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Via Maqueda, 172, Palermo, PA, Italia

Insegna e decorazioni Liberty, un pezzo di storia della città

Nel 1854 a Palermo esistevano quindici librerie, tutte ubicate lungo l’attuale corso Vittorio Emanuele, a eccezione del libraio Decio Sandron di piazza Marina e di quella gestita dai fratelli Pedone (Luigi e Gaspare) in via Maqueda. Intorno alla fine del secolo, i fratelli Pedone, meglio conosciuti come Pedone Lauriel, separano la loro attività, gestendo in modo autonomo le librerie che possedevano. A Giuseppe va quella di via Maqueda, la Agate, che in seguito cambierà gestione, passando alle Librerie Italiane Riunite delle Messaggerie Italiane, con il nome di Libreria Dante e infine a Flaccovio. Nel 2013 la chiusura. Oggi quel memorabile locale, la cui insegna originaria è stata lasciata intatta e le cui decorazioni parietali sono state mantenute, ospita Bisso Bistrot, un ristorante in cui si possono gustare piatti della tradizione siciliana.

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Via Ruggiero Settimo, 68, Palermo, PA, Italia

Due secoli di rosticceria mignon per l’antesignano dello street food

Un “buco” che esiste dal 1826. All’interno del cortile nobile di Palazzo De Stefano, ha sempre prodotto peccatucci di gola (timballi, panzerotti, arancinette e pasticcini) da consumare a tutte le ore della giornata. Né bar né caffè: è una sorta di proto-rosticceria che ha inventato il formato mignon, molto prima che lo street food andasse di moda. Una volta varcato il portone ci si ritrova in un’oasi di tranquillità grazie al cortile, mentre le foto in bianco e nero della Palermo di una volta spiccano sulle piastrelle bianche alle pareti. I fratelli Allegra che avevano intrapreso l’attività, si erano ispirati alle sontuose libagioni dei palazzi nobiliari, preparando però lillipuziani pezzi di rosticceria. La più antica “cucina” di Palermo è stata gestita fino a pochissimi anni fa dai tre fratelli Allegra (due cuochi e il più giovane al banco), quando è passata alla famiglia Valentino.

Piazza Duomo, Siracusa, SR, Italia

Tra cave, pozzi e ricordi del passato

È un altro, importantissimo frammento della Siracusa sotterranea e di vite ne ha moltissime. Basta pensare a tutti i siracusani che, durante la Seconda Guerra mondiale si sono raccolti proprio in queste grandi stanze, in attesa che i bombardamenti finissero di invadere la città. Furono necessarie delle squadre di pirriatori (chi lavorava nelle cave) per ampliare i vani e per scavare appositamente una stanza dove custodire il simulacro di Santa Lucia. Chissà che cosa ne avrebbe pensato il vescovo Paolo Faraone, che nel Seicento fece scavare questa cisterna per rifornire il palazzo arcivescovile e tutta Ortigia. Questo posto fu anche una cava, da cui venne estratta la pietra per la costruzione della facciata della cattedrale. Percorrerlo significa fare un viaggio tra pozzi e antiche cisterne, ma soprattutto percorrere a ritroso la vita più profonda di Siracusa.

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Piazza Duomo, Messina, ME, Italia

Tra storie della città e un leone ruggente, il più grande marchingegno del mondo

Non si può pensare a Messina senza che la mente vada a uno dei suoi simboli più significativi : l’orologio astronomico.
Incastonato nel campanile del Duomo, faticosamente rimesso in piedi dopo il terremoto del 1908, ha visto la luce grazie agli operai-artisti della prestigiosa ditta Ungerer, di Strasburgo. I meccanismi, infatti, riprendono un po’ quelli dell’orologio astronomico della città nordeuropea; ma uno “zampino” lo mise anche Papa Pio XI, che regalò all’allora arcivescovo della città, Angelo Paino, un modellino funzionante del famoso orologio. E questi ne fu così entusiasta che ne commissionò uno simile, dando vita così al più grande e più complesso orologio astronomico del mondo.
Qui, il tempo è scandito attraverso un vero e proprio racconto con personaggi semoventi: al primo piano è raffigurata l’esperienza terrena con statue simbolo delle fasi della vita – infanzia, giovinezza, maturità e vecchiaia – tra cui, beffarda, si cela la morte.
Più sotto, invece, ecco i giorni della settimana, impersonati da altrettante divinità greche alla guida di un carro trainato da differenti animali.
Il secondo piano è dedicato alla vita di Cristo (nascita, Pasqua e Pentecoste) mentre il terzo, dominato da un poderoso gallo, racconta la rinascita di Messina con le statue di Dina e Clarenza, valorose cittadine dei Vespri siciliani, simbolo della lotta contro gli Angioini. Infine, il leone: stringe la bandiera di Messina e la fa sventolare tre volte al giorno. E a mezzogiorno, puntuale, ruggisce, per ricordare a tutti la forza d’animo della sua gente.

