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Piazza Aragona, 13, Palermo, PA, Italia

Laboratorio e centro espositivo Ogni visita è una sorpresa

E un luogo fuori da ogni schema, un po’ laboratorio, un po’ centro espositivo, con borse, lampade, cuscini, fotografie, collane. Di sicuro questo laboratorio di design è una fabbrica creativa, una fucina di progetti dove trovare pezzi già pronti o dove commissionare pezzi unici. Ospiti fissi sono Junkle di Ilaria Sposito e Amvisual di Antonio Massara: il connubio tra un’artigiana del riuso che reinventa continuamente forme con i materiali che le capitano tra le mani e un fotografo (analogico) e scrittore alla ricerca di storie nei dintorni. Un laboratorio in continua trasformazione, dove ogni visita non è mai uguale alle precedenti: dagli oggetti ai racconti fotografici, dagli accessori per donna alle sedute e alle lampade in vela riciclata, ma ci sono anche i monili di Elena, di Moma e Azelia Elia. Tutti figli di passione e curiosità.

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Via Villa Filippina, 1, Palermo, PA, Italia

Design e riciclo creativo Qui ogni capo è un’invenzione

Il rigore delle macchine da cucire a pedale e l’estro del design che reinterpreta stili e mode, il palermitano che prende appuntamento per farsi confezionare un abito da cerimonia o la turista che volteggia con una gonna: c’è tutto questo all’interno della sartoria Maqueda, spazio atelier di Alice Salmeri, dove si trovano abiti e accessori fatti a mano dalla stilista. Laurea al Polimoda di Firenze, parentesi lavorative in Toscana e Danimarca, una linea ecosostenibile, “Mitzica recycle” basata sul riciclo creativo lanciata nel 2005, quando l’idea del capo unico realizzato da uno scampolo sembrava pura avanguardia. “Mi piace l’idea di essere pioniera a casa. E poi mi mancava il clima”. Lo stesso che le permette di tenere tutto l’anno cappotti e costumi, per i tanti turisti che fanno tappa da lei, “ma ci sono anche clienti che fanno balli dell’800 e si fanno confezionare abiti su misura”.

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Via Alessandro Paternostro, 75, Palermo, PA, Italia

Le vecchie carte dei mercati diventano quaderni preziosi

Far diventare prezioso ciò che la gente normalmente getta via: è questa una delle caratteristiche delle Edizioni Precarie di Carmela Dacchille e Giulia Basile. Le diverse carte alimentari che nei mercati di Palermo servono per avvolgere il cibo – pesce, carne, verdura – diventano così taccuini, carte da lettera, cartoline: un materiale “usa e getta” si trasforma un raffinato oggetto artigianale ideale per avvolgere i pensieri di chi lo possiede. Un progetto di design artigianale e grafica, nato dall’amore per Palermo e per i suoi mercati storici, che è in continua evoluzione perché si nutre dello scambio e della sinergia con altri artisti. Nel loro Spazio Precario, infatti, le due creative ospitano anche progetti altrui: grafici, designer, e fotografi che con i loro lavori danno avvio a nuovi racconti. Quasi ogni mese si tengono workshop legati alle arti grafiche e alle tecniche pittoriche sperimentali.

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Via Venezia, 20, Palermo, PA, Italia

Il locale nato nel Dopoguerra dall’ex garzone di cucina

Anno 1944, nasce l’osteria “Al Ferro di Cavallo” in via Venezia, nel vecchio centro storico. Il fondatore è Giuseppe, noto come Pinuzzo, che prima lavorava in una fabbrica di cassette di legno per agrumi da esportare, spazzata via dalla guerra. Dopo il conflitto, Giuseppe divenne il garzone del ristorante alle spalle del Teatro Biondo. Mille lire settimanali la sua paga. Per arrotondare cominciò a industriarsi in cucina: fagioli con sedano, fave con verdura, polpette di sarde, tutti piatti che ancora si preparano nell’odierna trattoria “Ferro di cavallo” dalle pareti rosse, di cui è titolare dal 1980 Franco Ciminna, figlio di Pinuzzo, con i suoi figli Giuseppe e Valerio. Al vecchio menu hanno aggiunto il bollito di vitello, la caldume in brodo, le polpette di carne perché “nonostante la crisi, siamo un po’ più ricchi e la carne possiamo permettercela”.

