista mozzafiato, ma da ammirare è anche lo splendido crocifisso cinquecentesco miracolosamente (è il caso di scriverlo) rinvenuto dopo i crolli del terremoto.

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Via Vittorio Emanuele, 293, Palermo, PA, Italia

Abiti talari, offertori, rosari Da un secolo tutto per il clero

La ditta Pantaleone nasce nel 1905, anno in cui Giuseppe, il suo fondatore, sarto ecclesiastico itinerante, originario di Villalba, decide di smettere di attraversare la Sicilia per soddisfare le esigenze del clero e di aprire il primo punto vendita.  È solo nel 1919 che il sarto nisseno si trasferisce a Palermo con la famiglia, e, proprio nel palazzo nobiliare in cui va a vivere – racconta il nipote Domenico, oggi gestore dell’azienda – crea la propria bottega. Il 1938 è un anno di svolta perché Giuseppe lascia l’attività di sarto per dedicarsi alla vendita, aprendo la nuova sede in corso Vittorio Emanuele, ampliando la gamma di articoli in vendita, da quel momento inclusiva di oggetti di arredamento sacro, quali statue, brocche, rosari e piatti offertoriali.  Nel corso degli ultimi venti anni l’impresa è diventata un riferimento per il clero, con commesse in tutta Europa, a Sidney, a New York.

Via Vittorio Emanuele II, 182, Catania, CT, Italia

Una terrazza panoramica sul barocco della città

Affacciata su via Vittorio Emanuele, la chiesa della Badia di Sant’Agata e l’ex monastero annesso furono innalzati sulle rovine dell’antica chiesa e del convento dedicati alla patrona catanese. Distrutta dal sisma del 1693, la Badia fu completata nel 1735 dall’architetto Vaccarini, in stile barocco siciliano, con un prospetto caratterizzato da un movimento ondulato che regala morbidezza a tutto l’edificio, grazie anche alle concavità e convessità che danno vita ad ammalianti contrasti di luci e ombre. Il ricco portale di stile tardo rinascimentale e le insegne della santa conducono all’interno della chiesa, che accoglie in maniera essenziale, con una pianta a croce greca dominata dalla maestosa cupola, che dona una vista a 360° sulla città. Dentro, imperdibile, il Crocifisso realizzato da Ignazio Carnazza, nel 1696.

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Discesa dei Giudici, 11, Palermo, PA, Italia

Telaio e oggetti fatti a mano per gli innamorati della carta

In vetrina campeggia una splendida pressa funzionante dell’800, dentro è un paradiso colorato per gli amanti della carta: di fianco a piazza Pretoria, lungo la Discesa dei giudici, Valeria Rosselli, tra le prime laureate in Italia a specializzarsi in Conservazione e restauro, gestisce una legatoria artigianale d’arte. Qui, tra un telaio e delle carte marmorizzate a mano, siciliani e turisti chiedono album fotografici personalizzati, biglietti di auguri, agende in pelle con diversi tipi di cuciture tra cui scegliere, sketchbook e libri con stoffe riciclate, o copertine con foto della Sicilia. I più ricercati hanno anche commissionato delle copertine in legno intagliato, come di legno sono gli arredi di Libbra, di produzione artigianale. Periodicamente si organizzano corsi di legatoria e pittura per adulti e bambini.