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Via della Giudecca, 22, Siracusa, SR, Italia

Dietro le quinte tra i paladini di Francia

Il Museo Aretuseo dei Pupi è il primo museo monotematico del genere in Italia. Parola degli esperti pupari storici che lo hanno voluto realizzare, con tanta passione: i Vaccaro e Mauceri. Oggi le famiglie dei due artisti aprono il sipario sul loro mondo fantastico, popolato da cavalieri cristiani, nemici saraceni, maghi, streghe e creature mostruose. E propongono, a grandi e bambini, un affascinante viaggio, arricchito con schede didattiche che ripercorrono i punti salienti della storia dei due pupari. In via della Giudecca, a pochi passi dal teatrino, il Museo è allestito in un contesto di pregio e molto gradevole, Palazzo Midiri-Cardona, fra balconi barocchi, chiese paleocristiane, tracce di culto ebraico e vicoli fioriti. Alle armi, cavalieri!

Piazza San Francesco d'Assisi, 3, Catania, CT, Italia

Nella casa del compositore che morì a soli 34 anni

Un musicista dal viso d’angelo, simbolo della genialità di Catania, amato non solo in Sicilia, ma in tutta Italia e nel mondo. Fu forse la sua morte precoce (aveva meno di 34 anni) e quel talento unito alla gentilezza dell’aspetto che fecero sì che, già nel 1919, il Real Circolo Bellini avviasse una sottoscrizione per fare della casa del musicista un monumento nazionale. Cosa che avvenne, a dispetto di difficoltà e impedimenti. Il 5 maggio 1930 fu inaugurato infatti in pompa magna il museo belliniano: era presente il re, Vittorio Emanuele III. Uno spazio piccolo, cinque stanze in tutto, occupato per intero da cimeli che raccontano la storia del musicista e della sua famiglia tra dipinti, libri, spartiti originali, strumenti musicali, scritti autografi. E perfino, secondo l’usanza dei tempi, la maschera mortuaria del compositore. Di particolare interesse la raccolta di autografi belliniani, tra cui numerosi abbozzi. Percorrere queste stanze significa insomma rivivere la vita dell’autore di Norma attraverso il doppio binario della sfera pubblica e di quella privata, con le stampe su Catania antica, le delibere del governo cittadino, ma anche gli oggetti di uso quotidiano, i ritratti. E perfino due tappeti che gli dovevano essere particolarmente cari, perché ricamati da Giuditta Turina, la sua amante.

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Via Alessandro Paternostro, 58, Palermo, PA, Italia

Dove Ruggiero Settimo e Garibaldi celebrarono le proprie vittorie

Nacque nel 1834 là dove c’era la cappella dei principi di Cattolica, nel settecentesco Palazzo dell’omonimo nome. Il fondatore Antonio Alaimo, cuoco di Palazzo, ebbe come saldo delle sue spettanze questi locali. La focacceria si affermò subito come il primo locale pubblico dove potere consumare piatti tipicamente palermitani, a partire dal pane con la milza. Nel 1848, quando venne proclamato il primo Parlamento siciliano, Ruggiero Settimo, neo eletto capo del governo, festeggiò qui. Vi trovarono ristoro Giuseppe Garibaldi e i suoi Mille. Ma tra gli ospiti ci sono stati anche Pirandello, Crispi, i reali di Spagna e di Belgio. Tra il 1898 e il 1900 Salvatore Alaimo, erede del fondatore, operò il primo restauro commissionando alla Fonderia Orotea i tavoli in ghisa, le vetrate e la cucina economica e alla falegnameria Ducrot alcuni mobili in legno e le panche ancora in uso. Così, nel 1902, la Focacceria divenne “antica”.

