Widgets Magazine Widgets Magazine Widgets Magazine Widgets Magazine Widgets Magazine Widgets Magazine Widgets Magazine Widgets Magazine Widgets Magazine Widgets Magazine Widgets Magazine Widgets Magazine Widgets Magazine Widgets Magazine Widgets Magazine Widgets Magazine Widgets Magazine Widgets Magazine Widgets Magazine Widgets Magazine Widgets Magazine Widgets Magazine Widgets Magazine Widgets Magazine Widgets Magazine Widgets Magazine Widgets Magazine Widgets Magazine Widgets Magazine Widgets Magazine Widgets Magazine Widgets Magazine Widgets Magazine Widgets Magazine Widgets Magazine Widgets Magazine Widgets Magazine Widgets Magazine Widgets Magazine
Votazioni
In evidenza/Non in evidenza
Gestita/Non Gestita
Piazza Dante Alighieri, Catania, CT, Italia

Il gigante pieno di tesori dove tutto appare minuscolo

Con i suoi 105 metri di lunghezza, i 48 di larghezza e con un’altezza massima di circa 66 metri, è la più grande chiesa della Sicilia. Non stupisce, quindi, che anche le opere ciclopiche al suo interno appaiano di dimensioni minuscole, se confrontate con la vastità degli ambienti e con il candore dell’intonaco delle pareti, in cui sembrano fluttuare. Le cappelle, per esempio, alle quali vale la pena dare un’occhiata da vicino per ammirarne i manufatti. La loro realizzazione rivela una profusione di materiali nobili che riportano a un mondo di viaggi e di mercanti: libeccio di Trapani, alabastro di Roma, calcare alabastrino di Palermo, giallo di Siena, verde di Calabria, marmo tessalico, bianco di Carrara, marmo di Taormina, marmo di Billiemi, diaspro nero paragone, rosso di Francia, morgatello di Spagna, marmo nero di Portovenere.
Piccolo sembra anche il poderoso organo, recentemente ristrutturato, al quale il celebre organaro Donato Del Piano (poi sepolto proprio in questa chiesa) lavorò per ben dodici anni: realizzò uno strumento enorme, con 2.378 canne in legno e lega di stagno, sei mantici, cinque tastiere e settantadue registri, che poteva riprodurre qualsiasi strumento musicale ed essere suonato in contemporanea da tre organisti.
Una strada lunga caratterizza questo edificio, che fu anche il primo tempio eretto dai benedettini.

Chiesa-di-San-Filippo-alla-Giudecca-1.jpg
Piazza San Filippo, Siracusa, SR, Italia

I cunicoli scavati dai Greci e i bagni rituali ebraici

Nel quartiere ebraico della Giudecca, tante testimonianze stratificate e sorprese di grande interesse. L’anno di completamento della chiesa è il 1742, come si legge sulla facciata, ma l’edificio era preesistente, riportato alla luce dalla Confraternita di San Filippo dopo il terremoto del 1693. I bombardamenti della Seconda Guerra mondiale provocarono ingenti danni e, negli anni Sessanta, a causa di cedimenti strutturali e della cupola pericolante, fu necessaria la chiusura. Riaperta nel 2010, dopo massicci interventi di restauro, oggi la chiesa è da non perdere, soprattutto per la visita dei sotterranei, una rete di cunicoli scavati al tempo dei Greci. Qui sono emerse successive tracce di ipogei paleocristiani e di un luogo di culto ebraico, con presunti bagni per la purificazione. Dopo la cacciata degli ebrei, si insediò la Confraternita, sovrapponendo la chiesa. Ed ecco la cripta con le sepolture dei confrati e affreschi settecenteschi, ma pure graffiti che risalgono alla Seconda Guerra mondiale, quando i cunicoli divennero rifugi antibombe