Via San Francesco D'Assisi, 30, Catania, CT, Italia

L’arte del presente nello scrigno del Settecento

Se l’idea è quella di creare un fil rouge tra l’arte del passato e del presente con una proiezione verso quella del futuro, fa capolino il MACS. La Badia Piccola del Monastero di San Benedetto – sede del museo e sito Unesco – rappresenta, infatti, un recipiente architettonico di grande valore artistico che – unendo in modo magistrale l’arte del nostro tempo e la bellezza architettonica settecentesca – diventa appendice dei contenuti estetici di oggi, esprimendosi tramite la fusione di tutti i linguaggi dell’arte visiva e il contesto barocco. Il museo arte contemporanea Sicilia vuole valorizzare i beni culturali del patrimonio siciliano, promuovendo la conoscenza dell’arte contemporanea italiana e internazionale con i suoi artisti già noti e i talenti emergenti.

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Via Roma, 33, Siracusa, SR, Italia

L’antico luogo di preghiera delle monache di clausura

Dopo un periodo di accurati lavori, questa chiesa è tornata a essere fruibile con tutta la sua storia legata soprattutto al monastero annesso, un tempo tra i più grandi e ricchi della città. Fu edificata nel XVII secolo, su progetto di Michelangelo Bonamici. Il terremoto del 1693 danneggiò l’intero complesso religioso, causando ingenti crolli del campanile e della sacrestia. Le monache di clausura furono costrette ad andar via in tutta fretta e a trasferirsi nel Palazzo arcivescovile. Nel 1703 iniziò l’opera di ricostruzione, sotto la direzione di Pompeo Picherali che cercò di attenersi all’originario disegno di Michelangelo Bonamici. Nella seconda metà dell’Ottocento, il monastero cambiò destinazione d’uso e venne adibito a sede della Prefettura. Oggi, dopo i recenti restauri, ammiriamo la bella chiesa con il portale originario quattrocentesco. All’interno, tre tele di pregio, opera di Onofrio Gabrielli: “La Madonna della Lettera”, “Il martirio di santa Lucia”, “La strage degli Innocenti”.

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Via San Pietro, Trapani, TP, Italia

Cinque navate e l’organo dei record

La tradizione racconta che sia stata la prima chiesa cristiana edificata a Trapani, su un tempio pagano. Più volte ricostruita nell’arco dei secoli, San Pietro nella seconda metà del 1700 fu ampliata e restaurata con la partecipazione dell’architetto Giovanni Biagio Amico, ma subito dopo rimaneggiata dal suo allievo Lugiano Gambina. Nel 1968, a causa del terremoto nella valle del Belice, rimase danneggiata. In seguito, è stata consolidata e ristrutturata. Unica chiesa trapanese con cinque navate, conserva al suo interno opere di artisti locali del XVII secolo, quali i dipinti di Andrea Carreca, un Crocifisso di Giuseppe Milanti e il “San Pietro in cattedra” di Mario Ciotta. Custodisce anche l’organo più complesso d’Europa, realizzato tra il 1836 e il 1847 da Francesco La Grassa, in grado di riprodurre, grazie a un ingegnoso meccanismo, i più poliedrici effetti sonori.

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Via della Libertà, 52, Palermo, PA, Italia

Nella cornice neoclassica una collezione d’arte dal Seicento a oggi

Prende il nome da uno degli ultimi proprietari della dimora, il commerciante di agrumi Francesco Zito Scalici, che acquistò l’edificio nel 1909, ma le sue origini sono settecentesche. Nelle eleganti sale in stile neoclassico, distribuite su tre piani, si dipana un articolato percorso museografico. Vi si possono ammirare le collezioni pittoriche e grafiche della Fondazione Sicilia, frutto, maturato nel tempo, del recupero dei beni artistici appartenenti all’ex Banco di Sicilia, del patrimonio dell’ex Cassa di Risparmio “Vittorio Emanuele” e di successive donazioni private. Visitare la mostra permanente è come viaggiare attraverso i secoli e passare in rassegna tanti stili artistici, dal Seicento ai giorni nostri con nomi che parlano da soli: Preti, Lojacono, Leto, Catti, De Maria Bergler, Sironi, De Pisis. Oltre alla pinacoteca, la Villa ospita spesso vari eventi culturali.

