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Piazza Stesicoro, Catania, CT, Italia

Il “Colosseo nero”, il gigante di lava salvato da Sant’Agata

A Catania lo chiamano “il Colosseo nero”: la sua imponenza è tale da essere secondo soltanto all’originale romano. In questo monumento l’impronta dell’Etna si vede inequivocabilmente, visto che la lava ha una parte fondamentale nell’edificio, soltanto in parte rivestito da marmo bianco. La sua storia risale al 300 avanti Cristo, quando venne edificato, a ridosso della collina Montevergine che ospitava il nucleo storico dell’abitato. Oggi fa parte del centro storico della città (la zona un tempo era adibita a necropoli) ma soprattutto del cuore catanesi, che al loro anfiteatro sono molto legati. Poteva contenere quindicimila spettatori, aveva trentadue ordini di posti e una cavea con 14 gradoni. Era probabilmente prevista anche una copertura con grandi teli per il riparo dal forte sole o nel caso di pioggia.
E la tradizione racconta che vi si svolgessero le naumachie, vere battaglie navali, sfruttando l’antico acquedotto, riempito dalle abbondanti acque del fiume Amenano, ora sotterraneo. Una leggenda, ancora una volta legata alla lava, racconta che nel 252 una violenta eruzione dell’Etna abbia sfiorato l’anfiteatro senza raggiungerlo, perché protetto dal velo di Sant’Agata, martirizzata lì poco tempo prima: quella spaventosa eruzione passò alla storia come la colata di Sant’Agata.

Via Vittorio Emanuele II, Catania, CT, Italia

Mostre ed esposizioni nell’ex monastero

Ha una storia antica e prestigiosa, il palazzo della Cultura di Catania: nasce dalle ceneri del terribile terremoto del 1693, e dall’unione del sacro e del profano.
Di questo edificio, infatti, fanno parte i resti dell’ex monastero di San Placido e quelli, più antichi, del Palazzo Platamone (precedentemente donato dalla famiglia alle Benedettine). Quello che resta della gloria di questa famiglia è ancora però visibile nello stemma del palazzo: un monte con sopra tre conchiglie e un giglio in cima.
Siciliani di probabile origine greca, i Platamone furono tra le famiglie più influenti del panorama politico del Regno di Trinacria nel Quattrocento, e tra le più prestigiose di Catania. Esperti commercianti, i suoi membri affiancarono a questa attività anche la gestione di numerose cariche pubbliche.
Oggi il palazzo della cultura ha subìto numerose ristrutturazioni, ma sono ancora visibili testimonianze tardo-medievali nel loggiato, dal quale si affaccia un piccolo balcone che sembra incastonato sullo sfondo del cortile del monastero di San Placido. Ospita un’esposizione permanente e mostre temporanee.

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Via della Giudecca, 22, Siracusa, SR, Italia

Dietro le quinte tra i paladini di Francia

Il Museo Aretuseo dei Pupi è il primo museo monotematico del genere in Italia. Parola degli esperti pupari storici che lo hanno voluto realizzare, con tanta passione: i Vaccaro e Mauceri. Oggi le famiglie dei due artisti aprono il sipario sul loro mondo fantastico, popolato da cavalieri cristiani, nemici saraceni, maghi, streghe e creature mostruose. E propongono, a grandi e bambini, un affascinante viaggio, arricchito con schede didattiche che ripercorrono i punti salienti della storia dei due pupari. In via della Giudecca, a pochi passi dal teatrino, il Museo è allestito in un contesto di pregio e molto gradevole, Palazzo Midiri-Cardona, fra balconi barocchi, chiese paleocristiane, tracce di culto ebraico e vicoli fioriti. Alle armi, cavalieri!

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Via Conte Agostino Pepoli, 178, Trapani, TP, Italia

La statua della Madonna  e la leggenda del cavaliere templare

La storia più antica di Trapani passa proprio da questo santuario, formato dalla chiesa e dal convento. È un edificio del XIV secolo in cui lo splendido rosone che sovrasta la facciata gotica, anche da solo, merita la visita. All’interno varie cappelle decorate, come quella che conserva la statua d’argento di Sant’Alberto, patrono della città; altre due sono dedicate rispettivamente ai pescatori e ai marinai, devoti da sempre alla Madonna di Trapani. Proprio a lei, infatti, è dedicata la cappella dietro l’altare maggiore, dove troneggia la sua trecentesca statua in marmo scolpita da Nino Pisano che – come leggenda vuole – fu donata alla città da un certo Guerreggio, cavaliere templare di ritorno dalla Siria, costretto ad approdare in Sicilia con la sua nave a causa di una tempesta.

