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Piazza San Francesco d'Assisi, 3, Catania, CT, Italia

Le opere di quel che Picasso definì il più grande disegnatore d’Europa

“Greco è il più grande disegnatore che abbiamo in Europa”: non ha usato mezzi termini un artista del calibro di Pablo Picasso per definire le opere di questo figlio di Catania, che fu scultore, scrittore e illustratore italiano.
Il museo venne aperto negli anni Novanta e inaugurato personalmente da Emilio Greco in un luogo che lo lega indissolubilmente al compositore Vincenzo Bellini: occupa infatti alcuni ambienti del Palazzo Gravina Cruyllas dei Principi di Palagonia, sede anche del Museo civico belliniano e prima abitazione del compositore. Dal museo è possibile ammirare i fasti dell’edificio attraverso cui l’antica famiglia Gravina Cruyllas manifestava la propria potenza: dalla cappelletta agli stemmi che ne decorano il soffitto dell’atrio di ingresso.
Le opere di Greco sono 150, autografate e datate tra il 1955 e il 1992, ma soprattutto dense di un tratto originalissimo. Oggi, dopo un temporaneo periodo di chiusura, il museo custodisce anche quelle dello scultore catanese Eugenio Russo.

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Via Puglia, Siracusa, SR, Italia

Le antiche cave dei supplizi diventate giardino paradisiaco

Un luogo che trasuda storia e storie di patimenti. La Latomia dei Cappuccini, una delle più grandi del territorio di Siracusa, nel VI secolo avanti Cristo era una cava dalla quale si estraevano materiali per l’edilizia. Ma nel 413 divenne luogo di orribili supplizi. In occasione della spedizione ateniese contro Siracusa, infatti, i nemici greci fecero una terribile fine: imprigionati nelle viscere della terra, in gran parte morirono. Successivamente, la latomia fu destinata a necropoli. Alla fine del 1500, i frati di un convento vicino fecero crescere rigogliosi orti e giardini. E fu la catarsi. Questo luogo diventò un posto dolce e ameno, meta nei secoli successivi di tappe di importanti viaggiatori, nell’ambito del Grand tour. Ecco, per esempio, come Patrick Brydone descriveva le antiche latomie: “Sono senza dubbio uno dei luoghi più belli e romantici che io abbia mai veduto. Il giardino è tutto tagliato in una roccia dura come il marmo, composta di un conglomerato di conchiglie, ghiaia e altro materiale marino”.

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Via Conte Agostino Pepoli, 180, Trapani, TP, Italia

Tra i presepi e i gioielli dei “mastri curaddari”

All’interno del complesso dell’Annunziata, lì dove il tempo sembra essersi fermato, nei primi anni del Novecento sorge il museo intitolato ad Agostino Pepoli, nobiluomo trapanese – proprietario di buona parte delle collezioni esposte – dove è possibile ripercorrere il passato di Trapani dalla preistoria al XIX secolo, con particolare riferimento alle arti decorative e applicate nelle quali la città tra i due mari, tra il XV e il XVII secolo, si distinse soprattutto per la lavorazione del corallo ad opera dei “mastri curaddari”. Tante anche le realizzazioni in maiolica, gli ori, gli argenti e le sculture presepiali, dove il corallo diventa protagonista assoluto ed è ulteriormente adornato da smalti e pietre preziose.

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Piazza Luigi Pirandello, Agrigento, AG, Italia

La Concattedrale dove trionfa il barocco

È un viaggio nella Sicilia barocca, che odora di incenso e risplende di decori e affreschi. Da non perdere la visita a questa chiesa, compresa nell’ampio complesso domenicano, nella centrale piazza Pirandello. Qui, nel 1642, si trasferirono i monaci da un primo insediamento che si trovava, per volere dei Chiaramonte, nel quartiere arabo della città. La facciata si sviluppa su due ordini, con forme slanciate e maestose. Utilizzata come concattedrale, durante i periodi di chiusura della cattedrale di San Gerlando, la chiesa è uno scrigno di tesori. L’interno, a navata unica, contiene otto cappelle, quattro per lato, ricche di tele del XVII e XVIII secolo. Custodita pure una preziosa Crocifissione cinquecentesca, attribuita a Pompeo Buttafuoco, uno dei migliori interpreti dell’arte fiamminga locale. La Cappella del Crocifisso accoglie un dolente Cristo rinascimentale, al quale fa da sfondo un settecentesco reliquiario. Di particolare pregio le due cantorie e l’organo.