 

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Via Panoramica Valle dei Templi, 31, 92100 Agrigento, AG, Italia

A spasso con gli dèi, tra le opere dei Greci in Sicilia

Non c’è da stupirsi che la Valle dei templi sia tra le mete più frequentate, raccontate e celebrate dai viaggiatori che, da sempre, approdano ad Agrigento. Tra le più importanti testimonianze della presenza dei greci in Sicilia, questa valle disseminata di opere d’arte era tra le tappe obbligate del Grand Tour. Chi avesse voluto assimilare l’arte classica, non poteva che tuffarsi in questa costellazione di bellissimi templi in stile dorico, tutti costruiti intorno al V secolo avanti Cristo. Ancora oggi, in pochi resistono al fascino di passeggiare… in mezzo agli dèi, tra il tempio di Zeus, quello dei Dioscuri, quello di Ercole. Molte di queste testimonianze sono state danneggiate dalla mano dell’uomo o dal tempo, ma l’impatto emotivo è fortissimo comunque: si ha la sensazione di vedere scorrere un tempo infinito, denso di storia. Il meglio conservato resta però il tempio della Concordia, in perfetto stile dorico, che rimanda immediatamente al Partenone di Atene. Nel VI secolo dopo Cristo venne trasformato in chiesa: e fu questo, probabilmente, a salvarlo dai saccheggi. Curiosamente, il nome che lo ha reso celebre nel mondo non ha alcuna relazione con il tempio: a chiamarlo “della concordia” fu infatti lo storico del Quattrocento Fazello che, semplicemente, ritrovò nelle vicinanze un’iscrizione latina con questa parola.

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Via XXIV Maggio, 58, Messina, ME, Italia

Lo scrigno degli undici fercoli in processione il Venerdì Santo

Questo edificio religioso custodisce gli undici gruppi statuari che rappresentano le “stazioni” della Passione di Cristo, portati in processione il Venerdì Santo. Si tratta di una tradizione molto cara ai messinesi, le cui origini risalgono al XVI secolo. I simulacri, fino al terremoto del 1783, erano conservati in una cappella annessa al palazzo cinquecentesco appartenuto ai principi Balsamo e poi alla famiglia Grano, sede delle Arciconfraternite del Rosario dei Santi Apostoli Simone e Guida e del Rosario della Pace e dei Bianchi. Crollati palazzo e cappella, nel 1932 venne costruito un nuovo Oratorio della Pace, che ha come portale d’ingresso un finestrone del 1609, proveniente dal monastero di San Placido Calonerò. Oggi l’Oratorio è di proprietà dell’Arciconfraternita degli Azzurri e della Pace dei Bianchi, mentre le undici “Varette” sono sotto la custodia della Confraternita del Santissimo Crocifisso.

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Via Beati Paoli, 29, 90134 Palermo PA, Italia

La storica “tavola d’acqua” sopra i cunicoli dei Beati Paoli

Secondo gli anziani del quartiere, sotto questo chiosco si troverebbe il tribunale segreto e sotterraneo della leggendaria setta dei Beati Paoli, i giustizieri incappucciati. Di certo c’è che questo chiosco racconta la storia dell’acqua e dei suoi mestieri. Fino agli inizi del Novecento, le case dei palermitani non erano dotate di un sistema idrico adeguato. Per bere acqua fresca si doveva cercare l’”acquaiolu” o “acquavitaru”, un ambulante che girava di strada in strada offrendo la sua specialità: acqua fresca con anice. Quando gli acquaioli divennero stanziali nacquero le tavole d’acqua: un bancone di marmo all’aperto su cui erano sistemati fiori e frutta. Questo chiosco è l’ “evoluzione” della tavola d’acqua di Giuseppe Di Pasquale detto don Pidduzzo, uno dei più celebri acquaioli della città. Oggi il chiosco è gestito dai nipoti e dal genero, Salvatore Marrone.

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Via Vittorio Emanuele, 204, 90133 Palermo PA, Italia

L’arte dei tappeti d’Oriente diventata parte di Palermo

È uno spettacolo osservare le sue mani mentre restaura antichi tappeti ed è appassionante sentirlo descrivere i decori tipici delle ceramiche d’Oriente. Ataollah Shahidi (Ata per tutti) è arrivato a Palermo alla fine degli anni Ottanta da studente di Architettura. Per mantenersi mise a frutto l’arte del restauro dei tappeti imparata nelle botteghe artigiane di Rasht, la città sulle rive del mar Caspio dove è nato. Lo faceva per occupare il tempo durante le vacanze scolastiche. Il suo negozio/laboratorio è in via Vittorio Emanuele al piano terra di Palazzo Isnello. Al suo fianco la moglie Soodabeh Behjat. All’esperienza di Ata Shahidi è stato affidato alcuni anni fa il restauro dei tappeti orientali e la pulizia degli arazzi dopo l’incendio a Villa Malfitano. E tra i suoi clienti c’è stato anche l’onorevole Sergio Mattarella prima della sua elezione a Presidente della Repubblica.