Cattedrale-di-San-Lorenzo-1.jpg
Corso Vittorio Emanuele, Trapani, TP, Italia

Tra stupore barocco e neoclassico

L’antico quartiere “palazzo”, nel cuore della città, in epoca aragonese fu suddiviso in due rioni: San Francesco e San Lorenzo. Fu qui che, intorno al 1420, il re d’Aragona Alfonso V il Magnanimo, diede l’assenso alla progettazione di una parrocchia cittadina. L’edificio attuale, però, nasce da un lavoro di rielaborazione degli spazi in stile barocco e neoclassico, avvenuto tra Settecento e Ottocento, su progetto dell’architetto locale Giovanni Biagio Amico. In occasione della nascita della diocesi di Trapani – voluta nel 1844 da Gregorio XVI – la chiesa di San Lorenzo fu elevata a Cattedrale e divenne sede vescovile. All’interno, tra affreschi e stucchi, spicca la statuetta del Cristo Morto, realizzato dallo scultore trapanese Giacomo Tartaglio con un tipo di marmo dello stesso colore dell’incarnato – quindi molto realistico – e la Crocifissione, tela del Seicento attribuita al pittore fiammingo Van Dyck.

Teatro-Massimo-3.jpg
Piazza Verdi, Palermo, PA, Italia

Dietro il sipario del tempio della lirica

Che effetto fa salire sul palco del Teatro Massimo, come i cantanti d’opera, e vedere il colpo d’occhio della magnifica sala? Che effetto fa svelare i segreti del palcoscenico tra le scenografie, gli attrezzi e gli abiti di scena? Per provarlo, basterà fare questa visita che “ribalta” il punto di vista tradizionale degli spettatori. E godere in modo inedito del fascino del Teatro Massimo, terzo per dimensioni dopo l’Opéra National di Parigi e la Staatsoper di Vienna. Progettato dal celebre architetto Giovan Battista Filippo Basile e realizzato fra il 1875 e il 1897, il Teatro occupa 7.700 metri quadrati e sorge sull’area di un antico complesso religioso di suore, che fu abbattuto per far posto all’ambizioso progetto “Massimo”. Secondo una diceria popolare, la notte si aggirerebbe ancora il fantasma di una monaca del monastero demolito.

Museo-Archeologico-Regionale-Pietro-Griffo-1.jpg
Contrada San Nicola, 12, 92100 Agrigento AG

Il possente Telamone, l’Efebo, eternamente giovane e le amatissime Demetra e Persefone

È detto anche di San Nicola, proprio perché si trova dietro l’omonima chiesa.
Trovarsi in questo museo è come fare una full immersion della vita dalla preistoria all’epoca greca. Eccole, queste gemme che il tempo non ha scalfito: il Telamone, proveniente dal tempio di Zeus, il gigante Atlante per cui nessun peso sembra troppo gravoso: a lui, infatti, era toccato il compito di sostenere una trabeazione della dimora del re degli dei. E poi il guerriero, con la sua eleganza militare, e l’Efebo di Agrigento, splendida figura di giovanetto, cristallizzato nella sua eterna, verde età.
E poi, tutt’altro che di secondo piano, la produzione artigianale delle terrecotte devozionali, che gli antichi abitanti di Akragas realizzavano nelle botteghe fuori dalle mura cittadine per offrirle alle amate divinità della terra, le dee madre e figlia Demetra e Persefone. Una storia che continua, proprio attraverso queste suggestive testimonianze.

Museo-delle-Armi-antiche-1.jpg
Via Oratorio San Francesco, Messina, ME, Italia

Cinque secoli di storia del modo di fare la guerra

Com’è cambiato il modo di difendersi e di attaccare? Quali differenze tra l’arte della guerra in Europa e quella americana o islamica? E come si andava a caccia un tempo? Le risposte si trovano in questa interessante esposizione con centinaia di armi che fanno parte di una collezione privata, considerata una delle più ricche al mondo. Un viaggio attraverso cinque secoli di storia documentata. La rassegna è allestita nell’ambito del Museo delle armi antiche, in alcuni locali della sede della Città metropolitana, ex Provincia. A raccogliere questi cimeli, da circa cinquant’anni, è un docente animato da grande passione, Gaetano Ori Saitta.
Vedremo armi da fuoco pesanti e leggere, “bianche” da getto, da asta, a lama lunga e corta, ma anche capi d’abbigliamento militari e oggetti utili alla difesa passiva. Cannoni, fucili, pistole, archibugi, pugnali, spade, alabarde, usati come strumenti bellici o per parate militari. Antica tecnologia, ma pure, in alcuni casi, bei pezzi di accurato artigianato artistico da ammirare.