Piazzale Asia, Viale Africa, Catania, CT, Italia

Storia del cinema e antiche mappe nell’ex stabilimento industriale

Dopo un’operazione di riqualificazione dell’area delle raffinerie di zolfo – estratto dalle miniere dell’entroterra siciliano – in prossimità della stazione e del porto, i camini per la dispersione dei fumi provenienti dalle fabbriche sono diventati ciò che oggi è il centro fieristico polifunzionale Le Ciminiere. Questo prezioso esempio di archeologia industriale ospita anche alcune mostre permanenti, come il museo dello Sbarco in Sicilia del 1943, che racconta la storia del secondo conflitto mondiale in Sicilia attraverso fotografie d’epoca, registrazioni, riproduzioni in scala e reperti; quello del Cinema che – partendo dallo sviluppo tecnico fino all’evoluzione stilistica – racconta l’invenzione della settima arte. Affascinante anche la mostra permanente di carte geografiche antiche della Sicilia/Collezione La Gumina, con oltre 140 cartine databili dal XV al XIX secolo, portolani e atlanti tascabili.

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Via Brunetto Latini, 14, Palermo, PA, Italia

I vecchi mobili anni Trenta riportati a nuovo splendore

 A due passi dal Teatro Politeama, ombelico della città commerciale, ancora adesso mantiene l’atmosfera di un tempo. La farmacia, infatti, è un gioiello degli anni Trenta del secolo scorso che è sopravvissuto alle bombe della Seconda guerra mondiale – cadute pesantemente nel quartiere – ed è stato appena restaurato nel rispetto dei materiali e dei mobili d’epoca: i vecchi mobili che negli anni erano stati laccati di bianco sono tornati allo stato originale, le travi del soffitto sono a vista, e c’è ancora qualche antico bottiglione e qualche albarello di ceramica, oggetti che ricordano l’antico passato. Di recente, tra le vecchie carte, i proprietari hanno ritrovato i timbri antichi e le ricette per le preparazioni galeniche. A fondarla fu Vincenzo Sparti, suocero dell’attuale titolare Valeria Ciprì. Lui, titolare di una farmacia a Villabate, si trasferì a Palermo.

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Via Vittorio Emanuele, 120, Palermo, PA, Italia

Palazzi, porte, chiese – Ecco Palermo in miniatura

Una Palermo in miniatura realizzata con la consapevolezza dell’architetto, la manualità dell’artigiano e la passione di chi è innamorato della propria città. Nel suo laboratorio, Vincenzo Vizzari fonde da un quarto di secolo la conoscenza dell’architettura e del disegno a rilievo con l’abilità del ceramista per creare perfette miniature in terracotta monocromatica dei più celebri monumenti palermitani e di altre città della Sicilia. Ogni pezzo è unico, interamente lavorato e rifinito a mano. Nella piccola bottega – giusto lo spazio per il tavolo da lavoro, una sedia e pochi scaffali – esprime con maestria la sua visione di Palermo: bellissima e ricca di mistero. Colora solo le cupole rosse delle chiese arabo-normanne e il verde delle chiome di palme e ficus secolari. Ogni riproduzione bidimensionale in scala richiede dalle 15 alle 20 ore di lavoro e numerosi calchi.

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Via della Libertà, 73, Palermo, PA, Italia

I ceramisti venuti da Napoli diventati tesori umani dell’Unesco

Varcare la soglia del negozio di Arcangela Piscitello, in quel tratto di via Libertà in cui ancora si scorgono le suggestioni di una Belle Epoque dai rimandi parigini, è entrare in un mondo. I Piscitello sono ceramisti dal 1683, quando Rosario da Napoli si trasferì a Santo Stefano di Camastra, appena ricostruita, portando con sé i colori tipici della tradizione partenopea. Molte generazioni dopo, eccelse così tanto nel mestiere secolare degli avi da essere nominato nel 2006 tesoro umano vivente dall’Unesco. Una passione trasmessa agli eredi: a popolare la loro immaginazione ci sono i colapesce, suggestive sculture che declinano il tema del mare, ma anche classici come la lumiera di Sant’Antonio (che illuminava le case prima dell’elettricità), e la matrangela, metà angelo e metà donna, recuperata dall’Ottocento siciliano, tornata a essere un dono simbolo di gioia e prosperità.

Via Maccherronai, 15, Palermo, PA, Italia

Aperta un secolo e mezzo fa, ora è luogo di movida

La nuova insegna “Taverna Azzurra” si lega al colore delle porte e delle pareti che caratterizza l’enoteca della Vucciria, aperta nel 1896. Sopra la nuova insegna c’è quella in marmo con il nome del primo proprietario: Maggiore. Oggi a gestirla sono Pietro e Michele Sutera, figli di Totò che più di quarant’anni fa ha rilevato l’attività. Lo stile è sempre lo stesso: i tipici vini siciliani come lo zibibbo o il sangue di Sicilia sono serviti “alla spina”. Vini, liquori e superalcolici sono esposti insieme a grandi botti di legno e alle opere d’arte lasciate dagli amici più famosi. Oggi il che mercato vive di notte, come se fosse su un fuso orario diverso dal resto della città, la taverna è il simbolo della movida palermitana che fino alle prime luci dell’alba riempie la strada fino a piazza Caracciolo con gente di ogni tipo e nazionalità.