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Via S. Raineri, Messina, ME, Italia

Un colpo d’occhio sullo Stretto e la città

La Madonnina del porto, simbolo di Messina, abbraccia e benedice con la celebre frase “Vos et ipsam benedicimus” (Benediciamo voi e la stessa città), tratta dal testo sacro che, secondo la tradizione, la Madonna in persona scrisse nel 42 dopo Cristo. La stele, progettata dall’ingegnere Francesco Barbaro, è opera dello scultore messinese Tore Edmondo Calabrò, che la realizzò nel 1934, su commissione dell’arcivescovo Angelo Paino. Alta 35 metri, è a pianta ottagonale, in cemento, rivestita di pietra di Trapani. In cima, la statua bronzea della Madonna della Lettera, protettrice della città, si ispira al simulacro di Lio Gangeri, portato in processione il 3 giugno. La stele è collocata sul torrione del Forte San Salvatore, all’estremità della mitica “falce” del porto. La fortezza fu voluta dall’imperatore Carlo V, al posto del monastero basiliano del Santissimo Salvatore dei Greci, importante centro religioso e culturale, demolito e ricostruito nella zona nord. Nel corpo del Forte detto Campana, sono allestite mostre permanenti sulla storia dei fari, sull’antica cartografia dello Stretto e sulla Marina militare.

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Via Petraro, 16 Tremestieri, Messina, ME, Italia

La dimora neoclassica lungo il Dromo

Nella valle di Larderia, come in quella attigua di Zafferia, tra il Settecento e l’Ottocento, sorsero numerose ville di campagna abitate dall’aristocrazia imprenditoriale cittadina. Lungo l’asse viario del Dromo, che proseguiva a sud fino alla valle dell’Alcantara, fu realizzata Villa Lella Pulejo, elegante in stile neoclassico, come rivela il solenne ingresso porticato. Al suo interno si conservano affreschi ottocenteschi e varie opere d’arte databili tra il XVII e il XIX secolo. Di recente, gli antichi magazzini seminterrati sono diventati sede di un centro benessere collegato alla destinazione alberghiera degli ambienti soprastanti. Il giardino, con un ampio terrazzo sullo Stretto e alberi secolari, offre una straordinaria vista. Nell’antica cavallerizza si può ancora vedere il rifugio anti-bombe scavato nella roccia, nel periodo della seconda guerra mondiale.

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Via Alessandro Paternostro, 90, 90133 Palermo PA, Italia

L’arte della sagoma e dei gioielli “poveri”

Sirene, cavallucci marini, fantasie circensi e trapezisti, cani, gatti, Mary Poppins: cos’hanno in comune? Sono tutte creazioni di Federica Cottone che nel suo laboratorio, dopo un percorso a metà tra la scuola di oreficeria e gli esperimenti da artigiana, realizza gioielli lavorando metalli poveri. Ottone, rame, alpacca nelle sue mani diventano collane, orecchini e bracciali originali da indossare. Ad affascinarla sono proprio i segni del tempo che lasciano traccia di sé sulle sue creazioni. Ma prima di iniziare è la sagoma di ogni cosa a ispirarla, soprattutto quando una creazione le viene commissionata. Tra le richieste più curiose che le siano state fatte ci sono il sottomarino iconico dei Beatles, il bacio di Frankenstein alla sua compagna, e l’auto bianchina di Fantozzi con annessa nuvola del malaugurio.

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Via Guglielmo Marconi, 69, Palermo, PA, Italia

La lavorazione artistica del vetro arrivata anche in Terra Santa

Nella lavorazione artistica del vetro è un maestro. Progetta, realizza e restaura vetrate e oggetti in vetro. Per apprezzare le sue creazioni bisogna visitare il suo laboratorio vicino all’antica stazione ferroviaria Lolli. Calogero Zuppardo, architetto, nato a Camporeale, ha riscoperto a metà degli anni Ottanta l’antica tradizione vetratista palermitana. La sua esperienza ha superato i confini siciliani e ha raggiunto la Terra Santa dove è stato chiamato per salvare dal degrado alcune opere d’arte dell’Ottocento e Novecento. Le vetrate nella Basilica della Trasfigurazione sul Monte Tabor e nella chiesa del Buon Pastore a Gerico. Insieme al figlio Vincenzo, architetto anche lui, Calogero Zuppardo ha progettato e realizzato nel 2014 la vetrata artistica per la cappella centrale all’interno del carcere Ucciardone, a Palermo. Ha dato vita all’Opificio delle arti e all’associazione Il Baglio, simbolo della condivisione di diverse esperienze di artigianato d’arte.