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Via Passeggiata Archeologica, 20, Agrigento, AG, Italia

L’arte romanica tra gli ulivi e “Il Signore della Nave”

La chiesa di San Nicola, nascosta tra ulivi secolari, è uno dei maggiori esempi di architettura cistercense tardo-romanica della Sicilia. L’edificio, costruito in epoca normanna, fu ampliato nel 1219 dai frati cistercensi di Santa Maria di Adriano. Il convento, invece, fu fondato nel 1426 dal beato Matteo Cimarra, che introdusse in città il movimento dell’Osservanza francescana. Due contrafforti circoscrivono lo splendido portale gotico caratterizzato da cinque archi a sesto acuto. L’interno, a un’unica navata, ha la rara presenza dell’iconostasi: una struttura divisoria con funzione di separazione tra il quadratum populi e la parte monastica. Sono presenti opere liturgiche di valore artistico, tra le quali il Crocifisso ligneo del XV secolo, chiamato “Signore della Nave”, al quale si ispirò Luigi Pirandello nel dramma omonimo.

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Viale della Libertà, 313, Messina, ME, Italia

Il luogo di devozione dei marinai risparmiato dal sisma

La chiesa del Buonviaggio, “sponsorizzata” dalla famiglia del sacerdote Lorenzo Abate, sorse fuori le mura, alla fine del 1500. In un piccolo borgo di pescatori, era un luogo di conforto e preghiera per i naviganti. Sul prospetto principale, le statue di Gesù e Maria, ancor oggi al loro posto nonostante calamità naturali e numerosi rimaneggiamenti, sostenevano, un tempo, due lampade a olio, per illuminare simbolicamente lo Stretto e l’attività della gente di mare. Ma la chiesa era chiamata anche ⎼ e lo è tuttora ⎼ “del Ringo”, perché nella spiaggia antistante, in epoca medievale, si disputavano tornei con i cavalli berberi, come pure nel vicino rione Giostra si svolgevano le “giostre” dei cavalieri. All’inizio del Seicento, fu affidata alla Congregazione di Gesù e Maria di padre Antonio Fermo. Ai giorni nostri, l’antica devozione alla Madonna del Buonviaggio si rinnova grazie all’omonima confraternita. La chiesa è uno dei pochi edifici di culto rimasti quasi indenni nel 1908 e presenta al suo interno importanti opere d’arte del XVII-XVIII secolo, tra cui una grande pala di Gaspare Camarda raffigurante il Trionfo della Croce e la tela della Madonna del Buonviaggio con in basso una veduta seicentesca della città.

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Via Volturno, 51, Palermo, PA, Italia

I segreti degli antichi canestrai per tavoli, sedie e nasse

Vincenzo Ganci ha imparato i segreti dei canestrai andando a bottega a soli dieci anni. Nel dopoguerra ha aperto il suo laboratorio in via Carini e da venticinque anni si è trasferito in via Volturno. Insieme a suo figlio Arcangelo, fabbrica tavoli, sedie, nasse come lampadari e cesti di vimini che oggi riempiono il negozio e la strada: tutti realizzati intrecciando i rami lunghi e flessibili alla stessa maniera in cui si faceva secoli fa. Il procedimento è sempre lo stesso: una conoscenza in cui il tempo e la pazienza fanno da protagonisti. Seduti uno di fronte all’altro, dentro il loro laboratorio, i due artigiani hanno una maestria tale che paiono suonare qualcosa a memoria. Non guardano le loro mani che intrecciano o la loro opera che prende forma, guardano piuttosto gli amici che vanno a trovarli: una sedia di vimini su cui sedersi è sempre a disposizione.

