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Piazza Luigi Pirandello, Agrigento, AG, Italia

La Concattedrale dove trionfa il barocco

È un viaggio nella Sicilia barocca, che odora di incenso e risplende di decori e affreschi. Da non perdere la visita a questa chiesa, compresa nell’ampio complesso domenicano, nella centrale piazza Pirandello. Qui, nel 1642, si trasferirono i monaci da un primo insediamento che si trovava, per volere dei Chiaramonte, nel quartiere arabo della città. La facciata si sviluppa su due ordini, con forme slanciate e maestose. Utilizzata come concattedrale, durante i periodi di chiusura della cattedrale di San Gerlando, la chiesa è uno scrigno di tesori. L’interno, a navata unica, contiene otto cappelle, quattro per lato, ricche di tele del XVII e XVIII secolo. Custodita pure una preziosa Crocifissione cinquecentesca, attribuita a Pompeo Buttafuoco, uno dei migliori interpreti dell’arte fiamminga locale. La Cappella del Crocifisso accoglie un dolente Cristo rinascimentale, al quale fa da sfondo un settecentesco reliquiario. Di particolare pregio le due cantorie e l’organo.

Viale Africa, 12, 95129 Catania, CT, Italia

Storia del cinema e antiche mappe nell’ex stabilimento industriale

Dopo un’operazione di riqualificazione dell’area delle raffinerie di zolfo – estratto dalle miniere dell’entroterra siciliano – in prossimità della stazione e del porto, i camini per la dispersione dei fumi provenienti dalle fabbriche sono diventati ciò che oggi è il centro fieristico polifunzionale Le Ciminiere. Questo prezioso esempio di archeologia industriale ospita anche alcune mostre permanenti, come il museo dello Sbarco in Sicilia del 1943, che racconta la storia del secondo conflitto mondiale in Sicilia attraverso fotografie d’epoca, registrazioni, riproduzioni in scala e reperti; quello del Cinema che – partendo dallo sviluppo tecnico fino all’evoluzione stilistica – racconta l’invenzione della settima arte. Affascinante anche la mostra permanente di carte geografiche antiche della Sicilia/Collezione La Gumina, con oltre 140 cartine databili dal XV al XIX secolo, portolani e atlanti tascabili.

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Via Vittorio Emanuele, 293, Palermo, PA, Italia

Abiti talari, offertori, rosari Da un secolo tutto per il clero

La ditta Pantaleone nasce nel 1905, anno in cui Giuseppe, il suo fondatore, sarto ecclesiastico itinerante, originario di Villalba, decide di smettere di attraversare la Sicilia per soddisfare le esigenze del clero e di aprire il primo punto vendita.  È solo nel 1919 che il sarto nisseno si trasferisce a Palermo con la famiglia, e, proprio nel palazzo nobiliare in cui va a vivere – racconta il nipote Domenico, oggi gestore dell’azienda – crea la propria bottega. Il 1938 è un anno di svolta perché Giuseppe lascia l’attività di sarto per dedicarsi alla vendita, aprendo la nuova sede in corso Vittorio Emanuele, ampliando la gamma di articoli in vendita, da quel momento inclusiva di oggetti di arredamento sacro, quali statue, brocche, rosari e piatti offertoriali.  Nel corso degli ultimi venti anni l’impresa è diventata un riferimento per il clero, con commesse in tutta Europa, a Sidney, a New York.

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Via Turretta, 12, Trapani, TP, Italia

Il luogo dove i francescani curavano gli appestati

Nel 1574, a Martogna, sulle falde di Monte Erice, a prodigarsi per i poveri appestati erano i francescani terziari. In quell’anno, la famiglia del nobile Berardo Di Ferro donò loro la propria chiesa di famiglia intitolata a san Rocco, a condizione di non cambiarne il nome. Il santo, guarito dalla peste, era stato taumaturgo e appartenente all’ordine francescano. Il priore Michele Burgio curò l’ampliamento della chiesa e il completamento. Nel 1878 l’edificio barocco venne trasformato in ufficio postale, tanto che ancor oggi qualcuno chiama il San Rocco la Posta Vecchia. Poi chiuso fino al 2012, infine destinato a oratorio, polo culturale e museale, dove sono esposte opere di artisti noti, come Carla Accardi, e di altri emergenti. Oggi si presenta come un laboratorio di confronto culturale della Chiesa con il mondo dell’arte.