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Via Lattarini, 10, Palermo, PA, Italia

Il piccolo laboratorio di sartoria diventato casa di alta moda

L’antico mercato arabo dei profumi e delle spezie, i Lattarini, è oggi un nuovo punto di incontro per artisti e creativi, come lo stilista Mattia Piazza. Ogni sua collezione è una narrazione che trae ispirazione da diverse discipline artistiche: dalle arti visive alla letteratura, dal design all’architettura. Abiti che nella ricercatezza sartoriale abbattono i confini tra maschile e femminile, con un occhio all’essenzialità orientale sia nel tessuto che nel aglio. L’obiettivo è far emergere la personalità di chi li indossa. L’atelier, oltre che punto vendita, è anche il luogo dove Piazza disegna e realizza le sue creazioni. Un luogo accogliente, che attira artisti, appassionati e curiosi. Da piccolo laboratorio di sartoria, Casa Preti è diventato in poco tempo una casa di alta moda, grazie all’incontro con l’architetto svizzero Steve Gallay che ha scelto di diventarne socio.

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Via Volturno, 12, Palermo, PA, Italia

Ricami da un secolo e mezzo per i Florio, i Lanza, gli Alliata

Con mano ferma tratteggia puttini e volute, motivi floreali e stemmi nobiliari. Non c’è disegno che sia troppo difficile per Luciano Cottone, 57 anni, terza generazione di disegnatori di ricami e noto in tutta la Sicilia. Dal 1899, i Cottone soddisfano le richieste di nobili ed esponenti del clero, madri ansiose di realizzare una dote ricca per le proprie figlie o semplicemente persone innamorate del bello. La bottega di via Volturno è un punto di riferimento per ricamatori di tutta l’Isola. L’appassionato titolare disegna a mano libera, è capace di soddisfare ogni richiesta: dalle vezzose lenzuola per neonati ai paramenti liturgici, ai ricami per abiti da sposa. Se il nonno aveva tra i clienti più esigenti i Florio, gli Alliata, i Lanza di Scalea, i disegni di Luciano Cottone sono arrivati nel Santuario di Padre Pio, negli Stati Uniti, in Canada e anche in Iran, sotto forma di ricami sul cappotto di un principe.

 

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Via Maqueda, 375, Palermo, PA, Italia

Gioielli, accessori, borse nel bene confiscato alla mafia

Etic sorge all’interno di un bene confiscato alla mafia e assegnato alla cooperativa sociale Solidarietà. Un “contenitore di creatività condivisa”, lo definiscono le designer che si avvicendano nella sua gestione, ispirandosi a vicenda in un continuo scambio di idee e suggestioni. Alessia Bruno con Desadorna propone i suoi gioielli di ricerca, spesso ispirati alla natura. Ambra di Trapani con Madeinpà realizza accessori che fanno del made in Palermo una sintesi creativa, declinata al presente e votata al design. Roberta De Grandi, R.B.R.T., realizza accessori non seriali, come le borse della collezione Numero Primo che già nel nome svelano la loro unicità: non solo per la ricercatezza artigianale ma anche per le parole e le immagini che, una diversa dall’altra, le impreziosiscono e svelano messaggi per chi le fa proprie.

 

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Via Calascibetta, 24, Palermo, PA, Italia

L’artigiano delle pelli che lavora con 82 colori

La storia della cuoieria Vallone affonda le proprie radici nel 1938, anno in cui Giovanni Vallone, nonno dell’omonimo attuale proprietario, apre un negozio di vendita all’ingrosso di cuoio e di pelli che rifornisse gli artigiani della Sicilia occidentale per la produzione di calzature per la campagna. Nel corso della seconda metà del XX secolo, poi, l’attività amplia sempre più la gamma dei suoi clienti, rifornendo fabbriche di calzature e ortopedie con materiali selezionati sulla base della provenienza delle pelli (Veneto e Toscana). Il nipote del Vallone fondatore, Giovanni crea nel 2000 un laboratorio dove oggi si avvale della maestria di Francesca Zanca, che lui stesso definisce una “chimica”, per la sua abilità nel mescolare gli ottantadue tipi di colori differenti di cui la bottega dispone e nel saper adattare a ogni concia il prodotto chimico che le si addice.