erboristeria d'angelo 2.jpg
Via Dante Alighieri, 124, Palermo, PA, Italia

Tisane, “droghe”, spaccapietra Una storia lunga tre secoli 

Sulla targa di via Dante c’è scritto 1769. A quella data rimonta l’apertura della prima erboristeria dei D’Angelo. Con molta probabilità dev’essere proprio questo l’esercizio commerciale più antico di Palermo. Ma Giovanni D’Angelo precisa che la fondatrice fu la trisavola Dorotea Oliveri e che, solo dopo aver sposato un D’Angelo, il negozio prese il nome attuale. Vicino al Capo, miscelava con il bilancino le giuste quantità di “droghe”, dalla “spacca-pietra”, alla malva per curare le ostruzioni renali. Alle 7 l’erboristeria D’Angelo è già aperta. Nel laboratorio c’è un piccolo gioiello, il bancone miscelatore progettato da papà Giuseppe trent’anni fa. Da D’Angelo Serafino, nell’800 il testimone passa a Giovanni, nonno dell’attuale titolare.  Dello “spaccapietra” se ne vendono trenta boccali ogni giorno: è fatto di gramigna, fiore di ficodindia per curare la “renella”.

magazzini anita 1.jpg
Via Maqueda, 263, Palermo, PA, Italia

Vestiti, scarpe, borse Ecco il tempio del vintage

Oggetti, borse, vestiti, gioielli e accessori vintage abitano qui. Le grandi vetrine campeggiano su via Maqueda, lanciando un accattivante viaggio a spasso nel tempo, quando era ancora possibile rovistare in una soffitta e trovare un tesoro dimenticato. Perchè tra calzature antiche e moderne, o di modernariato, c’è il pezzo d’arredo o il gioco da tavola anni 70 che ha fatto la gioia di pomeriggi spensierati. I vestiti sono disposti in un caos armonioso tra lampade d’epoca, porcellane, scarpe, e di tutto un po’. Le scarpe sono tutte originali e non usate, scovate in depositi o in magazzini che custodiscono piccoli tesori, spesso anche di marce blasonate. L’importante è entrare senza guardare l’orologio. Per tornare bambini, o fare un viaggio nel passato, giocando con la moda.

bottega trapani 2.jpg
Via Calderai, 14, Palermo, PA, Italia

Gli stagnini che da 150 anni producono oggetti in rame

Via Calderai, nell’ex quartiere ebraico, è il luogo delle meraviglie metalliche in cui si può trovare un passa-pomodoro gigante e una tortiera nuziale, un pentolone per la milza e un fornello per le caldarroste, oggetti che in un modo o nell’altro si rincorrono alla memoria dei panormìti un po’ come delle icone. Da 150 anni, qui, ci sono i “ferrari” o stagnini Trapani. Un tempo era una squadra intera di quaranta operai che martellava, cesellava, tagliava. Oggi c’è Ezio Trapani con il figlio Francesco. Ha cominciato l’attività il bisnonno Francesco, poi è stata la volta del nonno Ignazio e del padre Salvatore. Per produrne una “quarara” di rame ci vuole una settimana di lavoro e costa 250 euro. Si comincia dal foglio di rame che va tagliato e poi messo al tornio, per finirlo con la stagnatura e i manici in ottone.

citta cotte 1.jpg
Via Vittorio Emanuele, 120, Palermo, PA, Italia

Palazzi, porte, chiese – Ecco Palermo in miniatura

Una Palermo in miniatura realizzata con la consapevolezza dell’architetto, la manualità dell’artigiano e la passione di chi è innamorato della propria città. Nel suo laboratorio, Vincenzo Vizzari fonde da un quarto di secolo la conoscenza dell’architettura e del disegno a rilievo con l’abilità del ceramista per creare perfette miniature in terracotta monocromatica dei più celebri monumenti palermitani e di altre città della Sicilia. Ogni pezzo è unico, interamente lavorato e rifinito a mano. Nella piccola bottega – giusto lo spazio per il tavolo da lavoro, una sedia e pochi scaffali – esprime con maestria la sua visione di Palermo: bellissima e ricca di mistero. Colora solo le cupole rosse delle chiese arabo-normanne e il verde delle chiome di palme e ficus secolari. Ogni riproduzione bidimensionale in scala richiede dalle 15 alle 20 ore di lavoro e numerosi calchi.