Via Dina e Clarenza, Messina, ME, Italia

Quando la Madonna, in soccorso di Messina, deviò con le mani le frecce dei francesi

Era il 1282 e i messinesi erano insorti contro lo strapotere e l’insolenza dei francesi. Erano i Vespri siciliani, insomma.
E la Madonna delle vittorie apparve nel luogo in cui infuriava la lotta e in cui oggi sorge il Santuario di Montalto: una dama bianca, che con le mani deviava le frecce nemiche e con le vesti copriva le mura di Messina, rendendole invisibili ai soldati francesi. La leggenda racconta ancora che, poco dopo il prodigioso evento, Maria apparve in sogno a un frate, Nicola, chiedendogli di fare sorgere proprio lì un luogo di culto a lei consacrato. Il giorno seguente, a mezzogiorno, il fraticello convocò le più alte cariche cittadine, e una colomba, con il suo volo, delimitò il terreno, che venne poi acquistato dal Senato messinese. Una leggenda così impressa nella memoria collettiva da essere ricordato nel campanile del Duomo con un quadro semovente.
Nel 1295 la chiesa fu aperta ai fedeli e si diffuse il culto della Madonna di Montalto, ma nel 1908 il terremoto distrusse l’intero complesso, poi completamente ricostruito.
Dal santuario, visibile da ogni parte della città, si gode di una vista mozzafiato, ma da ammirare è anche lo splendido crocifisso cinquecentesco miracolosamente (è il caso di scriverlo) rinvenuto dopo i crolli del terremoto.

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Via Lattarini, 10, Palermo, PA, Italia

Il piccolo laboratorio di sartoria diventato casa di alta moda

L’antico mercato arabo dei profumi e delle spezie, i Lattarini, è oggi un nuovo punto di incontro per artisti e creativi, come lo stilista Mattia Piazza. Ogni sua collezione è una narrazione che trae ispirazione da diverse discipline artistiche: dalle arti visive alla letteratura, dal design all’architettura. Abiti che nella ricercatezza sartoriale abbattono i confini tra maschile e femminile, con un occhio all’essenzialità orientale sia nel tessuto che nel aglio. L’obiettivo è far emergere la personalità di chi li indossa. L’atelier, oltre che punto vendita, è anche il luogo dove Piazza disegna e realizza le sue creazioni. Un luogo accogliente, che attira artisti, appassionati e curiosi. Da piccolo laboratorio di sartoria, Casa Preti è diventato in poco tempo una casa di alta moda, grazie all’incontro con l’architetto svizzero Steve Gallay che ha scelto di diventarne socio.

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Via del Parlamento, 34, Palermo, PA, Italia

Il Maestro argentiere testimone di un’arte antica

Aveva nove anni appena quando iniziò a muovere i primi passi nella bottega di argentatura e doratura del nonno. Oggi Piero Accardi è uno dei maestri argentieri d’arte sacra apprezzati in Sicilia e nel resto d’Italia, in Austria, Germania, Egitto e fino in Brasile. È facile vederlo all’opera nel laboratorio, in via del Parlamento 34, dove crea e restaura  opere d’arte soprattutto a uso liturgico. Alla sua esperienza si sono affidati in tanti  per delicati interventi di restauro. Fra questi, la secolare urna d’argento di Sant’Angelo, a Licata. Nel 2009, insieme ad altri orafi, argentieri, studiosi e professionisti della città, ha costituito il “Comitato della festa di Sant’Eligio”, che si batte per restaurare e riconsegnare al culto l’antica chiesa della maestranza in via Argenteria. Lì dove, al tempo della dominazione degli Spagnoli, il console bollava gli oggetti preziosi per garantirne l’autenticità.

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Viale Boccetta, Messina, ME, Italia

L’antica insediamento francescano ritratto anche da Antonello

Le sue imponenti absidi merlate sono raffigurate nel famoso dipinto “La Pietà con tre angeli” di Antonello da Messina, esposto al Museo Correr di Venezia. Edificata nel 1254, la chiesa di San Francesco faceva parte del primo complesso religioso dell’Ordine in Sicilia, costruito in onore del santo, 28 anni dopo la sua morte, per volere di alcuni nobili messinesi. La dedica all’Immacolata è successiva e si spiega con la forte devozione della città al culto mariano. Dai crolli del 1908 si salvarono solo le absidi. L’edificio venne ricostruito, spostandolo però di alcuni metri per far posto agli uffici dell’Intendenza di finanza. Dopo i nuovi danni dei bombardamenti, fu ristrutturato nel 1954 e riaperto al culto. Nel 1965, nella piazzetta della chiesa che presenta un gran rosone sulla facciata, è stata collocata una statua bronzea di san Francesco, opera dello scultore messinese Antonio Bonfiglio. All’interno, è originale una parte del pavimento policromo. Di pregio la settecentesca statua argentea dell’Immacolata.