Via dell' Aeroporto di Fiumicino, Fiumicino, RM, Italia
Via Etnea, 397, Catania, CT, Italia

Una storia fatta di terra, di piante e della tenacia di alcuni studiosi

Correva l’anno 1788 quando l’Università di Catania istituì la prima cattedra di Botanica, affidandola prima a Matteo Di Pasquale e successivamente a Ferdinando Cosentini. Mancava, però, un luogo fisico in cui dimostrare quello che si era spiegato in teoria. Ma i due luminari non si diedero per vinti e si procurarono un piccolo appezzamento di terra, da destinare a orto accademico.
Per la fondazione di un Orto botanico vero e proprio si dovette aspettare svariati decenni: nominato titolare della cattedra il monaco benedettino Francesco Tornabene Roccaforte, questi finalmente ottenne dalla Deputazione della Regia Università di Catania il tanto agognato terreno.
La storia dell’Orto botanico di Catania è, dunque, legata a doppio filo alla tenacia dei suoi studiosi, tra cui va anche annoverato Fridiano Cavara. Uno scienziato dalla mente vivace: di lui si racconta che creò, nei pressi di una casa cantoniera, un giardino botanico alpino, che chiamò gussonea, per acclimatare sull’Etna piante alpine.
Oggi l’Orto botanico si estende su una superficie di circa 16 mila metri quadrati, su suoli in parte di origine vulcanica, con lave di epoca romana, e in parte alluvionali. Da non perdere, tra le tante meraviglie del mondo verde, l’hortus siculus, con la sua collezione di piante spontanee dell’isola, anche molto rare.

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Viale Teocrito, 66, Siracusa, SR, Italia

Dalla preistoria alla civiltà bizantina. Il grande diario di Siracusa

Costruito su progetto dell’architetto Francesco Minissi, inaugurato nel 1988 nel parco di Villa Landolina, il Paolo Orsi non è pensato per essere un museo di contemplazione del bello quanto piuttosto come un vero e proprio laboratorio, in cui si raccoglie e si restaura, oltre che esporre. Ma, soprattutto, in cui le opere e i reperti – a qualsiasi epoca appartengano – siano chiave di lettura di un territorio a cui la struttura è profondamente legato. Un percorso lungo e articolato, che parte dalle culture preistoriche di Pantalica, Palazzolo Acreide, Noto, Calascibetta, e con i preziosi calchi di due elefanti nani ritrovati nella grotta di Spinagallo. Da non perdere la sezione dedicata alle colonie greche della Sicilia nel periodo ionico e dorico, con l’imponente kouros di Megara Hyblea, ma anche testimonianze di come a quei tempi viveva il quotidiano questo pezzo di Grecia in Sicilia: dalle ceramiche alle sculture, ai corredi funebri, fino alle sculture delle sub colonie, come la kore in trono (seconda metà del VI sec. avanti Cristo) da Grammichele. Una parte è dedicata anche alle testimonianze di età cristiana e bizantina, con un’iscrizione del culto di Santa Lucia risalente al V secolo.

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Via Turretta, 12, Trapani, TP, Italia

Il luogo dove i francescani curavano gli appestati

Nel 1574, a Martogna, sulle falde di Monte Erice, a prodigarsi per i poveri appestati erano i francescani terziari. In quell’anno, la famiglia del nobile Berardo Di Ferro donò loro la propria chiesa di famiglia intitolata a san Rocco, a condizione di non cambiarne il nome. Il santo, guarito dalla peste, era stato taumaturgo e appartenente all’ordine francescano. Il priore Michele Burgio curò l’ampliamento della chiesa e il completamento. Nel 1878 l’edificio barocco venne trasformato in ufficio postale, tanto che ancor oggi qualcuno chiama il San Rocco la Posta Vecchia. Poi chiuso fino al 2012, infine destinato a oratorio, polo culturale e museale, dove sono esposte opere di artisti noti, come Carla Accardi, e di altri emergenti. Oggi si presenta come un laboratorio di confronto culturale della Chiesa con il mondo dell’arte.