domus artis 3.jpg
Piazza Boiardo Matteo Maria, 13, 90144 Palermo PA, Italia

Immagine sacre in cera, argento e corallo  Rivive la tradizione

Il Bambinello dormiente, il San Giorgio che trafigge il drago, la Santuzza Patrona di Palermo vengono rigorosamente scolpiti a mano e coreografati con coralli, argenti e pietre, rendendo unica ogni singola opera. Come gli antichi bambinai, Luigi Arini realizza presepi e immagini sacre in cera e decorazioni preziose, mettendo insieme tre antiche tradizioni siciliane: la ceroplastica, l’arte del corallo e degli argenti. Domus Artis è un’impresa familiare a due passi da Casa Professa e Ballarò, che perpetua le antiche tecniche seicentesche di cesellatura e lucidatura della cera. Nella realizzazione di ogni singola opera l’officina d’arte si attiene rigorosamente ai Canoni Tridentini, dove furono stabiliti materiali, colori e simbologia per l’iconografia religiosa cristiana. Ma Arini è capace di recuperare situazioni disperate, come quei bambinelli ridotti in mille pezzi, che con uso sapiente del calore possono tornare come nuovi.

salem 1.jpg
Piazza Beati Paoli, 6, Palermo, PA, Italia

La prima donna farmacista nel 1890, un pezzo di storia al Capo

La signorina Giuseppina Salem nel 1890 fu la prima donna a varcare la soglia della facoltà di Chimica e Farmacia. Per lei e per la sorella più piccola Vincenza, pioniera di Scienze naturali, il padre Carlo aprì una farmacia in piazza Beati Paoli, nel cuore del Capo, dove si mescevano e si vendevano preparati medicamentosi. Il fratello era il generale medico Alessandro Salem. Era il 1892. Poco tempo più tardi fu messa in vendita l’intera palazzina di fronte, dove attualmente si trova la farmacia: così nel 1899 al pian terreno Carlo Salem spostò l’attività, mentre ai piani superiori realizzò alcune abitazioni. Giuseppina, che si sposò poi con il professore Arnaldo Colonna, non ebbe figli. Nell’arco di un secolo si è trasformata in una moderna farmacia con tanti servizi dedicati alla salute. Alla guida dell’attività c’è oggi la giovane Roberta, figlia di Carlo e nipote di Alessandro.

Viale Africa, Catania, CT, Italia

Storia del cinema e antiche mappe nell’ex stabilimento industriale

Dopo un’operazione di riqualificazione dell’area delle raffinerie di zolfo – estratto dalle miniere dell’entroterra siciliano – in prossimità della stazione e del porto, i camini per la dispersione dei fumi provenienti dalle fabbriche sono diventati ciò che oggi è il centro fieristico polifunzionale Le Ciminiere. Questo prezioso esempio di archeologia industriale ospita anche alcune mostre permanenti, come il museo dello Sbarco in Sicilia del 1943, che racconta la storia del secondo conflitto mondiale in Sicilia attraverso fotografie d’epoca, registrazioni, riproduzioni in scala e reperti; quello del Cinema che – partendo dallo sviluppo tecnico fino all’evoluzione stilistica – racconta l’invenzione della settima arte. Affascinante anche la mostra permanente di carte geografiche antiche della Sicilia/Collezione La Gumina, con oltre 140 cartine databili dal XV al XIX secolo, portolani e atlanti tascabili.

