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Foro Italico Umberto I, 1, Palermo, PA, Italia

Qui nacque il “giardinetto” per festeggiare Garibaldi

Era una delle più famose sorbetterie dell’Ottocento, quando il Foro Italico era popolato di carrozze e di signore con le trine e l’ombrellino da sole, quando il mare era ancora vicino alla riva e i bambini del popolo facevano il bagno lì. Fu fondato da Giuseppe Cacciatore, personaggio mitico che le foto ritraggono con baffi spioventi, nel 1860, per festeggiare l’entrata di Garibaldi. Poco dopo inventò un gelato rosso, verde e bianco (fragola, pistacchio e cedro), l’antesignano dell’attuale “giardinetto”. Crispi era un frequentatore abituale. Franca Florio amava il sorbetto alla fragola e Vittorio Emanuele Orlando il gelato di caffè imbottito con la panna. Allora l’attività prendeva il nome del suo titolare, “Giuseppe Cacciatore gelatiere”. Tra i suoi dodici commessi c’era il dodicenne Giovanni Ilardo che, alla sua morte, divenne titolare della sorbetteria e diede il suo nome al locale storico.

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Piazza San Domenico, 11, Palermo, PA, Italia

Dove Leonardo Sciascia gustava il gelato al gelsomino

Leonardo Sciascia la citò in un articolo sul giornale l’Ora del 1965 a proposito del gelato al gelsomino. Ed è così: dopo un periodo di pausa, dovuto alla difficoltà di raccogliere i fiori, adesso il gelsomino è tornato, insieme con altre decine di gusti. Ma all’apertura di gusto ce n’era solo uno, che dava il nome al locale: Biancaneve, una sorta di crema-panna. Gli inizi sono legati alla memoria della guerra. Domenico Lucchese, nonno dell’attuale titolare, aveva investito in questa nuova attività dopo avere avuto un forno, ma si trovò presto a fare i conti con una città piegata dai bombardamenti. La svolta con lo sbarco degli americani: il primo giorno in cui i soldati Usa arrivarono a Palermo, realizzò l’incasso astronomico di 4.800 lire. Ma la storia del locale si intreccia pure con quella di Franco Franchi, sfollato durante la guerra a Monreale insieme con la famiglia Lucchese, dalla quale in quei tempi duri era aiutato.

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Via Collegio di Santa Maria, 17, Palermo, PA, Italia

L’erede del puparo cresciuto a Borgo Vecchio

Enzo Mancuso, nato a Palermo nel 1974, è figlio e nipote d’arte. Esordisce a tredici anni con il suo primo spettacolo “Morte di Agricante”, che lo vede impegnato per 360 giorni consecutivi a Misilmeri. Nel 1994 inizia la sua attività con alcuni pupi ereditati dal nonno, dedicandosi anche al restauro e alla costruzione secondo le antiche tecniche dei vecchi maestri. Mancuso discende da una famiglia di pupari che diede inizio alla propria attività a Palermo nel 1928, aprendo un teatrino nel quartiere di Borgo Vecchio. Antonino Mancuso, allievo del puparo Pernice, trasferì il suo teatro in diverse zone di Palermo e in vari paesi della provincia, viaggiando a bordo di un camion trasformato in teatro, fino a quando decise di fermarsi a Palermo, in piazza don Luigi Sturzo, dove restò fino alla sua morte, nel 1988. Solo Nino collabora con il padre fino alla sua scomparsa, ed è l’unico figlio a seguirne le orme.

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Via Papireto, 14a, Palermo, PA, Italia

Biciclette da tre generazioni nell’officina-pensatoio

Da tre generazioni i Cannatella realizzano biciclette artigianali. L’azienda – fondata da Nenè e passata poi al figlio Totò – oggi è mandata avanti dal nipote Massimo, il cui motto è: “La bicicletta fa bene al corpo e alla mente”. Basta entrare nel laboratorio, rigorosamente dentro al negozio, per avvertire il caos creativo e la sua passione per lo sport ma anche per l’arte e il design. Passioni che hanno generato biciclette uniche nel loro genere e che l’hanno reso celebre come artista-artigiano. Così non c’è da stupirsi se la bottega è una sorta di salotto frequentato da professionisti e da appassionati. Dal 2008, al piano superiore, al civico 10, ha aperto lo “Spazio Cannatella”, un luogo dedicato all’arte, al design e al benessere, in cui oltre a dare rilievo ai più dotati artisti del panorama cittadino e nazionale, si porta avanti un’idea di cultura che sensibilizzi a stili di vita corretti.