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Via del Teatro Greco, 96100 Siracusa SR

Spettacoli, assemblee, processi. Un “centro polifunzionale” dell’antichità

Proviamo a immaginare cosa dovesse essere il teatro greco di Siracusa ai suoi tempi. Monumentale, certo, perché monumentale e celebrativo era tutto il quartiere in cui si trovava, Neapolis. Ma anche in perfetta armonia con l’ambiente: sembra posarsi leggero sul colle Temenite sul quale è costruito, fino a essere un insieme con la natura e con il paesaggio circostante.
Non era però bellezza fine a se stessa: e se oggi vi si svolgono le rappresentazioni classiche, secoli fa era stato pensato come l’edificio per spettacoli più importante del mondo greco-occidentale, altissimo esempio di architettura civile. Il teatro era anche luogo di culto, di assemblee popolari, perfino di processi. Un centro polifunzionale, insomma, la cui fama raggiungeva persone e luoghi lontane.
Quanto a fama, il teatro greco l’ha conservata intatta, nonostante rimaneggiamenti, spoliazioni e danneggiamenti che hanno segnato la sua lunga epoca. Come i viaggiatori del Grand tour, che consideravano questa una tappa obbligata nella loro formazione, anche noi, uomini iperconnessi del terzo millennio, che ci piaccia o no, subiamo lo stesso, immutabile fascino.

Piazza Duomo, Siracusa, SR, Italia

Tra cave, pozzi e ricordi del passato

È un altro, importantissimo frammento della Siracusa sotterranea e di vite ne ha moltissime. Basta pensare a tutti i siracusani che, durante la Seconda Guerra mondiale si sono raccolti proprio in queste grandi stanze, in attesa che i bombardamenti finissero di invadere la città. Furono necessarie delle squadre di pirriatori (chi lavorava nelle cave) per ampliare i vani e per scavare appositamente una stanza dove custodire il simulacro di Santa Lucia. Chissà che cosa ne avrebbe pensato il vescovo Paolo Faraone, che nel Seicento fece scavare questa cisterna per rifornire il palazzo arcivescovile e tutta Ortigia. Questo posto fu anche una cava, da cui venne estratta la pietra per la costruzione della facciata della cattedrale. Percorrerlo significa fare un viaggio tra pozzi e antiche cisterne, ma soprattutto percorrere a ritroso la vita più profonda di Siracusa.

Via Crociferi, 17, Catania, CT, Italia

L’opera dei gesuiti raccontata in una chiesa

Uno spettacolo prima ancora di entrare, visto che si trova in via dei Crociferi, la strada più scenografica del barocco catanese. Edificato nel Settecento, questo edificio racconta una lunga storia che intreccia la permanenza dei gesuiti in città a una nobile famiglia, i Borgia, da sempre legata a doppio filo al mondo della chiesa e della cristianità. È intitolata infatti a Francesco Borgia, nato nella cristianissima Spagna nel 1510, che consacrò tutta la vita a riabilitare il discusso nome del proprio casato attraverso una vita austera e morigerata. Alla morte della moglie, Eleonora, si unì alla compagnia di Gesù e da lì iniziò, instancabile, la sua opera di evangelizzazione in giro per il mondo, autorevole consigliere di imperatori, re e principi, per tornare finalmente a morire nella sua cella romana, nel 1572. E temi legati ai gesuiti sono disseminati per tutta la chiesa, a cominciare dalla cupola, affrescata da due mostri sacri del tempo: Olivio Sozzi e Vito D’Anna. Nella decorazione domina la figura di Cristo, mentre nei pennacchi della cupola, le quattro figure rappresentano i continenti evangelizzati dalla Compagnia di Gesù: Europa, Asia, Africa e America.