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Via Pietro Novelli, 3, 90134 Palermo PA, Italia

Pupari da cinque generazioni nel cuore di Palazzo Asmundo

Tutto è iniziato da don Cecè, nomignolo dato da Vincenzo Argento a un mucchietto di legnetti avanzati che scolpiva per fare dei pupi: era il 1893 e da allora l’antica arte del puparo si è tramandata in famiglia per cinque generazioni. Oggi a Palazzo Asmundo c’è questo piccolo teatro della tradizione siciliana dove ancora sono custodite le antiche tele dipinte a mano che facevano da sfondo alle gesta di Carlo Magno. Di quest’Opera dei Pupi è oggi titolare il nipote Vincenzo, ma tutti, in famiglia, si sono dedicati alla costruzione artigianale, alla sagomatura delle armature arabesche, usando metalli come l’ottone, l’alpacca, il rame e l’argento. La famiglia Argento organizza anche laboratori dove si impara a costruire e dipingere un pupo, e al 145 di corso Vittorio è possibile assistere a questa magia, in un piccolo antro dove sono affastellate braccia, gambe, costumi delle varie marionette.

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Via Vittorio Emanuele, 324, Palermo, PA, Italia

Arredi e mobili d’epoca nella sede nata nell’Ottocento

 Tante le famiglie di ottici a Palermo, pochi hanno mantenuto la vecchia sede. Ognibene è uno di questi. A dimostrare la “storicità” dell’attività c’è un attestato di benemerenza che Giuseppe Ognibene ha ricevuto a Firenze in occasione del primo centenario dell’attività di ottico che fu iniziata dal nonno nel 1877. Oggi l’attività è arrivata alla quinta generazione, curata dal figlio di Giuseppe, Pierluca, e dalla moglie, ma nel piccolo negozio al Cassaro pezzi degli arredi e mobili d’epoca riportano a un nobile passato: dalla cassettiera in legno al mobile porta lenti che si scorge in vetrina, con su incise le iniziali del proprietario originario, che si chiamava anche lui Giuseppe Ognibene. Quando si entra, ci si poggia su un banco antico in legno, con il vetro a vista, dove si intravedono occhiali antichi, monocoli, strumenti ottici di precisione e antichi binocoli. Tutto targato fine ‘800-inizi ‘900.

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Via Ruggero Settimo, 74, Palermo, PA, Italia

La scarpa su misura da scegliere a suon di musica

Calzature artigianali personalizzate esposte insieme a dischi in vinile in uno spazio che sintetizza il gusto e la passione dei suoi proprietari: Bizio Rizzo e Marilena Sardina. Non un semplice negozio ma uno “studio artigianale” in cui progettare il proprio paio di scarpe seduti sul comodo divano di pelle, guidati dalla musica in sottofondo che ne suggerisce lo stile. Ci si può lasciare ispirare dal punk, dal rock o dal pop, scoprendo storie e mondi legati alla musica di cui Rizzo è appassionato ma anche, in quanto musicista, protagonista. Il tutto sotto la supervisione di sua moglie Marilena Sardina che disegna e progetta le calzature, realizzate poi nella fabbrica di famiglia, la Scius Italia. Tre generazioni di artigiani calzaturieri che dal 1945 seguono i dettami della migliore tradizione del Made in Italy nella scelta dei materiali e nella lavorazione del prodotto.

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Via Bara All'Olivella, 72, Palermo, PA, Italia

Le donne che reinventano il cappello siciliano

Uno dei simboli siciliani – la coppola – rivisitato in chiave moderna, liberato dai pregiudizi e da un passato che non gli appartiene più. Il nome Tanto di coppola- la versione siciliana del francese chapeauo dell’italiano tanto di cappello- è un modo per omaggiare il copricapo e rivisitarlo in chiave moderna, facendolo diventare così simbolo di creatività e sviluppo del territorio. Le coppole sono, infatti, realizzate da un gruppo di donne di San Giuseppe Jato, ricamatrici, cucitrici, sarte formate e aggiornate per realizzare una produzione artigianale le cui conoscenze rischiano di perdersi. Nel negozio di via Bara all’Olivella ognuno può creare la sua coppola e personalizzarla secondo i propri gusti oltre che godersi una chiacchierata con Raffaella Candido che accoglie palermitani e turisti dando consigli e indicazioni. Ma attenzione, avverte, “il prodotto va alla testa e può causare dipendenze”.