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Via Lincoln, 1, Palermo, PA, Italia

Il giardino per la moglie del vicerè

Allegorie, elementi simbolici, sottili rimandi a concetti filosofici e alla massoneria, rendono Villa Giulia un luogo carico di bellezza e mistero. Costruita tra il 1775 e il 1777 per volere del pretore Antonio La Grua in onore della moglie dell’allora vicerè Marcantonio Colonna, è il primo giardino pubblico a Palermo, il terzo in Europa.
Questo giardino, nonostante le trasformazioni che ha subito nel corso dei secoli, caratterizza ancora oggi una zona al limite con l’antico perimetro delle mura, a due passi dal mare e da un altro polmone verde della città, l’Orto Botanico. Dal piano generale della Villa alle singole statue che la popolano, niente è lasciato al caso, ma tutto è frutto di precise scelte che fanno di questo giardino un vero e proprio microcosmo.

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Piazza Cassa di Risparmio, Palermo, PA, Italia

Confetti da sessant’anni. E ora anche arte contemporanea

È il 1946 quando Giuseppe Veniero intraprende con entusiasmo la produzione e la vendita di confetti, arte antica ma nuova per Palermo. Da sessant’anni con le sue delizie accompagna i momenti salienti della vita: dal battesimo alla lauree, dai matrimoni alle nozze d’oro. Nel tempo il tradizionale sacchetto di tulle viene sostituito da confezioni in cui i materiali impiegati sono sete pregiate, lini, pizzi e canape colorate. E al tradizionale confetto di mandorla si accostano adesso quelli al cioccolato, ma pure i pistacchi e le nocciola ricoperte, o i prelibati bon bon con mandorla, martorana e cioccolato. Il negozio è stato profondamente rinnovato ma mantiene lo spirito di un tempo. L’azienda è familiare: al capostipite si accosta il figlio Luigi e, adesso, anche il nipote Giuseppe. Al numero 22 della stessa Piazza, è aperto anche uno spazio polifunzionale dedicato alle arti contemporanee.

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Vicolo San Carlo, 4, Palermo, PA, Italia

Cuoio e acquarelli per adulti sognatori

Grembiule da lavoro e ditali in cuoio compongono la divisa di Alessio Colli, statistico con la passione per l’artigianato che divide con gli acquerelli di Rosa Lombardo quest’oasi di luce in centro storico. “Di matematica e geometrie ce ne sono parecchie anche nel cuoio”, dice. Cilindri, custodie per strumenti musicali, scatole, cartelle, mensole, porta pc, astucci, porta tabacco e cinture sono gli oggetti realizzati e tra i più richiesti. Accanto, gli acquarelli di Rosa campeggiano su carta e tessuti con il marchio “Larotellina”. Architetto con la passione per la pittura, Rosa Lombardo alle spalle ha un’esperienza da grafico pubblicitario e una collaborazione con una grande azienda di ricami. I colori del Mediterraneo sono la sua fonte di ispirazione, ma la sua musa è una Palermo che sembra raccontata da Gianni Rodari: barche in cielo, pesci volanti, grandi balene. Per adulti sognatori.

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Via Vittorio Emanuele, 480, Palermo, PA, Italia

Settant’anni di orologeria di fronte alla Cattedrale

La Cattedrale si specchia nelle vetrine di questo negozio, nato come orologeria nel 1949 e fondato da Domenico, nonno e omonimo dell’attuale proprietario. Un talento arrivato dalla Calabria dove Bottiglieri inizia ad andare a bottega da un artigiano. Poi la carriera nell’Arma, dove diventa un maresciallo dei carabinieri negli anni in cui imperversava il bandito Giuliano. Quando si congeda decide di riprendere la passione per gli orologi e l’estro artistico lo porta a realizzare, per la vetrina, un campanile d’oro, fedele riproduzione del simbolo di “Campanile sera”, primo quiz a premi italiano. Fuori sono ancora appesi i ganci in ferro, utilizzati per appendere gli stivali, memoria del negozio di scarpe storico precedente,  rilevato da Domenico. A lui veniva affidata la manutenzione dell’orologio della torre della Cattedrale e dei Cappuccini. Dentro, il soffitto conserva i vecchi stucchi.