Via Nicoló Spedalieri, 13, Palermo, PA, Italia

Un viaggio nella storia del costume di scena

Già nel 1845, il nome Giuseppe Pipi figura in un manifesto del Teatro Regio Carolino di Palermo. Il Pipi dell’Ottocento, però, muoveva i suoi passi come “teatrante”, termine che all’epoca indicava una figura poliedrica, dall’impresario al tecnico di palcoscenico. E sempre come “teatranti”, nella Belle Epoque dei Florio e nelle scintillanti prime del Massimo, la famiglia Pipi diventa un punto di riferimento. Già negli anni Trenta, i Pipi producevano spettacoli in ogni loro parte, ma la vera svolta avvenne, nel dopoguerra, quando Giuseppe e Tonino Pipi, padre e figlio, acquistarono ciò che rimaneva di una sartoria teatrale milanese finita in fallimento. Oggi la famiglia, che continua a produrre spettacoli, ha esportato la propria arte sartoriale anche al di fuori della Sicilia, ma il cuore di tutto è la bottega di via Spedalieri, diretta da Francesca, Paolo e Massimiliano.

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Via Lattarini, 3, Palermo, PA, Italia

L’ultimo dei molitori nella bottega che ha un secolo di vita

Si molano cesoie, coltelli, forbici e se ne vendono anche di nuovi e affilatissimi da 93 anni nella bottega Di Giovanni. C’è la storia di Palermo in quella stanzetta colma di scaffali e lame di ogni misura, dove la mola di smeriglio a acqua non si ferma mai da due generazioni molto longeve. Giosuè Di Giovanni, 81 anni portati egregiamente, apre ogni giorno la saracinesca di via Grandi Lattarini all’angolo con via Roma e perpetua una tradizione destinata a spegnersi. La cominciò suo padre Giuseppe, che nel 1925 trasferì il suo negozietto da arrotino negli attuali locali, che ospitavano un’armeria. Da lì sono passati macellai, salumieri, casalinghe, pescatori subacquei. Venivano da tutta la provincia. Da qualche anno gli affari sono in calo, ma i turisti passano e si innamorano, pretendono una foto con quell’artigiano d’altri tempi.

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Via San Nicolò All'Albergheria, 38, Palermo, PA, Italia

La cucina di casa da oltre un secolo all’Albergheria

Era il 1904 quando a Ballarò un bersagliere con la passione per la buona cucina aprì la sua trattoria. Ancora oggi l’atmosfera è la stessa: pare di stare in una casa privata con la gente che parla da una tavola all’altro a voce altissima. Gli avventori storicamente sono quelli dell’Albergheria, ma da qualche anno i clienti arrivano da ogni parte della città per assaggiare la tipica cucina siciliana. Funziona sia come taverna sia come ristorante. Il nuovo proprietario Francesco Battaglia, detto Lollo, aveva solamente vent’anni quando ha deciso di rilevare l’attività e da quattordici anni la gestisce come fosse l’estensione di casa sua. La specialità che consiglia a chi lo chiede è la pasta con la glassa. Un piatto “povero” ed eccezionalmente gustoso, caratteristica di tante pietanze siciliane. In questo caso si tratta del fondo di cottura dello spezzatino.

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Corso Camillo Finocchiaro Aprile, 129, Palermo, PA, Italia

Il tempio del caciocavallo fondato settant’anni fa

L’intenso profumo di cacio arriva ancor prima che il cliente riesca a varcare l’ingresso di quel regno di prelibatezze. G. Formaggi, dall’iniziale del cognome della famiglia Garofalo che lo gestisce ininterrottamente dal 1948, è il punto di riferimento per gli appassionati di caciocavallo di mezza Sicilia. A ogni ora della giornata, la piccola bottega di corso Olivuzza (come è conosciuto corso Camillo Finocchiaro Aprile) è pieno di clienti. Quei parallelepipedi perfetti, in ordine e in bella mostra sugli scaffali di legno, di stagionatura e pezzatura diversa, tutti prodotti a Montelepre, sono il core business della bottega, premiata nel 2016 come negozio storico dalla Cidec. Ad affettare pecorino e parmigiano, canestrato e primosale, ci sono Salvatore e Giuseppe, figli di Gaetano Garofalo, che a 88 anni si vede spesso in negozio per inebriarsi degli odori della sua creatura.