Via Minerva, 28, 92100 Agrigento, AG, Italia

Sulle tracce dei frantoio dell’antica Akragas, nel regno di Demetra e Kore e delle divinità di voragini e abissi

Un posto magico, il luogo più alto dell0antica città ellenica, da dove di dominava per intero la splendida città di Akgaras. Ma la Rupe Atenea non era soltanto il luogo da dove godere di un panorama mozzafiato: nell’area sono infatti stati trovati i resti di un frantoio ellenistico e uno dei templi delle divinità ctonie: dèi appartenenti alle profondità, siano abissi marini che voragini terrestri. Un tempio oggi parzialmente incorporato nella chiesetta medievale di San Biagio, di cui ancora si conservano il basamento e una parte delle strutture isodome dei lati. Un luogo di culto che doveva essere dedicato alle celebrazioni in onore di Demetra e Kore, così si è dedotto alla presenza di statuette e busti fittili. Neanche le altre divinità del sottosuolo venivano comunque dimenticate: l’intera area era dotata di un complesso sistema di canalizzazione delle acque, strutturato in funzione ai templi delle divinità ctonie, probabilmente per specifiche funzioni religiose. E che la Rupe Atenea avesse da sempre un richiamo mistico, è ipotizzato anche da tracce di rituali religiosi di epoca preistorica.

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Via del Ponticello, 41, Palermo, PA, Italia

“Dal letame nascono i fior” Ecco gli eco-monili di Valeria

“Dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fiori”, cantava De Andrè in Via del Campo. Un adagio che è diventato il motto di Valeria Leonardi, friulana innamorata di Palermo che realizza eco-monili. Vinile, polistirolo, carta, vetro, corde, lana, Pet, cd: tutto ciò che può essere scambiato per materiale di scarto o usa e getta nelle sue mani acquista una seconda vita. Non a caso, il nome della sua bottega è preso in prestito dallo spagnolo “Basura”, cioè spazzatura. E in quello che una volta era il cuore del quartiere ebraico, in via del Ponticello, avviene un piccolo miracolo quotidiano: quei materiali recuperati dal mercato di Ballarò diventano orecchini, bracciali e collane da indossare. Pinze, colla, martello, mani e tanta pazienza i suoi ferri del mestiere. Perché è la fantasia a trasformare la “basura” in arte da indossare, con orgoglio.

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Via Puglia, Siracusa, SR, Italia

Le antiche cave dei supplizi diventate giardino paradisiaco

Un luogo che trasuda storia e storie di patimenti. La Latomia dei Cappuccini, una delle più grandi del territorio di Siracusa, nel VI secolo avanti Cristo era una cava dalla quale si estraevano materiali per l’edilizia. Ma nel 413 divenne luogo di orribili supplizi. In occasione della spedizione ateniese contro Siracusa, infatti, i nemici greci fecero una terribile fine: imprigionati nelle viscere della terra, in gran parte morirono. Successivamente, la latomia fu destinata a necropoli. Alla fine del 1500, i frati di un convento vicino fecero crescere rigogliosi orti e giardini. E fu la catarsi. Questo luogo diventò un posto dolce e ameno, meta nei secoli successivi di tappe di importanti viaggiatori, nell’ambito del Grand tour. Ecco, per esempio, come Patrick Brydone descriveva le antiche latomie: “Sono senza dubbio uno dei luoghi più belli e romantici che io abbia mai veduto. Il giardino è tutto tagliato in una roccia dura come il marmo, composta di un conglomerato di conchiglie, ghiaia e altro materiale marino”.

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Via Maqueda, 263, Palermo, PA, Italia

Vestiti, scarpe, borse Ecco il tempio del vintage

Oggetti, borse, vestiti, gioielli e accessori vintage abitano qui. Le grandi vetrine campeggiano su via Maqueda, lanciando un accattivante viaggio a spasso nel tempo, quando era ancora possibile rovistare in una soffitta e trovare un tesoro dimenticato. Perchè tra calzature antiche e moderne, o di modernariato, c’è il pezzo d’arredo o il gioco da tavola anni 70 che ha fatto la gioia di pomeriggi spensierati. I vestiti sono disposti in un caos armonioso tra lampade d’epoca, porcellane, scarpe, e di tutto un po’. Le scarpe sono tutte originali e non usate, scovate in depositi o in magazzini che custodiscono piccoli tesori, spesso anche di marce blasonate. L’importante è entrare senza guardare l’orologio. Per tornare bambini, o fare un viaggio nel passato, giocando con la moda.