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Via D'Ossuna, 30, Palermo, PA, Italia

I mobili in miniatura fatti con i legni antichi

Da piccoli si comincia così, un po’ per gioco e un po’per emulazione. Si osservano i gesti dei grandi e poi si cerca di imitarli. È stato così per Rosario Lannino. Tra l’odore del legno vecchio e la colla a caldo, ci passava le giornate da bambino nella bottega del padre Domenico, ebanista come il nonno Matteo e gli zii Giovanni e Salvatore. Nel laboratorio di famiglia, all’epoca in corso Alberto Amedeo, osservava suo padre restaurare mobili antichi o riprodurne di nuovi a regola d’arte. Da lui ha imparato a riconoscere le diverse essenze del legno e a distinguere gli stili delle diverse epoche. Le stesse tecniche utilizzate dal padre, Rosario le applica su mobili di dimensioni fino a tre, quattro volte più piccoli riutilizzando il legno vecchio. Dice di averne riprodotti almeno un centinaio. Comò, scrittoi e secrétaire in stile francese dalla metà del Seicento alla fine del Settecento.

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Piazza Domenico Peranni, 15, Palermo, PA, Italia

Le baracche dei rigattieri nate nel Dopoguerra

Tra alcune baracche di lamiera costruite dagli stessi rigattieri, l’oggetto più antico l’ha creato la natura: è l’albero. Enorme, con le radici che sollevano l’asfalto e la chioma che si allarga sotto i tetti. La posizione è strategica, a due passi dalla Cattedrale, sotto terra si incontravano i fiumi Kemonia e il Papireto. La sua storia inizia nel 1949 quando Giuseppe Virruso, raccoglitore di ferro e cuscinetti a sfera, trasportò articoli usati sul suo carrettino dalla dimora dei principi Lanza di Trabia a Terre Rosse: fu quello il primo nucleo del mercatino di antiquariato. Spulciando tra le varie bancarelle potrete intercettare il tavolo basso che volevate per il salotto, la poltrona o la sedia che desideravate, il vaso imperdibile, le piastrelle giuste per la vostra casa. Anche se il luogo meriterebbe un intervento profondo, il sapore del passato è palpabile nell’aria.

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Piazza Aragona, 13, Palermo, PA, Italia

Laboratorio e centro espositivo Ogni visita è una sorpresa

E un luogo fuori da ogni schema, un po’ laboratorio, un po’ centro espositivo, con borse, lampade, cuscini, fotografie, collane. Di sicuro questo laboratorio di design è una fabbrica creativa, una fucina di progetti dove trovare pezzi già pronti o dove commissionare pezzi unici. Ospiti fissi sono Junkle di Ilaria Sposito e Amvisual di Antonio Massara: il connubio tra un’artigiana del riuso che reinventa continuamente forme con i materiali che le capitano tra le mani e un fotografo (analogico) e scrittore alla ricerca di storie nei dintorni. Un laboratorio in continua trasformazione, dove ogni visita non è mai uguale alle precedenti: dagli oggetti ai racconti fotografici, dagli accessori per donna alle sedute e alle lampade in vela riciclata, ma ci sono anche i monili di Elena, di Moma e Azelia Elia. Tutti figli di passione e curiosità.

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Via Dante Alighieri, 167, Palermo, PA, Italia

Magiche atmosfere ottocentesche e la lapide del cagnolino

Uno splendido giardino e una dimora affascinante in stile neo-rinascimentale. È Villa Malfitano Whitaker, realizzata tra il 1885 e il 1889 dall’architetto Ignazio Greco, su commissione di Giuseppe Whitaker, imprenditore inglese stabilitosi a Palermo. I saloni sfoggiano mobili di pregio e una vasta collezione di oggetti d’arte raccolti dal proprietario, durante i suoi numerosi viaggi: quadri, coralli, avori, porcellane e arazzi fiamminghi. Da ammirare i dipinti di Lo Jacono e gli affreschi di De Maria Bergler nella “Sala d’estate”. Nel giardino, in parte all’inglese e in parte all’italiana, da oltre un secolo fioriscono rigogliose piante rare provenienti da Tunisia, Sumatra, Australia, America meridionale. Fra le curiosità da scoprire, la lapide dedicata al giardiniere e quella all’amato cane dei Whitaker, Tuffy-Too.