Piazza San Francesco d'Assisi, 3, Catania, CT, Italia

Nella casa del compositore che morì a soli 34 anni

Un musicista dal viso d’angelo, simbolo della genialità di Catania, amato non solo in Sicilia, ma in tutta Italia e nel mondo. Fu forse la sua morte precoce (aveva meno di 34 anni) e quel talento unito alla gentilezza dell’aspetto che fecero sì che, già nel 1919, il Real Circolo Bellini avviasse una sottoscrizione per fare della casa del musicista un monumento nazionale. Cosa che avvenne, a dispetto di difficoltà e impedimenti. Il 5 maggio 1930 fu inaugurato infatti in pompa magna il museo belliniano: era presente il re, Vittorio Emanuele III. Uno spazio piccolo, cinque stanze in tutto, occupato per intero da cimeli che raccontano la storia del musicista e della sua famiglia tra dipinti, libri, spartiti originali, strumenti musicali, scritti autografi. E perfino, secondo l’usanza dei tempi, la maschera mortuaria del compositore. Di particolare interesse la raccolta di autografi belliniani, tra cui numerosi abbozzi. Percorrere queste stanze significa insomma rivivere la vita dell’autore di Norma attraverso il doppio binario della sfera pubblica e di quella privata, con le stampe su Catania antica, le delibere del governo cittadino, ma anche gli oggetti di uso quotidiano, i ritratti. E perfino due tappeti che gli dovevano essere particolarmente cari, perché ricamati da Giuditta Turina, la sua amante.

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Piazza Duomo, Siracusa, SR, Italia

Un affascinante gioco di scatole cinesi nel cuore della città

Immaginate di trovarvi a camminare immersi nel bianco della luce che ha solo Siracusa, e di essere esattamente nel cuore di questa straordinaria città, a Ortigia.
E, ancora, immaginate di imbattervi, così avvolti dalla luce, in uno scrigno gigantesco, pronto ad aprirsi per svelarvi innumerevoli tesori. Non abbiate dubbi: siete arrivati proprio al Duomo, dalla splendida facciata barocca che sorprende alla sola vista. Al suo interno, però, come in un affascinante gioco di scatole cinesi, è custodito il tempio di Atena, tra i monumenti in stile dorico meglio conservati dell’isola, voluto dal tiranno Gelone per ringraziare la dea della vittoria sui Cartaginesi.
E troverete traccia della splendida chiesa bizantina che inglobò il tempio con tale armonia da fare innamorare il vescovo Zosimo, nel VII secolo, di un amore così profondo da indurlo a farvi la sede della Cattedrale, che sostituì San Giovanni alle catacombe. In questo gioco di rimandi alle diverse culture non poteva mancare la dominazione araba: probabilmente, nel XII secolo, questo edificio dalle innumerevoli vite fu anche una moschea.

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Via San Francesco D'Assisi, 54, Trapani, TP, Italia

Da carcere a museo. Ecco l’antica Vicaria

A dare il benvenuto ai visitatori sono due grandi telamoni sulla facciata esterna. Questo è uno dei più severi palazzi di Trapani, detto della Vicaria, perché qui aveva sede l’antico Tribunale. Sorto tra la fine del XVI secolo e gli inizi del XVII, venne poi ribattezzato Palazzo del carcere poiché l’edificio, fino al 1965, ospitò pure i detenuti. Nel 2015 è stato trasformato in Museo d’arte moderna e contemporanea, gestito dall’associazione La Salerniana. La collezione, raccolta grazie alle generose donazioni di alcuni artisti, comprende varie opere dagli anni Cinquanta a oggi. Tra i nomi, spiccano quelli di Carla Accardi, Pietro Consagra, Pino Pinelli. Nelle numerose sale, con un pregevole allestimento, coesistono diversi linguaggi artistici, tendenze e stili.

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Via Duomo, 96, Agrigento, AG, Italia

Il tesoro settecentesco donato dal vescovo

Il vescovo Andrea Lucchesi Palli, di nobile famiglia e di grande cultura, il 16 ottobre 1765 fondò la Biblioteca Lucchesiana “senza risparmio di fatiche né di spese”, per contribuire alla formazione di “maturi cristiani e responsabili cittadini”. Donò alla comunità cristiana un edificio di sua proprietà, adiacente al Palazzo vescovile, e tutto il suo patrimonio librario, poi ulteriormente arricchito nel corso dei secoli. Oggi la Biblioteca custodisce sessantamila volumi preziosi: manoscritti, incunaboli, testi arabi e codici miniati. Si ispira, nell’impianto progettuale, a quella di San Martino delle Scale realizzata dall’architetto palermitano Giuseppe Venanzio Marvuglia: pianta rettangolare, scaffalature in due ordini sovrapposti e ballatoio per la fruizione dei livelli superiori, protetti da ringhiera in ferro battuto. Un luogo di sapere e di intime meditazioni.

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