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Piazza Ruggiero Settimo, 15, Palermo, PA, Italia

Il capolavoro di Damiani Almeyda dominato dalla Quadriga di Rutelli

La grande passione per gli scavi di Ercolano e Pompei è alla base delle scelte stilistiche dell’architetto e ingegnere Giuseppe Damiani Almeyda, nel concepire il progetto del Politeama. Alla guida dell’ufficio tecnico del Comune di Palermo, Almeyda riuscì a realizzare l’opera e a inaugurarla nel 1874. In realtà, una prima idea era stata già avanzata nel 1860, quando il pretore Giulio Benso, duca della Verdura, aveva deciso di dotare la città di un teatro diurno e circo olimpico, vista la popolarità di spettacoli equestri e acrobatici. Ma Damiani Almeyda diede un’interpretazione personale e originale al progetto, caratterizzato da uno spiccato gusto per la policromia, colonnati e statue allegoriche. In cima al grande ingresso svetta la Quadriga bronzea di Mario Rutelli.

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Via Lungarini, 23, Palermo, PA, Italia

L’architetto-designer con la passione dell’oreficeria

Vitalba Canino è architetto e designer di gioielli. Progetta e realizza oggetti unici e lontani dai cliché della gioielleria tradizionale. Una passione esplosa subito dopo la laurea in Architettura e dopo numerose esperienze oltre lo Stretto. Nel 2007 ha cominciato a dedicarsi all’assemblaggio di pietre dure e catene e ha seguito corsi di “smalti a fuoco” alla Scuola orafa ambrosiana di Milano. Lavora principalmente l’argento, ma anche l’ottone bagno oro e talvolta l’oro, realizzando gioielli spesso geometrici e non convenzionali, le cui fonti d’ispirazione sono svariate, principalmente tratte dalla natura ma anche dallo studio di gioielli prodotti da antiche civiltà a partire da quelli etruschi. Da qualche tempo si è inoltre dedicata anche alla produzione di borse, stole, cappelli e accessori, che disegna personalmente e fa realizzare da artigiani locali.

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Via Bara All'Olivella, 115, Palermo, PA, Italia

Creazioni in lava, corallo e argento esposti pure al British Museum

Nella sua officina da orafo, attrezzi da falegname convivono felicemente con testi letterari, pietre laviche con titanio, legno di ulivo con lapislazzuli: da diciotto anni la creatività dei gioielli contemporanei di Roberto Intorre, “architetto e sognatore” è un punto di riferimento, tra tradizione e innovazione. Non a caso la sua collezione “Gocce di magma”, caratterizzata da contrasti tra la pietra lavica, il corallo, l’argento, è stata scelta dal British Museum di Londra per rappresentare l’identità culturale siciliana nella mostra “Sicily: culture and conquest”. Per celebrare i 500 anni dell’Orlando Furioso, Intorre ha creato “Il viaggio meraviglioso”, opera composta da nove icone-gioiello dove ogni personaggio è un monile inserito in un contesto narrativo che ricorda, architettonicamente, il teatro dell’Opera dei Pupi. Nella stessa strada, non a caso, lavora la famiglia Cuticchio.

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Via Maqueda, 375, Palermo, PA, Italia

Gioielli, accessori, borse nel bene confiscato alla mafia

Etic sorge all’interno di un bene confiscato alla mafia e assegnato alla cooperativa sociale Solidarietà. Un “contenitore di creatività condivisa”, lo definiscono le designer che si avvicendano nella sua gestione, ispirandosi a vicenda in un continuo scambio di idee e suggestioni. Alessia Bruno con Desadorna propone i suoi gioielli di ricerca, spesso ispirati alla natura. Ambra di Trapani con Madeinpà realizza accessori che fanno del made in Palermo una sintesi creativa, declinata al presente e votata al design. Roberta De Grandi, R.B.R.T., realizza accessori non seriali, come le borse della collezione Numero Primo che già nel nome svelano la loro unicità: non solo per la ricercatezza artigianale ma anche per le parole e le immagini che, una diversa dall’altra, le impreziosiscono e svelano messaggi per chi le fa proprie.

 

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Via Maqueda, 263, Palermo, PA, Italia

Vestiti, scarpe, borse Ecco il tempio del vintage

Oggetti, borse, vestiti, gioielli e accessori vintage abitano qui. Le grandi vetrine campeggiano su via Maqueda, lanciando un accattivante viaggio a spasso nel tempo, quando era ancora possibile rovistare in una soffitta e trovare un tesoro dimenticato. Perchè tra calzature antiche e moderne, o di modernariato, c’è il pezzo d’arredo o il gioco da tavola anni 70 che ha fatto la gioia di pomeriggi spensierati. I vestiti sono disposti in un caos armonioso tra lampade d’epoca, porcellane, scarpe, e di tutto un po’. Le scarpe sono tutte originali e non usate, scovate in depositi o in magazzini che custodiscono piccoli tesori, spesso anche di marce blasonate. L’importante è entrare senza guardare l’orologio. Per tornare bambini, o fare un viaggio nel passato, giocando con la moda.