 

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Via Villa Filippina, 1, Palermo, PA, Italia

Design e riciclo creativo Qui ogni capo è un’invenzione

Il rigore delle macchine da cucire a pedale e l’estro del design che reinterpreta stili e mode, il palermitano che prende appuntamento per farsi confezionare un abito da cerimonia o la turista che volteggia con una gonna: c’è tutto questo all’interno della sartoria Maqueda, spazio atelier di Alice Salmeri, dove si trovano abiti e accessori fatti a mano dalla stilista. Laurea al Polimoda di Firenze, parentesi lavorative in Toscana e Danimarca, una linea ecosostenibile, “Mitzica recycle” basata sul riciclo creativo lanciata nel 2005, quando l’idea del capo unico realizzato da uno scampolo sembrava pura avanguardia. “Mi piace l’idea di essere pioniera a casa. E poi mi mancava il clima”. Lo stesso che le permette di tenere tutto l’anno cappotti e costumi, per i tanti turisti che fanno tappa da lei, “ma ci sono anche clienti che fanno balli dell’800 e si fanno confezionare abiti su misura”.

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Via Lungarini, 23, Palermo, PA, Italia

L’architetto-designer con la passione dell’oreficeria

Vitalba Canino è architetto e designer di gioielli. Progetta e realizza oggetti unici e lontani dai cliché della gioielleria tradizionale. Una passione esplosa subito dopo la laurea in Architettura e dopo numerose esperienze oltre lo Stretto. Nel 2007 ha cominciato a dedicarsi all’assemblaggio di pietre dure e catene e ha seguito corsi di “smalti a fuoco” alla Scuola orafa ambrosiana di Milano. Lavora principalmente l’argento, ma anche l’ottone bagno oro e talvolta l’oro, realizzando gioielli spesso geometrici e non convenzionali, le cui fonti d’ispirazione sono svariate, principalmente tratte dalla natura ma anche dallo studio di gioielli prodotti da antiche civiltà a partire da quelli etruschi. Da qualche tempo si è inoltre dedicata anche alla produzione di borse, stole, cappelli e accessori, che disegna personalmente e fa realizzare da artigiani locali.

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Via Calascibetta, 24, Palermo, PA, Italia

L’artigiano delle pelli che lavora con 82 colori

La storia della cuoieria Vallone affonda le proprie radici nel 1938, anno in cui Giovanni Vallone, nonno dell’omonimo attuale proprietario, apre un negozio di vendita all’ingrosso di cuoio e di pelli che rifornisse gli artigiani della Sicilia occidentale per la produzione di calzature per la campagna. Nel corso della seconda metà del XX secolo, poi, l’attività amplia sempre più la gamma dei suoi clienti, rifornendo fabbriche di calzature e ortopedie con materiali selezionati sulla base della provenienza delle pelli (Veneto e Toscana). Il nipote del Vallone fondatore, Giovanni crea nel 2000 un laboratorio dove oggi si avvale della maestria di Francesca Zanca, che lui stesso definisce una “chimica”, per la sua abilità nel mescolare gli ottantadue tipi di colori differenti di cui la bottega dispone e nel saper adattare a ogni concia il prodotto chimico che le si addice.

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Via Beati Paoli, 29, 90134 Palermo PA, Italia

La storica “tavola d’acqua” sopra i cunicoli dei Beati Paoli

Secondo gli anziani del quartiere, sotto questo chiosco si troverebbe il tribunale segreto e sotterraneo della leggendaria setta dei Beati Paoli, i giustizieri incappucciati. Di certo c’è che questo chiosco racconta la storia dell’acqua e dei suoi mestieri. Fino agli inizi del Novecento, le case dei palermitani non erano dotate di un sistema idrico adeguato. Per bere acqua fresca si doveva cercare l’”acquaiolu” o “acquavitaru”, un ambulante che girava di strada in strada offrendo la sua specialità: acqua fresca con anice. Quando gli acquaioli divennero stanziali nacquero le tavole d’acqua: un bancone di marmo all’aperto su cui erano sistemati fiori e frutta. Questo chiosco è l’ “evoluzione” della tavola d’acqua di Giuseppe Di Pasquale detto don Pidduzzo, uno dei più celebri acquaioli della città. Oggi il chiosco è gestito dai nipoti e dal genero, Salvatore Marrone.