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Piazza Purgatorio, Agrigento, AG, Italia

Un tuffo nel candore degli stucchi di Serpotta

Nel cuore del centro storico, ecco la chiesa di San Lorenzo, sorta tra il 1650 e il 1655, probabilmente sui resti di un edificio preesistente. Costituisce un raro modello di “barocchetto” siciliano, divulgato in Sicilia dagli scultori palermitani della bottega del grande Giacomo Serpotta, il genio dello stucco, l’artista che diede a questo materiale povero la dignità del marmo. Da ammirare, quindi, la decorazione settecentesca, di chiara scuola serpottiana, su disegni del Maestro. Gli stucchi sfarzosi ricoprono le pareti interne della chiesa, con un apparato allegorico composto da otto statue di donna, trattate a tutto tondo, personificazione delle Virtù morali. La cupola è decorata con un immenso e vorticoso affresco del pittore agrigentino Michele Narbone, secondo gli stilemi illusionistici del tempo.

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Viale Boccetta, Messina, ME, Italia

L’antica insediamento francescano ritratto anche da Antonello

Le sue imponenti absidi merlate sono raffigurate nel famoso dipinto “La Pietà con tre angeli” di Antonello da Messina, esposto al Museo Correr di Venezia. Edificata nel 1254, la chiesa di San Francesco faceva parte del primo complesso religioso dell’Ordine in Sicilia, costruito in onore del santo, 28 anni dopo la sua morte, per volere di alcuni nobili messinesi. La dedica all’Immacolata è successiva e si spiega con la forte devozione della città al culto mariano. Dai crolli del 1908 si salvarono solo le absidi. L’edificio venne ricostruito, spostandolo però di alcuni metri per far posto agli uffici dell’Intendenza di finanza. Dopo i nuovi danni dei bombardamenti, fu ristrutturato nel 1954 e riaperto al culto. Nel 1965, nella piazzetta della chiesa che presenta un gran rosone sulla facciata, è stata collocata una statua bronzea di san Francesco, opera dello scultore messinese Antonio Bonfiglio. All’interno, è originale una parte del pavimento policromo. Di pregio la settecentesca statua argentea dell’Immacolata.

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Piazza Sant'Anna, 3, Palermo, PA, Italia

Il “salotto” di designer e artisti nell’atrio della dimora storica

“Un luogo per curiosi”: così definiscono il loro studio con spazio espositivo Federica Tutino e Bruna Cattano, architette di formazione e artigiane per passione. L’hanno aperto nel 2016 e subito è diventato un punto di incontro per designer e artisti che nello spazio, oltre l’atrio di palazzo Campofiorito, espongono i loro prodotti e tengono workshop. In esposizione anche i lavori di entrambe, architetti e designer. Tutino, con il brand Tuti, realizza elementi di arredo e design ispirandosi alla natura. Cattano, con Rizma, lavora su tessuti e carte utilizzando diversi metodi di stampa, dal block printing tramite matrici intagliate, alla serigrafia. All’interno ci si muove come in un giardino sospeso nel tempo, tra borse riciclate, stampe, tessili e  tavolini in legno e ferro. “La natura è una forma d’arte superiore”, dice Federica, che realizza anche oggetti in resina su misura.

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Via Alberto Favara, 8, Palermo, PA, Italia

Un viaggio nel tempo tra libri e antiche macchine

Il libro che più li ha emozionati nel loro lavoro di rilegatori è un manoscritto del 1100 in pergamena. I due fratelli Barone portano avanti la storica legatoria, aperta nel 1917 dal padre alle spalle del Teatro Massimo. Fin da bambini hanno imparato i segreti del mestiere, già a cinque anni frequentavano la bottega. Entrare dentro la legatoria Barone è come compiere un poetico viaggio nel tempo. La pressa a torchio che usano ancora ha più di duecento anni, la macchina per cucire i libri ne ha settanta: una modernità visto che il padre ha iniziato cucendoli a mano. Le pareti delle due stanze sembrano fatte di carta, rivestite come sono da scaffali pieni di volumi in lavorazione, di libri commissionati e mai ritirati, di risme e scatole piene di fogli. Il lavoro di una vita e insieme i ricordi: ritagli di giornale che parlano della loro attività, fotografie e il ritratto del padre di cui custodiscono l’arte antica.

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