Chiesa-di-San-Pietro-Apostolo-1.jpg
Via San Pietro, Siracusa, SR, Italia

Il tempio paleocristiano con le tracce degli antichi affreschi

Si trova a Ortigia, nel quartiere della Graziella, ed è conosciuta anche come San Pietro dentro le mura. Questa chiesa ha un fascino particolare per le tante stratificazioni di cui è rimasta traccia, dall’epoca paleocristiana ai giorni nostri. Costruita nel IV secolo, ricavata dalla pietra viva, in stile bizantino, fu riedificata nel periodo medievale e modificata in seguito, secondo lo stile rinascimentale e poi barocco. Salva da terremoti e bombardamenti, è stata però, a lungo, abbandonata e, infine, sconsacrata. Gli interventi all’interno, a metà del secolo scorso, hanno profondamente reinterpretato gli spazi, nel tentativo di recuperare l’aspetto originario. All’esterno, da ammirare lo splendido portale a cuspide con bassorilievi floreali e una formella circolare raffigurante la “Croce”. L’interno è spoglio, ma si conservano frammenti degli affreschi bizantini che un tempo ricoprivano l’intera basilica. Particolare l’effetto di contrapposizione luci-ombre.

Chiesa-del-Collegio-dei-Gesuiti-1.jpg
Corso Vittorio Emanuele, 12, Trapani, TP, Italia

Marmi mischi e candidi stucchi, il trionfo del Barocco

La costruzione della magnifica chiesa barocca venne iniziata dalla Compagnia di Gesù nel 1616, grazie anche al contributo di laute donazioni. L’edificio fu consacrato nel 1638, ma nel 1767, anno dell’espulsione dei Gesuiti, non era stato ancora ultimato. Il progetto originario è attribuito all’architetto Natale Masuccio, autore della celebre Casa Professa a Palermo, mentre il prospetto si deve a Francesco Bonamici. All’interno, risplendono marmi mischi e stucchi di Bartolomeo Sanseverino, allievo di Giacomo Serpotta. Di particolare pregio la cappella di Sant’Ignazio, opera di Giovanni Biagio Amico nell’abside; l’icona marmorea dell’Immacolata di Ignazio Marabitti; i dipinti del fiammingo Geronimo Gerardi. Attigui alla chiesa sono l’ex collegio e la casa dei Gesuiti, che, a seguito della confisca dei beni da parte dello Stato nel 1866, divennero sede del Regio Liceo e pure del Tribunale.

Teatro-Politeama-2.jpg
Piazza Ruggiero Settimo, 15, Palermo, PA, Italia

Il capolavoro di Damiani Almeyda dominato dalla Quadriga di Rutelli

La grande passione per gli scavi di Ercolano e Pompei è alla base delle scelte stilistiche dell’architetto e ingegnere Giuseppe Damiani Almeyda, nel concepire il progetto del Politeama. Alla guida dell’ufficio tecnico del Comune di Palermo, Almeyda riuscì a realizzare l’opera e a inaugurarla nel 1874. In realtà, una prima idea era stata già avanzata nel 1860, quando il pretore Giulio Benso, duca della Verdura, aveva deciso di dotare la città di un teatro diurno e circo olimpico, vista la popolarità di spettacoli equestri e acrobatici. Ma Damiani Almeyda diede un’interpretazione personale e originale al progetto, caratterizzato da uno spiccato gusto per la policromia, colonnati e statue allegoriche. In cima al grande ingresso svetta la Quadriga bronzea di Mario Rutelli.

Museo-Diocesano-1.jpg
Via Duomo, 96, Agrigento, AG, Italia

Lo scrigno dei tesori della Chiesa agrigentina

Epigrafi, reliquiari, dipinti, documenti e testimonianze varie. Unaricca collezione ricostruisce la storia della Diocesi agrigentina dal XII al XIX secolo. Le sale del Museo accolgono preziosi manufatti realizzati non solo da maestranze locali, ma anche nazionali e internazionali. Tra i “pezzi” medievali più rappresentativi, spiccano l’epigrafe araba del 997,rinvenuta a Lampedusa, e l’Altarolo, un altare portatile del secolo XII-XIII, di maestranze itineranti, proveniente dalla Cattedrale. Particolarmente interessante quest’ultimo manufatto, chiamato anche “l’Altarolo dei Crociati”. A ben guardarlo, la doppia croce lamellare collocata sul retro presenta i caratteri delle “stauroteche” dei pellegrini (i reliquiari destinati a contenere frammenti del legno della Croce di Cristo) incoraggiate dagli ordini monastico-cavallereschi.