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Via Vittorio Emanuele, 204, 90133 Palermo PA, Italia

L’arte dei tappeti d’Oriente diventata parte di Palermo

È uno spettacolo osservare le sue mani mentre restaura antichi tappeti ed è appassionante sentirlo descrivere i decori tipici delle ceramiche d’Oriente. Ataollah Shahidi (Ata per tutti) è arrivato a Palermo alla fine degli anni Ottanta da studente di Architettura. Per mantenersi mise a frutto l’arte del restauro dei tappeti imparata nelle botteghe artigiane di Rasht, la città sulle rive del mar Caspio dove è nato. Lo faceva per occupare il tempo durante le vacanze scolastiche. Il suo negozio/laboratorio è in via Vittorio Emanuele al piano terra di Palazzo Isnello. Al suo fianco la moglie Soodabeh Behjat. All’esperienza di Ata Shahidi è stato affidato alcuni anni fa il restauro dei tappeti orientali e la pulizia degli arazzi dopo l’incendio a Villa Malfitano. E tra i suoi clienti c’è stato anche l’onorevole Sergio Mattarella prima della sua elezione a Presidente della Repubblica.

Via Nicoló Spedalieri, 13, Palermo, PA, Italia

Un viaggio nella storia del costume di scena

Già nel 1845, il nome Giuseppe Pipi figura in un manifesto del Teatro Regio Carolino di Palermo. Il Pipi dell’Ottocento, però, muoveva i suoi passi come “teatrante”, termine che all’epoca indicava una figura poliedrica, dall’impresario al tecnico di palcoscenico. E sempre come “teatranti”, nella Belle Epoque dei Florio e nelle scintillanti prime del Massimo, la famiglia Pipi diventa un punto di riferimento. Già negli anni Trenta, i Pipi producevano spettacoli in ogni loro parte, ma la vera svolta avvenne, nel dopoguerra, quando Giuseppe e Tonino Pipi, padre e figlio, acquistarono ciò che rimaneva di una sartoria teatrale milanese finita in fallimento. Oggi la famiglia, che continua a produrre spettacoli, ha esportato la propria arte sartoriale anche al di fuori della Sicilia, ma il cuore di tutto è la bottega di via Spedalieri, diretta da Francesca, Paolo e Massimiliano.

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Via della Libertà, 52, Palermo, PA, Italia

Nella cornice neoclassica una collezione d’arte dal Seicento a oggi

Prende il nome da uno degli ultimi proprietari della dimora, il commerciante di agrumi Francesco Zito Scalici, che acquistò l’edificio nel 1909, ma le sue origini sono settecentesche. Nelle eleganti sale in stile neoclassico, distribuite su tre piani, si dipana un articolato percorso museografico. Vi si possono ammirare le collezioni pittoriche e grafiche della Fondazione Sicilia, frutto, maturato nel tempo, del recupero dei beni artistici appartenenti all’ex Banco di Sicilia, del patrimonio dell’ex Cassa di Risparmio “Vittorio Emanuele” e di successive donazioni private. Visitare la mostra permanente è come viaggiare attraverso i secoli e passare in rassegna tanti stili artistici, dal Seicento ai giorni nostri con nomi che parlano da soli: Preti, Lojacono, Leto, Catti, De Maria Bergler, Sironi, De Pisis. Oltre alla pinacoteca, la Villa ospita spesso vari eventi culturali.

 

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Via Lattarini, 3, Palermo, PA, Italia

L’ultimo dei molitori nella bottega che ha un secolo di vita

Si molano cesoie, coltelli, forbici e se ne vendono anche di nuovi e affilatissimi da 93 anni nella bottega Di Giovanni. C’è la storia di Palermo in quella stanzetta colma di scaffali e lame di ogni misura, dove la mola di smeriglio a acqua non si ferma mai da due generazioni molto longeve. Giosuè Di Giovanni, 81 anni portati egregiamente, apre ogni giorno la saracinesca di via Grandi Lattarini all’angolo con via Roma e perpetua una tradizione destinata a spegnersi. La cominciò suo padre Giuseppe, che nel 1925 trasferì il suo negozietto da arrotino negli attuali locali, che ospitavano un’armeria. Da lì sono passati macellai, salumieri, casalinghe, pescatori subacquei. Venivano da tutta la provincia. Da qualche anno gli affari sono in calo, ma i turisti passano e si innamorano, pretendono una foto con quell’artigiano d’altri tempi.

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