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Via Giuseppe Garibaldi, 41, Palermo, PA, Italia

Qui nacque l’elisir per l’acqua e “zammù”

Un quadernetto con la copertina nera di dieci centimetri per quindici, conservato in cassaforte, custodisce dal 1813 la ricetta segreta con cui i fratelli Tutone preparano lo zammù, forse già inventato dagli arabi, capace di trasformare un bicchiere d’acqua in una bevanda dissetante e gustosa: si tratta di una versione nuova e “unica” (da qui l’appellativo “unico” sull’etichetta) creata utilizzando l’anetolo che si vendeva in farmacia, cioè l’olio essenziale che si ricava dai semi dell’anice stellato. La storia comincia in un chiosco in piazza Fieravecchia, poi chiamata piazza Rivoluzione, dove si vendevano bevande e tabacchi. Molti gli aristocratici diretti al Teatro Santa Cecilia che si fermavano in carrozza a dissetarsi. Adesso che la produzione è su scala industriale, è rimasta la sede di Palazzo Ajutamicristo, acquistata nel 1948 a pochi passi dal vecchio chiosco, a ricordare le origini.

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Discesa dei Giudici, 42, Palermo, PA, Italia

Quel profumo inebriante nel cuore della città d’arte

 Maestri torrefattori da quattro generazioni, hanno fatto di quel negozio alle spalle di piazza Bellini, in pieno itinerario arabo-normanno, un punto di riferimento storico per gli amanti del caffè. Fu Giovanni Stagnitta, nel 1922, a fondare la “Torrefazione Ideal” nella vicina piazza Venezia e a trasferirla in Discesa dei Giudici, dopo l’alluvione del 1931. I locali conservano il caratteristico mobilio e due sculture lignee del maestro ebanista D’Angelo raffiguranti la filiera del caffè. La concorrenza sul mercato ha spinto l’azienda a elevare la qualità puntando su materie prime d’eccellenza, lavorando prodotti come il Kopi Luwak e il Jamaica Blue Mountain. La scrittrice palermitana Giuseppina Torregrossa ha ambientato tra quei profumi il libro “La miscela segreta di casa Olivares”. Da maggio 2017 l’azienda è “Tessera preziosa del Mosaico Palermo”.

Via Biblioteca, 8, Catania, CT, Italia

L’antico patrimonio di libri delle comunità ecclesiastiche

La confisca da parte del Demanio dello Stato, nella seconda metà dell’Ottocento, dell’antica libreria del Monastero di San Nicolò L’Arena e delle librerie delle altre comunità religiose hanno dato vita alla Biblioteca civica. La libreria del Monastero fu successivamente ceduta al Comune di Catania che, nel 1925, ha ereditato la biblioteca del barone e mecenate Antonio Ursino Recupero della Torre che, dalla metà del secolo scorso, custodisce più di 270.000 volumi, oltre a manoscritti, incunaboli, pergamene, giornali e periodici, in maggioranza materiale di interesse locale e siciliano.

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Piazza Duomo, 1, Siracusa, SR, Italia

Sulle tracce del culto di Artemide

Era un tempio dedicato alla protettrice greca di Siracusa, Artemide, la bellissima divinità della caccia che scorrazzava per boschi, foreste e corsi d’acqua, personificazione della forza della natura e delle iniziazioni femminili. A lei si rivolgevano anche le donne per ricevere protezione quando venivano insidiate. Così fece pure la ninfa Aretusa, alla quale l’insistenza di Alfeo aveva tolto la pace. Artemide l’ascoltò e l’accolse, trasformandola in fonte e regalandole una nuova vita proprio a Siracusa. Sorto nel punto più alto dell’isoletta di Ortigia, il tempio risale all’epoca dei Gamoroi, o Geomori, i proprietari terrieri discendenti dai coloni corinzi che avevano fondato la città nel 733 avanti Cristo. Edificato in stile ionico, simile ai modelli dell’Asia minore, rimase probabilmente incompleto. Oggi i resti si trovano accanto al Duomo, nel seminterrato dell’antico palazzo del Senato, attuale sede del Comune.

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Via Nizza, 14, Siracusa, SR, Italia

Dalle piante all’antica scrittura

Tutto sul papiro: come e dove nascono le piante, come avviene la produzione, la raccolta, la lavorazione, fino all’uso storico prima dell’epoca della carta. Un interessante percorso da intraprendere con gli esperti del papiro nel Museo “Corrado Basile”, ubicato nell’ex convento di Sant’Agostino. Spesso sede di eventi culturali, di laboratori e progetti di grande richiamo internazionale, il Museo svolge anche attività di recupero di preziosi manufatti, di documentazione sull’uso tra le diverse popolazioni e di ricerca. Scopriremo, per esempio, quali tecniche siano state adottate per la salvaguardia dei papiri del fiume Ciane a Siracusa e quali nell’antichità ancora più remota.