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Via San Francesco D'Assisi, 54, Trapani, TP, Italia

Da carcere a museo. Ecco l’antica Vicaria

A dare il benvenuto ai visitatori sono due grandi telamoni sulla facciata esterna. Questo è uno dei più severi palazzi di Trapani, detto della Vicaria, perché qui aveva sede l’antico Tribunale. Sorto tra la fine del XVI secolo e gli inizi del XVII, venne poi ribattezzato Palazzo del carcere poiché l’edificio, fino al 1965, ospitò pure i detenuti. Nel 2015 è stato trasformato in Museo d’arte moderna e contemporanea, gestito dall’associazione La Salerniana. La collezione, raccolta grazie alle generose donazioni di alcuni artisti, comprende varie opere dagli anni Cinquanta a oggi. Tra i nomi, spiccano quelli di Carla Accardi, Pietro Consagra, Pino Pinelli. Nelle numerose sale, con un pregevole allestimento, coesistono diversi linguaggi artistici, tendenze e stili.

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Via Ballaro, 14, Palermo, PA, Italia

Frutta secca, canditi e spezie Qui si respira il Mediterraneo

Un luogo che esprime pienamente l’anima multietnica del mercato di Ballarò. Esposti come in un suq arabo e circondati da dipinti e simboli di Palermo, si possono trovare legumi, frutta disidratata, frutta candita, preparati per pasticceria ma soprattutto frutta secca, spezie e aromi provenienti da diverse parti del mondo: dai tipici prodotti delle produzioni siciliane, come i pistacchi di Bronte e le mandorle di Santo Stefano Quisquina, ai prodotti esotici, come le noci americane e quelle brasiliane. Nel laboratorio adiacente al negozio, Gianni Cannatella realizza personalmente la tostatura e prepara il cosiddetto passatempo: calia e semenza, ossia ceci e semi di zucca tostati. Cannatella si è recentemente dotato di una macchina di ultima generazione, ma in trent’anni di attività ha sperimentato tutte le diverse tecniche di tostatura.

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Via San Nicolò All'Albergheria, 38, Palermo, PA, Italia

La cucina di casa da oltre un secolo all’Albergheria

Era il 1904 quando a Ballarò un bersagliere con la passione per la buona cucina aprì la sua trattoria. Ancora oggi l’atmosfera è la stessa: pare di stare in una casa privata con la gente che parla da una tavola all’altro a voce altissima. Gli avventori storicamente sono quelli dell’Albergheria, ma da qualche anno i clienti arrivano da ogni parte della città per assaggiare la tipica cucina siciliana. Funziona sia come taverna sia come ristorante. Il nuovo proprietario Francesco Battaglia, detto Lollo, aveva solamente vent’anni quando ha deciso di rilevare l’attività e da quattordici anni la gestisce come fosse l’estensione di casa sua. La specialità che consiglia a chi lo chiede è la pasta con la glassa. Un piatto “povero” ed eccezionalmente gustoso, caratteristica di tante pietanze siciliane. In questo caso si tratta del fondo di cottura dello spezzatino.

Via Pompeo Picherali, Siracusa, SR, Italia

Qui rivive la storia dei Borgia e degli Impellizzeri

Costruito su un preesistente palazzo di epoca aragonese, venne edificato nel Settecento da un discendente dei Borgia e degli Impellizzeri. Dei Borgia, nobile e influentissima famiglia di origini spagnole trapiantata a Roma, si è detto e scritto di tutto. Meno nota, invece, è la famiglia Impellizzeri, legata agli aragonesi e detta “del casale” dal nome di un feudo.
Tra divorzi e matrimoni, le sorti dei due potenti casati si legarono proprio a Siracusa, in questo palazzo, per volontà di Giuseppe Maria Borgia. Un gioiello che racconta storie e vicissitudini, ma anche bellezza ed eleganza architettonica. Caratteristico, tra l’altro, per il colore rosso dell’ordine superiore e per gli elementi barocchi del grande androne interno.

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