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Via Maqueda, 375, Palermo, PA, Italia

Gioielli, accessori, borse nel bene confiscato alla mafia

Etic sorge all’interno di un bene confiscato alla mafia e assegnato alla cooperativa sociale Solidarietà. Un “contenitore di creatività condivisa”, lo definiscono le designer che si avvicendano nella sua gestione, ispirandosi a vicenda in un continuo scambio di idee e suggestioni. Alessia Bruno con Desadorna propone i suoi gioielli di ricerca, spesso ispirati alla natura. Ambra di Trapani con Madeinpà realizza accessori che fanno del made in Palermo una sintesi creativa, declinata al presente e votata al design. Roberta De Grandi, R.B.R.T., realizza accessori non seriali, come le borse della collezione Numero Primo che già nel nome svelano la loro unicità: non solo per la ricercatezza artigianale ma anche per le parole e le immagini che, una diversa dall’altra, le impreziosiscono e svelano messaggi per chi le fa proprie.

 

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Via Duomo, 96, Agrigento, AG, Italia

Lo scrigno dei tesori della Chiesa agrigentina

Epigrafi, reliquiari, dipinti, documenti e testimonianze varie. Unaricca collezione ricostruisce la storia della Diocesi agrigentina dal XII al XIX secolo. Le sale del Museo accolgono preziosi manufatti realizzati non solo da maestranze locali, ma anche nazionali e internazionali. Tra i “pezzi” medievali più rappresentativi, spiccano l’epigrafe araba del 997,rinvenuta a Lampedusa, e l’Altarolo, un altare portatile del secolo XII-XIII, di maestranze itineranti, proveniente dalla Cattedrale. Particolarmente interessante quest’ultimo manufatto, chiamato anche “l’Altarolo dei Crociati”. A ben guardarlo, la doppia croce lamellare collocata sul retro presenta i caratteri delle “stauroteche” dei pellegrini (i reliquiari destinati a contenere frammenti del legno della Croce di Cristo) incoraggiate dagli ordini monastico-cavallereschi.

Sacrario Cristo Re, Messina, ME, Italia

Da castello medievale a prigione borbonica

Appartenevano al corpo del Castello di Matagrifone o Rocca Guelfonia, la cui fondazione, come struttura difensiva strategica, su una collinetta dominante la città, si attribuisce a Riccardo Cuor di Leone, il re inglese in viaggio nel 1190 verso il Santo Sepolcro. Oppure, una costruzione fortificata esisteva già e il sovrano la ampliò. Il nome Matagrifone deriverebbe da “Mata griffoni”, cioè ammazza i Greci-Bizantini, e Rocca Guelfonia da “Rocca del re guelfo”, ovvero Riccardo (guelfo perché sosteneva la casa di Sassonia, mentre i ghibellini parteggiavano per la casa di Svevia). La fortezza fu potenziata nei secoli XV-XVI, per volere dei sovrani Ferdinando “il cattolico” e Carlo V. Durante la dominazione borbonica, venne utilizzata come prigione dove vennero recluse anche donne. Oggi rimangono la torre accanto al nuovo Sacrario, tracce delle mura fortificate e un imponente portale cinquecentesco con mascherone, ingresso delle Carceri ottocentesche nell’omonima via. Durante la guerra, gli ambienti ipogeici furono destinati a rifugio antiaereo.

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Via Lattarini, 3, Palermo, PA, Italia

L’ultimo dei molitori nella bottega che ha un secolo di vita

Si molano cesoie, coltelli, forbici e se ne vendono anche di nuovi e affilatissimi da 93 anni nella bottega Di Giovanni. C’è la storia di Palermo in quella stanzetta colma di scaffali e lame di ogni misura, dove la mola di smeriglio a acqua non si ferma mai da due generazioni molto longeve. Giosuè Di Giovanni, 81 anni portati egregiamente, apre ogni giorno la saracinesca di via Grandi Lattarini all’angolo con via Roma e perpetua una tradizione destinata a spegnersi. La cominciò suo padre Giuseppe, che nel 1925 trasferì il suo negozietto da arrotino negli attuali locali, che ospitavano un’armeria. Da lì sono passati macellai, salumieri, casalinghe, pescatori subacquei. Venivano da tutta la provincia. Da qualche anno gli affari sono in calo, ma i turisti passano e si innamorano, pretendono una foto con quell’artigiano d’altri tempi.

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Le Vie dei Tesori
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