Piazza Stesicoro, Catania, CT, Italia

Il “Colosseo nero”, il gigante di lava salvato da Sant’Agata

A Catania lo chiamano “il Colosseo nero”: la sua imponenza è tale da essere secondo soltanto all’originale romano. In questo monumento l’impronta dell’Etna si vede inequivocabilmente, visto che la lava ha una parte fondamentale nell’edificio, soltanto in parte rivestito da marmo bianco. La sua storia risale al 300 avanti Cristo, quando venne edificato, a ridosso della collina Montevergine che ospitava il nucleo storico dell’abitato. Oggi fa parte del centro storico della città (la zona un tempo era adibita a necropoli) ma soprattutto del cuore catanesi, che al loro anfiteatro sono molto legati. Poteva contenere quindicimila spettatori, aveva trentadue ordini di posti e una cavea con 14 gradoni. Era probabilmente prevista anche una copertura con grandi teli per il riparo dal forte sole o nel caso di pioggia.
E la tradizione racconta che vi si svolgessero le naumachie, vere battaglie navali, sfruttando l’antico acquedotto, riempito dalle abbondanti acque del fiume Amenano, ora sotterraneo. Una leggenda, ancora una volta legata alla lava, racconta che nel 252 una violenta eruzione dell’Etna abbia sfiorato l’anfiteatro senza raggiungerlo, perché protetto dal velo di Sant’Agata, martirizzata lì poco tempo prima: quella spaventosa eruzione passò alla storia come la colata di Sant’Agata.

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Via Ruggero Settimo, 74, Palermo, PA, Italia

La scarpa su misura da scegliere a suon di musica

Calzature artigianali personalizzate esposte insieme a dischi in vinile in uno spazio che sintetizza il gusto e la passione dei suoi proprietari: Bizio Rizzo e Marilena Sardina. Non un semplice negozio ma uno “studio artigianale” in cui progettare il proprio paio di scarpe seduti sul comodo divano di pelle, guidati dalla musica in sottofondo che ne suggerisce lo stile. Ci si può lasciare ispirare dal punk, dal rock o dal pop, scoprendo storie e mondi legati alla musica di cui Rizzo è appassionato ma anche, in quanto musicista, protagonista. Il tutto sotto la supervisione di sua moglie Marilena Sardina che disegna e progetta le calzature, realizzate poi nella fabbrica di famiglia, la Scius Italia. Tre generazioni di artigiani calzaturieri che dal 1945 seguono i dettami della migliore tradizione del Made in Italy nella scelta dei materiali e nella lavorazione del prodotto.

Viale Africa, 12, 95129 Catania, CT, Italia

Storia del cinema e antiche mappe nell’ex stabilimento industriale

Dopo un’operazione di riqualificazione dell’area delle raffinerie di zolfo – estratto dalle miniere dell’entroterra siciliano – in prossimità della stazione e del porto, i camini per la dispersione dei fumi provenienti dalle fabbriche sono diventati ciò che oggi è il centro fieristico polifunzionale Le Ciminiere. Questo prezioso esempio di archeologia industriale ospita anche alcune mostre permanenti, come il museo dello Sbarco in Sicilia del 1943, che racconta la storia del secondo conflitto mondiale in Sicilia attraverso fotografie d’epoca, registrazioni, riproduzioni in scala e reperti; quello del Cinema che – partendo dallo sviluppo tecnico fino all’evoluzione stilistica – racconta l’invenzione della settima arte. Affascinante anche la mostra permanente di carte geografiche antiche della Sicilia/Collezione La Gumina, con oltre 140 cartine databili dal XV al XIX secolo, portolani e atlanti tascabili.

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Via Alessandro Paternostro, 75, Palermo, PA, Italia

Le vecchie carte dei mercati diventano quaderni preziosi

Far diventare prezioso ciò che la gente normalmente getta via: è questa una delle caratteristiche delle Edizioni Precarie di Carmela Dacchille e Giulia Basile. Le diverse carte alimentari che nei mercati di Palermo servono per avvolgere il cibo – pesce, carne, verdura – diventano così taccuini, carte da lettera, cartoline: un materiale “usa e getta” si trasforma un raffinato oggetto artigianale ideale per avvolgere i pensieri di chi lo possiede. Un progetto di design artigianale e grafica, nato dall’amore per Palermo e per i suoi mercati storici, che è in continua evoluzione perché si nutre dello scambio e della sinergia con altri artisti. Nel loro Spazio Precario, infatti, le due creative ospitano anche progetti altrui: grafici, designer, e fotografi che con i loro lavori danno avvio a nuovi racconti. Quasi ogni mese si tengono workshop legati alle arti grafiche e alle tecniche pittoriche sperimentali.

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