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Via Torre di Ligny, 37, Trapani, TP, Italia

Lo spartiacque di difesa tra i due mari

Costruita nel 1671 a difesa della Sicilia, questa fortezza permette un tuffo in un’epoca in cui l’isola era al centro di incursioni: i turchi lottavano per i mari vicini e gli spagnoli, allora dominanti, erano alle prese sia con il restauro dei fortini esistenti , sia con la creazione dei nuovi. Una delle città cui si prestò più attenzione fu proprio Trapani, una delle più invase per la ricchezza di materie prime come il sale, il tonno e il vino. La torre, intitolata al Vicerè di Sicilia Claude Lamoral, principe di Ligne, fu eretta sulla punta più occidentale della falce della città antica. Oggi Torre di Ligny ospita il museo civico, con la sua collezione di reperti archeologici legati al territorio trapanese.

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Salita Santa Maria dei Greci, Agrigento, AG, Italia

Il tempio pagano trasformato in simbolo di Cristianità

In questo luogo si fondono il mondo pagano e quello cristiano. La chiesa del XII-XIII secolo, infatti, è stata edificata sui resti di un antico tempio di Giove Polieo o di Atena, del quale sono ancora visibili le tracce del basamento. Detta “dei Greci” perché fu anche cattedrale di rito greco-ortodosso. Divenne poi cattedrale cattolica, prima di San Gerlando. Meta di pellegrinaggi in età medievale, conserva ancora, incisi sulla pietra, i segni della “triplice cinta”, ovvero tre simbolici quadrati concentrici che i visitatori solevano lasciare sui siti sacri dove andavano a pregare. Sono visibili le trasformazioni avvenute nel XIV secolo, nel periodo dell’influenza della famiglia Chiaramonte e di quella spagnola dei Pujades, che governò Agrigento per il Regio demanio, come rivelano le insegne sul portale. L’interno è spoglio, con tracce di un ciclo di affreschi trecentesco sulla “Madonna del latte”. Durante recenti restauri, sono stati trovati la cripta e il colatoio.

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Via Giuseppe Garibaldi, 111, Messina, ME, Italia

Il raffinato sfarzo dei mercanti catalani

Bella e suggestiva chiesa d’impianto normanno, con forti influenze bizantine e arabe. Una delle massime espressioni dell’arte siciliana medievale. Venne edificata nel XII secolo come Cappella reale e poi ebbe tante vicissitudini. Gestita dai padri teatini e in seguito dai domenicani, alla fine del 1400 fu ceduta alla Confraternita dei mercanti catalani, dalla quale prese il nome. La Sicilia faceva parte della “rotta delle isole” e i ricchi spagnoli avevano una fiorente comunità in riva allo Stretto. Da quel momento, e nei due secoli successivi, la chiesa fu abbellita e impreziosita con opere d’arte, alcune delle quali attualmente custodite nel Museo regionale della città e nel Museo di Capodimonte. Come si presenta oggi, l’edificio è a una quota più bassa rispetto al livello stradale, perché, dopo il 1908, la città nuova sorse sullo strato di macerie. All’interno, particolare attenzione all’icona della Madonna della Scala con rivestimento argenteo, al crocifisso nero del XV secolo e alla tela dell’Immacolata del 1608.

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Via Aragona, 4, Palermo, PA, Italia

Sete, paglia, legno, cuoio come in una soffitta segreta

La putìa delle sorelle Bellomo sembra una soffitta segreta dove andare a caccia di tesori, in una dimensione sospesa tra presente e passato. Tra specchi, armadi della nonna e mobili d’epoca campeggiano tantissimi articoli che cambiano a seconda delle stagioni, borse di lino, caftani di seta o cachemire,  tessuti damascati, uova di Pasqua o palle di Natale in tela decorata, barattoli di vetro pieni zeppi di bottoni e passamanerie, “coffe” di paglia, collane e orecchini con teste di Moro o ruote di carretti siciliani. La passione per l’ago e il filo l’hanno trasmessa i nonni materni: lei modista, lui fabbricava paralumi dietro il palazzo delle Poste centrali.  Lana, ricami, sete, paglia, legno e cuoio i materiali usati, e se avete il pollice nero, non disperate: i perfetti cactus in maglia in veri vasi di terracotta, pezzo forte delle sorelle Bellomo, ingannerebbero chiunque.

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