Museo-di-Cultura-e-Musica-popolare-dei-Peloritani-2.jpg
Via Basiliani, villaggio, 98153 Gesso ME

Uno scrigno di saperi e di suoni millenari

Nel suggestivo e antico casale di Gesso, sui monti Peloritani, si trova uno spazio museale che documenta la cultura popolare del territorio agro-pastorale: tradizioni, lavoro, feste religiose e profane, giochi. Uno spazio etnografico interdisciplinare, che custodisce beni materiali e immateriali, patrimonio da valorizzare. Sono esposti ciaramedde (zampogne), friscaletti (flauti), tammuri e tammureddi (tamburi e tamburelli), marranzani, brogne e trumme (trombe). Di particolare interesse è il laboratorio, dove i ragazzi apprendono le tecniche di realizzazione delle zampogne e dei flauti di canna. Un ampio spazio è dedicato alla documentazione fotografica del villaggio cittadino, dal punto di vista architettonico, artistico ed etnoantropologico. C’è pure una raccolta di Pupi siciliani. E una sorpresa, le maschere della rappresentazione popolare con giochi pirotecnici detta U cavaduzzu e l’omu sabbaggiu.

focacceria 1.jpg
Via Alessandro Paternostro, 58, Palermo, PA, Italia

Dove Ruggiero Settimo e Garibaldi celebrarono le proprie vittorie

Nacque nel 1834 là dove c’era la cappella dei principi di Cattolica, nel settecentesco Palazzo dell’omonimo nome. Il fondatore Antonio Alaimo, cuoco di Palazzo, ebbe come saldo delle sue spettanze questi locali. La focacceria si affermò subito come il primo locale pubblico dove potere consumare piatti tipicamente palermitani, a partire dal pane con la milza. Nel 1848, quando venne proclamato il primo Parlamento siciliano, Ruggiero Settimo, neo eletto capo del governo, festeggiò qui. Vi trovarono ristoro Giuseppe Garibaldi e i suoi Mille. Ma tra gli ospiti ci sono stati anche Pirandello, Crispi, i reali di Spagna e di Belgio. Tra il 1898 e il 1900 Salvatore Alaimo, erede del fondatore, operò il primo restauro commissionando alla Fonderia Orotea i tavoli in ghisa, le vetrate e la cucina economica e alla falegnameria Ducrot alcuni mobili in legno e le panche ancora in uso. Così, nel 1902, la Focacceria divenne “antica”.

cuticchio 2.jpg
Via Bara All'Olivella, 95, Palermo, PA, Italia

Il Maestro del Cunto che ha portato i pupi nel mondo

Mimmo Cuticchio è considerato oggi il maestro del Cunto: puparo, costruttore, attore. I pupi sono arte di famiglia: Mimmo è infatti figlio del puparo Giacomo Cuticchio, che negli anni Cinquanta girovagava in Sicilia con un teatrino mobile a bordo di un camion. Cuticchio nel ­1973 apre a Palermo il Teatro dei Pupi Santa Rosalia, e nel 1977 fonda l’associazio­ne “Figli d’Arte Cuticchio”, che si prefigge di salvaguardare l’arte dell’Opera dei Pupi. Con lui lavora il figlio Giacomo, che ha scelto di dedicarsi alle musiche. Come attore, Mimmo Cuticchio è apparso nel film “Il padrino – Parte III” di Francis Ford Coppola e in “Prove per una tragedia siciliana” di John Turturro. Nel 2015 la collezione di pupi siciliani iniziata dal padre è stata acquisita dalla Fondazione Sicilia, ed è ora esposta a Palazzo Branciforte.

Mostro 1 risultati di 20 su 196

Editor Picks

Le Vie dei Tesori
ItalianEnglishChinese (Simplified)

Send this to a friend